Box Office ITALIA

Claudio Bisio in Benvenuti al Sud di Luca Miniero
L'ultima volta che un film italiano era arrivato in testa alla classifica era stato per merito dei Vanzina e del loro La vita è una cosa meravigliosa. Dopo sei mesi, l'impresa è riuscita ad un'altra commedia: Benvenuti al Sud ha trionfato con quasi quattro milioni di euro e ha battuto sonoramente Inception di Christoper Nolan. Da noi, le avventure oniriche di Leonardo DiCaprio si fermeranno sotto i dieci milioni totali…

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Claudio Bisio in Benvenuti al Sud di Luca MinieroPer trovare un film italiano in vetta alla classifica era necessario tornare indietro fino all’inizio di aprile, quando il primo posto era stato occupato dai Vanzina e dal loro La vita è una cosa meravigliosa. La storia è sempre la stessa: per essere protagonista a casa propria, il nostro cinema deve ricorrrere ad una commedia. Sono passati sei mesi ed ora è Benvenuti al Sud di Luca Miniero a guardare tutti dall’alto ed a riuscire dove i reduci del Festival di Venezia avevano fallito. Il film con Claudio Bisio non si è accontentato solo del successo, ma si è presentato in sala con un bottino entusiasmante che ha sfiorato i quattro milioni di euro. La speranza è quella che possa ripetere l’exploit di Cado dalle nubi, che l’anno scorso raccolse a sorpresa ben quattordici milioni complessivi. Tuttavia, il debutto offre la possibilità di osare altri traguardi: una cifra simile è all’altezza di un Giovanni Veronesi o di un Carlo Verdone in grande forma. Per di più, il trionfo del comico milanese arriva in un momento in cui la scena doveva essere dominata da un pezzo grosso come Inception, che arrivava dagli Stati Uniti con l’intenzione di fare quello che aveva fatto ovunque: dominare il mercato. Da noi, le oniriche avventure di Leonardo DiCaprio hanno zoppicato sin dal primo giorno, e alla seconda settimana hanno già ceduto la vetta con un bottino inferiore ai sei milioni: i suoi obbiettivi devono necessariamente essere adeguati al ribasso. Le cause di una simile debacle possono essere rintracciate nel tradizionale ostracismo del pubblico verso la fantascienza, o nell’amore mai sbocciato tra Christopher Nolan e gli spettatori italiani, che nel luglio del 2008 non avevano premiato nemmeno una macchina da record come Il cavaliere oscuro. Per quanto riguarda le difficoltà di assimilazione dei generi hollywoodiani, un’altra conferma è arrivata da Un week-end da bamboccioni: se il successo di Mordimi aveva stupito tutti, viste le storiche difficoltà di adattamento della commedia americana, la disastrosa avventura commerciale del nuovo film con Adam Sandler ha fatto ritornare al rispetto delle abitudini. Negli Stati Uniti, il titolo aveva dominato il genere per tutta l'estate, mentre da noi è rapidamente naufragato come è sempre capitato anche ai film di Judd Apatow…

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    Shrek è di nuovo in testa nella classifica italiana
    Questa volta l'Italia non ha portato fortuna a Sylvester Stallone, che ha perso lo scontro al vertice con Shrek. Il pubblico gli ha dato più di un milione di euro ma ha negato il primo posto a I mercenari, un onore che gli è stato concesso in Francia, in Gran Bretagna e in Germania. Per l'orco verde è arrivato un pronto riscatto dopo un esordio leggermente zoppicante: il kolossal della Dreamworks è vicino all'obbiettivo dei quindici milioni complessivi.

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    Shrek è di nuovo in testa alla classifica italianaQuesta volta il pubblico italiano ha sfatato una tradizione ed ha in qualche modo abbandonato uno dei suoi idoli. Di solito, i film di Sylvester Stallone trovano sempre un loro mercato italiano, in virtù di una terra d’origine che è sempre stata fedele ai suoi film: era successo con Rocky Balboa e il miracolo si era ripetuto con John Rambo, che nel 2008 fu addirittura capace di conquistare la vetta della classifica. Dopo il sorprendente trionfo americano, il suo nuovo I mercenari sembrava persino in grado di poter realizzare l’impresa di battere Shrek e vissero felici e contenti, che all’esordio aveva mostrato dei segnali di incertezza. Invece, per Sly è arrivata un’amara scoperta: l’orco verde si è fatto beffe di lui e dei suoi compagni e li ha lasciati in seconda posizione. L’impegno era proibitivo, ma l’Italia ha negato il primo posto ad uno dei suoi eroi preferiti, un onore che invece gli è stato concesso da Germania, Francia e Gran Bretagna. Con un bottino di poco più di un milione, il nuovamente divo ha scoperto a sue spese che non bisogna mai sottovalutare la platea dei bambini: il quarto episodio della saga di Shrek ha perso pochissimo rispetto al primo week-end, si è rialzato rapidamente in piedi ed ha già superato i dieci milioni di euro complessivi. A questo punto, per il kolossal d’animazione della Dreamworks i quindici milioni diventano un obbiettivo minimo: il passo falso pasquale di Dragon Trainer è comunque un lontano ricordo, sebbene i venti milioni di Shrek Terzo e di Shrek 2 siano ancora un miraggio, e un segnale di calo per l’appeal commerciale del franchise. A questo punto, la sorpresa di fine estate è Giustizia privata, che è ormai vicina a toccare i tre milioni ed ha battuto un titolo dalle grandi promesse come il remake di The Karate Kid, che è arrivato da noi con le promesse di centosettanta milioni di dollari americani. E’ inutile dire che i settecentomila euro d’apertura sono una delusione cocente per la produzione di Will Smith. Le uscite veneziane non sono riuscite ad emergere: Somewhere di Sofia Coppola si è fermato al sesto posto, mentre Miral di Julian Schnabel non ha superato il decimo.

