SPECIALE Faces/Volti – Fabio Troiano: con una faccia un po' così…

Fabio Troiano

Fabio Troiano è torinese di nascita e crescita artistica. È il suo aplomb distaccato e noncurante della incombente quotidianità il tratto più interessante della sua natura. La sua presenza sulla scena appare casuale, ma è proprio questa apparente distanza con il set che rafforza il legame con lo spettatore che lo fa testimone di quella necessaria osmosi tra mondo reale e mondo dello spettacolo. VIDEO GALLERIA FOTOGRAFICA

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LE BORSE DI STUDIO 2023/24 DELLA SCUOLA SENTIERI SELVAGGI

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Perché Fabio Troiano? Non è solo la sua età (34 anni) che avrebbe dovuto collocarlo al centro di un molteplice interesse da parte dei registi e egli sceneggiatori italiani, ma la sua connaturata capacità di conferire una indimenticabile traccia nel personaggio che interpreta. Non è estranea a questa innata forza attoriale, che lo spinge sua un limite tra eterna commedia e dramma incombente l’espressione che lo accompagna: tra l’indolente e lo strafottente. Proprio questa non marginale caratteristica meriterebbe maggiore attenzione.

Troiano, torinese di nascita e crescita artistica, sotto la guida magistrale di Luca Ronconi, ha la necessaria versatilità per lavorare con uguale positivo esito nel teatro che lo vede esordire, nel cinema, in televisione dove offre il suo volto, indifferentemente, in trasmissioni per i più piccoli o nelle fiction anche seriali che ormai costituiscono il pezzo forte delle televisioni generaliste.

Il nostro cinema oggi naviga tra una autorialità sempre più diffusa, con alcune punte eccelse e un’ottima schiera di ottimi artigiani e un piccolo bacino che contiene un cinema economicamente ricco, ma disadorno e autoreferenziale e perciò asfittico. C’è poi, in un limbo che tende al ribasso, un cinema che fa il verso a quello più spudoratamente giovanilistico e che tale non è più, per tempi e per mutamento delle prospettive. In altre parole, rispetto a pochi anni fa il nostro cinema ha subito una metamorfosi, tutto sommato in positivo e, nel silenzio operoso del proprio lavoro Fabio Troiano, con i colleghi e le colleghe della sua generazione, ha accompagnato questa progressiva palingenesi.

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Ha esordito nel cinema in Santa Maradona (2001) di Marco Ponti, un film che costituisce uno degli snodi di quella trasformazione del cinema italiano di cui si diceva. Ma deve attendere tre anni perché il suo volto riesca ad affermarsi e che insomma avvenga per lo spettatore quell’attesa per i titoli di coda che soddisfi il “chi era l’attore che ….” Il piccolo miracolo avviene con Dopo mezzanotte (2004) di Davide Ferrario. Troiano è il compagno di Amanda, L’Angelo. Qui, pur nell’ambito di un personaggio con una presenza limitata sulla scena, l’attore torinese riesce ad imporsi all’attenzione. È il suo aplomb distaccato e noncurante della incombente quotidianità il tratto più interessante della sua natura. L’espressione eternamente ironicamente trasognata, ma lieve, che stabilisce quella distanza che costituisce la costante caratteristica dei suoi personaggi.

Nel rapporto spettatore-attore avviene che l’attore imponga la propria presenza scenica laddove le sue qualità recitative si accompagnino ad un suo naturale magnetismo. Per Troiano, le cui qualità recitative sono indubbie, si tratta di rivedere i termini del ragionamento. La sua presenza sulla scena appare casuale, quasi occasionale ma è proprio questa apparente distanza con il set che rafforza il legame con lo spettatore, il quale è capace di cogliere in quella sua ironica partecipazione un rapporto di vicinanza e solidale similitudine. In altre parole Troiano è lo spettatore al quale capita di entrare nel film, come avviene in La rosa purpurea del Cairo, diventando così testimone inconsapevole di quella necessaria osmosi tra mondo reale e mondo dello spettacolo.

Nel 2004 esce A/R Andata + Ritorno dello stesso Ponti di Santa Maradona film dagli esiti non felici e assai distante dalla levità della prima opera dello stesso autore. Un altro ritorno segna quello stesso anno la carriera di troiano. Per la regia di Davide Ferrario, protagonista Luciana Litizzetto, partecipa a Se devo essere sincera inusuale esperimento di commedia gialla. Dopo un paio d’anni di silenzio cinematografico, ma di attività televisiva molto intensa segnata da Le cinque giornate di Milano di Carlo Lizzani e Attacco alla Stato di Michele Soavi, nel 2006 torna al cinema con Il giorno + bello di Massimo Cappelli. è il suo ruolo di protagonista accanto a Violante Placido in una storia che, ispirata alla commedia del passato, ironizza sul percorso matrimoniale scoprendo gli altarini di una coppia che da un preteso anticonformismo giunge all’altare attraverso una soluzione quanto mai usuale.

Del 2007 è Giorni e nuvole di Silvio Soldini Troiano interpreta Riki il fidanzato di Alice (Alba Rohrwacher) in un film importante, che arricchisce di certo la sua filmografia.

Oggi per Troiano dopo l’invisibile Family game di Alfredo Arciero e l’incerto Cardiofitness, di Fabio Tagliavia, si attende il nuovo film di Ferrario che dovrebbe chiamarsi Libertà.

Un percorso artistico quello di Troiano che, nonostante la sua versatilità, che trova nella già citate forme espressive la conferma di quelle capacità, non riesce a cogliere a pieno, nel cinema, la sua giusta dimensione, quella che recuperi l’interesse per i personaggi che forse non stanno con i piedi per intero sulla terra, ma che con la loro faccia un po’ così…colgono l’essenza di un cinema disilluso, ma che riesca a raccontare, come è accaduto per il nostro attore, quell’aspetto per nulla trascurabile del disincanto da una realtà che non convince e che ci fa rifugiare nell’indefinito scetticismo che Troiano impersona con esemplare convinzione.

Fabio Troiano ospite di "Siamo Stati Uniti"

 

Il giorno più bello

 

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