#RomaFF16: Tim Burton e la magia dei sogni

Nell’Incontro Ravvicinato in occasione del Premio alla Carriera, il regista americano ha parlato dell’elemento autobiografico all’interno dei suoi film e del mondo onirico nel cinema che più ama.

Inizia con una standing ovation l’Incontro Ravvicinato con Tim Burton, in occasione del conferimento al regista del “Lifetime Achievement Award”, ovvero il secondo Premio alla Carriera di questa edizione. Il primo è stato assegnato a Quentin Tarantino in un’altra attesissima serata. Timidamente Burton ringrazia e dà inizio a quella che è stato un intervento breve e segnato proprio da questa sua innata paura dovuta sia al dover rivedere i suoi film “Amo farli, non riguardarli” sia dal contatto con il pubblico, come lo stesso regista a sottolineato poche ore prima, durante la conferenza stampa. Sempre durante l’incontro, ha spiegato come invece non si deve avere nessun tipo di paura se si vuole intraprendere la carriera di cineasta e ha ammesso di non averne mai avuta: “Non ho rimpianti, sono felice delle cose che ho fatto, perché ci ho messo passione ed è quello che conta”. Ha inoltre accennato alla nuova serie su Wednesday Addams, che accosta a Beetlejuice e ha ammesso di aver avuto un “esaurimento nervoso” dopo aver girato il live action di Dumbo, motivo per cui non ha ancora girato altri film. Spende anche bellissime parole sul suo attore feticcio da sempre, Johnny Depp, anche lui protagonista della Festa di quest’anno: “Certo che sarei contento di lavorare ancora con lui, dopo che Hollywood lo sta allontanando.”

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Come ormai è consuetudine, la prima domanda da parte di Antonio Monda riguarda il primo film visto dall’ospite. Nel caso di Burton si tratta di Gli Argonauti (Jason and the Argonauts), film del 1963: “Una di quelle cose che rimane nella memoria, visto in un vecchio e bellissimo cinema a Catalina Island. Sembrava di stare dentro ad una conchiglia in California, insomma un bellissimo film in un bellissimo posto, con addirittura delle scene di combattimento con scheletri.” Sempre al riguardo di film importanti nella sua vita, Burton ha parlato anche dei cineasti italiani che lo hanno segnato, come Mario Bava, Federico Fellini e Dario Argento, tutti registi accomunati a suo dire dalla bravura nell’esprimere il sogno, o a volte, l’incubo. Scherza poi sui suoi “pessimi” primi lavori alla Disney, per Red e Toby nemiciamici. “Mi è stato detto che sembrava che la volpe fosse stata colpita da un’auto. Per fortuna questo insuccesso mi ha permesso di andare avanti e di fare cose più interessanti e più vicine a me.”

In seguito, vengono mostrate al pubblico le scene più famose del regista, con alcune scelte non banali. Burton torna spesso sull’infanzia e su quanto alcuni personaggi della sua carriera siano autobiografici. In conferenza stampa, alla richiesta di scegliere i personaggi da lui rappresentati a lui più simili, ha citato Ed Wood ed Edward mani di forbice. Il film preferito da lui diretto è invece  il Vincent: “perché dura solo 5 minuti, ho difficoltà di concentrazione”. Durante l’incontro approfondisce il personaggio di Edward Mani di Forbice: “Sfortunatamente è la storia della mia infanzia. Ho sempre amato le fiabe e le favole, perché permettono di esplorare i veri sentimenti aumentandoli.” Parla anche di Sweeney Todd come di personaggio che sarebbe potuto essere autobiografico. Conferma inoltre come Mars Attacks!, sia stato ispirato dalle carte che avvolgevano le carte da masticare. “Infanzia un pochino contorta. Dimenticatevi i grandi romanzi e le grandi opere letterarie.” scherza lui. “Le idee spesso nascono davanti ad un drink al bar” aveva già ironizzato. Definisce poi il cinema “un’esperienza collettiva, non una scienza esatta. Se hai un budget limitato, non è abbastanza, se hai un budget alto, comunque non è mai abbastanza. Il cinema non è una scienza esatta, pensare di organizzare perfettamente tutto è come cercare di controllare il meteo.” Lui però, ha sempre avuto di avere film prodotti dagli studio mantenendo una grande libertà di espressione: “Non so bene ancora nemmeno io perché. In fondo si tratta di soldi e di business, per fortuna non hanno mai veramente capito cosa stessi facendo.”

In riferimento a Big Eyes, film preferito di Richard Peña, altro moderatore dell’evento insieme ad Antonio Monda, Burton definisce i quadri di Keane la definizione della soggettività dell’arte: “Ad un sacco di gente piacciono, erano appesi in tutte le case, nelle camere dei bambini. Io li trovo inquietanti, creepy. Veniamo tutti toccati in modo diverso dall’arte.” Sono stati Dante Ferretti, Francesca Lo Schiavo e Gabriella Pescucci a consegnare il premio nelle mani di Burton. Il regista li ha ringraziati, dopo essersi già dichiarato onorato di aver lavorato con simili talenti durante l’incontro.

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