La torre nera, di Nikolaj Arcel

Ha i requisiti del brand anestetizzato “Stephen King” con cui Hollywood svuota le opere dello scrittore nella speranza di replicare all’infinito il successo degli adattamenti. In sala dal 10/8

Dal 1978, quando il racconto The Gunslinger è pubblicato su una rivista di narrativa fantasy,  la saga de La torre nera, con i suoi otto volumi, ha accompagnato la vita di Stephen King per oltre trent’anni. Nonostante la sua vastissima e impressionante produzione, l’infinita lotta tra il giusto Roland Deschain, l’ultimo pistolero, e il terribile Walter O’Dim, stregone e servo del crudele Re Rosso, è diventata uno dei pilastri dell’immaginario kinghiano, influenzando moltissimi altri suoi romanzi e racconti. E’ naturale che un’opera cosi decisiva abbia fatto gola a Hollywood e, infatti, per circa dieci anni Ron Howard, sulla scia del successo de Il signore degli anelli, ha cullato il sogno di trasformare i romanzi nella sua personale saga fantasy. Il progetto, però, ha incontrato decine di ostacoli, tra star corteggiate (per molto tempo si parlò del coinvolgimento di Christian Bale, Javier Bardem e Russell Crowe), studios che si sono rimbalzati i diritti e una sceneggiatura scritta con entusiasmo da Akiva Goldman lasciata marcire in un cassetto. Quello che sembrava uno dei tanti progetti sedotti e abbandonati da Hollywood, arrivò alla svolta finale grazie all’interessamento della Sony, pronta a creare sulla Torre nera un ricco franchise crossmediale (con tanto di serie tv, spin-off, prequel etc.). Coinvolto il regista e sceneggiatore danese Nikolaj Arcel (fattosi notare negli Usa grazie alla nomination per il suo dramma in costume Royal Affair) e arruolati Idris Elba e Matthew McConaughey nei ruoli dei due protagonisti, la pellicola arriva in produzione, creando intorno a sé un grandissimo entusiasmo su cosa, e come, sarebbe arrivato sul grande schermo dell’immenso corpus delle avventure di Roland.

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Il tanto atteso risultato finale, però, è un prodotto che, crediamo, farà un’enorme fatica a trovare la propria strada, lasciando scontenti sia i lettori dei romanzi, sia i neofiti più ben La torre neradisposti. La torre nera, almeno produttivamente, segue con coerenza i percorsi della riscoperta cinematografica che sta vivendo l’opera dello scrittore di Bangor. Il film di Arcel, infatti, ha tutti i requisiti del brand anestetizzato “Stephen King”, questa sorta di format narrativo con cui Hollywood incastra e svuota le opere dello scrittore, nella speranza di replicare all’infinito il successo degli adattamenti migliori e delle loro imitazioni (Stranger Things, ad esempio). Sappiamo bene che il cinema, soprattutto quello dei grandi studios, non è luogo adatto per appassionati ortodossi e maniaci degli omaggi pedissequi. L’idea di sovvertire la trama de La torre nera e concentrare la storia su Jake Chambers, dunque, ha una sua onesta logica. Purtroppo l’idea di sacrificare la natura western dell’originale per ripresentarci l’ennesimo giovane che scopre l’esistenza di un altro mondo, dove un’archetipica lotta tra il Bene e il Male potrà essere risolta solo grazia al suo intervento da “prescelto”, paga il confronto con i suoi modelli dichiarati (Harry Potter, Hunger Games) soprattutto per la sua natura artificiosa e derivativa.

La coraggiosissima iniziativa di confinare la durata del film sotto i 100 minuti, poi, poteva essere un modo audace ma onesto di diluire un’enorme trama complicata e renderla più cinematografica e accessibile possibile ma, nei fatti, dimostra tutti i suoi limiti. La torre nera, infatti, anche allo spettatore più indulgente, sembra un film sbrigativo, superficiale e confuso, che mostra sulla sua pelle i segni dei problemi produttivi (gli accesi conflitti tra i vari produttori coinvolti) e dell’evidente incapacità di Arcel nel lasciare un proprio segno alla storia (soprattutto nelle scene d’azione). Questo disordine, però, non impedisce gif critica 2allo spettatore di gustarsi le prove, volutamente caricate, dei suoi protagonisti (il sofferente e convinto Idris Elba, Matthew McConaughey squisitamente sopra le righe) e perfino di dare uno sguardo, anche se di sfuggita, alla forza evocativa della mitologia de La torre nera originale, apparsa in piccoli, splendidi dettagli (le scritte inneggianti al Crimson King).  Sia chiaro, il “fallimento” de La torre nera non è un caso isolato dovuto alla miopia dei produttori o all’inesperienza di un regista. Gli esempi che riempiono le cronache cinematografiche degli ultimi anni sono pieni di riprese aggiuntive, cambi registici in corso d’opera e montaggi realizzati di nascosto dai propri autori. Questa è la quotidianità in un’industria mainstream condizionata dalla paura e dall’ansia di prestazione, dove produttori affannati sono terrorizzati da registi con aspirazioni personali e cercano, ossessivamente, la formula per il blockbuster perfetto. La stessa storia è già successa con Suicide Squad e Rogue One. Il film di Arcel, più degli altri, mostra tutti questi errori e orrori in corso d’opera, rivelandosi cosi irrimediabilmente condannata, facile vittima per il pubblico pompato dall’hype di massicce campagne stampa e per una critica, ancora incapace di giudicare con criterio e attenzione questa deriva del grande entertainment.

 


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Titolo originale: The Dark Tower
Regia: Nikolaj Arcel
Interpreti: Idris Elba, Matthew McConaughey, Tom Taylor, Katheryn Winnick, Jackie Earle Haley, Abbey Lee, Nicholas Hamilton, Claudia Kim, Fran Kranz, José Zúñiga
Origine: USA, 2017
Distribuzione: Warner Bros.
Durata: 95′

 

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