Ecce Bombo, di Nanni Moretti

“A volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane.” Italo Calvino

 

Iniziamo una volta tanto dal titolo. “Ecce bombo” è l’urlo di un rigattiere che rompe il silenzio dell’alba sul litorale di Ostia. E’ un fonema, una cantilena, una esternazione apparentemente senza senso. E il linguaggio sembra essere uno degli artifici di messa in scena di una identità che si continua a nascondere.

Nanni Moretti prosegue il percorso di Io sono un autarchico facendo muovere i vitelloni romani su due vettori tendenzialmente opposti: da una parte il velleitarismo rivoluzionario dell’impegno politico, dall’altra una forza paradossalmente reazionaria che li comprime nelle paure e nelle solitudini piccolo borghesi. L’ Italietta tra orrore e folclore non è cambiata molto da allora: si parte per scalare le montagne e poi ci si ferma al primo ristorante (Brunori). Il regista/attore Nanni Moretti/Michele Apicella si sdoppia su un discorso profondamente serio che è quello dell’incapacità della propria generazione di varcare le transenne mentali e aprirsi al mondo. L’involuzione del linguaggio è un riflesso di questo percorso peripatetico in cui l’incompletezza diviene oggetto di satira grottesca.

ecce bombo nanni morettiSi parte dalle albe felliniane (che però sorgono dalla parte opposta al nostro orizzonte dello sguardo) e dalle canzoni nostalgiche di Adamo e Gino Paoli per arrivare alla nevrosi alleniana della tragedia di uomini ridicoli incapaci a comprendere l’altro sesso (“Si nota di più se vengo alla festa e mi metto in disparte o se non vengo affatto…”” mi intimidisci molto, volevo sapere se potevamo incontrarci per innamorarci di me”). C’è una scena che riassume tutto il nucleo motore di Ecce Bombo, questo ossimoro reazione-rivoluzione: il gruppo dei “notturni maestri cantori” capitanato da Michele decide di fare uno scherzo telefonico a una certa Nadia dedicandole “E lucevan le stelle”. Mentre l’aria pucciniana va avanti si susseguono i primi piani di Michele, Mirko (Fabio Traversa), Vito (Paolo Zaccagnini) e Goffredo (Piero Galletti), ognuno chiuso nel suo inconfessabile dolore. Lo scherzo si chiude con una risata liberatoria mentre entra in stanza la schizofrenica Olga (Lina Sastri) che rinfaccia loro la puerilità del gesto. Una folle sembra avere colto prima di tutti la regressione allo stato infantile di un gruppo di giovani che si crogiolano in un autolesionismo tardo-romantico. I rapporti familiari riflettono questa immaturità: Michele litiga con il padre (Glauco Mauri), duetta con la madre (Luisa Rossi) e assume con la sorella un atteggiamento protettivo e conservatore che contrasta con tutti gli ideali di liberazione sessuale e autocoscienza. Nel frattempo le radio libere e le televisioni auto-gestite (Tele-California per i giovani) trasmettono confessioni private (l’amico dell’Etiope), disagi adolescenziali, dirette dagli esami di maturità: ma chi sono questi giovani?

ecce bombo morettiMoretti enfatizza la matrice finzionale del ruolo attoriale (“Lui sa fare bene il giovane”) e traccia una netta linea di confine tra l’apparire della società dello spettacolo e la disperata ricerca di ideali su cui ricomporre la disgregazione identitaria. Lo stile di ripresa con macchina prevalentemente fissa, l’uso di “comic strips” che si susseguono senza una vera progressione narrativa, le musiche malinconiche di Franco Piersanti  e la registrazione del suono in presa diretta non fanno che accentuare questa asimmetria tra la deriva satiro-grottesca e la pretesa di realismo documentaristico. Allora il famoso “giro, vedo gente, mi muovo, faccio delle cose” cela nella vaghezza della parole quella colpevole leggerezza che non consente di affrontare la realtà contingente. Così si parte tutti insieme per andare a trovare Olga, ma il nobile intento si disperde strada facendo tra deviazioni ludiche (la partita di pallone), urgenze gastronomiche (il gusto dell’anguria) e revival del passato (il ballo sulle note di Lei di Adamo).

Costato 180 milioni di lire e con più di 2 miliardi di incasso, Ecce Bombo venne erroneamente inserito nella corrente dei nuovi comici della fine degli anni ’70 (Verdone, Troisi, Benigni). In realtà Moretti ha cercato sempre di smarcarsi dalla commedia all’italiana sia nei dibattiti pubblici (memorabile lo scontro con Monicelli nella trasmissione Match) che nei calembour del suo alter ego Michele Apicella (“Che siamo in un film di Alberto Sordi?). Dirà Moretti a posteriori: “Pensavo di aver fatto un film doloroso per pochi, poi usci il film e mi resi conto di aver fatto un film comico per molti..” .

Il silenzio assordante nel finale tra Michele e Olga è la conferma della tragedia di una generazione che aveva sognato l’alba e invece si trova, muta, senza parole, a fare i conti con un tramonto precoce.

Regia: Nanni Moretti

Interpreti: Nanni Moretti, Glauco Mauri, Fabio Traversa, Paolo Zaccagnini, Piero Galletti, Lina Sastri, Luisa Rossi

Durata: 103′

Origine: Italia 1978

Genere: commedia

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