FILM IN TV – Il giorno dello sciacallo, di Fred Zinnemann

Il giorno dello sciacallo è un ottimo esempio di come trasporre in immagini una spy story di successo mondiale come quella di Frederick Forsyth, utilizzando al meglio tutti gli strumenti della grammatica filmica. Dopo il grande riscontro di Un uomo per tutte le stagioni (1966), Fred Zinnemann fatica a trovare il soggetto giusto e, abbandonato il tanto agognato progetto Man’s Fate da La condition humaine di Malraux, ha la possibilità di mettere in scena un giallo politico, genere che otterrà molta fortuna negli anni 70 (basti pensare a I tre giorni del Condor di Sydney Pollack del 1975 e a Tutti gli uomini del presidente di Alan J. Pakula del 1976). C’è sicuramente l’ombra dell’assassinio di Kennedy dietro la ferma volontà di tradurre visivamente il romanzo di Forsyth ed anche la voglia di rimettersi in discussione pescando nei propri esordi noir (Delitto al microscopio e Occhi nella notte del 1942).

michel londsale in il giorno dello sciacalloIl prologo con voce narrante semi-documentaristica ricorda avvenimenti realmente accaduti. Nell’agosto del 1962 il generale Charles De Gaulle scampò per miracolo a un attentato dell’OAS (organization de l’armeè secrete) organizzazione di estrema destra che contestava al generale la decisione di favorire l’indipendenza dell’Algeria dal governo francese (nel 1966 Gillo Pontecorvo aveva magnificamente raccontato questo conflitto nel capolavoro La battaglia di Algeri). Nel 1963 i responsabili dell’attentato furono fucilati (in Francia fino al 1977 sarà in vigore la pena di morte, poi abolita definitivamente da Mitterand nel 1981) e l’immaginazione di Forsyth partorisce un secondo complotto per uccidere il generale. Zinnemann impara a memoria la lezione Hitchcockiana sui meccanismi della supense e crea un avvincente gioco a incastro in cui si intrecciano i destini dei due personaggi principali: da un lato l’inafferrabile “Sciacallo” (Edward Fox) killer professionista dalle innumerevoli identità, dall’altro il commissario Claude Lebel (Michel Lonsdale) che si affida al metodo deduttivo di Sherlock Holmes e a una feroce pignoleria nel suo mestiere. Interrogativi amletici per entrambi i personaggi in un compendio di metodo sperimentale galileiano: Come? Dove? Quando? -per lo sciacallo. Chi è e dove si nasconde? – per il commissario Lebel.

il giorno dello sciacalloLavorando molto di forbici e preferendo l’ellisse alla divagazione pittorica o alla introspezione psicologica, Zinnemann dà una vera lezione di montaggio dimostrando il teorema hitchcockiano che “il cinema è la vita senza le parti noiose”. Per tutti i 145 minuti di film il ritmo è sostenuto senza un attimo di tregua: si passa dalla preparazione dell’attentato attraverso Genova Roma Nizza Londra Parigi, alla vicenda parallela di cacciatore e preda che continuano a mancarsi per una manciata di secondi. E infatti per tutto il film vediamo inquadrati orologi, in omaggio al capolavoro Mezzogiorno di fuoco e al concetto della dissoluzione esponenziale del tempo. Più si va avanti, più la struttura a imbuto fa convogliare gli avvenimenti verso la resa dei conti finale, verso la scena madre del confronto tra due uomini molto simili per logica scientifica, ma che lavorano su fronti opposti. Lo sciacallo sembra più un camaleonte in questo perenne cambio di identità che lo trasforma nello specchio del desiderio altrui, etero (la seduzione della ricca Delphine Seyrig) od omosessuale (il francese rimorchiato in sauna) fino ad arrivare a indossare i pietosi panni di un falso invalido di guerra.

La freddezza e crudeltà dello Sciacallo è rappresentata da Zinnemann come una forma superiore di professionismo: la scena del montaggio del fucile con silenziatore e le prove con i cocomeri sono condotte con una evidente simpatia verso il personaggio. A differenza di Mezzogiorno di fuoco tutto compresso in una dicotomia tra bene e male, Il giorno dello sciacallo non risparmia stilettate alle forze dell’ordine, rappresentate come torturatrici (terribili le urla disumane del povero Wolenski, ex maresciallo della Legione Straniera seviziato a morte) o mentecatte (il modo in cui la bella spia si intrufola nel letto di uno dei membri del Ministero). Questo particolare equilibrio nella esposizione dei fatti è il valore aggiunto di un film diventato pietra miliare del genere: l’effetto finale è che lo spettatore continua a sperare che, in questa corsa a perdifiato, lo Sciacallo possa battere la schiavitù del tempo e ingannare la morte con un ennesimo scambio di persona. Uno, nessuno e centomila.

 

Titolo originale: The Day of the Jackal

Regia: Fred Zinnemann

Interpreti: Edward Fox, Terence Alexander, Michael Londsale, Alan Badel, Delphine Seyrig

Durata: 144′

Origine: Gb/Francia 1973