Mo’ Better Blues, di Spike Lee

C’è lo spettro di John Coltrane che potrebbe ogni tanto materializzarsi dietro le dense tonalità blu e rosse della fotografia di Ernest Dickerson. E si ripresenta ancora nella scena in cui Bleek compra i cd del celebre sassofonista nel negozio dove lavora Cindy. Ma soprattutto A Love Supreme, il titolo di un suo celebre album, originariamente doveva essere il titolo del film ma poi la vedova di Coltrane, Alice, si è opposta per il linguaggio troppo volgare dei dialoghi. Ma entra in gioco anche Miles Davis. Il figlio di Bleek, innanzitutto, ha il suo nome e anche lui inizia a suonare la tromba fin da bambino. Inoltre Lee nel film ha citato in Mo’ Better Blues un episodio raccontato da Davis nella sua autobiografia quando Blek sgrida il sassofonista Shadows perché fa assoli troppo lunghi.

Nel quarto lungometraggio del regista newyorkese c’era forse il desiderio di realizzare un biopic musicale. In realtà Lee lo ha anche fatto. In Bleek si fondono più vite leggendarie in un unico personaggio. Il cineasta guarda i biopic della Hollywood degli anni ’40 ma poi li tinge di blu. E cerca il febbrile movimento dello spazio come aveva già fatto nei suoi tre precedenti lungometraggi, in particolar modo in Fa’ la cosa giusta. La strada dei suoi film è presente nel bellissimo incipit (i bambini che chiamano Bleek per giocare ma la madre non lo fa uscire perché deve fare gli esercizi con la tromba) che si ripete, con quei ‘vizi di forma’ tipici del cineasta, nel finale. Ma è attraverso le sue particolari carrellate, con l’attore e la mdp che sono entrambi in un carrello in movimento, che in Mo’ Better Blues entra in gioco quel disorientamento di Bleek che è anche quello dello spettatore.

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Bleek (Denzel Washington) è un trombettista Jazz conteso da due donne, Clarke (Cynda Williams) e Indigo (Joie Lee, sorella del regista). Il gruppo non è affiatato anche perché il sassofonista Shadows (Wesley Snipes) vuole essere la star. Inoltre il suo manager è Giant (Spike lee), suo amico dall’infanzia che si mette spesso nei guai a causa del vizio del gioco.

All’epoca della sua uscita, Mo’ Better Blues è stato accusato di essere un film visivamente patinato. In realtà convergono due anime. La prima è più descrittiva e classica, ma può essere vista anche come una soggettiva nascosta di Bleek, reso maestosamente da Denzel Washington qui alla prima collaborazione con il cineasta. Ma forse a Lee, più che la vicenda personale del protagonista, interessavano soprattutto le esibizioni musicali che sono tutti di alto livello. Nella seconda invece entra in gioco il Lee più infuocato. Stavolta non moralizzatore, ma grandioso nel modo in cui rappresenta la crisi dell’artista, sia quella sentimentale che professionale. E si ritaglia anche numeri di spettacolo nello spettacolo, come nel dialogo tra Bleek e i due impresari ebrei interpretati dai fratelli John e Nicholas Turturro. Giant si aggira sempre al suo fianco e appare la reincarnazione di Rizzo interpretato da Dustin Hoffman in Un uomo da marciapiede. Inoltre la scena del pestaggio sia del manager sia di Bleek, colpito con la tromba da Samuel L. Jackson, un  malvitoso zoppo, è impressionante nella sua violenza.

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Da quel momento, desideri, vita reale e sogni, sembrano fondersi. L’abbaglio di una magica Clarke che canta Harlem Blues, Bleek che cerca di suonare con lei e non ce la fa. E poi tutto il finale con gli anni che passano velocemente. La vita che è, è stata o come poteva essere, slancio che ha segnato anche il bellissimo La 25° ora. Mo’ Better Blues è anche sbilanciato, ma è probabilmente il film in cui c’è la piena consapevolezza di un cineasta che proprio negli anni ’90 ha dato il meglio.

 

Titolo originale: id.
Regia: Spike Lee
Interpreti: Denzel Washington, Spike Lee, Wesley Snipes, Joie Lee, Cynda Williams, Giancarlo Esposito, Bill Nunn, John Turturro, Nicholas Turturro, Samuel L. Jackson
Durata: 129′
Origine: USA, 1990

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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