Quelle del film sono immagini che non mostrano cinema, ma che insistono invece nel decantare quanto sia bello e appassionante il teatro, con duetti lunghissimi e ben oltre il limite della noia. Dunmore va giù pesante con i primi piani senza però riuscire mai ad appassionare e coinvolgere veramente.
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Il lungometraggio di Laurence Dunmore si apre con piano fisso che vede Johnny Depp volgere lo sguardo verso la mdp ed iniziare una sorta di monologo-prologo rivolto allo spettatore per poi sparire poco dopo nell'oscurità. Ecco, una sequenza, la prima, ci fa subito capire da che parte andrà a parare il film: andrà ad aggrapparsi inesorabilmente e tristemente su Johhny Depp, sulle sue qualità – invero indiscutibili – attoriali e trasformiste, lasciando andare alla deriva un lavoro che poteva rivelarsi di ben altro spessore cinematografico.
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Depp interpreta la parte del Conte di Rochester, autore teatrale, amante del buon vino e delle belle donne, che scandalizzò con i suoi comportamenti l'Inghilterra di re Carlo II (John Malkovich).
Immagini che non mostrano cinema, ma che insistono invece nel decantare quanto sia bello e appassionante il teatro, con duetti lunghissimi e ben oltre il limite della noia tra il depravato conte (che però non si lascia mai andare ad atti impuri) e la bella attrice Elizabeth Barry (Samantha Morton). Non bastano le interpretazioni di Depp e della Morton (uno dei volti femminili più espressivi che il cinema ci abbia mai regalato) per salvare questo film.
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Dunmore va giù pesante con i primi piani, i monologhi e le squallide taverne londinesi, senza però riuscire mai ad appassionare e coinvolgere veramente. Il suo "libertino" è privo del fuoco e della carne passionale rinchiusi in un delirio misticheggiante che invece l'incompreso Philip Kaufman immetteva in ogni inquadratura nel bellissimo Quills – La penna dello scandalo. In sostanza The Libertine è troppo parlato, troppo cerebrale, si ripiega su se stesso, implodendo e lasciando lo sguardo senza punti di riferimento. La fotografia di Alexander Melman è sgranata, i colori sono di un grigio perenne, avvolti nella nebbia ed illuminati saltuariamente dalla luce naturale delle candele. Ma questo sembra più uno stratagemma per sopperire alla mancanza di idee e soprattutto di coraggio da parte del regista inglese, che non vuole sporcarsi le mani, lasciando tutto nelle spalle degli attori il compito di portare – o meglio – trascinare il film in territori che nulla hanno a che fare con il cinema che più ci piace ed amiamo. Territori della piattezza visiva ed emozionale.Titolo originale: id.
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Regia: Laurence Dunmore
Interpreti: Johnny Depp, Samantha Morton, John Malkovich, Paul Ritter.
Distribuzione: Mediafilm
Durata: 114'
Origine: USA, 2004
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