"Un colpo solo": i 70 anni di Christopher Walken

Il cinema è sempre stato troppo piccolo, per Christopher Walken. O almeno, è stato così da I cancelli del cielo in poi: come se, più o meno direttamente, lo stesso Michael Cimino gli avesse trasmesso il disagio, la condanna per aver partecipato a qualcosa di talmente immenso, la colpa di essere riusciti a volare così vicini al sole da restarne inevitabilmente bruciati. Sembra quasi che Walken non piaccia al cinema di questi nostri tempi; o forse è lui ad essersene allontanato spontaneamente, chissà. Resta il fatto che, dagli anni Ottanta in poi, la sua presenza si è fatta man mano sempre più dimessa, quasi a volersi nascondere, a rimanere sottovoce. Lavorando ai margini del Sistema, quello stesso che prima ti conferisce una delle sue massime onorificenze (l’Oscar per Il cacciatore), e poi ritorna per presentare il conto da pagare, che quasi sempre è salatissimo. Come del resto è successo all’amico Cimino, anche se in maniera diversa.

Ma il suo futuro non doveva essere nella celluloide: ancora prima che a teatro (durante l’arco della propria carriera ha lavorato a più di 100 spettacoli), si fa notare come ballerino di tip-tap, fortemente incoraggiato da una madre che sperava per i suoi figli una carriera in ambito musicale. Christopher Walken nasce a New York il 31 marzo 1943, da una famiglia proletaria di origini europee. Un viso scavato, dagli zigomi pronunciati: impossibile da dimenticare. Quindi, perfetto per il grande schermo, per il quale esordisce nel 1969 con il film Me and my brother, di Robert Frank. Negli anni Settanta interpreta piccoli ruoli per registi del calibro di Woody Allen (Io & Annie), Michael Winner (The Sentinel) e Paul Mazursky (Stop a Greenwich Village), fino al fatidico 1978, anno dell’indimenticabile capolavoro Il cacciatore. Un colpo solo, Christopher, un colpo solo: la sequenza della roulette russa entra immediatamente nell’immaginario collettivo, e l’anno seguente il film di Michael Cimino porta a casa ben cinque premi Oscar, uno dei quali è proprio per Walken come miglior attore non protagonista. Sembra l’inizio di una promettente carriera ai vertici dello star system hollywoodiano, ma il destino ha in serbo altri piani, poichè nel 1980 arriva, annunciato, definitivo, il flop de I cancelli del cielo; insuccesso al quale seguono, immediatamente dopo, alcune turbolenze nella sua vita privata, la più grave delle quali rimane certamente quella avvenuta il 29 novembre 1981 al largo dell’isola di Santa Catalina: il ritrovamento del cadavere dell’amica Natalie Wood, a seguito di una notte brava alla quale partecipò egli stesso.

Nel 1983 interpreta per David Cronenberg il protagonista di La zona morta, contribuendo a rilanciare le quotazioni del regista canadese, reduce dal terribile insuccesso commerciale di Videodrome; due anni più tardi lo vediamo invece vestire i panni del villain nell’ultimo Bond interpretato da Roger Moore, 007 – Bersaglio mobile.

Gli anni Novanta hanno visto un progressivo allontanamento di Walken dai ruoli di protagonista: fatta eccezione per il sodalizio con Abel Ferrara, l’attore americano prende parte a una grande quantità di pellicole di successo, ma rimanendone sempre in disparte. Compare brevemente in una delle tante sequenze di culto di Pulp Fiction (custodendo fin troppo fedelmente l’orologio del padre di Bruce Willis), e affida il suo nome a diverse pellicole di matrice indipendente: ritorna quindi alla mente il finale del superbo King of New York, con lui rifugiatosi dentro un taxi, la pistola ancora fumante in mano e nessuna speranza di sopravvivenza; Christopher Walken sceglie quindi in questo modo di rimanere ai margini, lontano dalle luci dei riflettori, non prima ovviamente di aver interpretato due titoli fondamentali di quel periodo (lo strepitoso dittico Fratelli/The Addiction, due film speculari e complementari sul Peccato e la Colpa). Un decennio in cui lo vediamo meraviglioso cattivo per Tim Burton (Batman Il ritorno e fantasma in Il mistero di Sleepy Hollow), angelo caduto sulla terra (la trilogia horror The Prophecy) nonché volto – secondario, purtroppo – di tante commedie non sempre all’altezza della sua fama. Sempre ricordandosi delle proprie origini, non mancando mai di far inserire nei copioni una sequenza di ballo, suo primo grande amore mai dimenticato: lo dimostra anche Weapon of Choice, il bellissimo videoclip girato da Spike Jonze per Fatboy Slim nel 2001, nel quale l’attore dimostra ancora una volta le sue straordinarie doti fisiche arrivando addirittura a curare personalmente l’aspetto coreografico.

Nel 2002 ottiene la seconda nomination agli Oscar per il magnifico Prova a prendermi di Steven Spielberg: è l’ennesima interpretazione straordinaria, una prova sofferta e malinconica, per un padre che porta sulle proprie spalle tutto il peso per i fallimenti del figlio Leonardo DiCaprio.

Oggi Christopher Walken raggiunge il traguardo dei 70 anni, continuando ad attraversare trasversalmente il cinema americano come ha sempre fatto nel corso della sua carriera: il suo nome è uno dei tanti sinonimi dell’irripetibile New Hollywood di quattro decenni fa. Nessuna cerimonia, nessun God Bless America cantato in lacrime. Oggi dobbiamo festeggiare:  un colpo solo, Chris. Un colpo solo.

 

 Videoclip di "Weapon of Choice"

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

 

Sequenza da "Il cacciatore"

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

 

Il monologo di "Pulp Fiction"

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"

 

Christopher Walken riceve l'Oscar per "Il cacciatore"

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"