La medicina nera contro l’attacco alla scienza. Intervista a Massimiliano Supporta di TOHorrorFF

In chiusura della 19^ edizione del festival torinese dedicato al fantastico e al terrore, abbiamo incontrato Max Supporta, l’anima (ben coadiuvata dai molti e appassionati collaboratori della sua squadra) di questa realtà, e abbiamo discusso con lui dei risultati a caldo e delle intenzioni future.

Come è andata questa edizione?

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Molto bene! Sicuramente siamo cresciuti ancora rispetto all’anno scorso. Sono andati benissimo gli incontri letterari, quindi si è dimostrato anche l’interesse verso l’aspetto off screen del festival. Siamo decisamente soddisfatti. L’organizzazione è filata abbastanza liscia.

Come siete arrivati al tema di quest’anno, la medicina nera?
Allora, ogni anno noi abbiamo un tema diverso e cerchiamo attraverso questo di indagare un po’ le ansie contemporanee. Dopo aver parlato di follia, controllo mentale, paranoia o di streghe ecc. era un po di anni in realtà che ci girava in testa questo tema, un po’ perché il medico è comunque molto presente nella cultura fantastica nei suoi molteplici ruoli, sia nel ruolo scienziato pazzo che è il più caratteristico ma anche come nel ruolo del salvatore, si pensi al Van Helsing di Dracula oppure dei vari medici che intervengono durante le pandemie e che risolvono la situazione, con in mezzo tutte le sfumature del personaggio. Era un po’ che ci pensavamo. L’anno scorso era andato in pole position insieme al tema delle streghe, però poi quello portava in sé il fatto di poter fare un’edizione un po’ più al femminile, per dare risalto alla forte presenza femminile nel fantastico che però si nota meno rispetto al maschile storicamente. Invece, quest’anno abbiamo ripreso il tema della medicina che ultimamente, per di più, diventa sempre più attuale. L’attacco alla medicina, al pensiero scientifico, l’insorgere di nuove credenze anche parascientifiche e non solo magiche, ma che ovviamente attengono più al pensiero magico che al pensiero scientifico, ultimamente crea dei problemi anche sociali. Non cito nessun caso specifico ma penso di essere stato abbastanza chiaro.

Sebbene l’anno scorso il tema femminile fosse preponderante, in realtà quest’anno ci sono tantissime figure materne, anche se spettrali come in The invisible mother. Altrove, nel giapponese It Comes o nel brasiliano The Night Shifter, c’è una questione di genitorialità a doppia faccia, anche se non sembra proprio cercato questo dialogo fra le pellicole.
No, in realtà mi fa piacere questa cosa poiché non ci avevo in effetti riflettuto e ne parlerò con i selezionatori perché è un ottimo spunto di riflessione. No, non è cercato perché i concorsi sono svincolati dal tema, perché vogliamo dare un concorso il più ampio possibile e selezionare i film che sono migliori e non più adatti al tema. Però magari il fatto che in un selezione molto stretta, perché abbiamo visto tantissimi film, ci sia un tema ricorrente forse attiene di più all’idea che noi abbiamo del cinema horror come un mezzo di interpretazione del reale. È possibile che nella realtà ci sia questo tema nell’aria: la conflittualità genitoriale, il ruolo della madre nel presente. Forse questa è più materia per sociologi che per direttori artistici, però ci auguriamo che sia cosi. Non è voluta, però se c’è una traccia nel sentire comune il cinema indipendente la coglie e la rappresenta.

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Infatti si nota questo filo rosso, da It comes a The Invisible Mother a The Night Shifter, si vede dato che è anche un tema affrontato su un piano estetico e non solo contenutistico: la madre dolorosa diventa madre rabbiosa. Anche in The Odd Family con la donna incinta.
Guarda, a questo punto rilancio perché se pensiamo a film di quest’anno o negli ultimi due anni ci sono Mother di Aronofsky o Hereditary e di nuovo siamo in quel campo lì, quindi forse è vero che questo è un tema che aleggia, una paura, un’ansia un problema dal punto di vista filosofico per molte persone e quindi gli autori lo interpretano ognuno declinato alla propria sensibilità, è possibile o a sto punto auspicabile perché è questo che noi vogliamo, che noi ricerchiamo, di leggere quel problema. Questa rassegna magari lo sottolinea magari non in maniera accademica.

L’interpretazione del tema della femminilità nel cinema sta venendo molto più sviluppato , quindi forse questo è il modo che ha l’horror di inserirlo a su maniera?
Esatto, probabilmente tutti gli eventi come il MeToo, in quanto eclatanti, influenzano il pensiero e quindi queste cose filtrano nell’opera prodotta.

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Il primo premio è andato a The Odd Family, di nuovo un orientale e di nuovo una commedia sugli zombie. A votazione chiusa, parlando dei lungometraggi, il tuo preferito qual era?
Allora, il mio preferito ha vinto il premio di effetti speciali, non a caso, ed è The Furies. [ride] Però secondo me il più bello è quello che ha vinto il premio opera prima, Tous les dieux du ciel. Ma forse quello che mi è piaciuto di più è It Comes perché l’ho trovato molto potente come film. Interessante pure The Night Shifter, che cerca di far convivere intrattenimento e critica sociale.

