Nessuno mi pettina bene come il vento, di Peter Del Monte

Non ci sono terre da recuperare

Niente battaglie, tutto a posto

Sembra che debba averla vinta il mare

(C. Lolli)
 

L'aforisma di Alda Merini è immagine portante nonché battesimo dell'ultimo lavoro di Peter Del Monte, malinconico occhio tutto umano, cantastorie di incontri 'sbagliati' (si pensi a Nelle tue mani, Compagna di viaggio o a Controvento) come quello tra l'intellettuale Laura Morante e l'undicenne Andreea Denisa Savin, destinate a sconvolgersi a vicenda senza un apparentemente riscatto, in un anelito che rimane strozzato, così come molte azioni nel film.

Il vento passeggero si fa punto di contatto tra tre vite solitarie: Arianna, una scrittrice con un noto marito alle spalle che vive da sola confinata nella sua casa in un paese di mare, Gea, figlia di una giornalista giunta nel paese per intervistare Arianna che si troverà in modo bizzarro a dover ospitare per qualche giorno la bambina, e l' 'adolescente di vita' Yuri (Jacopo Olmo Antinori, con alle spalle la maturità acquisita con Io e te), pellegrino dannato in una vita dispettosa.
 

La solitudine tremenda, l'imprevedibilità e l'assurdità dell'esistenza passeggiano su una riva nuvolosa e pericolosa, dove il corpo morto di un giovane ragazzo è trascinato via allo stesso modo di qualsiasi altro elemento e dove un ballo intimo si fa barriera tra due corpi che invano concedono l'uno all'altro di avvicinarsi. Costantemente Del Monte ha bisogno di incorniciare i volti dei suoi protagonisti, per far sì che non si perdano in balia delle onde, quantomeno nel gioco dell'arte. Come se non bastasse, nel cupo paese di mare si cela lo spettro della disillusione nei confronti della letteratura, antica amante che pare averci tradito. Il vecchio cocainomane, che per un momento può quasi credere di avere ancora una possibilità di senso trasformandosi in 'maestro di vita' finisce per rivelarsi perdente nel momento in cui Yuri rifiuta anche solo di prendere in mano la copia di In culo al mondo che gli porge in un gesto strozzato che va oltre la disfatta; lo stesso vale per la scrittrice che quasi non si accorge di aver dimenticato la vita per rifugiarsi in una scrittura che aspira alla libertà (si invoca la distante Anna Kuliscioff) ma che è proprio della libertà che si priva.
 

È un film di donne, che lo scrivono e che lo interpretano, le uniche – con la sola eccezione di Yuri – ad avere dei personaggi complessi e tuttavia mai miticizzati, erranti in entrambi i sensi: non ci sono santi, non ci sono peccatori ma solo anime terrene ferite, vincolate ai loro corpi.

Peter Del Monte, autore contro (il mercato, la vita, la morte), continua la sua indagine attraverso le particelle distruttive di cui gli uomini si compongono, in un digitale che raramente si distacca dai suoi personaggi ma che più di una volta (si) concede dei secondi all'assurda quiete del mare.

 

Regia: Peter Del Monte
Interpreti: Laura Morante, Andreea Denisa Savin, Jacopo Olmo Antinori, Maria Sole Mansutti, Massimiliano Carradori, Irina Ustsinava

Origine: Italia, 2013 

Distribuzione: Academy2 
Durata: 100’