"Tropic Thunder", di Ben Stiller
Commedia terribilmente consapevole, mai lanciata a briglie sciolte verso la pura anarchia dissacratoria com'era invece Zoolander – la sua struttura ultima è quella del pamphlet, su di una Hollywood che da sempre abbandona i propri figli, e che stavolta sta per abbandonare definitivamente i suoi campioni della commedia degli anni '90. Lucidissimo atto di rivolta di un'intera generazione di comici travestito da parodia sui viet-movies: Ben Stiller, last man standing.
"...e Stop!"
Tugg Speedman, credendo che l'imboscata sia una scena del film
C'è una sequenza fondamentale all'interno di questo micidiale quarto film da regista di Ben Stiller: Tugg Speedman, l'eroe degli action movie interpretato da Stiller, è l'unico ad aver deciso di proseguire nella sua ottusa convinzione che la loro disavventura nella giungla sia parte del film di guerra che sta girando col regista Damien Cockburn (Steve Coogan, già con Ben in Night at the Museum nella parte del centurione Octavius) – gli altri quattro attori protagonisti hanno invece deciso di tornare indietro verso l'aereo che li ha lasciati nella palude. Ma Speedman non si da per vinto, continua il suo cammino tra i pericoli, ed eccolo per un istante issarsi sul cucuzzolo di una piccola altura in mezzo al verde, una panoramica aerea che lo fascia per un attimo nella sua solitudine: Ben Stiller è solo. Tropic Thunder è un film terribilmente consapevole, mai lanciato a briglie sciolte verso un vero gesto libero di pura anarchia dissacratoria come invece succedeva nel capolavoro di Stiller, Zoolander – e lo è perchè la sua struttura ultima è quella del pamphlet: Tropic Thunder è un film su Hollywood, ma non su quanto siano spesso ridicole e capricciose le sue star – è un film su di una Hollywood che da sempre abbandona i propri figli, e che stavolta sta per abbandonare definitivamente i suoi campioni della commedia degli anni '90. Da questo punto di vista, riunendo gli accoliti del Frat Pack (con il fido Owen Wilson assente 'giustificato') e affidandosi alla sempre stupefacente fotografia del superbo John Toll – che ne fa in più punti nelle concitate ed efficaci sequenze di battaglia un verosimilissimo war movie a
mericano – Stiller abbandona ben presto la parodia per concentrarsi sul suo lucidissimo atto di rivolta, travestito come la pelle nera trapiantata sul faccione di Robert Downey Jr da classica pellicola satirica sui viet-movies (aspetto che, comunque sia, funziona sempre alla grande, mirando a Platoon come ad Apocalypse Now con un sublime Stiller illuminato da fasci di luce nell'ombra come Brando/Kurtz). Allora, l'invenzione più potente dell'intera opera, ovvero il patetico personaggio 'ritardato' di Simple Jack, che Speedman aveva interpretato per tentare di rilanciare la sua carriera in ribasso, si trasforma in una chiara metafora della parabola che Hollywood ha riservato ad un attore come Stiller, 'costringendo' la sua folle comicità eversiva in un cinema 'assimilato' di notti al museo per ragazzi – e Stiller si sente incontrovertibilmente solo, last man standing nel cercare di scardinare queste sorti conclamate attraverso il gesto imprevedibile di un genio grottesco. Tropic Thunder è una sorta di adunata, di chiamata a raccolta di un'intera generazione di comici USA per tentare di organizzare una resistenza (ecco perchè diventano così importanti le sequenze finali del salvataggio, e della reiterata sottolineatura dell'amicizia virile – oltre che con Downey Jr, anche con il procuratore Matthew McConaughey...): nonostante l'irresistibile comicità ultrafisica e surreale di un corpo eccedente come quello di Jack Black, costretto dal mercato a far ridere con i peti, sembri anch'essa frenata dalle strette funi che lo tengono legato ad un albero per non
farlo scatenare, lui cocainomane in crisi d'astinenza (anche Black nel finale comunque avrà l'opportunità di sprigionare tutta la sua forza espressiva, imparando però una buona volta come autocontenersi). Ecco che dunque il gesto più clamoroso che Stiller può organizzare per questa sua decisa protesta personale diventa il liberare finalmente, gioiosamente, e – stavolta sì – senza freni tutto l'inaspettato potenziale comico di Tom Cruise, vera assoluta sorpresa del film (mentre Nick Nolte è un veterano reduce talmente perfetto da far mangiare le mani al Walter di John Goodman in Big Lebowski...): la sua incredibile danza sui brani hip-hop, e tutte le fenomenali sequenze in cui dà vita al suo assurdo personaggio di produttore sboccato e spaccone, ultra-villoso, stempiato e sovrappeso (spalleggiato alla perfezione dal sempre impeccabile Bill Hader), oltre a ribardirne ancora una volta le clamorose capacità d'interprete, sono di gran lunga lo scardinamento dell'immagine e del clichè meglio riuscito e maggiormente memorabile dell'intero film.
Titolo originale: id.
Regia: Ben Stiller
Interpreti: Ben Stiller, Jack Black, Robert Downey Jr, Tom Cruise, Steve Coogan, Bill Hader, Nick Nolte
Distribuzione: UIP
Durata: 107'
Origine: USA, 2008
-
Per problematiche inerenti alla programmazione del cinema della mia città, ho recuperato il film da sole poche settimane: già l'ho visto tre volte però! Che rammarico quindi averlo perso sul grande schermo! :P<br />Film geniale che può veramente entusiasmare solo chi ha gli strumenti per capirlo (e lo dico dopo averlo testato ;-). Stessa cosa che vale per la comicità del suo ideatore e regista, Ben Stiller. Ce ne fossero di opere "comiche" (se andiamo a leggere dove e cosa polemizza e lo tiriamo fuori dal comico, c'è poco di che rallegrarsi!) così nel cinema.<br />Per me un film assolutamente cult.<br /><br />P. S. Fake trailer geniali, su tutti "Satan's Alley".
Inviato da Andromaca il 11/05/2009
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