Milano 23 – Concorso cortometraggi

Bobby

Il buon livello delle opere in concorso non spiega la disattenzione della distribuzione di questi film al di fuori dei percorsi dei festival. È difficile però ritrovare un tratto comune dentro una così articolata varietà. La vivacità artistica degli autori è forse il segno che unifica e che fa bene sperare per il futuro.

BobbyUn programma, quello dei cortometraggi vario, vasto e vivace che raccoglie le esperienze di autori affermati come il parigino d’origine senegalese Ousmane William Mbaye o autori alla prima esperienza cinematografica come l’assolutamente esordiente Maryam Touzani.

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Proprio questa ricchezza di esperienze, che si lega anche alla corrispettiva dovizia di temi e modalità espressive, non spiega la mancata diffusione in Italia di queste opere che arrivano dai continenti ai quali la manifestazione si rivolge e che troverebbero il favore del pubblico che solitamente è molto più lungimirante dei distributori e di chi svolge la funzione di programmazione cinematografica.

Le opere in concorso erano numerose e le scarse repliche dei film ha impedito una completa visione dell’intero programma, ma non ha impedito una generale valutazione positiva delle scelte che sono state proposte.

Dal Sudafrica, per la regia di Greg Rom, autore di video musicali e spot pubblicitari, arriva Loot, elegante e divertente messa in scena di una rapina compiuta da una coppia di mimi. Immaginazione e fantasia dentro questa favola dal tocco leggero, dall’ironia felice che sembra volare in alto come il piccolo personaggio involontario complice.

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Sempre dal Sudafrica, per la regia di Nadine Cloete, la selezione del festival prevedeva il racconto semplice e disarmante di Miseducation. La piccola protagonista ha paura di attraversare il quartiere in cui vive per andare a scuola.

Di altrettanta limpida fattura è il tunisino Bobby di Mehdi M. Bersaoui anch’egli quasi esordiente e ormai pienamente integrato nel nostro Paese dove vive. Una storia che è metafora dell’intolleranza raccontata attraverso l’amicizia di un bambino e di un cane e la cui vicenda scaturisce dal rifiuto del padre di avere un animale impuro in casa. La speranza di unLoot mutamento delle idee fa la sua comparsa nel finale del film.

Una insospettabile e acida ironia caratterizza il brevissimo Mon enfant dell’algerina Meriem Amari alla sua prima esperienza. Protagonista è una madre i cui pensieri stravolgono lo stereotipo materno, una piccola rivincita ideale sull’ingratitudine dei figli.

Dal Marocco proviene il lieve e malinconico Quand ils dorment di Maryam Touzani. Una storia che vede protagonista il nonno e l’affettuosa nipote che restituirà in una notte particolare, infrangendo le regole della religione islamica, l’affetto che il nonno le ha dato fino ad allora. 

Paper boat, dell’egiziano Helmy Nouh, lavora per metafore e con una efficace manipolazione dei toni cromatici. Un incontro di sera tardi in un bar per un uomo e una donna, un’occasione che forse darà vita ad una storia d’amore, ci fa scorgere la speranza che naviga sul dondolio di una fragile barca di carta.

Il marocchino Adil Tanani ha presentato Il debito del mare, per larga parte ambientato a Torino. Il senso di colpa di un uomo per la morte del fratello in mare durante il viaggio per arrivare da clandestini in Italia, rischia di condurre alla morte il protagonista. Un film che sembra perdere di vista il tema narrativo. Una visione stereotipata degli immigrati penalizza il film che perde il suo impatto emotivo fra i rivoli di un racconto prevedibile.

Ha, in verità la durata di un mediometraggio Président Dia di Ousmane William Mbaye, così come anche Crop di cui si è parlato in un’altra occasione.

Quand ils dormentIl film del senegalese Mbaye racconta una vicenda che ha segnato la storia politica del suo Paese. L’arresto, nel 1962, del primo ministro Mamadou Dia, accusato di avere tramato contro Léopold Sédar Senghor, è l’oggetto della narrazione. Il film propone la rilettura di quei fatti che hanno visto il coinvolgimento anche della famiglia del regista tanto che uno degli zii di Mbaye ha arrestato un altro zio appartenente all’opposta fazione politica.

Questi due ultimi titoli appaiono, in verità, per forme ed espressione, disorganici rispetto alle altre opere selezionate. Le loro caratteristiche, adatte forse ad un’altra collocazione, poiché ci paiono estranee agli altri titoli, potrebbero pesare negativamente sulla scelta finale della giuria.

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