SOUNDTRACKS – “Holy Motors”, di Leos Carax

holy motors

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“On voudrait revivre. Ça veut dire : On voudrait vivre encore la même chose.”

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“Revivre”, di Gerard Manset

 

E' possibile catturare l'essenza di Holy Motors dai versi contenuti in Revivre, canzone del cantautore francese Gerard Manset, con le cui note il film di Leos Carax si conclude. La voce vibrante dell'artista, accompagnata dal piano malinconico, e il suo desiderio di poter (ri)vivere si sovrappongono perfettamente al pensiero di Monsieur Oscar, il pirandelliano protagonista della pellicola. Proprio come le maschere indossate da Vitangelo Moscarda in Uno, nessuno e centomila, Carax, attraverso lo sguardo della cinepresa, ci mostra le varie sfaccettature dell'uomo che vive molteplici realtà, muovendosi e rapportandosi diversamente per ognuna di queste.

Holy Motors è un film disseminato di più chiavi di lettura, pieno di citazioni alla storia del cinema e alla letteratura, da Charlie Chaplin a Franz Kafka, in cui lo spettatore è guidato attraverso le azioni del protagonista. La pellicola si snoda attraverso le 24 ore al seguito di Monsieur Oscar e delle vite che vive, o sarebbe meglio dire, interpreta nell'arco della giornata, girando per Parigi a bordo di una limousine guidata da un'autista/assistente che gli ricorda i nove appuntamenti, corrispondenti ad altrettanti personaggi, che il misterioso protagonista deve impersonificare. A dare voce e corpo a Monsieur Oscar troviamo Denis Lavant, attore feticcio di Leos Carax con il quale ha collaborato in Boys Meets Girl, Mauvais Sang, Les Amants du Pont-Neuf e nell'episodio Merde del film del 2008 intitolato Tokyo!. Proprio il protagonista di Merde, creatura disumana che abita nelle fogneholy motors e si ciba di fiori e banconote, con la sua fisicità legnosa e meccanica, torna in uno dei quadri di Holy Motors, creando un ponte tra gli ultimi due lavori del cineasta francese. Monsieur Oscar nella sua limousine/camerino si prepara di volta in volta, studiando il personaggio che sta per interpretare, con parrucche e trucchi che lo aiutano ad entrare nella parte. Lo spettatore è presente, quindi, sia nella fase di creazione, dalla quale è solitamente escluso, che nella messinscena vera e propria. Il regista ci permette di veder nascere i vari personaggi che escono dalla limousine, senza darci, però, informazioni sulla vera identità del camaleontico protagonista. L'unica cosa che ci è permessa sapere è la motivazione che lo spinge a continuare, senza sosta, a cambiare identità. Ciò che muove Monsieur Oscar, il fine ultimo del suo incessante divenire, è la bellezza del gesto. Bellezza che lo porta, in ognuna delle maschere che interpreta, ad inventarsi e reinventarsi con originalità. Processo questo influenzato anche dalla musica presente nel film.

La colonna sonora è, nelle mani di Carax e quindi nei gesti di Lavant/Oscar, uno dei tasselli che concorre a creare le molteplici messinscene delle quali siamo spettatori. A ben guardare, ognuno dei nove episodi che compongono il film, si può accostare ad altrettanti generi cinematografici che vanno dal drammatico al 3D, dall'action movie al musical, facendo di Holy Motors anche un film omaggio alla settima arte. Svariati sono gli esempi di come questa pluralità di generi e l'intento metacinematografico della pellicola si sposino del tutto con la scelta dei brani selezionati. How Are You Getting Home? del gruppo losangelino degli Sparks, attivo dagli anni '70, e Can't Get You Out Of My Head, gioiello pop-dance del 2001, cantata da Kylie Minogue, presenti nell'episodio in cui Monsieur Oscar interpreta un padre in conflitto con la figlia adolescente, servono a Carax a sottolineare le differenze generazionali tra quella a cui fa riferimento l'attore/padre e quella della giovane ragazza, incapace a rapportarsi con i suoi coetanei. Forse, però, i momenti in cui gli spettatori sono maggiormente coscienti dell'intento holy motorsdel regista, rispetto all'uso delle musiche, li troviamo nei due episodi finali: quando Monsieur Oscar interpreta un anziano moribondo e quello in cui la protagonista è proprio la Minogue. Nel primo caso, per rendere ancora più convincente e commovente la scena di addio tra un anziano malato e sua nipote, Carax ci mostra quest'ultima azionare un lettore cd dal quale parte la Marcia Funebre di Dmitrij Shostakovich, in cui la solennità del quartetto d'archi carica di emotività la scena interpretata in realtà da due perfetti sconosciuti. Nel secondo caso, invece, ci immergiamo nel genere del musical con l'esibizione della cantante australiana con Who Were We?, brano dalle aperture orchestrali eseguite dalla Berlin Music Ensemble, all'interno de La Samaritaine, grande magazzino parigino abbandonato, nel quale l'hostess di volo interpretata dalla Minogue e Monsieur Oscar si rivedono per l'ultima volta tra vecchi manichini e il tetto dell'edificio ormai ricoperto di erbacce.

La libertà della narrazione e l'aspetto onirico del film sono evidenziati dunque anche dall'uso della colonna sonora che concorre a creare quel gesto di bellezza al quale aspira Monsieur Oscar e che lo porta a vivere la vita di una mendicante, di un assassino o di un direttore di banca pur di riuscire a catturalo. Proprio come scrisse Pirandello: “Una realtà non ci fu data e non c'è, ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere: e non sarà mai una per tutti, una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile”.

 

Tracl listing:

1.Who Were We? – Kylie Minogue

2.Funeral March (Molto Adagio, quartetto d'archi) – Dmitrij Shostakovich

3.Let My Baby Ride – Doctor L

4.How Are You Getting Home? – Sparks

5.Can't Get You Out Of My Head – Kylie Minogue

6.Revivre – Gerard Manset