Le Miracle du Saint Inconnu, di Alaa Eddine Aljem

Presentato a Cannes alla Semaine della Critique, ambientato in Marocco, il film racconta con toni da commedia la storia di un ladro che deve recuperare il bottino. Al Fescaaal su MyMovies

La storia prende il via con un ladro (Younes Bouab) inseguito dalla Polizia e con l’auto in panne. Finito alle strette, in un luogo situato nel nulla, in pieno deserto del Marocco, decide di seppellire il bottino. Ma una volta uscito dal carcere, nel posto dove è nascosta la refurtiva, trova una piccola costruzione dedicata ad un misterioso santo sconosciuto. L’imprevisto del film fa tornare in mente il classico di Cimino, Una calibro 20 per lo specialista, con Clint Eastwood e Jeff Bridges impegnati a scovare il malloppo lasciato anni prima, ma le atmosfere sono meno febbrili e le linee narrative totalmente differenti, le trame scarnificate e poco morbose, con un tono generale vicino alla commedia.

Messo nel piatto il pezzo forte, l’autore si diverte ad immaginare tutta una serie di contrattempi che impediscono di recuperare la borsa con il denaro. E per fare questo coinvolge nel racconto alcuni degli abitanti del villaggio costruito vicino al santuario, strutturando la vicenda su diverse diramazioni, e sceglie di divagare nei comportamenti bizzarri dei personaggi.

Dal dottore impegnato a ricevere i pazienti, al guardiano della chiesa innamorato del suo cane, al dentista/parrucchiere, i caratteri descritti sconfinano in un atteggiamento insolito, sempre restando su un registro molto leggero.

L’approccio multidirezionale, agevolato da un uso molto consapevole del montaggio, sposta continuamente il fuoco e lascia emergere lo sfondo, usi costumi e soprattutto superstizioni riferibili ad un ambiente rurale, un terreno arido flagellato dalla siccità. Il paesaggio semplificato riempie lo spazio, le inquadrature con il cielo sgombro di nubi e le poche case all’orizzonte, circondate di polvere, evitano quadri sofisticati, restano esili, funzionali ad uno sviluppo delicato degli eventi.

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In tale contesto non manca l’occasione di affrontare anche discorsi legati alla tradizione, l’abbandono della terra ed il tradimento dei valori, un cambiamento guardato dal qualcuno con occhi diffidenti ma considerato naturale da altri, in un confronto dai tratti generazionali. Il film di Alaa Eddine Aljem è il prodotto finale di un progetto iniziato nel lontano 2015, con l’aggiudicazione a Locarno del Premio ICAM (Investing in Culture & Art in the South Mediterranean) e presentato a Cannes nel 2019 alla Semaine de la Critique, per arrivare al debutto italiano all’interno del Fescaaal, il Festival del Cinema Africano Asia ed America Latina, programmato su Mymovies.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
5 (1 voto)
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