La via più breve tra due punti: "Speed Racer", di Larry & Andy Wachowski
Tutti gli altri film possibili, tutto il Cinema ancora possibile, e Tutto nello stesso istante. I primi venti minuti di questo film sono l'utopia del Francis Ford Coppola di Un sogno lungo un giorno finalmente realizzata: d'un tratto ogni distanza è annullata, e ogni frame racchiude l'intero film, il senso dell'intera esistenza, la portata esplosiva di ogni movimento possibile – si è sempre fermi, ma sempre costantemente mobili.
La via più breve tra due punti non è mai una linea retta, diceva Niels Liedholm . Nel calcio, nel cinema, nella vita forse, nell'amore probabilmente. Per i Fratelli Wachowski, la via più breve tra due punti non esiste, perchè i due punti si toccano sempre – o meglio, non potrebbero non finire per farlo: e le linee (narrative, dei personaggi, del copione, della macchina da presa) non servono più. I due punti sono lo stesso punto: il passato e il presente, la famiglia e l'amore, l'odio e l'ambizione. I primi venti minuti di questo film sono l'utopia del Francis Ford Coppola di Un sogno lungo un giorno finalmente realizzata da Larry & Andy, con l'aiuto del direttore della fotografia e del montatore del Lucas nuova trilogia (di nuovo, due punti che si toccano). I due fratelli e David Tattersall polverizzano in un attimo qualunque impressione di distanza: e la gara che sta correndo il giovane Speed (Emile Hirsh tutt'ora in corsa into the wild) si tramuta in un proiettile che fende l'aria dei suoi ricordi mentre l'inquadratura continua a trasformarsi in altri flashbacks, altri sguardi, altri punti (di vista, di traiettoria, di ripresa...): lo spettro (cromatico?) di suo fratello il cui record Speed sta inseguendo, si materializza di fronte a lui, ed è insieme a quel punto-fantasma che Speed corre la sua gara. D'un tratto, davvero, ogni distanza è annullata, e ogni frame racchiude l'intero film, il senso dell'intera esistenza, la portata esplosiva di ogni movimento possibile – si è sempre fermi, ma sempre costantemente mobili (forse la X sul petto del Racer X di Matthew FoX è anche un segno di mappatura per 'fermare' la sua posizione nell'universo...). La profondità di campo è diventata il gioco ottico dell'incrociare più rette e più ellissi possibili intorno allo stesso punto (Zemeckis lo sa bene). Il Rally Cristo di metà film si snoda bellamente tra notti, giorni, interi continenti, ghiacci, deserti, colonnati, piazze: e il caleidoscopio delle visioni reiterate e stratificate non vorrebbe dir niente (di nuovo) se non fosse accompagnato dal segno anarchico e di puro terrorismo estetico del mettere ancora l'Uomo al centro del panno blu, dell'effetto digitale, della virata pop, del turbinio dei sensi che afferra noi spettatori allo stomaco sin dal più esaltante incipit dai tempi della vertiginosa
apertura di Miami Vice, per poi sballotarci di qua, di là, di su, di giù. Il punto fermo in cui tutto s'incrocia è per i Wachowski ancora l'Uomo – siamo dunque in presenza del perfetto prototipo anti-Michael Bay: dove per il regista californiano l'essere umano (e il Cinema) nasce nell'industria, fuoriesce dalla fabbrica (ancora, il finale di The Island), trova più umanità nella lamiera che negli altri esseri umani (Transformers...), per i Wachowski e i loro Neo-eroi al contrario si tratta ancora di un fondante atto di resistenza nei confronti della macchina, del macchinario, dell'industria. No global tra i gadgets, perchè si sabota meglio dall'interno: "ascolta la macchina", è l'insegnamento del fratello di Speed, Rex Racer. La visita di Speed e famiglia (mamma Susan Sarandon a testimoniare l'anima sovversiva del film, papà John Goodman che oppone alle derive cartoon del suo personaggio una presenza tutta tangibile e umanissima) alle stanze delle Fabbriche Royalton si trasforma nella versione (ancor più) didattica di Matrix: una gita guidata all'interno dei perversi meccanismi della disumanizzazione meccanizzata, a cui i Wachowski reagiscono con l'inserto di pura follia anarchica e visiva delle rocambolesche disavventure del bambino e della scimmia che rubano le caramelle ai padroni. Un procedimento quasi chapliniano per cui gli intermezzi buffi non fanno che ritardare l'incontro, il contatto tra le labbra di Speed e quelle di Christina Ricci. Sino al finale, in cui questi due geniali teorici si permettono di frullare un riassunto per immagini dell'intere due ore di film nella sequenza stessa in cui Speed va tagliando il suo traguardo più grande. Amore, morte, vita, l'ossessione di chi non può che pensare unicamente alla propria passione (il cinema fatto con le pagine che scorrono di un quaderno degli esercizi pieno di disegni), anche a scuola, anche mentre si dorme, anche davanti alla tv col proprio padre. Tutti gli altri film possibili, tutto il Cinema ancora possibile, e Tutto nello stesso istante.
Titolo originale: id.
Regia: Larry Wachowski, Andy Wachowski
Interpreti: Emile Hirsch, Christina Ricci, John Goodman, Susan Sarandon, Matthew Fox
Distribuzione: Warner Bros. Italia
Durata: 135'
Origine: Usa, 2008
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