Tarrac, di Declan Recks

Una storia di riconciliazione familiare e rivalsa sportiva ambientata nel mondo del canottaggio irlandese. Dall’Irish Film Festa di Roma appena conclusosi

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BANDO BORSE DI STUDIO IN CRITICA, SCENEGGIATURA, FILMMAKING

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L’urlo catartico della protagonista alla fine del film è la liberazione di una sofferenza rimasta per troppo tempo intrappolata, respinta e affondata nell’alcool. Il mare invece è simbolo di unione tra le sorelle, che remano senza sosta, come per lasciarsi alle spalle il passato, quel cordone ombelicale che le ha generate, cresciute e infine abbandonate.

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Tarrac, che significa “tirare” in irlandese, è la storia di Aoife, interpretata da Kelly Gough (nota per la serie The fall), che ritorna a casa sua nella penisola di Dingle, nella costa sud-occidentale dell’Irlanda, dopo che suo padre (Lorcan Cranitch) ha avuto un infarto. Qui si ritrova a rientrare nel mondo competitivo del canottaggio Naomhóg (una barca nativa irlandese). Nel cast figura anche Kate Nic Chonaonaigh, dal recente successo di The Quiet girl. La competizione diventa una necessità per tirare avanti, remare con fatica ma con lo sguardo fisso verso l’orizzonte, verso l’immensità del mare e lasciarsi alle spalle il lutto a forza di remi.

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La protagonista assume un rapporto di cura col padre, quasi di sostituzione di quella figura che non c’è più, e al tempo stesso di accusa verso quel padre che al contrario non si è occupato di lei nel momento di maggiore bisogno. L’alcool è l’elemento di contrasto, divisione, mentre l’acqua simboleggia l’unione della famiglia e la passione per lo stesso sport.

La riconciliazione familiare si allinea con quella sportiva, in entrambi i contesti ci deve essere collaborazione, ogni pezzo è parte integrante per l’intero sistema e Aoife arriverà a questa consapevolezza nel corso della vicenda. Recks porta sullo schermo una storia di contrasti a cui seguirà poi la riconciliazione, a cui si aggiungono momenti di spensieratezza. E’ tutto molto leggero, non c’è mai un reale momento di scontro o una effettiva elaborazione del lutto, anche se c’è da sottolineare il profondo legame tra le sorelle che si danno forza nello sport e nella vita. L’accento  è molto sulla componente sportiva, sul duro allenamento, i vari sforzi, con l’obiettivo di creare unione tra le sorelle, le sisters of the sea, come si definiscono. Mentre la storia familiare, soprattutto il rapporto con il padre, rimane sulla superficie dell’acqua.

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