#RomaFF10 – “L’amore è uno strappo al tempo”. Incontro con Todd Haynes

Una conferenza stampa condita da molte domande e lunghe (interessanti) risposte quella che ha visto Todd Haynes protagonista. Molto apprezzato il suo Carol anche qui a Roma (dopo il passaggio a Cannes in concorso), ed era inevitabile iniziare dal libro di Patricia Highsmith: “Strana storia quella del romanzo. Scritto subito dopo il successo planetario di Stranger on a Train, ma ovviamente questo era un romanzo molto più personale e ostico per il grande pubblico. Uscì addirittura firmato da uno pseudonimo e per anni è stato una sorta di lettura clandestina per il mondo lesbico. Chiaro che adesso la situazione è cambiata tantissimo, sono molto ottimista per i diritti degli omosessuali in America, mi preoccupano di più altre zone del mondo”. Altra domanda cardine: i fatidici anni ’50, il rapporto con il suo precedente film Lontano dal Paradiso e la condizione femminile a quel tempo, “tanti hanno fatto il paragone con Lontano da Paradiso, ma trovo che i due film siano molto diversi anche stilisticamente. Comunque, si certo, mi interessano molto gli anni ’50, ma il tema del mio film era l’incontro inaspettato, inatteso, lo strappo al tempo che perpetra l’amore.” Ecco perchè “più che a Viale del Tramonto mi sono ispirato a Breve Incontro di David Lean. Come in quel film queste due persone vengono travolte dal sentimento e si trovano a dover scegliere”. Carol è un film piano di specchi, vetri, vetrine, schermi, insomma tanti filtri che dividono e ritagliano lo sguardo di due donne che costantemente si cercano, “ed era una cosa voluta, certamente. Volevo che l’atto del guardare fosse alla base del film, ogni inquadratura segue le dinamiche del desiderio, ogni inquadratura chiede allo spettatore qual è il punto di vista? Chi guarda?”

15Gran parte del fascino del film deriva dalle ottime performance delle due attrici protagoniste, Cate Blanchett e una sorprendente Rooney Mara, “entrambe coraggiose, professionali, incredibilmente intelligenti. Questo è il mio primo film che non deriva da una mia storia, che mi viene proposto e ho accettato con piacere. Da almeno 15 anni prima che io salissi a bordo si sviluppava il progetto e Cate è entrata prima di me, l’ho ritrovata con enorme piacere. Rooney invece l’ho scelta ed è stato un mio onore farlo. Perchè per la sua età è straordinariamente capace di capire che recitare per sottrazione è il segreto di una buona riuscita del personaggio. E lei è sempre lì, nel momento, mai sopra le righe. Con entrambe abbiamo poi avuto circa due settimane di prove prima di girare e non è esattamente usuale per un film a basso budget come questo. Sapete, abbiamo girato in circa 40 giorni e per un film del genere è dura, devi programmare tutto nel minimo dettaglio”. Il personaggio di Rooney Mara diventa una fotografa nel film, non lo era nel romanzo, “si, e questo è molto importante. La metafora mi sembra chiara: lei guarda il mondo fotografando Carol, le immagini quindi iniziato a sciogliere il suo sentimento e lì è stata bravissima Cate a sapere di dover essere costantemente sia oggetto che soggetto di sguardo. Non riesco a dire chi delle due sia stata più efficace, so solo che ora non riesco minimamente a pensare al film senza queste due meravigliose attrici”.

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