VENEZIA 67 – “Passione” di John Turturro (Fuori Concorso)

Passione
Passione è un affettuoso omaggio alla canzone napoletana come specchio del popolo partenopeo, nel quale si passa con estrema disinvoltura dai grandi nomi della ricerca filologica (Barra, Avitabile), agli innovatori (Raiz, Senese) fino ai cantanti di strada, senza mai abbassare la carica emotiva che resta, sempre e comunque, altissima

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Passione - J.TurturroForse per uno sguardo “straniero” è più facile che per il nostro cercare di afferrare l’essenza profonda di un popolo attraverso la sua musica. E così lo “straniero” Turturro gira il suo “Buena Vista Social Club” a Napoli e ci spiega, con estrema naturalezza, che le canzoni napoletane dicono, ad esempio “io ti amo tantissimo e voglio stare insieme a te, ma se tu non vuoi stare con me ok, mi metterò con tua sorella!” perché (aggiunge Turturro nel film) i napoletani sono così. Quale sintesi migliore per spiegare quel mix di ironia e ostinazione che caratterizza gli abitanti di questa città unica al mondo?

Turturro, poi, è la persona più adatta ad afferrare il profondo contenuto emotivo di queste canzoni, visto che già in Romance and Cigarettes aveva deciso di veicolare tutta la “Romance” attraverso le canzoni. Ed inoltre, si era già interessato alla nostra cultura popolare con un documentario sui pupi siciliani: Prove per una tragedia siciliana, presente l’anno scorso sempre quì a Venezia.

Passione è, dunque, un affettuoso omaggio alla canzone napoletana come specchio del popolo partenopeo, nel quale si passa con estrema disinvoltura dai grandi nomi della ricerca filologica (Barra, Avitabile), agli innovatori (Raiz, Senese) fino ai cantanti di strada, senza mai abbassare la carica emotiva che resta, sempre e comunque, altissima.

In perfetto stile partenopeo, poi, Turturro trasforma i classici in “sceneggiate”, così, “Comme facette mammeta” si trasforma in proto-video di Jennifer Lopez, “Malafemmina” rievoca la genesi della canzone (che Totò scrisse quando fu lasciato dalla moglie) attraverso i volti di Massimo Ranieri e Lina Sastri, fino al divertentissimo “Caravan petrol” con Fiorello e Turturro che inscenano una esilarante balletto in una solfatara. Certo, come tutte le sceneggiate, viaggia sempre ai limiti dell’eccesso rimandando, a volte, un’immagine forse un po’ abusata della città. Ma questo, comunque, non nuoce al prodotto anzi, forse, ne rafforza le possibilità d’esportazione che, si ha spesso la sensazione, siano uno degli obiettivi del film.

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