Hai seguito il lavoro della giuria? Sai come è andata? Se sono stati concordi o in disaccordo?
Dipende, dato che c’è una giuria per ogni categoria, quindi si comportano in maniera differente. Alcuni si trovano d’accorso subito, altri dialogano, noi mettiamo subito in contatto diretto giurati cosi loro si possono scambiare subito le opinioni. Alcuni arrivano fino all’ultimo ad essere in forte contrasto, fino a richiedere un ex aequo, che in verità noi cerchiamo di evitare perché con 7/8 film se fai un ex aequo hai premiato metà concorso. [ride] Diciamo che, ad esempio, sul concorso lungometraggi hanno dovuto discutere molto ma alla fine bisognava scegliere. Poi noi i due riconoscimenti speciali – che sono i premi Anna Mondelli alla miglior opera prima e Antonio Margheriti alla miglior inventiva artigianale – li dedichiamo quasi sempre al lungometraggio per spingere il concorso e per premiare chi chiaramente ha fatto un lavoro poderoso.

Puoi sentitezzare qual è l’importanza della nuova sezione dedicata ai documentari?
La sezione documentari è interessante per due motivi essenzialmente. La prima è che ci sono due tipi di documentari che ci possono interessare: quelli che trattano della cultura di genere, quindi di letteratura, piuttosto che di cinema o di fumetti fantastici, e quindi hanno un compito educativo, lo spettatore impara molte cose. Io per primo ho imparato molto sul cinema afroamericano di genere che abbiamo sviluppato in un documentario che si intitola Horror noir. Dato che molto cose non le conoscevo è stato interessante e arricchente. L’altro è invece la parte più strana, ci sono documentari che parlano anche di esoterismo, o di satanismo che traveste in realtà una associazione di reti civili, anche quello è interessante, perchè è un modo insieme al fantastico di interpretare il reale. Siamo interessati a questa cosa perché comunque la possiamo indagare, ci racconta qualcosa di noi.

Invece rispetto alla narrazione dei maestri dell’orrore può essere utile creare un ponte con i nuovi autori per capire anche cosa questo cinema può diventare? Capire quali sono i modelli, le linee guida? Perché ad esempio i registi di The Invisible Mother hanno citato Fulci il giorno prima che venisse proiettato il film di Scafidi su quel regista, ed è interessante questa cosa che i film si parlino anche tra sezioni diverse.
Si, è verissimo, chiaramente vedere un documentario specifico sul cinema che racconta la produzione di uno specifico film o la vita di un autore, ti fanno entrare, ti insegnano, perché si capiscano tante cose dalle parole dirette di un autore: quanto è difficile, quanto bisogna leggere, quanto bisogna studiare prima di essere in grado di produrre qualcosa che colpisca l’immaginazione degli altri. I registi più importanti hanno sempre avuto un tocco magico, un tocco solo loro, e questo lo impari anche se tu conosci tutti gli altri, senza copiare. L’arte è fatta di riciclo comunque, di cose veramente originali ne esistono molte poche, ma bisogna comunque essere in grado di rileggere certe cose con l’occhio nuovo, aggiornato ai tempi che i vivono e quindi anche capirlo dalle dirette voci dei registi è importantissimo. Cosi come vedere i set durante la produzione.

Se non è prematura parlarne, cosa puoi dire della prossima edizione?
Il prossimo anno sarà la ventesima, quindi noi abbiamo già iniziato a pensarci insieme a questa, per non arrivare ad avere solo il tempo per la preparazione di base, in odore di riuscire a fare qualcosa di più grande, anche per omaggiare noi stessi e restituire qualcosa di più grande alla città. Abbiamo pensato a un’edizione in grande stile, abbiamo delle idee, confermiamo per esempio la sezione documentari anche se la lasceremo senza premio, faremo altri tipi di rassegne e abbiamo un percorso da seguire per il tema.

Nel senso che proporrete una retrospettiva?
Se non proprio retrospettiva, comunque una panoramica a tema. Adesso stiamo lavorando in quella direzione e dobbiamo solo scegliere quale percorso prendere. Penso che introdurremo un nuovo concorso lungometraggi, pero non è ancora sicuro.

Ma come si distinguerebbe da quello già esistente?
Sarebbe una sezione di film italiani. Vogliamo spingere un po’ il nostro cinema, visto che quest’anno in selezione non ne sono entrati.

Anche perché in Italia si produce tanto cinema indipendente di genere che però poi non ha molta veicolazione, giusto?
Noi chiaramente ci aspettiamo che l’anno prossimo arrivino dei lunghi italiani di valore. Quest’anno, per esempio, non sono stati all’altezza delle aspettative, per i mille motivi del cinema italiano che conosciamo, però bisogna chiaramente investire perché in passato al TOHorror hanno vinto anche film realizzati in casa e quindi sappiamo che fare un bel cinema di genere anche qui è possibile.