Simone Weil sotto le stelle inquiete

Le Stelle InquietePrima di tutto una domanda sulla fotografia. Vedendo il film si ha l’impressione di un approccio diverso da quello a cui siamo abituati, quasi un tentativo di realismo magico.

Raoul Torresi: E’ vero. Quello che volevo era recuperare la grande tradizione del film in costume italiano. Ormai la tendenza al cinema è che la fotografia dipende unicamente dal mezzo, e cioè è il mezzo che fa la fotografia. Ma non è così. Ho cercato di recuperare, diciamo così, l’Umanesimo fotografico usando mezzi molto semplici.

Confrontandosi con il personaggio di Simone Weil non ha avuto paura di semplificare il suo pensiero e che in qualche modo l’intimismo del film potesse essere fuorviante?

Emanuela Piovano: Sì, è stato una sorta di incubo ricorrente. Ma per fortuna i nostri finanziatori erano interessati all’idea di un film che fosse cinema e non fiction. Mi sono sentita spalleggiata da subito nell’idea di fare un film che fosse metonimia e non agiografia.

Lei è una regista italiana e Simone Weil è forse più nota in Francia e in Germania. Eppure questo è il primo film sulla Weil.

Mi dispiace contraddire, ma non è così. Anzi, è esattamente il contrario. L’Italia è  il Paese in cui è stata più studiata, basti pensare alle opere e agli scritti di Giancarlo Gaeta, Domenico Canciani e Gabriella Fiori. Il primo a tradurla è stato Adriano Olivetti. Poi è stata un’icona del sindacalismo riformista, che è tipicamente italiano. Ed aveva un rapporto particolare con il nostro Paese; le sue pagine su Machiavelli e Giotto mi hanno convinta a girare un film su di lei. Anche se, in pochi lo sanno, ma il primo a girare un film su Simone Weil è stato Roberto Rossellini con “Europa 51”. Il personaggio di Ingrid Bergman è profondamente ispirato alla vita e alle esperienze della Weil.

Il film è recitato in italiano. E’ ambientato in Francia e l’attrice protagonista è francese ma parla italiano. Perché non è stato girato direttamente in francese?

E’ stata Laura Morante a farmi venire l’idea. Inizialmente avevo pensato a lei per il ruolo da protagonista. Questo anche perché Elsa Morante ( zia dell’attrice n.d.r.) era stata fortemente ispirata dalla Weil in “Il mondo salvato dai ragazzini”. L’idea era quella di fare un biopic alla Lars Von Trier. Laura ha accettato, ma mi ha detto che qualora avessi cambiato idea e optato per una ricostruzione un po’ più realistica sarebbe stato meglio scegliere un’attrice francese. Aveva ragione. E l’idea è quella dello straniero che è straniero anche se parla la stessa lingua.

Lara Guirao: Per me sarebbe stato chiaramente molto più facile girare in francese. Ma le difficoltà sono uno stimolo. La prima volta che Emanuela mi ha parlato di Simone ho pensato che fosse puro spirito. E girare in una lingua straniera mi ha occupato talmente tanto il cervello che alla fine non mi occupavo più di nient’altro; né del trucco, né del cibo. Questo mi ha aiutato a togliere ogni traccia di civetteria. E alla domanda che spesso mi hanno fatto, sul perché una regista italiana mi Le Stelle Inquieteabbia fatto afre un film su Simone Weil io rispondo: ma perché nessun francese lo ha mai fatto?

Cosa ha significato e quanto è stato difficile per entrambe confrontarsi con una donna come Simone?

Emanuela Piovano: Anche se è chiaramente la protagonista, io ho voluto fare un film su tre persone e non solo su di lei. La storia è quella della coppia Gustave-Yvette e delle conseguenze che l’arrivo di Simone ha potuto avere sulla loro vita contadina. Simone era una donna che negava di avere un corpo, negava la seduzione. E in questo senso è stata una sfida raccontarla al cinema.

Lara Guirao: Simone negava di avere un corpo e lo faceva anche non mangiando. Ho vissuto la stessa esperienza sul set, perché io ho dei problemi con il formaggio e gli italiani mettono il formaggio dappertutto. Quindi ho mangiato pochissimo durante tutte le riprese, e anche questo mi ha aiutata ad avvicinarmi a lei.