Bif&st. Giorno 7: Nel segno di Massimo Troisi e Alain Resnais

Settima e penultima giornata di Bif&st. Dedicata, in particolare, a Massimo Troisi, a vent’anni dalla sua morte. Figura ricordata già il giorno prima da Luis Bacalov nella sua “lezione di cinema” e con la proiezione di Morto Troisi, Viva Troisi!, regia del 1982 firmata dall’artista napoletano. Figura che ritorna in questa giornata attraverso un incontro tenutosi alle 19.00 all’Ex Palazzo delle Poste a cura di Franco Montini con testimonianze di Ettore Scola e Mauro Berardi, e nella “lezione di cinema” mattutina di Michael Radford in dialogo con Maurizio di Rienzo e il pubblico del Petruzzelli dopo la proiezione de Il postino.

 

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Ed è proprio Radford a ricevere in serata il premio Fellini, consegnatogli da Francesca Fabbri Fellini, nipote del regista de La dolce vita. È Giuliano Montaldo, invece, che, come presidente di una giuria composta da 30 spettatori per la sezione ItaliaFilmFest/Opere prime e seconde, conferisce il Premio Francesco Laudadio per la migliore regia a Paolo Zucca, autore de L’arbitro, e quello per il miglior film a Pierfrancesco Diliberto, meglio noto come Pif,  al suo esordio dietro la macchina da presa con La mafia uccide solo d’estate, che al momento della premiazione è proiettato contemporaneamente in quattro sale del festival a causa delle tante richieste del pubblico.

 

È anche il giorno che fra gli Eventi speciali omaggia il maestro Alain Resnais, recentemente scomparso, con la proiezione,in collaborazione con la Cineteca di Bologna, della copia restaurata di Hiroshima mon amour, che tornerà nei cinema dal 28 aprile.

Ed è il giorno, ancora, di un’altra anteprima serale al Petruzzelli: Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve, di Felix Herngren, film tratto dall’omonimo bestseller di Jonas Jonasson. È il compleanno di Allan Karlsson e nell’ospizio hanno preparato tutto per festeggiare il suo secolo di vita. Nessuna festa, però, perché l’anziano ha deciso di fuggire. Così, all’improvviso, quasi senza pensarci. Una finestra aperta e via, candeline rimaste orfane del suo soffio. Arriva alla stazione degli autobus e si ritrova in possesso di una valigia strapiena di soldi. Ha inizio la sua avventura e di coloro che diventeranno lungo la strada i suoi  compagni, mentre “i cattivi”, e oltremodo idioti, daranno loro la caccia.

Tra passato e presente, il racconto di una vita straordinaria (e viene naturale pensare al Forrest Gump di Zemeckis), tra Franco e Stalin, l’America e l’URSS, la Guerra Fredda ei servizi segreti, le piccole bombe e quelle atomiche,  fino a una spiaggia di Bali. Il racconto divertente e folle di un uomo impassibile a tutto, persino alla morte.

Panorama Internazionale, invece, si chiude con due film, Pas son genre e, fuori concorso, Controra. Il primo, di Lucas Belvaux, è la storia d’amore che nasce, già votata alla fine, fra un giovane professore di Filosofia, trasferito per una anno da Parigi ad Arras, e una bella parrucchiera del luogo che ama cantare con le sue due amiche nei locali, vedere i film con Jennifer Aniston e leggere romanzi rosa. L’aridità affettiva dell’uomo e la “pienezza” della donna: due mondi troppo distanti che non possono incontrarsi davvero, in un’opera che però risulta alla fine abbastanza convenzionale, inconsistente e lascia poche tracce dietro di sé. Fra thriller psicologico e horror cerca di muoversi Controra di Rossella De Venuto: da Dublino il  ritorno di un italiano (Pietro Ragusa) al piccolo paese in cui è cresciuto, accompagnato dalla sua fidanzata irlandese Megan (Fiona Glascott). Ritorno che, soprattutto per lei, diventerà un incubo, in un crescendo  di misteri e inquietanti visioni fra realtà e allucinazioni. Il film però fa acqua da molte parti e sia la direzione degli attori che alcuni attori stessi risultano inadeguati.