#Venezia75 – Zen sul ghiaccio sottile. Incontro con Margherita Ferri e il cast

In occasione della presentazione al Lido dell’opera tutta italiana Zen sul ghiaccio sottile – figlia del programma Biennale College Cinema e realizzata con il sostegno de La Biennale di Venezia – abbiamo incontrato la regista Margherita Ferri e le due giovani attrici protagoniste, Eleonora Conti e Susanna Acchiardi. Ferri ci ha raccontato in modo confidenziale e diretto del suo lavoro, un film a tema queer che riesce al contempo a scavare a fondo nelle dinamiche intricate del periodo adolescenziale, in quei momenti nei quali l’identità incerta inizia a chiedere chiarimenti e nello stesso tempo impara a fare i conti con un’inesorabile miscela di dubbi, paure, turbolenze interiori. 

Il film di Ferri traccia un percorso di ricerca del sé nel quale riconoscersi universalmente, e sceglie di raccontarlo nel contesto di un luogo di solitudine di grande suggestione quale è l’Appenino Emiliano – le riprese si sono svolte nel comune di Fanano, nel modenese – , sviluppando una profonda sinergia tra personaggio e ambiente: «Riguardo al paesaggio ho voluto costruire una relazione con i personaggi… Non sono semplici cartoline, bensì un paesaggio emotivo nel quale riflettere l’interiorità dei personaggi». Altro elemento determinante nel quale la storia affonda le proprie radici è quello del ghiaccio, dal campo da hockey nel quale si allena Maia/ZEN (Conti) alle diverse immagini repertoriali dei grandi ghiacciai del mondo in trasformazione: «Il tema del ghiaccio figurava già nel primo progetto; nella seconda stesura, ho poi deciso di inserire degli inserti di repertorio che raccontassero i moti emotivi di Maia, accompagnando tutto il percorso del personaggio. Nel finale Maia compie un suo personale coming out per affermare se stessa; la posa sul ghiaccio che termina il film è, nello sport dell’hockey, un gesto di sfida, dunque l’apertura di una nuova battaglia».

Le due giovani attrici protagoniste, Conti e Acchiardi, sono alle prime esperienze nel cinema. Riguardo alla scelta del cast, la regista aggiunge: «Volevo lavorare con i ragazzi del luogo, senza sfociare nell’esperienza mainstream macchiettistica, ma puntando a un maggiore realismo. Abbiamo, allora, seguito due strade: un casting tradizionale per i ruoli principali e alcuni laboratori nelle scuole del luogo per il resto del cast. In seguito, tutti sono stati messi insieme. Avendo poco tempo per poter girare e un budget basso, abbiamo preparato tutto molto tempo prima di iniziare le riprese». Le giovani interpreti hanno poi raccontato della loro esperienza e del rapporto con i rispettivi personaggi, rimarcando entrambe l’importanza di avere vestito i panni di ragazze quasi loro coetanee, riuscendo dunque a empatizzare maggiormente con sentimenti e vicende vissute da Maia e Vanessa.

Ferri – che ci svela di avere già nel cassetto un’altra sceneggiatura conclusa, ancora una volta a tema queer – ci racconta in seguito del cinema che ama e che ha influenzato il suo percorso, facendo riferimento in particolare alla corrente indipendente americana, al Queer Cinema, ma anche al racconto di formazione alla Moonlight; Gus Van SantXavier Dolan e Andrea Arnold sono solo alcuni dei nomi citati da Ferri tra gli artisti maggiormente influenti nel suo lavoro, mentre per l’Italia è Luca Guadagnino con il suo Chiamami col tuo nome a essere in cima alle preferenze della regista.
Ferri, infine, si è espressa sulla polemica che si è abbattuta su questa #Venezia75 quasi tutta al maschile, consegnandoci la sua opinione sull’importante tema del pregiudizio culturale dilagante nei diversi ambiti della società odierna: «Ho molte opinioni su questo tema poiché è qualcosa che ha accompagnato tutta la mia carriera. Si sta verificando una sparizione delle donne in generale, esiste un pregiudizio culturale tant’è che molte donne non pensano nemmeno di fare questo lavoro. Alla conferenza di ieri, il Direttore Barbera ha parlato di trasparenza… Ma è importante anche che non ci sia solo uno sguardo maschile sul mondo, bensì che ci siano anche altre storie da raccontare».

Zen sul ghiaccio sottile sarà in sala a partire dalla fine di ottobre, distribuito da Istituto Luce-Cinecittà.