La cura dal benessere, di Gore Verbinski

Dai grattacieli di New York alle alpi svizzere. C’è già una claustrofobia opprimente in La cura dal benessere, quella chiusura dello spazio che già era nelle stanze di The Ring o nella nave della trilogia di I pirati dei Caraibi. Verbinski elimina le vie di fuga, porta dentro corridoi della paura e reparti. Tra Fuller e Carpenter. La cura del benessere, nonostante i suoi 146 minuti, è un film tesissimo, fatto di visioni inquietanti, di flashback oscuri sul passato, segnato dalla musica ricorrente di Benjamin Wallfish che fa entrare progressivamente dentro una stanza senza uscita. La cura del cinema è quella degli effetti, di corpi che possono murare all’improvviso di spettri che tornano dal passato. I colori sono freddi, quasi presagio di un aldilà. Dove il regista torna a lavorare con Bojan Bazelli dopo The Ring, proprio il direttore della fotografia che mutava lo spazio del cinema di Abel Ferrara in un pirotecnico labirinto. Tra China Girl e King of New York.

la cura del benessere dane de haanIl giovane e ambizioso Lockhart (Dane DeHaan), un broker di Wall Street, viene mandato dalla sua società in una località delle Alpi svizzere per riportare a New York l’amministratore delegato della sua azienda. Entra così nella clinica del dottor Volmer (Jason Isaacs) anche perché un incidente lo ha costretto a fermarsi. Ma uscire da quel posto, dove i trattamenti che sembrano ‘miracolosi’, sarà un’impresa pressocché impossibile.

I corpi del cinema di Verbinski possomo muoversi come marionette. Oltre che nei ‘pirati dei caraibi’, si è visto anche nell’ottimo cartoon Rango e il (più che) mezzo passo falso dell’ultimo The Lone Ranger. Dove in ogni volto potrebbe esserci sempre una maschera. Negli Stati Uniti il nuovo lavoro del regista è stato accolto male dalla critica oltre ad aver fatto fiasco al box office, con un incasso appena superiore agli 8 milioni di dollari rispetto ai 40 spesi. Forse c’è stata di mezzo anche una sbagliata operazione di marketing, incentrata su di un sito di false news lanciate incessantemente e fintamente legate alle atmosfere del film.

la cura del benessere jason isaacsMalgrado tutto è da tempo che non si vede un horror così disturbante, che intrappola nei luoghi e non fa vedere la via d’uscita neanche allo spettatore. Dove la tensione nasce dai rumori sinistri che diventano improvvisi shock (l’incidente con il cervo che va a sbattere contro l’auto), dai dettagli (la goccia sul bicchiere ghiacciato). L’acqua diventa uno specchio. Come una specie di ‘seconda realtà’. E la cura formale nella composizione dell’inquadratura si alterna a un impeto visionario evidente nei flashback, nella visione delle anguille e soprattutto nella scena a mensa dove i pazienti sembrano ribellarsi al dottore e invece si dirigono tutti contro Lockhart. Non è più un movimento coordinato quello de La cura dal benessere ma segue le oscillazioni di un carillon impazzito. Dove gli abissi diventano sempre più profondi. Che regala momenti di straniante bellezza come quello del ballo di Hannah sulle note del juke-box e di violenza prima psicologica che fisica come la scena del dentista.

Un film, quello di Verbinski, che fa girare la testa. Incompreso, sensoriale, abbagliante. Per noi non è proprio un colpo di fulmine ma ci siamo vicinissimi.

 

Titolo originale: A Cure for Welness

Regia: Gore Verbinski

Interpreti: Dane DeHaan, Jason Isaacs, Mia Goth, Celia Imrie, Susanne Wuest

Distribuzione: Twentieth Century Fox

Durata: 146′

Origine: Usa 2017

 

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Un commento

  • Raramente vado al cinema, ma quando lo faccio è perché il film sul serio mi ispira. Grandi aspettative nate dal trailer, deluse stasera dopo la proiezione…. Peccato perché poteva essere interessante l’idea. Purtroppo il film è approssimativo su molte scene e il risultato è “domande senza risposte” al termine della visione. La trama è surreale con scene di poco gusto e senso. Mi dispiace molto.