Spin Time – Che fatica la democrazia!, di Sabina Guzzanti

C’è l’inchiesta e la scoperta di un luogo e delle persone nel documentario sul palazzo occupato a Roma dal 2013. Ma la regista non trova le misure giuste e la denuncia è debole.

Un palazzo occupato a Roma, quartiere Esquilino. In questo edificio convivono due realtà. Nei sette piani ci sono gli alloggi di 180 famiglie italiane o provenienti da nazionalità diverse che si sono ritrovate senza casa che sono gestite dall’associazione occupante Action. Nei due piani sotterranei si trova lo spazio culturale Spin Time Labs che organizza attività di formazione e culturali. C’è la redazione del giornale “Scomodo”, vengono portati in scena spettacoli di teatro sociale diretti dalla regista greca Christina Zoniou che per Sabina Guzzanti è stato uno dei motivi di ispirazione del film.

Comincia e finisce con l’immagine dei bambini. Un prologo per entrare dentro le dinamiche politiche e sociali di Spin Time. Che fatica la democrazia! in cui Sabina Guzzanti mostra le difficoltà di una convivenza tra diverse realtà che non riescono a integrarsi in questo palazzo occupato dal 2013 e che ha attirato l’attenzione della stampa quando il cardinale Konrad Krajewski, tesoriere di Papa Bergoglio, nel 2019 ha tolto i sigilli al contatore e riattaccato la luce che era stata disattivata perché le bollette non erano state pagate.

I documentari di Sabina Guzzanti partono spesso come un’inchiesta: la censura dei mass-media in Viva Zapatero!, la negoziazione tra stato italiano mafia in La trattativa, la gestione dell’emergenza del post-terremoto in Abruzzo del 2009 tra imprenditori corrotti e l’enorme potere della Protezione civile in Draquila – L’Italia che trema. Probabilmente è proprio questo lavoro di Sabina Guzzanti, che ad oggi rappresenta il suo risultato migliore, che è più vicino a Spin Time – Che fatica la democrazia! proprio perché, oltre al giornalismo di denuncia, si sofferma sul luogo e sulla vita di tutti i giorni persone, tra emergenza e speranze di un futuro diverso. “Quando sono arrivata in questo palazzo – sottolinea la voce-off della regista – non sapevo bene cosa cercavo. Forse un po’ di ispirazione. O un po’ di fiducia nel genere umano”. Parte quindi come una scoperta, in cui Guzzanti è accompagnata da Andrea “Tarzan” Alzetta, leader di Action, ex-consigliere comunale di estrema sinistra e Paolo Perrini, presidente di Spin Time Labs.

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Spin Time – Che fatica la democrazia! non trova però le misure giuste. La regista si mette in scena, simula le dinamiche dell’oppressione, filma le riunioni dell’assemblea che deve eleggere un nuovo comitato. È più efficace nel mostrare i conflitti tra gli abitanti, con la scena in cui una ragazza si rifiuta di pulire di nuovo. Si perde però in un’incertezza tra la documentazione oggettiva e la messa in scena di un’autorappresentazione come negli esperimenti di teatro sociale. Ci sono molti temi che il documentario ha l’urgenza di affrontare ma non riesce ad approfondirli adeguatamente e la denuncia risulta piuttosto debole. In più, l’immagine delle statue che parlano è un tocco d’autore di cui non si avvertiva il bisogno.

 

Regia: Sabina Guzzanti
Distribuzione: Wanted Cinema
Durata: 92′
Origine: Italia, 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.4

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
5 (1 voto)
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