Three Kings, di David Russell


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Regia: David Russell
Soggetto e Sceneggiatura: David Russell
Fotografia: Newton Thomas Sigel
Montaggio: Robert K. Lambert
Musica: Carter Burwell
Scenografia: Catherine Hardwicke
Interpreti: George Clooney (Archie Gates), Mark Wahlberg (Troy Barlow), Ice Cube (Chief Elgin), Spike Jonze (Conrad Vig), Cliff Curtis (Amir Abdulah), Nora Dunn (Addriana Cruz), Said Taghmaoui (Capitano Said)
Produzione: Charles Roven, Paul Junger Witt, Edward McDonnell
Distribuzione: Warner Bros
Durata: 114'
Origine: USA, 1999



Ecco il film che non ti aspetti, che sa sorprendere per quella sorta di strano mix che riesce a fare tra il cinema di oggi, sempre più luogo di sperimentazioni visive fasulle, e quello di una volta, capace di raccontare sottotracce di storie diverse e sensibili, oltre la trama apparente.
Three Kings racconta di tre soldati durante (alla fine de) la Guerra del Golfo, che cercano di impossessarsi dell'oro che gli iracheni avevano rubato ai ricchi vicini del Kuwait. Il contesto è il film di guerra, ma in realtà di guerra se ne vede ben poca, e la pellicola si inserisce più facilmente nel genere azione, avventura, che non in quello bellico vero e proprio. Ma quello che colpisce è l'assoluto antieroismo che incarnano i tre 'sporchi' personaggi del film, molto ben caratterizzati dai tre interpreti George Clooney, Mark Wahlberg e Ice Cube. Sembrano i resti di Quella sporca dozzina e il riferimento al cinema di Robert Aldrich è forse essenziale per avvicinarsi alle coordinate emozionali-visive di questo film. Che racconta di un tentativo di rapina, dove la guerra è solo il contesto ambientale, ma anche che sa con molta naturalezza e senza grandi discorsi patriottici o moralisti, trasformare i suoi tre personaggi in straordinari esseri umani capaci di diventare degli eroi, di sacrificare tutto per la salvezza di qualche decina di civili, ribelli al regime che sarebbero massacrati dai soldati di Saddam se a loro consegnati con la complicità dell'esercito americano.
David Russell è bravo nel colorare il film con tre diverse scelte cromatiche, con quell'inizio fatto di immagini 'sbiadite', quasi ci raccontasse la guerra dall'interno di un documentario, per poi trasformarle in qualcosa di incredibilmente sgranato, come fossero riprese amatoriali nel momento della ricerca del tesoro, ed infine ritrovare la giusta saturazione di colore nell'ultima parte, quando i tre 'banditi' in divisa militare si ritrovano a fare la loro scelta, così rischiosa e assolutamente 'fuori luogo'. Ecco, proprio questa assurdità della scelta finale dei 'tre re' fa del film di Russell un oggetto misterioso e interessante: sono dei perdenti, ben illustrati da flashback e segnali delle loro vite da civili. Nessuno di loro fuori di lì avrà vita facile, il tesoro è il riscatto che chiedono a una vita mediocre, fatta di fallimenti e grigiore quotidiano. Ma il riscatto vero avviene proprio – come solo nei film di Aldrich avveniva e, più recentemente, in Walter Hill – attraverso la loro progressiva perdita, del tesoro, del ruolo di militari, di elementi super partes, di soggetti che cercano di 'prendere' invece che dare. Tanto più si sporcano le mani all'interno del deserto, tanto più feroce è lo sguardo critico verso una guerra 'finta' e tuttavia crudele e assassina. Three King non è un film né buonista né politicamente corretto ma sa insinuare con la imprevista forza morale dei suoi reietti protagonisti, il dubbio atroce su una guerra già dimenticata (come anche quella del Kossovo), che cioè tutte le 'nuove guerre' dei nostri giorni, altro non siano che operazioni di superficie per ripulire apparentemente la faccia al gioco della globalizzazione, e lasciare i conflitti locali assolutamente come e peggio di prima. Curioso che questo film 'politico' sia passato attraverso la spettacolarizzazione del più grosso gruppo di informazione/comunicazione 'globale' del mondo. Forse perché comunque lo spettacolo è qui assicurato, e alla fine alle Major è questo che interessa.
Federico Chiacchiari
 

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