"Limitless", di Neil Burger
Neil Burger, convinto di poter rappresentare un mondo ipercinetico e una finanza drogata con una messinscena a sua volta schizofrenica e dopata, sfodera l’armeria pesante: contrasti cromatici, lenti deformanti, effetti digitali, soggettive e cineprese virtuali. E a un certo punto trasforma il suo film in un techno-thriller con ambizioni nolaniane. Robert De Niro fa il verso a Gordon Gekko, mentre Bradley Cooper è divo intelligente capace di passare da spiantato a yuppie senza esibizionismi e preservando contemporaneamente il proprio magnetismo e la sua credibilità come interprete
“Non ha importanza se la velocità rende difficile seguire quello che passa davanti agli occhi. Il punto è proprio la velocità. Questo è il punto, l’impulso, il futuro.” Don DeLillo, Cosmopolis
Quando lo sfortunato scrittore Eddie Morra cade in crisi creativa, sarà un farmaco in via di sperimentazione a scatenare il pieno potenziale della sua mente: non solo ultimerà il suo nuovo romanzo in meno di una settimana ma guadagnerà una fortuna a Wall Street, attirando l’attenzione del magnate Carl Van Loon che cercherà di sfruttare il suo talento.
Fuori tempo massimo. Come una canzone di Huey Lewis and the News. La critica che questo Limitless muove alla velocità ci appare francamente anacronistica. Oltre che ipocrita, veicolata com’è da un mezzo che fa del movimento il proprio significante. Neil Burger, convinto che per poter rappresentare un mondo ipercinetico e una finanza drogata basti l’assunzione di una pillola, e quindi di una messinscena a sua volta schizofrenica e dopata, sfodera l’armeria pesante: contrasti cromatici, lenti deformanti, effetti digitali, soggettive e cineprese virtuali a metà strada fra il miglior Guy Ritchie e il peggior Danny Boyle. Praticamente una versione blockbuster high-tech del Koyaanisqatsi di Godfrey Reggio. Senza considerare che a un certo punto, la pellicola si trasforma in un techno-thriller con ambizioni nolaniane. E anche Robert De Niro, ormai evidentemente più a suo agio in commedie come l’ottimo Vi presento i nostri di Paul Weitz, si mette a fare il verso al Gordon Gekko di Wall Street: ben più ambiguo e mefistofelico era invece l’Al Pacino diretto da D.J. Caruso in Rischio a due. Rimane la scoperta tardiva di Bradley Cooper, attore intelligente capace di passare dalla commedia (Una notte da leoni) all’azione (A-Team), dalla televisione (Alias) al cinema, da spiantato a yuppie tutto in uno stesso film, senza esibizionismi da Actors Studio e preservando il proprio magnetismo di divo e la sua credibilità come interprete: insomma, più vicino a un Ryan Reynolds che a un più blasonato Christian Bale. L’avremmo visto bene nel ruolo di Eric Packer nella futura trasposizione cinematografica di Cosmopolis di DeLillo per la regia di David Cronenberg, parte poi andata a Robert Pattinson dopo il ritiro di Colin Farrell.
Titolo originale: id.
Regia: Neil Burger
Interpreti: Bradley Cooper, Robert De Niro, Abbie Cornish, Anna Friel, Johnny Withworth
Distribuzione: Eagle Pictures
Durata: 105’
Origine: USA, 2011
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