VENEZIA 65 - Questi fantasmi: cinema italiano ritrovato (1946-1975)
La retrospettiva di quest'anno,curata da Tatti Sanguineti, è un ottimo punto di osservazione per seguire una storia parallela del cinema italiano. Il materiale è eterogeneo ma restituisce la sensazione compatta che il nostro cinema non si esaurisce nell'immagine consolidata dalle storiografie, nelle correnti maggiori e nei grandi autori.
Nel contesto di un’edizione della mostra del cinema da molti criticata o giudicata sottotono, la retrospettiva di quest’anno si è ritagliata a sorpresa la parte di isola felice, per la qualità dell’offerta e per il conseguente successo di partecipazione. Dopo aver affrontato il cinema di genere (poliziottesco e spaghetti western), è stata tentata un’operazione più complessa e sfuggente: recuperare un cinema italiano fantasma, periodo dal dopoguerra al ‘75, meno visto perché meno inquadrabile nelle categorie praticate della storiografia o perché oscurato dalle stelle di prima grandezza del nostro cinema.
Non mancano poi nella rassegna materiali eccentrici, come il film-inchiesta I misteri di Roma, quindici registi sguinzagliati e coordinati da Zavattini per raccontare la capitale dall’alba alla notte, tentativo generoso e utopico, fatalmente imperfetto; o come L’Italiana in Algeri di Luzzati: dieci minuti di fusione fra la musica di Rossini e sagome naif, che ti fanno venire voglia di vederne ancora e ancora (a quando una retrospettiva sul bistrattato cinema italiano d’animazione?). O ancora film eversivi o inclassificabili, il Carmelo Bene di Nostra signora dei turchi (per ricordare la mostra del ’68), il Giulio Questi fantasma di Arcana, con Lucia Bosè fattucchiera metropolitana, stampato nel ’72 in sole cinque copie. A parte questi infausti retroscena, Questi fantasmi si è rivelato un ottimo punto di osservazione per ripercorrere la storia del cinema italiano. Anche se il materiale è molto eterogeneo, la sensazione di fondo è compatta e restituisce la certezza che il nostro cinema non si esaurisca nell’immagine consolidata dalle storiografie, e che questi exploit “minori” rivelano una forza creativa e una libertà tematica invidiabile.
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