#RomaFF13 – Incontro con Raffaele Pisu per il restauro di Italiani Brava Gente

Raffaele Pisu arriva prima di tutti all’Auditorium Parco della Musica, e aspetta canticchiando l’inizio della conferenza stampa organizzata in occasione del restauro di Italiani brava gente.

Il film del 1965 diretto da Giuseppe De Santis è stato restaurato quest’anno da Genoma Film in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia.

Marco Rossi Pisu, figlio di Raffaele Pisu, unico interprete vivente del film, ha voluto fortemente realizzare questo restauro, che è avvenuto soprattutto grazie al suo supporto, finanziario e morale.

È ancora importante vedere Italiani brava gente per svariati motivi” – così Marco Grossi (segretario dell’Associazione De Santis) ci introduce i motivi per cui era importante realizzare il restauro di questo film. “Il primo motivo è perché questo è uno dei film dimenticati di De Santis nonostante sia una delle sue pellicole realizzata con maggior pozzo produttivo. Nella storia del cinema mondiale, questo, risale agli annali come primo caso di produzione italo-sovietica a cui si aggiunse anche un contributo statunitense. È un film che può essere considerato post-neorealista di cui vengono conservati gli stilemi e allo stesso tempo mantiene alcune delle caratteristiche del cinema desantesiano. Innanzitutto i protagonisti si fondono con il paesaggio, riesce a creare una dimensione corale, con questi personaggi che postumi raccontano la vicenda, poiché la sceneggiatura è stata scritta come una sorta di Spoon River in cui le voci dei soldati italiani morti rievocano la loro personale avventura. Dal neorealismo riprende la struttura geografica di provenienza dei personaggi perché De Santis racconta l’armata italiana in Russia dal ’41 al ’43 prendendo campioni di italiani da varie regioni e mette in scena una sorta di classe contadina che si rappresenta e si confronta con quella sovietica. Il film rappresenta un grande affresco epico che lascia spazio ad una tragicità evidente e con dei flussi poetici molto toccanti. Un grande film non di guerra ma sulla guerra. Giuseppe De Santis diceva che attraverso il cinema si può raccontare la storia di un Paese”.

Ma è Raffaele Pisu il protagonista di questo incontro, che con la sua esperienza sul set conserva tanti ricordi. La scelta che De Santis fece prendendo Raffaele nel cast del suo film, come ci racconta, sorprese anche lui, poiché aveva un esperienza da attore comico.

“Arrivai il 31 dicembre, naturalmente rimasi solo in una grande sala della casa del cinema russo. Tutto elegante mi fecero sedere a tavola, non parlavo la lingua e non capivo cosa succedeva intorno, finché a tavola la persona che mi sedeva davanti mi chiese se anche io parlassi italiano, ci presentammo e lui era Bruno Pontecorvo. Questa fu la prima esperienza che ricordo della Russia. Dopo una settimana i russi mi portarono in una sala cinematografica a vedere i documentari girati da loro durante la guerra. Fu impressionante, i nostri soldati erano degli eroi, avevano delle scarpe di cartone e con quelle resistevano a -39°. Gli uomini morivano congelati durante la notte e persino i motori delle macchine non ripartivano più per il freddo (cosa che si vede anche nel film).”

Il titolo italiano del film, Italiani brava gente derivava dalla concezione che i russi avevano del popolo italiano. Il film doveva uscire come “italiano brava gente”, frase pronunciata da un colonnello russo, ma quando il film è passato alla censura italiana è stato bloccato e ben 18 scene vengono fermate perché reputate diffamatorie dell’esercito italiano. Il produttore viene costretto a presentare una versione depurata e vengono anche costretti a cambiare il titolo. Negli Stati Uniti uscì con il titolo originale e fu un grande successo.

Quando ho letto il copione di questo film ho pianto, ho accettato questa parte a poco compenso perché leggendo il personaggio che avrei dovuto interpretare ho pensato di essere io, dovevo portare la voce di questo soldato, di questa persona normale che è stata travolta da una guerra inutile e assurda”.

Durante le riprese del film ci fu anche qualche ostacolo: De Santis aveva ingaggiato, scegliendolo dal catalogo dell’agenzia, Peter Falk, poiché la foto lo ritraeva giovane e affascinante. Quando arrivò anche lui a Mosca aveva un occhio di vetro e zoppicava, non era la persona su cui era stato scritto il personaggio del tenente Salvioni. Allora Beppe, insieme a De Concini, si chiuse in una stanza d’albergo per una notte intera per poter riscrivere il copione.

Ma questo non fu l’unico inconveniente che colpì il set di questo film, Raffaele ci racconta infatti la difficoltà che ci fu per ottenere nel cast la grande attrice russa Tat’jana Samojlova, ma che grazie alla sua caparbietà tipicamente ciociara riuscì comunque a scritturare.

Infine, con affetto, Raffaele ci ha confessato: “Beppe De Santis tecnicamente era un grande, ma forse gli mancava il cuore” – racconta Raffaele – “era crudo nelle scene che decideva di rappresentare”.