#OTRFF.7 – Baikonur, Terra, di Andrea Sorini

Eliseo Acanfora, sceneggiatore del documentario con il regista Andrea Sorini, è anche autore del libro “Bajkonur, Terra – Il deserto a un passo dal cosmo”, storia di una missione spaziale, che racconta felicemente in qualche modo anche la genesi del documentario stesso, l’unico luogo in cui astronauti e cosmonauti di qualsiasi nazione vengono lanciati nello spazio per raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale. Da qui sono partiti il primo Sputnik nel 1957 e la leggendaria missione di Gagarin. Il trentaduenne Andrea Sorini (all’esordio nel lungometraggio, già sceneggiatore per Fulvio Risuleo in Guarda in alto) osserva quel luogo così vicino al cielo nel periodo che precede il lancio di una missione Soyuz, incaricata di fare esperimenti sulla possibilità di vita nelle stazioni spaziali. Ipnotica cattedrale nel deserto, il cosmodromo e il centro abitato che lo circonda portano sulla loro superficie i segni della Storia: la Guerra fredda, la corsa allo spazio, l’impatto della tecnologia sulla natura che ha desertificato buona parte dell’immenso lago Aral. Esplorare lo spazio, ecco tutto invece sembra praticamente capovolto, anzi contrastante. Andrea Sorini è atterrato a Baikonur o è pronto a decollare?

La sensazione più intrigante sta proprio nel confondere le due antitetiche collocazioni. Baikonur è una terra aliena, la conquista spaziale tanto agognata, una sequenza incontrastata di territori sospesi, di suggestioni surreali e contaminazioni visive. Davvero un sorprendente corollario ultraterreno che si concentra, tra mucche e cammelli, antiche chiese, architetture severe stratificate ad architetture dell’abbandono. Anche il Leone d’argento del 2008, il russo-georgiano Paper Soldier è stato girato a Baikonur, e resta tenacemente con i piedi per terra, anzi nel fango, tra la nebbia orbitante le settimane che precedono la storia, il primo uomo lanciato nel nero più nero, Yuri Gagarin. Allora Andrea Sorini trova la chiave per arrivare fino in fondo, lasciare andare a propulsione l’immaginario della scienza, della fantascienza, del mito e, al tempo stesso, dell’umana desertificazione. La steppa non fa altro che da contorno a 6700 km quadrati di archeologia industriale, che trova però ancora la forza nell’echeggiare rombi e sfondi di un passato tutto di corsa.

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