Vijay, il mio amico indiano, di Sam Garbarski

vijay il mio amico indiano

Dopo un incipit spumeggiante, il film di Garbarski si esaurisce in gag sempre più stanche, in cui la struttura narrativa finisce per mangiarsi le sfumature dei personaggi, arrivando al prevedibile finale come un maratoneta impreparato, che ha dato tutto il fiato alla partenza. 

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BANDO BORSE DI STUDIO IN CRITICA, SCENEGGIATURA, FILMMAKING

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vijay il mio amico indianoSe c'è una dimensione comune alle opere pur eterogenee di Sam Garbarski, regista pubblicitario dalle frequenti e curiose incursioni sul grande schermo, questa va rintracciata nel confronto culturale fra diverse nazionalità, religioni, usi e costumi del nostro quotidiano.

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Che a muovere l'impianto narrativo sia un evento drammatico – come la malattia del nipote dell'imponente Marianne Faithfull in Irina Palm – o uno spunto fantastico quale il risveglio nel corpo adolescente del maturo protagonista di Quartier Lointain poco importa: le atmosfere si confondono a poco a poco, immalinconendo la commedia o stemperando il dramma con un sorriso, magari amaro.

 

Non fa eccezione a questo schema Viijay il mio amico indiano (Vijay and I nell'originale, che pone già in essere il tema del doppio esplicitato dalla parabola del protagonista), commedia giocata sui contrasti culturali tra America e India, dove alla prima, sull'orlo del collasso nervoso, paese nevrotico e insoddisfatto, fa da contraltare un mondo serenamente lento, dai valori intatti. O per lo meno nella stilizzazione che ne dà il protagonista Will, attore quarantenne frustrato da lavoro e ménage familiare che, approfittando di un equivoco circa la sua presunta morte, decide di scomparire e visitare moglie e figlia, parenti e amici nelle vesti del sikh Vijay, aiutato nel camuffamento dall'amico Rad. 

 

Da qui prende il via la messinscena, nutrita di gag e fraintendimenti che non possiedono però né la dirompente energia fisica della commedia slapstick né l'inesauribile potenza verbale della pochade, malgrado le premesse di un cast che vanta Patricia Arquette nel ruolo della moglie nuovamente conquistata dal marito-neo corteggiatore, Moritz Bleibtreu e il caratterista Danny Pudy, star della serie Community, depositario dei momenti comici più convincenti. 

Così, dopo un incipit promettente e a suo modo spumeggiante, il film si esaurisce in gag sempre più stanche e performance via via meno convincenti, in cui la struttura narrativa, per altro abbastanza grossolana, finisce per mangiarsi le sfumature dei personaggi, arrivando al prevedibile finale come un maratoneta impreparato che ha dato tutto il fiato alla partenza. 

Intendiamoci, non un disastro, ma il classico film "che si lascia guardare". Prodotto comunque godibile, come attestato dagli applausi che hanno accompagnato la sua proiezione per il pubblico di Piazza Grande all'ultimo Festival di Locarno. 

 

Regia: Sam Garbarsky
Titolo originale: Vijay and I
Interpreti: Moritz Bleibtreu, Patricia Arquette, Danny Pudi
Distribuzione: Officine Ubu
Origine: Usa 2013

Durata: 96'

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