SUDAFRICA 2010 – A testa bassa… ancora

a testa bassaA testa bassa i francesi lasciano il campo. Più che melodramma è andata in scena probabilmente una tremenda rielaborazione nouvelle vague, testardamente narcisa e innovatrice, di cercare immagini se non materialistiche certamente necessarie, accettando e/o scegliendo coscientemente l’emarginazione, continuando a sperimentare il possibile ma evocando a sé anche la finzione romantica di un’eterna nevrotica adolescenza stupita dal mondo e affranta o spaventata o nauseata dagli uomini 

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ozilMesut Ozil, classe 1988, centrocampista del Werder Brema, di origini turche, da considerare probabilmente il giovane più interessante di questo mondiale. Il CT Joachim Löw preferisce farlo giocare tra le linee, libero di spaziare sulla trequarti avversaria, proprio come Zidane, idolo dello stesso Ozil. Potrebbe giocare anche più dietro, sulla linea mediana, proprio come Veron di questi anni. Ha la grazia e l’eleganza dei due campioni citati e le movenze cadenzate di un ballerino. Calciatore da tenere d’occhio, perché capace di inserirsi senza palla e di giocate geniali, tipiche del grande campione. Non disdegna l’aiuto ai compagni e se apparentemente sembra muoversi poco e al risparmio, in realtà sa quando, come e dove andare, senza perdere mai la bussola, senza perdere mai la testa. A testa alta, con un balzo teutonico ha festeggiato il goal qualificazione contro il Ghana, con un perfetto e angolatissimo tiro da fuori area, colpendo la palla con estrema precisione e coordinazione. Ozil, con l’aria svagata del fuoriclasse, è una delle poche cose belle e appassionanti viste in questo scorcio mondiale, a parte gli show di Maradona a bordo campo, i misteri da guerra fredda che avvolgono la Corea del Nord e soprattutto la sceneggiata melodrammatica francese che ha reso necessario l’intervento del Governo e del presidente Sarkozy. I fatti: Nicolas Sarkozy non ci sta. Il presidente francese chiede la convocazione degli Stati generali del calcio, dopo il capitombolo dei Bleus al Mondiale in Sudafrica. Sarkozy ha anche imposto al Governo di Parigi di fare sì che i giocatori non percepiscano “nessun beneficio finanziario dopo questo disastro”. È quanto riferisce l'Eliseo dopo che il Capo di Stato si è riunito con il premier Francois Fillon, il ministro dello Sport Roselyne Bachelot e il segretario di Stato allo Sport a testa bassaRama Yade. La delusione più grande di questo Mondiale è stata finora senza ombra di dubbio la Francia di Domenech, schiaffeggiata ed eliminata proprio dai padroni di casa del Sudafrica come ultima del girone. ”Non ho parole – ha esordito Domenech in sala stampa, che poi ha aggiunto – È una delusione per tutti coloro che ci credevano”. Il ct della nazionale transalpina ha poi detto che “le intenzioni per fare bene le avevamo, poi sono venuti fuori questi due episodi che ci hanno condannato, e non siamo più riusciti a raddrizzare la partita”. Proprio oggi, Henry che ieri ha probabilmente chiuso la carriera in nazionale, giocando proprio contro il Sudafrica contro cui esordì l’11 ottobre 1997, ha chiesto di essere ricevuto da Sarkozy: “Un rendez-vous personale – spiegano all’Eliseo – su richiesta del giocatore”. Ma a parte il risultato del campo, la Francia esce da questo mondiale come era uscita 4 anni fa dal precedente in Germania, a testa bassa. Quella di Zidane che non seppe digerire le provocazioni verbali di Materazzi e quelle di Ribery e compagni, umiliati e scioperanti contro il proprio allenatori. L'insulto di Anelka finito sui giornali, la successione "squalifica" decisa dalla federcalcio, l'ammutinamento del gruppo, la lettura di un comunicato dei calciatori, la lite pubblica tra Evra, il capitano e il preparatore atletico, sono episodi che rimarranno scolpiti nella storia oltre che nella cronaca di questo disastroso mondiale dei francesi. Considerata dai giornali transalpini la pagina più brutta per lo sport. Lotte intestine che trasformano una delle nazionali più forti al mondo, costretta dal proprio allenatore a clamorose esclusioni, in una barzelletta mondiale. È ormai affare di stato, quello di Domenech, solo in mezzo al campo, alla vigilia dell’ultima partita eliminatoria, a scrutare il vuoto, lasciando i suoi calciatori soli negli spogliatoi nel pre-partita. Domenech è il regista/attore principale di questo anomalo melodramma alla francese: “Quel che è più terribile, su questa terra, è che tutti hanno le loro ragioni”. È la battuta famosa di Jean Renoir in La règle du jeu. Si può partire da qui per cercare di chiarire almeno il “mistero Domenech”, o almeno la verità, con tutti i suoi cedimenti, della sua lunga attività di CT della Francia. Domenech è dotato di forte capacità mimetica, non si adatta e non si mimetizza. Con sfacciataggine ha “deriso” gli irlandesi, eliminati domenechingiustamente dai francesi nelle qualificazioni mondiali per un colpo di mano di Henry. Spera e dispera, sorride ma non piange, non pare volersi mescolare alla vita dei suoi personaggi/calciatori, tenendo sempre una spiritosa quanto irritante, a volte, distanza. È nuovo nella svagata presa di contatto con la realtà. Domenech cuce su se stesso la funzione di malinconico commentatore della fine di un tempo. Più che melodramma è andata in scena probabilmente una tremenda rielaborazione nouvelle vague, testardamente narcisa e innovatrice, di cercare immagini se non materialistiche certamente necessarie, accettando e/o scegliendo coscientemente l’emarginazione, continuando a sperimentare il possibile ma evocando a sé anche la finzione romantica di un’eterna nevrotica adolescenza stupita dal mondo e affranta o spaventata o nauseata dagli uomini. Scienziato pazzo e cavia volontaria, Domenech si è messo a nudo, scendendo dall’aereo dopo la disfatta e ricordando quasi, nel suo barcollare, Ronaldo, prima della finale proprio contro la Francia nel 1998. Ha messo a nudo anche la difficoltà, forse l’impossibilità, di leggere e cambiare, con i mezzi del calcio (e del cinema), l’esistente.                      
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    Un commento

    • domenech è godard, in tutto e per tutto. ivi compreso il rincoglionimento senile. Certo puntare sulla Francia dopo la débacle di ieri mi sembra come i francesi che oggi parlano di noi…