Niagara, di Henry Hathaway

Niagara è una pagina forse non essenziale del cinema, ma pur sempre un prodotto hollywoodiano di livello. L’artigiano di qualità Henry Hathway ha girato Niagara nel 1953 utilizzando ed esaltando al meglio la sensualità di Marilyn Monroe qui alle prese con il suo primo ruolo di personaggio negativo in un melodramma noir dai colori accesi.
Una coppia di sposi, Molly e Ray, vuole trascorrere la propria luna di miele alle cascate del Niagara. Lo chalet che avevano prenotato è occupato da Rose (Marilyn Monroe) e George (Joseph Cotten) un’altra coppia. George è ossessionato dalla gelosia per Rose che lo Niagara, Cotten e Monroetradisce. Il tentativo orchetrsato da Rose con l’amante per uccidere il marito va a vuoto e George uccide il suo avversario. Molly è l’involontaria testimone di questa escalation e il dramma che travolge Rose e George rischia di travolgere anche lei.
Melodramma criminale che disperde i motivi di interesse la dove il cinema di Hathaway diventa solo narrazione, pura esibizione del racconto, senza mai neppure provare a lavorare sullo spessore dei personaggi. D’altro canto forse questa assenza assoluta di fondamenta – non sappiamo da dove nasca la debolezza di George, come nulla sappiamo dell’altra coppia – costituisce il segreto fascino del film che sembra volersi attestare come un racconto che si adatta non sappiamo quanto volontariamente sulle regole di una modernità narrativa. La scrittura sembra spogliare i personaggi, soprattutto i due Niagara, Manroeprotagonisti, di ogni storia personale e del loro passato. Niagara vive esclusivamente nel tempo presente come a dire non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume. George e Rose diventano simulacri di una storia d’amore tormentata e allora diventa perfino credibile l’esclusività narrativa sul quale il film fa affidamento, eludendo volontariamente qualsiasi scandaglio umano nella vicenda dal tragico epilogo.
Interessante si fa la figura di Molly (Jean Peters), l’involontaria testimone di quanto accade. Il suo è il vero e unico sguardo onnisciente sulla intera storia. Molly è l’unico personaggio che è in grado di giudicare perché sa ciò che gli altri non sanno. Hathaway affida alla giovane donna innamorata le redini della storia. Ma gli intenti sembrano essere altri e lo comprendiamo dagli evidenti ammiccamenti sessuali che Niagara_1arricchiscono gradatamente il senso del racconto, pur restando quasi sottaciuti senza influenzare l’andamento narrativo. Né meno espliciti gli altri riferimenti al tema sessuale che in fondo pervade il film, questa volta affidati alla sensualità di Marilyn Monroe qui per la prima volta nei panni di una vera e propria dark lady. Il suo tradimento scaturisce dalla evidente debolezza del coniuge e la sua inadeguatezza, rapportata a quel sentirsi piccolo davanti alla grandiosità delle cascate, costituisce il tema dettato al film sin dll’incipit. Un peccato caratteriale, una sua inadeguatezza davanti alla esuberanza della moglie dalla quale George non sa e non può redimersi.
Anche Molly e Ray non sono esenti, nonostante le apparenze, da una consumazione negativa del loro amore. Anche in questo caso l’anello debole è il marito, distratto e Niagara_2infantile, gioiosamente orgoglioso della bellezza della moglie e della sua fedeltà, ma ignaro, in fondo della sua vita. Il suo futuro non sembra essere molto differente dunque, da quello di George. Completano il quadro i caratteri appena abbozzati della terza coppia che arriva al villaggio vacanze. Lui è un anziano collega di lavoro di Ray, ma la sua bonomia è talmente imbarazzante da sembrare surreale e abbiamo profonda comprensione per la moglie e per il suo spirito di autentica sopportazione.
Niagara si trasforma così in racconto che indaga, sia pure con un certa superficialità, sulle dinamiche della coppia, sul matrimonio e sulle sue possibili disfunzioni e in fondo sulla finta felicità matrimoniale. Hathaway sembra lentamente abbandonare il tema criminale e l’indagine a fior d’acqua che ne segue, mettendo quasi in secondo piano l’intreccio che lo spettatore ha già sciolto da un pezzo, trasformando il film in una vetrina di ambiguità che nell’ipocrisia delle relazioni matrimoniali, trova l’esaltazione di una immoralità forse neppure immaginata.

 

Titolo originale: Id.
Regia: Henry Hathaway
Interpreti: Marilyn Monroe, Joseph Cotten, Jean Peters, Max Showalter

Durata: 92’
Origine: Usa, 1953
Genere: drammatico

Scrivi un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *