L’appartamento spagnolo, di Cédric Klapisch

Klapisch si riappropria in maniera esemplare di quella "poetica del quotidiano" che aveva già caratterizzato "Ognuno cerca il suo gatto" e "Aria di famiglia". C'è dentro l'opera del regista francese una volontaria estremizzazione della "velocità" che sembra consumare sull'istante la memoria, il ricordo

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L'opera di Klapisch come l'anti "Amélie Poulain". Vivono effettivamente agli antipodi L'appartamento spagnolo e il film di Jeunet, pur partendo dalla stessa istanza di osservazione minuziosa del quotidiano e da un racconto in prima persona che sembra seguire un proprio percorso di formazione esistenziale e sentimentale. Se Jeunet chiudeva Amélie dentro un set-giocattolo, sempre troppo pulito nella sua esibita irrealtà, Klapisch porta invece il corpo di Xavier (Romain Duris) – un ragazzo di 25 anni che, prima di lavorare in ufficio, si reca in viaggia con il progetto "Erasmus" per imparare lo spagnolo – a frantumarsi come una scheggia impazzita, attraverso movimenti improvvisamente accelerati o all'interno di uno spazio come quello di Barcellona in cui sembra rimbalzare, ma mai avvicinarsi, da un personaggio all'altro: la moglie infelice di un medico francese (Judith Godréche), i compagni di diversa nazionalità del suo appartamento, la sua fidanzata Martine (Audrey Tatou, attrice uguale e figura opposta rispetto l'Amélie di Jeunet), sua madre. Lo sguardo di Klapisch sembra voler dichiaratamente disperdere l'orientamento del proprio personaggio, condividendone le esitazioni, assecondandone il disordinato flusso di pensieri in un racconto che, già dall'inizio, perde la propria temporalità (l'immagine dell'aereo che parte, poi il racconto degli eventi antecedenti che hanno portato Xavier a partire). Dietro gli effetti di manipolazione della velocità del reale, l'utilizzo di split-screen per tenere più spazi diversi collegati nello stesso tempo, L'appartamento spagnolo spinge al limite l'utilizzo della gag per poi esaurirla, segno di una frammentazione di una-scrittura che sembra avere come modello quella volontaria assurdità di Quenau. In mezzo a deliranti visioni (l'apparizione di Erasmo a Xavier), a spostamenti isterici (i moduli per il progetto "Erasmus"), a malintesi comicamente pienamente riusciti nella loro follia (il fratello della ragazza inglese che si finge gay per non far scoprire il tradimento al fidanzato della sorella), Klapisch (dopo la parentesi sciente-fiction di Peut-être, opera mai uscita in Italia) si riappropria in maniera esemplare di quella "poetica del quotidiano" che aveva già caratterizzato Ognuno cerca il suo gatto e Aria di famiglia. C'è dentro L'appartamento spagnolo una volontaria estremizzazione della velocità che sembra consumare sull'istante la memoria, il ricordo. Alla fine a Xavier, del viaggio Erasmus come del primo bacio con Martine sembrano restare solo pallidi frammenti. Una velocità che però, dentro l'opera, è anche sinonimo di libertà. Dentro la pellicola di Klapisch c'è una protesta molto più forte di quello che può apparire a prima vista. Il rifiuto delle istituzioni (la fuga dal luogo di lavoro), la capacità di godere l'attimo nell'atto stesso in cui si sta consumando (il rapporto con i compagni della casa, in particolare con l'amica belga omosessuale, la relazione fugace con la moglie del medico) sembrano fare di Xavier per Klapisch un'ombra di quello che è stato Doinel per Truffaut; non a caso Romain Duris ha lavorato con Klapisch più volte apparendo già in Peril jeune, opera realizzata nel 1994 con cui il regista francese ha cominciato a farsi conoscere. In questo senso L'appartamento spagnolo si può vedere come il febbrile e pulsante resoconto di un momento, di una tappa. Già bruciato, già esaurito nell'immagine in cui il volto di Xavier cambia espressione dopo che si sta allontanando dal locale dove è stato festeggiato il suo ultimo giorno a Barcellona e reso con una sincerità e una complicità disarmanti.


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Titolo originale: L'auberge espagnole
Regia: Cédric Klapisch
Sceneggiatura: Cédric Klapisch
Fotografia: Dominique Colin
Montaggio: Francine Sandberg
Scenografia: François Emmanuelli
Costumi: Anne Schotte
Interpreti: Romain Duris (Xavier), Judith Godréche (Anne-Sophie), Cécile De France (Isabelle), Audrey Tatou (Martine), Kelly Reilly (Wendy), Xavier De Guillebon (Jean-Michel), Kevin Bishop (William), Federico D'Anna (Alessandro), Christian Pagh (Lars), Cristina Brondo (Soledad)
Produzione: Bruno Levy per Bac Films/Ce qui me meut Motion Pictures/France 2 Cinéma/Mate Films/Studio Canal/Via Digital
Distribuzione: Bim
Durata: 120'
Origine: Francia/Spagna, 2002

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