#Venezia77 – Notturno, il Medio Oriente secondo Gianfranco Rosi

Il resoconto di Gianfranco Rosi sui tre anni passati in Medio Oriente. In concorso a #Venezia77, un film che si tiene lontano dalle zone di guerra per raccontare il conflitto nel quotidiano

Tra i quattro registi italiani in concorso quest’anno a Venezia77Notturno di Gianfranco Rosi porta a compimento una produzione che va avanti ormai da qualche anno.

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Dopo aver fatto incetta di premi e riconoscimenti con Fuocoammare, vincitore dell’Orso d’oro alla Berlinale66 e una nomination agli Oscar come miglior documentario, Rosi ritorna a competere nel concorso della Mostra del Cinema che lo premiò nel 2013 con il Leone d’Oro per Sacro GRA.

Notturno, il titolo di questo nuovo lavoro, è la sintesi di una ricerca vissuta in prima persona dallo stesso Rosi nelle zone di guerra più pericolose del Medio Oriente. Un lungo viaggio tra la Siria e l’Iraq, passando per la Libia di Tripoli e il Kurdistan.

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L’odissea di un cineasta a stretto contatto con il dramma di uomini, donne e bambini imprigionati da guerre civili e sistemi dittatoriali che sembrano non conoscere fine.

Tanti piccoli conflitti scaturiti da questioni di natura etnica o politica, irrisolvibili con la sola diplomazia, e che esplodono travolgendo le popolazioni inermi in una spirale di follia e violenza.

Città rase al suolo, famiglie spezzate, uomini continuamente esposti a bombardamenti, invasioni e fragilità nei confini. Senza tralasciare l’incubo del terrorismo islamico che incombe nel quotidiano.

Tuttavia, durante la conferenza di presentazione della mostra, Alberto Barbera ha spiegato come lo sguardo del regista sia più interessato a raccontare il trauma interiore degli individui che ne sono coinvolti: “Non vi dovete aspettare immagini di combattimenti, di cadaveri, di distruzioni”.

Non a caso, Rosi usa questi termini per descrivere la sua esperienza:

“Durante tre anni di viaggio in Medio Oriente ho incontrato le persone che vivono nelle zone di guerra. Ho voluto raccontare le storie, i personaggi, oltre il conflitto”, racconta il regista. “Sono rimasto lontano dalla linea del fronte, ma sono andato laddove le persone tentano di ricucire le loro esistenze. Nei luoghi in cui ho filmato giunge l’eco della guerra, se ne sente la presenza opprimente, quel peso tanto gravoso da impedire di proiettarsi nel futuro. Ho cercato di raccontare la quotidianità di chi vive lungo il confine che separa la vita dall’inferno”.

Il titolo Notturno rimanda all’oscurità della notte, al male atavico rappresentato dalle tenebre. Un crepuscolo che avvolge l’essere umano spogliandolo di qualunque etica e morale. Tutte caratteristiche intrinseche a ogni guerra.

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