VIAGGIO IN ITALIA - “Cielo senza Terra”, di Giovanni Maderna e Sara Pozzoli


Cielo senza Terra è l’omaggio di Giovanni Maderna all’amato Corso Salani: dal cinema di Salani, il film prende quella spontaneità del farsi nell’istante stesso della ripresa, il fluire incontrastato della vita che in qualche casuale momento sembra incrociare lo sguardo della videocamera, l’idea di confine (in questo caso, la montagna) come luogo di demarcazione interiore, ma soprattutto il gioco continuo e serissimo tra verità e fiction

Cielo Senza Terra Giovanni Maderna Sara PozzoliL’idea di sospensione che è alla base dell’ultimo lavoro di Giovanni Maderna non ha in alcun modo a che fare con il concetto di indecisione che spesso accompagna la sensazione di essere “senza terra”: piuttosto, sospendersi è un dato di fatto autoimposto. Decidono di autosospendersi gli operai dell’Insse di Milano, 8 giorni in alto su di una gru per scongiurare lo smembramento della propria fabbrica. Ed è sospesa nell’aria la voce di Gianni Grandis, produttore musicale di progressive rock degli anni ’70, che racconta in un’intervista radiofonica a Ernesto De Pascale per il suo programma Il popolo del blues su Radio Popolare la sua singolarissima carriera tra intuizioni geniali e continue lotte con le etichette per poter portare avanti la propria idea di sperimentazione.
Di Grandis e De Pascale ascoltiamo le voci: degli operai dell’Insse ci raccontano i compagni che picchettano e manifestano fuori dalla fabbrica, davanti allo stuolo di telecamere accorse per raccontare la storia degli uomini sospesi su di una gru. Maderna è lì, filma, si fa scoprire, si fa cacciare o prendere a male parole. Anche lui è in sospensione: insieme al figlio Eugenio, 8 anni, è in escursione in montagna per rifugi, sentieri, notti in tenda e cene davanti al fuoco da bivacco. Invisibile e allo stesso tempo sempre pesantemente presente, Sara Pozzoli li segue in silenzio. Eugenio e il padre parlano: famiglia, fede, religione, l’amore come può sentirlo un bambino.
Alla stregua del lavoro che film dopo film, almeno da Accoltellati in poi, Tonino De Bernardi va portando avanti con la nipotina Giulietta, Maderna fissa sullo schermo il progredire dell’educazione impartita al proprio figlio, a cui in qualche paradossale maniera vuole insegnare fondamentalmente ad essere libero: e allora lungo i 120’ di Cielo senza Terra, prodotti insieme a Fuori Orario e presentati alle ultime Giornate degli Autori di Venezia 67, piano piano ti rendi conto di come Maderna ci stia parlando dell’autodeterminazione – quella degli operai dell’Insse che lottano per il proprio posto di lavoro, quella di Grandis e delle sue follie musicali, quella del piccolo Eugenio a cui il regista non ha alcuna intenzione di raccontare nessuna di quelle frottole di cui è infarcita solitamente l’infanzia nelle parole dei genitori.
Quanto e più di Viaggi che hai fatto, Viaggi che non hai fatto, visto a Torino, Cielo senza Terra è l’omaggio di Giovanni Maderna all’amato Corso Salani: dal cinema di Salani, il film prende quella spontaneità del farsi nell’istante stesso della ripresa, il fluire incontrastato della vita che in qualche casuale momento sembra incrociare lo sguardo della videocamera, l’idea di confine (in questo caso, la montagna) come luogo di demarcazione interiore, ma soprattutto il gioco continuo e serissimo tra verità e fiction. La presenza tangibile di Sara Pozzoli, un paio di sequenze che insinuano un’ambiguità mai sanata sull’effettiva natura istintiva delle azioni e delle parole di Eugenio, forse mediato dalla ‘regia’ del padre... in un modo o nell’altro, del bambino è il gesto definitivo del finale, e nulla poteva essere più emblematico che fare boccacce e gestacci all’obiettivo, per poi ricoprilo di terra e erbacce sino a sporcarlo completamente.

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