Barbera: “per Venezia 2020 si continua a lavorare come sempre”

Nel mezzo di questa pandemia è più che lecito, da parte di tutte le persone nel settore e degli appassionati, chiedersi che ne sarà dei festival del cinema più prossimi; le risposte che ne garantiscono la riuscita tardano però ad arrivare, e in un momento in cui serve essere realisti pare si preferisca aggrapparsi alla speranza che tutto possa finire al più presto e si possa riprendere la vita quotidiana precedente.

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Lo dimostra Cannes, che nella sua logica ma sofferta decisione di posticipare il Festival si aspetta comunque di riuscire davvero a farlo per il mese di giugno-luglio; e lo dimostra Venezia, tramite le parole dette all’Ansa del direttore della Mostra del Cinema, Alberto Barbera, dove la speranza che tutto finisca è una delle tre opzioni reali prese in considerazione.
“Da parte nostra continuiamo a lavorare esattamente come gli anni scorsi. Mancano ancora due mesi e davanti ci sono tre scenari possibili: quello più pessimistico con la pandemia ancora attiva, che ci costringe a prendere un bell’anno sabbatico e mettere questa edizione 2020 tra parentesi. C’è poi lo scenario più ottimista, la pandemia si arresta e tutto torna come prima, e infine quello intermedio, che prevede dei vincoli che ora non possiamo prevedere e con i quali ci dovremo confrontare. Insomma entrambe sono variabili non da poco che richiederanno decisioni condivise, ma di fronte a dati certi. E questo prima di fine maggio.”

A prendere iniziative prima del tempo, senza attendere la fine della pandemia per realizzare dei progetti, è il Toronto Film Festival, previsto dal 10 al 20 settembre, che mostra una strada possibile percorribile anche da tutti gli altri festival che si svolgeranno prima o in contemporanea: si pensa all’organizzazione di pochi eventi in sala e ad una rassegna solo digitale – lo hanno detto i due direttori, quella esecutiva Joana Vicente e quello artistico, Cameron Baley, in un comunicato video.
È molto probabile che sia Venezia che Cannes avessero già riflettuto sull’ideale del digitale, e infatti Barbera esclude la possibilità: “Intanto Toronto è un’altra tipologia di festival non paragonabile a Cannes e a Venezia, e oggi poi non si può essere che generici sul futuro. Solo quando sapremo in tempi utili quello che si può fare e non fare prenderemo una decisione, ma una cosa è certa: qualsiasi cosa sia saremo pronti.”

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Aggiunge Barbera: “Non è detto che per le sale vada così male se si torna però a una cosiddetta normalità e si supera la diffidenza e la paura della gente sempre più abituata a vedere film in streaming. Ma – continua Barbera – potrebbe anche tornare la voglia della gente di condividere gli eventi in prima persona nonostante l’accelerazione del mercato, sempre più diviso tra distribuzione in sala e streaming. La storia ci insegna – sottolinea – che dopo periodi tragici, cataclismi mondiali, si sviluppano molte inaspettate energie.” 

Naturalmente il ritardo delle conferme ha dato sfogo alle teorie più svariate, come quella pubblicata su Le Monde qualche giorno fa, alquanto politica, sul come il ritardo del Festival di Cannes da parte di Thierry Fremaux dipendesse da un’immaginaria partita a scacchi tra lui e Barbera, atta a non rivelare i film acquisiti in selezione per non avvantaggiare l’avversario. “Non è affatto vero” dice Barbera “tutti gli anni cominciamo a vedere film da selezionare e molti sappiamo che sono stati proposti anche a Cannes. Il criterio per il quale il film approdi da noi o sulla Croisette sono altri, ci si divide i film secondo altre cose, tra cui la loro disponibilità temporale e non.”

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