17° Festival del cinema europeo di Lecce – Giorno 4 – Verso est

Protagonisti del concorso della quarta giornata del Festival europeo di Lecce sono stati film identitariamente molto diversi tra loro ma accomunati dal bisogno di ricercare e mostrare esperienze di vita reali, di cui si fa esemplare il titolo Our Everyday Life di Ines Tanović. Il film, coproduzione dal cuore bosniaco, mostra il trauma della guerra da un punto di vista diverso dal solito e cioè nella quotidianità di una famiglia “normale”, che la regista ha detto poter essere la sua così come quella dei suoi amici, che si trova a fare i conti con le conseguenze più sociali della triste storia da poco passata e in particolare con il problema della giovane generazione che la guerra l’ha fatta e che adesso è ferita e sembra non poter trovare posto nella storia. Il film è stato girato in soli venti giorni, con una macchina fissa che permette agli attori di esprimere completamente se stessi. Gli attori protagonisti, molto famosi in patria, sono stati usati dalla regista in modo diverso dal solito: ad esempio, secondo quanto dichiarato dalla stessa, il protagonista Goran Bogdan di solito interpreta il ruolo del “macho” e invece in questo film porta sulla pelle e nell’anima i segni del dolore e della sconfitta.

Chromium è un’altra coproduzione ma dall’anima albanese, diretto da Bujar Alimani. Il film segue la povera quanto comune triste vita di un nucleo familiare composto da una donna sordomuta e dai suoi due figli tra loro fratellastri, l’uno piccolo e l’altro adolescente, in contrasto con una figura maschile vicina alla donna, che potrà essere accettata solo al prezzo del superamento definitivo dell’infanzia da parte del giovane protagonista. Il film, dominato dalla vestità di ambienti tanto strepitosi quanto incuranti delle sorte degli umani che li attraversano, è un’opera costruita su qualche immagine dalla carica estetica elevata (come la sedia incastrata nel lago e la pietra su di essa poggiata), che a tratti si perde nel cercare di raccontare un dolore già evidente, a tratti inutilmente accentuato.

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E infine Hector dell’inglese Jake Gavin che segue il viaggio che ogni anno il senzatetto che dà il nome al film compie dalla Scozia verso Londra per condividere la cena di Natale insieme ad altri compagni. A differenza degli anni precenti questa volta potrebbe essere l’ultima e allora Hector ne approfitta per ritrovare le persona che hanno attraversato la sua vita. Anche in questo caso l’umanità e i paesaggi dominano incontrastati in quella che il regista ha definito una sorta di Odissea che culmina in un’Itaca fatta di persone riunite, coronata dall’interpretazione del protagonista Peter Mullan.

Nella quarta giornata del festival è stato anche presentato l’ultimo film di Andrzej Żuławski, Cosmos, premiato per la regia a Locarno, inedito in Italia, realizzato dal regista dopo quindici anni dall’ultimo La fidélité, e tratto dal romanzo omonimo di Witold Gombrowicz. Un film dal facile paragone cronenbergiano de Il pasto nudo per la complessità dell’adattamento letterario, onirico e folle, labirintico, ma dall’anima estremamente francese. Un’opera che nei titoli di coda svela se stessa e i suoi trucchi di scena, in un omaggio al maestro, come un testamento svelato e in pace con se stesso.