Stephen King dal libro allo schermo. A cura di Giacomo Calzoni

La pagina kinghiana è inavvicinabile, sovranista. Al cinema non resta che adattarsi. Il nuovo libro a cura di Giacomo Calzoni per minimum fax analizza il rapporto tra Stephen King e cinema

Non c’è autore contemporaneo che può vantare un numero tanto grande di adattamenti cinematografici e televisivi quanto lui, Stephen King. Una penna infaticabile, che ha dato vita a più di cinquanta romanzi, un’infinità di racconti raccolti in antologie o ‘sciolti’ in riviste e giornali, e poi ancora saggi e sceneggiature. Una necessità che è anche una dote, quella di scrivere, da lui stesso dichiarata: «la mia vita è scrivere», leggiamo su On Writing. Autobiografia di un mestiere, celebre testo che tenta, per usare le sue stesse parole, di «spiegare, in maniera sobria e concisa, come ho incominciato con questo mestiere, quanto ne ho imparato fino a oggi e come lo si mette in pratica». In lui il mestiere di scrivere e ‘quello’ di vivere, come spesso accade, s’intersecano senza soluzione di continuità. Sconfinano persino. Perché il prolifico autore – Re di nome e di fatto – di un intero genere, è stato corteggiato dal cinema sin dal suo esordio nel 1974 con Carrie. Best-seller istantaneo, trasposto sul grande schermo da Brian De Palma con il titolo italiano di Carrie – Lo sguardo di Satanaè solo il primo di decine di adattamenti filmici che hanno fatto sì che – talvolta suo malgrado – si creasse un connubio fertile tra l’autore ed il Cinema. Per qualcuno sono infatti un unicum indistinguibile, King è il cinema, perché «il libro di Stephen King è già un film», scrive il critico Pier Maria Bocchi, «non un copione, non una sceneggiatura, proprio un film, fatto di scene di montaggio, di fotografia. Fatto di immagini. […] Stephen King è un regista. Un metteur en scène». E allora quale spazio per gli autori che provano ad affrontare il mare magnum del testo kinghiano, con tutte le sue insidiose e forse inaspettate profondità?

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Questa la domanda, dichiaratamente retorica, da cui muove il libro Stephen King dal libro allo schermo, testo corale curato da Giacomo Calzoni ed edito da minimum fax. Un susseguirsi di contributi di autori e critici (oltre al curatore ed a Pier Maria Bocchi, Daniele Dottorini, Marco Lazzarotto Muratori, Davide Di Giorgio, Andrea Pirruccio e Matteo Berardini) che portandoci nel vivo della questione si articolano lungo la linea cronologica, dagli inizi fino all’ultra-contemporaneo, dal grande al piccolissimo schermo, dove King ha tutt’altro che deposto la corona. Vi si affronta la materia delle trasposizioni da molteplici punti di vista, analizzando le differenze abissali tra il King dello schermo e quello originale della pagina. I presupposti sono manifesti: «La pagina kinghiana è incedibile, inavvicinabile, sovranista. Non si può comprare, non si può svendere. Il romanzo di Stephen King non è un’impronta, un fenotipo. Nessun duplicato, nessuna copia. Il cinema, da par suo, è costretto a stare a guardare. Paradosso del mercato: uno degli scrittori più fecondi è anche uno dei più tradotti sullo schermo». Come se il cinema dovesse piegarsi al cospetto di una tale produzione, che dietro a quella (apparente) semplicità e superficialità di cui è stato spesso accusato – finanche da Harold Bloom in persona! – nasconde una ricchezza che si presenta ostica nelle mani di sceneggiatori e registi. Al cinema non resta che il silenzio allora, o il tradimento. E così è stato nella maggior parte dei casi in cui King è caduto nelle mani di autorialità forti come quella di Cronenberg, Carpenter o Romero. Ma il più celebre dei tradimenti è senza dubbio lo Shining di Kubrick, analizzato dettagliatamente nel libro da Daniele Dottorini. King, come ricorda Enrico Ghezzi, dichiarò a più riprese di disprezzare il film, come disprezzò molte delle trasposizioni cinematografiche tratte dai suoi libri, al massimo ambiguamente tollerate per via dell’ingente ritorno economico. Eccezion fatta per Stand by medi Rob Reiner, sinceramente (?) apprezzato dall’autore. Ma allora, dopo questa parabola che dura più di quarant’anni vien da chiedersi se davvero la pagina kinghiana sia intraducibile sullo schermo, o se piuttosto questa difficoltà fosse dovuta ad un’incomprensione mista ad un certo snobismo verso un autore da sempre forzatamente escluso dal ‘canone occidentale’ in cui rientrerebbe di diritto; o più semplicemente i tempi non erano pronti per un testo tanto espanso, barocco e ‘freak’, e forse solo ora, non a caso, ci stiamo avvicinando ad una sua comprensione. I format dell’ultimo ventennio non fanno che dirci che siamo sulla buona strada.

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Stephen King dal libro allo schermo
a cura di Giacomo Calzoni
Editore: minimun fax
Pagine: 313
18.00 euro

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