Johnny Stecchino, di Roberto Benigni

“Io so’ la moglie del Ministro”

“E allora facci vedere il tuo Ministero”

---------------- inserzione pubblicitaria ---------------
----------------------------------------------------------------

Come una bomba ad orologeria. Forse Johnny Stecchino può apparire come il film più costruito di Roberto Benigni, dove la sceneggiatura scritta dallo stesso cineasta con Vincenzo Cerami sembra prepararsi accuratamente tutte le situazioni e le gag comiche per farle esplodere nella seconda parte del film e, in particolar modo, nella scena del ricevimento. Però al tempo stesso, è il film che, ancora più di Il piccolo diavolo esalta in pieno la gestualità visiva del comico toscano: il modo in cui ruba le banane, il movimento della mano nervosa per simulare un’invalidità e soprattutto il modo in cui si arrampica sul muro dell’albergo mentre il portiere lo vuole buttare fuori, che ha una plasticità degna di Harold Lloyd. Al tempo stesso anche lo script, forse il più complesso di tutto il suo cinema, ha una compattezza che guarda a quelli della commedia statunitense. Non è un caso che già il personaggio del titolo, Johnny Stecchino appunto, sia un diretto riferimento a Charlie Stecchino, un mafioso che viene ucciso dal clan rivale in A qualcuno piace caldo. Ma gli omaggi sono innumerevoli, dal muto ai fratelli Marx all’elasticità fisica di Totò dove il suo corpo sembra continuamente allungarsi e comprimersi.

Benigni interptreta un doppio ruolo. Quello di Dante, l’ingenuo autista di un pulmino che ha come miglior amico un ragazzo handicappato Lillo. E quello di Johnny Stecchino, un temuto boss mafioso che vive rintanato in una villa lussuosa a Palermo. I due sono identici. A unire i due personaggi è Maria (Nicoletta Braschi), moglie del criminale che tende la trappola a Dante.

johnny stecchino roberto benigni nicoletta braschiBenigni sembra moltiplicarsi. Anche oltre la figura del doppio. Malgrado il “Non me somiglia pe’ niente”. Sembrano più personaggi che si riproducono, come in gran parte del suo cinema. In Johnny Stecchino si incrociano solo in una scena, dove il boss che si ritrova davanti a Dante finge di essere uno specchio nell’armadio. Un film, pienissimo di trovate, sia a livello di sceneggiatura (l’Etna, la siccità e il traffico sono le piaghe della Sicilia) sia come trovate visive (la prima passeggiata di Dante da solo per Palermo). Forse a tratti la gag viene spinta all’estremo dove, per farla esaurire, si raggiunge anche un tempo eccessivo come nella scena del commissariato. Ma al tempo stesso Johnny Stecchino è una delle commedie più intelligenti del cinema italiano di quel decennio, dove l’opera del regista e attore toscano ha raggiunto forse il punto più alto. Pieno anche di visioni (le soggettive al Teatro dell’Opera) e soprattutto di magie. L’incontro con Maria/Nicoletta Braschi è una di quelle che rendono il suo cinema più seducente. Dove, da Tu mi turbi (dove anche lì si chiamava Maria), il cinema gli consente ogni volta di innamorarsi della propria moglie. E in Johnny Stecchino, in maniera ancora più determinante che negli altri film, si sta preparando la mutazione nella Principessa di La vita è bella.

Regia: Roberto Benigni

Interpreti: Roberto Benigni, Nicoletta Braschi, Paolo Bonacelli, Ivano Marescotti, Franco Volpi

Origine: Italia 1991

Durata: 123′

Genere: commedia