Party Girl, di Marie Amachoukeli, Claire Burger, Samuel Theis


Un film nel solco di quel cinema spurio dalla blanda traccia narrativa come base per aperture di intimita’ e commozione reali, sprazzi di set esploso ed espanso che travalicano il confine dello script: l’armamentario formale non e’ certamente inedito, ma nei momenti in cui riesce a governare tutta questa esuberanza il film regala scossoni al cuore dello spettatore

Samuel Theis si e’ fatto aiutare dalle amiche e colleghe di scuola di cinema Marie Amachoukeli e Claire Burger, con cui aveva gia’ lavorato in script e corti, per realizzare un film sulla vita di sua madre: a interpretare i diversi ruoli familiari sulla scena sono i suoi veri parenti, e gli altri sono attori non professionisti. La famiglia di Samuel compariva gia’ in altri lavori del trio, ma ora e’ giunto il momento di dedicare un lungometraggio intero al ritratto di questa donna, la cui vicenda pare uscita da un film di Cassavetes (difficile non tirare in ballo il padre di tutto questo cinema guardando Party Girl, anche come chiaro riferimento formale dell’opera). L’idea e’ insomma quella di utilizzare la blanda traccia narrativa come base per aperture di intimita’ e commozione reali, sprazzi di set esploso ed espanso che travalicano il confine dello script. 

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Un film nel solco di quel cinema spurio, molto frequentato dai giovani autori che si affacciano all’attenzione dei festival internazionali, che tenta con operazioni simili di disegnare una forma nuova ai sentimenti privati e personali sullo schermo: Angélique, coriacea, indipendente e invecchiata senza maturita’, dopo una vita passata ad esibirsi come entreneuse nei locali di cabaret, prova a mettere la testa a posto accettando la proposta di matrimonio del piu’ affezionato dei suoi clienti. Il grande cambiamento si trasforma in un’occasione per recuperare il rapporto e la confidenza con i quattro figli, a cui la donna non ha mai potuto donare la giusta attenzione nel corso della sua giovinezza sfrenata (una delle due ragazze e’ finita addirittura in affidamento). Ma Angélique e’ in realta’ agitata dentro dall’incertezza se lasciare o meno il suo mondo fatto di complicita’ e sostegno da parte del pittoresco gruppo di colleghe entreneuse, per rinchiudersi nella posata vita di coppia con il futuro marito…

Da qui, lunghe sequenze di ubriacature, feste, pranzi con decine di invitati rumorosi, passeggiate nella notte con Angélique marcata stretta dalla macchina a spalla, inquadrature straripanti, sequenze aperte e voci che si affastellano l’una sull’altra: l’armamentario non e’ certamente inedito in tentativi del genere, eppure nei momenti in cui il trio di autori riesce a governare bene tutta questa esuberanza, che e’ poi quella della donna Angélique, regina incontrastata e vettore cardine dell’opera, il film e’ in grado di regalare potenti scossoni al cuore dello spettatore, nonostante l’ossessione per l’arma del primissimo piano come scorciatoia per il coinvolgimento emozionale finisca il piu' delle volte per non far respirare lo schermo quanto Party girl avesse con ogni evidenza nelle intenzioni.

Titolo originale: id.
Regia: Marie Amachoukeli, Claire Burger, Samuel Theis
Interpreti: Angélique Litzenburger, Joseph Bour, Mario Theis
Origine: Francia, 2014
Distribuzione: BIM
Durata: 95'

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