#RomaFF14 – Tornare, di Cristina Comencini

La bestia nel cuore 2, la vendetta. Stavolta non c’è il romanzo della stessa Cristina Comencini, eppure si ha l’impressione di vederlo. Assieme alle visioni della protagonista. Da Sabina del film del 2005 ad Alice di Tornare. Sempre attraverso Giovanna Mezzogiorno, qui forse nella sua interpretazione più opaca. La strada è ancora quella di un thriller sentimentale borghese. Dove il cinema della regista sembra ormai prendere forma autonomamente. Sempre con gli stessi ingredienti: donna di circa 40 anni in crisi, il rapporto con la famiglia e il passato e i luoghi della memoria.

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Alice torna a Napoli dagli Stati Uniti nel 1991, dopo una lunga assenza, a causa della morte del padre. Si ferma nella casa di famiglia e inizia a dialogare con le proiezioni di se stessa nel passato. Quando era bambina e poi adolescente. E un giorno, l’8 maggio del 1967, che ha cambiato per sempre la sua vita.

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Se una scena di ballo del sirtaki non è leggera e libera ma soltanto innocua se non addirittura ingombrante, allora non c’è speranza. Tutto diventa impermeabile. Napoli, il mare, il passato. Il cinema della Comencini alza sempre un muro che impedisce di avvicinarsi. Non propone soluzioni. Detta solo certezze. Con una complessità psicologica sempre esibita e ridondante nel mettere in gioco i traumi della protagonista. Nel chiudersi attorno al proprio mondo come se fosse l’unico esistente possibile. La casa di Tornare come lo chalet di montagna di Quando la notte. Dove riprendono vita sospetti, fantasmi. Dove gli incubi della mente alterano la realtà. Dov’è la verità? Quanta esibita profondità in un film che pompa al massimo le emozioni. Solo che queste restano tutte dietro la porta chiusa. Ogni desiderio, gelosia, paura vengono mostrato con uno schematismo imbarazzante. Sembra bastare la scrittura per attivarle. Poi la macchina da presa fa da sé. Perché Tornare non è solo cinema letterario. Sembra piuttosto solo letteratura, per giunta piuttosto mediocre e insignificante. Vedere l’indifferenza con cui il cinema della regista mostra Alice con i suoi amici spensierati che vanno a fare i tuffi, soprattutto se confrontata a qualunque film adolescenziale francese, anche di quelli meno riusciti, fa rabbrividire. Con la scena della violenza che è davvero inguardabile così come l’impennata thriller nel finale. Nel modo in cui viene filmata, nell’esibita e invece poco credibile complicità con il personaggio, nell’economia della narrazione. Quanti punti di vista. In un cinema che pensa tanto, troppo, ma conclude pochissimo. Al di là del nostro giudizio, c’è un cinema italiano come questo che sembra essere senza tempo. Poteva essere realizzato 14 anni fa ai tempi di La bestia nel cuore. O anche 24. Non fa nessuna differenza. Il cinema non sembra mai essere cambiato. Sempre chiuso nella sua gabbia dorata. Sempre sicuro, con le sue storie complesse da raccontare. Con le scissioni di personalità delle proprie attrici. Che fa anche un po’ Bergman. Così si mostra che si sono visti i film necessari. Oltre ad aver fatto le letture giuste. Se poi al box-office non andrà tanto bene, la colpa è delle nuove generazioni. Troppi social, pochi interessi. Avete visto la suora moderna che è stata l’insegnante di Alice? Parla di Hemingway, Shakespeare e addirittura Kerouac. Come erano liberi gli anni ’60 prima del brusco risveglio.  Il dubbio che un cinema come questo e di altri cineasti italiani che sembrano girare sempre lo stesso film da anni, possa essere superato, di poco interesse e al limite del narcisismo, non viene neanche sfiorato.

Un commento

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    Tornare è un film pieno di verità, vitalità e bellezza,non piacerà a chi non sa fare a meno di cliché rassicuranti,non piacerà a chi non ama affrontare il tabù di un certo tipo di violenza che troppe donne subiscono e continuano a subire ,sentendosi colpevoli e sole…, è anche un film tenero e ottimista, perché nonostante tutto trova la possibiltà di ricomporre l’ io frantumato da una violenza che per troppi,ancora oggi,in fondo è solo un tuffo,sconsiderato,dove l’acqua e’troppo bassa.

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