Bastard!! – L’oscuro dio distruttore, di Takaharu Ozaki

Come il celebre manga di Hagiwara si muove tra codici e culture di segno opposto, unite sotto il segno di una carica erotica dissacrante sempre più rivolta all’erotismo fantasy di Gō Nagai. Netflix

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Ad un primo sguardo Bastard!! – L’oscuro dio distruttore si struttura come opera-calderone, come testo polisemantico attraverso cui figurazioni, icone e codici culturali di segno inverso arrivano a dialogare su uno stesso terreno di comunicazione/associazione. E in linea con il celebre manga di Hagiwara, l’adattamento animato fa del fantasy la chiave di aggregazione di universo narrativo propriamente denso, dove lo scontro/incontro di matrici iconografiche diverse prepara il terreno per la contaminazione culturale, vero (e forse unico) centro d’indagine del racconto, e insieme delle sue strutture significanti. E alla pari di altri testi gemellari – primo fra tutti, Berserk di Miura – ne declina le referenze (immaginarie, emotive, storiche) in termini sempre autoctoni, lungo cioè il confine di una narrazione liminale, dove le influenze occidentali nascondono in sé i germi stessi di uno scenario filmico dalla configurazione nippo-orientale.

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E in un orizzonte così vasto e frastagliato, Bastard!! – L’oscuro dio distruttore fa della sua spazialità il terreno dialettico di iconografie tanto lontane in apparenza, quanto coincidenti nel significato. La storia del fantomatico Dark Schneider, uno stregone oscuro richiamato in vita dal regno di Meta-likana per difenderlo dall’avanzata dei Quattro Signori del Caos, nonché dal possibile risveglio del dio della distruzione Anslasax, diventa qui il veicolo concreto per un racconto propriamente postmoderno, atto a dissolvere, nella loro integrazione immaginaria, tutte le barriere interculturali. Il suo mondo di fantasia è frutto e sintesi di un universo colmo di figurazioni, che assumono significato solamente in funzione di una loro contaminazione simbolica. Secondo, cioè, un approccio (ultra)referenziale, che consenta all’anime di inglobare in sé la sterminata simbologia occidentale, e di aprire al tempo stesso ampi spazi di manovra per una loro simbolizzazione autoctona – e quindi in chiave giapponese.

Tra mitologia greca e citazioni bibliche, riferimenti all’heavy metal euroamericano e immaginario nipponico, ogni elemento di Bastard!! – L’oscuro dio distruttore sembra muoversi in un contesto dialogico fra culture. Nella dimensione iconografia, come in quella narrativa, le azioni dei personaggi viaggiano sempre su un doppio livello semantico, che va ad integrare la valenza attuale con i loro significati originari. Ed è così che l’anime può stabilire relazioni prima impensabili, facendo coesistere nello stesso spazio-tempo elementi tra loro assolutamente anacronistici: i ninja convivono adesso con gli idra; le figure della Bibbia con il folclore anglosassone. In una serie di opposizioni antifrastiche, che assumono significato proprio perché dirette a svelare la natura reale delle connessioni in seno alla società giapponese. Quel che il racconto, con le sue numerose figurazioni, mostra in superficie (omote) rivela sempre un senso-altro celato al suo interno (ura). E quel che si mostra in pubblico (tatemae, e quindi allo spettatore) nasconde sempre il suo sentimento/significato reale (honne). Con l’integrazione tra culture, che in questo senso, assurge a mezzo unico per la (ri)scoperta dell’autoctonia nazionale.

Ma in Bastard!! – L’oscuro dio distruttore anche la tematica della “contaminazione” è oggetto di una duplicità (se non di una triplicità) di significazione. All’interazione multiculturale, corrisponde infatti una contaminazione tanto corporea, quanto identitaria, entrambe cucite sulla nevralgica figura del suo stravagante (e arrapato) protagonista. Per quanto egli sia “il personaggio principale di un manga (diventato poi seinen) per ragazzi” trascende l’immagine purista ed edificante del protagonista shōnen: è arrogante, mefistofelico e lascivo. Il suo unico obiettivo è conquistare il mondo e possedere tutte le donne (perlopiù vergini) che affronta in battaglia. Secondo una aggressività erotica progressivamente disinnescata da quella stessa maledizione che lo costringe a vivere nel corpo “contaminato” di un bambino puro e innocente. Ovvero per mezzo di un approccio interattivo, che apre ad un terzo livello di contaminazione. E in questo senso, sulla scia pulsionale dei nagaiani Scuola senza pudore (1968-1972) e Devilman – o della trilogia lupiniana di Koike (2014-2019) – è sempre l’erotismo a contaminare i corpi virginali delle amanti di Dark Schneider, e insieme a materializzare il tessuto connettivo su cui si regge l’intera struttura del racconto. In vista così di un anime (solo a tratti) dissacrante, che parte dalle atmosfere mature delle ultime animazioni di Netflix (come Vampire in the Garden, Kotaro abita da solo o Spriggan) per ritornare sempre più alla lezione di Gō Nagai. E oggi come allora non è possibile trascendere il suo insegnamento. A 50 anni di distanza il verbo del maestro sembra più presente che mai.

Titolo originale: Bastard!! – Heavy Metal, Dark Fantasy
Regia: Takaharu Ozaki
Voci: Kisho Taniyama, Tomori Kusunoki, Hiroki Yasumoto, Yoko Hikasa, Kanae Ito, Tomokazu Sugita, Kensho Ono, Nao Toyama, Yoshitsugu Matsuoka, Ari Ozawa, Shizuka Ito, Takehito Koyasu, Mami Koyama
Distribuzione: Netflix
Durata: Stagione 1 (parte prima) 13 episodi da 25′
Origine: Giappone, 2022

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.6
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Il voto dei lettori
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