"Venuto al mondo" – Incontro con Sergio Castellitto e Penelope Cruz

Venuto al mondo Sergio Castellitto

Esce nelle sale italiane (in ben 350 copie) Venuto al mondo, quarta regia di Sergio Castellitto. Tratto dall'omonimo romanzo di Margaret Mazzantini, la pellicola è stata presentata a Roma, accompagnata per l'occasione da una solare Penelope Cruz. Grande assente Emile Hirsch.

Dopo i passaggi ai festival internazionali di Toronto e San Sebastian, si appresta ad uscire nelle sale italiane (in ben 350 copie) Venuto al mondo, quarta regia di Sergio Castellitto (dopo Non ti muovere, La bellezza del somaro e Libero Burro). Tratto dal fortunatissimo, omonimo romanzo di Margaret Mazzantini, la pellicola diretta dall'attore romano è stata presentata a Roma questa mattina, accompagnata per l'occasione da una solare Penelope Cruz sempre più a suo agio con la lingua italiana. Grande assente la giovane star Emile Hirsch, impossibilitato a venire in Italia.

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Come ha scelto questo ruolo?

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Penelope Cruz: Avevo letto il libro e mi sono innamorata immediatamente di Gemma. Leggendo sentivo la necessita di intraprendere un viaggio insieme a questo personaggio. Ad un certo punto era diventata quasi un'ossessione. Nella mia vita è successo solo due volte che mi sentissi cosi attratta da dei personaggi ed entrambe le volte è accaduto grazie ai libri scritti da Margaret.  Mi ricordo che circa tre anni fa,ne ho parlato per ore con lei dentro ad una caffetteria romana e abbiamo deciso insieme di fare questo film. Quando ho letto la prima stesura del copione, essenziale e perfetta nel riportare l'anima di un libro di oltre seicento pagine, ho capito che stavamo per realizzare un gran film.

 

Il film è stato presentato alla stampa in lingua originale. Come si rapporta a questa versione e a quella doppiata che andrà nelle sale?

 

Sergio Castellitto: Ho voluto presentare il film in questa versione perchè la considero la mia versione. Nel film ognuno ha utilizzato la lingua propria del suo personaggio. Gemma è infatti una donna italiana che parla la propria lingua con i suoi concittadini e l'inglese quando si trova all'estero insieme a degli stranieri. Sono comunque molto orgoglioso del lavoro fatto in sede di doppiaggio, realizzato da grandi attori, ma credo che i suoni e le lingue che si sentono in questa versione siano il vero sangue del film. E' un peccato che il pubblico italiano non possa godersi la voce cavernosa e ruvida di Adnan Haskovic, il mio Gojko, oppure non possa gustarsi la performance di Penelope, incredibilmente efficace nei panni dell'italiana. 

 

Come è stato realizzare questo film?

 

Sergio Castellitto: Voglio essere sincero, ogni film è un'esperienza a sè. Questo film per me è stato una vera e propria esperienza umana. Vi garantisco che ognuno di noi ha messo ogni particella della propria esistenza in questa pellicola. Sei anni fa non c'era niente, solo due persone, Margaret ed io, che vagavano per Sarajevo. Una volta tornati a casa lei si è messa immediatamente a scrivere. Da qui è nato Venuto al mondo, anche se credo che il primo seme sia stato impiantato quando mia moglie, incinta del nostro primo figlio, guardava da casa le immagini della guerra di Bosnia. Il contrasto tra lei che aspettava il frutto delle nostre speranze e quei ragazzi a cui la speranza e il futuro venivano strappati è l'incipit di questa storia. Pensando a questo ho voluto dirigere una storia d'amore che fosse l'esatto opposto dell'orrore di quei giorni. Io sono convinto, appunto, come diceva Tarkovskij, che ogni film sia una dichiarazione d'amore.

 

Il film è emotivamente molto impegnativo…

 

Sergio Castellitto: Era questo il mio scopo. La storia di Venuto al mondo, e della guerra di Bosnia in generale, ha come protagonisti dei Sommersi e dei Salvati. Sarajevo è proprio una città ferita in cui si respira quest'aria di sopravvivenza. Il pensiero che i ventenni di quelle zone siano una generazione del dopoguerra, da noi la stessa etichetta l'avevano i nati del 1945, colpisce profondamente le nostre psiche sociali. E' normale che, quindi, sia una storia che emoziona. Io per primo l'ho vissuta cosi. Io credo che il cinema debba arrivare al pubblico in maniera netta. Il cinema ha la responsabilità di sconvolgere mentre sta parlando di archetipi essenziali come la Vita, la Morte e la Nascita. Per me è necessario che un una storia permetta al pubblico di poter portare via con sè qualcosa di emotivamente importante. 

 

Il suo personaggio è molto diverso dagli altri che ci ha abituato a vedere. Ha avuto paura ad impersonarlo?

 

Penelope Cruz: Certamente Gemma non è una donna politicamente corretta. Non ho avuto paura perchè io non rifletto mai sulle azioni dei miei ruoli. E' difficile che io mi chieda cosa avrei fatto al posto del mio personaggio. Non devo giudicarlo, devo capirlo. Ovviamente Gemma non è una donna che vuole la maternità perchè l'ha sognata fin da quando era bambina. Per lei questa ossessione nasce dal bisogno di legare l'amore della sua vita a sè. L'espressione del "lucchetto di carne" penso faccia capire benissimo che tipo di donna è Gemma. Una donna forte, interessante, con un buon cuore. Una donna che pur avendo dei comportamenti autodistruttivi alla fine sopravvive. 

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