Alexander McQueen – Il genio della moda, di Ian Bonhôte e Peter Ettedgui

Teschi umani di diversi colori e diversi materiali. Farfalle e falene che vi si posano. Musica di Michael Nyman che incalza. Già da queste prime immagini possiamo presagire quanto sia oscura e tormentata la mente di Lee Alexander McQueen. Non un semplice stilista, ma un artista che con le sue sfilate ha rivoluzionato il mondo dell’alta moda. “Lee aveva l’idea di uno spettacolo di metamorfosi in cui la sua faccia si trasformava in un teschio. Tutte le cose della sua vita portavano ad un sentimento di tormento”. Attraverso interviste alle persone che più gli sono state vicine, il film indaga gli aspetti più intimi e i momenti più significativi della vita e della carriera artistica dello stilista. Alexander McQueen – Il genio della moda di Ian Bonhôte e Peter Ettedgui è un intimo e appassionato omaggio ad un genio che ha saputo tradurre i propri demoni interiori in arte.

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Koji Tatsuno, Romeo Gigli, Katy England, Tom Ford, Jodie Kidd, Philip Treacy sono solo alcuni dei nomi che si susseguono sullo schermo e ci regalano la loro testimonianza. Fin dalle sue prime collezioni McQueen si è contraddistinto per il suo approccio radicale e visionario. Le sue sfilate si trasformavano in performance potenti e ipnotiche, in grado di meravigliare e scandalizzare gli spettatori. I filmati di repertorio ci fanno rivivere le sue migliori collezioni. Da Lo stupro delle Highland, dove le modelle sembravano reduci da uno stupro, a Jack lo squartatore insegue le sue vittime, ispirato alle storie di crimini contro le donne. Da VOSS, dove una grande teca conteneva una modella nuda con la maschera da gas circondata da falene, alla N. 13, in cui una modella vestita di bianco veniva colorata da due robot che le spruzzavano addosso vernice.

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“L’oscurità. Andare negli abissi. La nicchia di una persona che gli fa realizzare una cosa come Lo stupro delle Highland e fa uscire le modelle come se fossero state violentate. Sembravano tutte uscite da una siepe”. Questa oscurità è frutto di un’esperienza di vita travagliata. Nato nell’East End londinese, McQueen è sempre stato influenzato da episodi infelici che lo hanno segnato fino agli ultimi anni di vita, quando preparava la sua ultima rivoluzionaria collezione L’Atlantide di Platone. In quest’ottica i teschi sono il simbolo perfetto per rappresentare un animo tormentato come quello di Alexander McQueen. E risulta perfetta la scelta delle musiche di Michael Nyman, compositore che McQueen amava. La sua musica minimalista sembra scandire il tempo verso un’inesorabile fine. L’uso dei brani composti per Lo zoo di Venere e per gli altri film di Peter Greenaway sembra richiamare le stesse ossessioni del regista: la bellezza, la nudità, la morte.

Titolo originale: McQueen
Regia: Ian Bonhôte, Peter Ettedgui
Distribuzione: I Wonder
Durata: 111′
Origine: UK, 2018