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      jake gyllenhaal in prince of persia di mike newell
      I cinque milioni di Robin Hood avevano fatto crescere le speranze di una vittoria sulla pigrizia estiva. Questo week-end le ha fatte di nuovo tramontare: a farne le spese non è stato solo l'eroe di Nottingham, ma soprattutto Prince of Persia, che ha esordito con poco più di due milioni di euro. Il debole incasso fa ancora più rumore se si considera che l'Italia era stata agevolata da una distribuzione anticipata…

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      jake gyllenhaal in prince of persia di mike newellIl tentativo del mercato italiano di allungarsi fino all’estate ha incassato un’altra sonora sconfitta. Dopo il debole impatto di Iron Man 2 – che si è fermato proprio alle porte degli otto milioni di euro – l’apatia di fine primavera sembrava essere stata intaccata dall’esordio di Robin Hood, che in pochi giorni ne aveva raccolti cinque. Le speranze di uno storico successo sulla tradizionale pigrizia pre-balneare della platea sono state travolte dall’ultimo week-end, che ha visto precipitare le presenze in sala in modo inarrestabile. A farne le spese non è stato solo l’eroe di Notthingham, che ha visto tramontare le proprie entrate fino al punto da dover abbandonare il possibile sogno di un ingresso tra i migliori dieci della stagione; il crollo ha coinvolto soprattutto Prince of Persia, che non è andato oltre un deludente milione e mezzo. La debacle diventa ancora più dolorosa se si considera come l’Italia fosse stata agevolata da una distribuzione anticipata rispetto agli Stati Uniti: nonostante le attenzioni della Walt Disney, anche questo blockbuster è stato sacrificato sull’altare della contemporanea mondiale, che cerca da anni di combattere la pirateria via internet. Per l’industria italiana, le differenti abitudini dei nostri spettatori e di quelli americani rappresentano un bel problema: considerato il fitto calendario di uscite oltreoceano, la lista delle vittime illustri rischia di diventare lunghissima, specie in un’estate che prevede la kermesse dei mondiali di calcio. In più, c’è da considerare che gli incassi autunnali rischiano di essere bucati per la mancanza di titoli capaci di attirare l’attenzione. Questa volta, nemmeno il 3D ha fatto colpo sul pubblico: The Final Destination in versione stereoscopica è andato sotto al milione e senza la maggiorazione dei biglietti sarebbe andato sotto a La nostra vita di Daniele Luchetti. Il titolo italiano reduce da Cannes si è comportato egregiamente, in un contesto in cui anche i kolossal fanno fatica ad imporsi: con questi ritmi – in cui è facile sparire in incassi da cineclub – anche superare il milione e mezzo sarebbe quasi un miracolo. Non riuscirà a pareggiare il successo de Il divo e di Gomorra (nell’estate del 2008, avvicinarono i dieci milioni…), ma andrà sopra a commedie americane come Piacere, sono un po’ incinta e Notte folle a Manhattan.

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        russell crowe in robin hood di ridley scott
        In Italia, l'atteso duello tra Robin Hood ed Iron Man 2 ha emesso un verdetto diverso rispetto agli Stati Uniti. Il fuorilegge di Nottingham ha surclassato l'uomo con l'armatura di ferro, ed è balzato in vetta alla classifica con più di cinque milioni di euro. Dopo questo esordio trionfale, l'obbiettivo di entrare tra i primi dieci della stagione è aperto: tutto dipenderà dal passaparola e dalla nuova sfida con Prince of Persia.

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        russel crowe in robin hood di ridley scottNel consistente incasso internazionale di Robin Hood, il nostro paese ha fatto sicuramente la sua parte. Il beniamino della foresta di Sherwood l’ha ripagato facendo tornare il sereno su un mercato che ha rischiato molto su questo finale di stagione. L’Italia ha portato ben cinque milioni di euro nel forziere del fuorilegge di Nottingham, che oltre ai cinquanta americani ne ha raccolti altri settanta in pochi giorni. Negli Stati Uniti, il film di Ridley Scott ha guardato Iron Man 2 da lontano, ma da noi la musica è stata diversa. Le nuove avventure di Tony Stark sono già scese sotto al milione, e arriveranno a malapena a toccare i dieci complessivi. L’eroe della Marvel ha migliorato il risultato del precedente episodio, ma non è sfuggito al suo destino: un altro superhero movie che è andato indigesto al pubblico nazionale. Robin Hood ha invece dato la scossa che le sale aspettavano da tempo: fino a questo momento, è il migliore esordio normale dall’inizio dell’anno, visto che Alice in Wonderland di Tim Burton ha ottenuto i suoi otto milioni con la grossa spinta del 3D. Con un inizio così, per Russell Crowe sarà decisivo il passaparola: l’obbiettivo di entrare nella lista dei migliori dieci dell’anno è ancora aperto, e Robin Hood dovrà fare i conti con la possibile concorrenza di un franchise inedito come Prince of Persia, che sbarcherà in Italia nella speranza di ripetere i trionfi di Pirati dei Caraibi. Il loro duello sarà importante per capire se quest’ennesima battaglia all’apatia estiva potrà andare a buon fine. Alle spalle di Robin Hood c’è stato il vuoto: al terzo posto ci sono arrivati Jennifer Lopez e il suo Piacere, sono un po’ incinta, il titolo con cui è ritornata ad Hollywood dopo tre anni di assenza. Sabina Guzzanti e il suo Draquila hanno sfruttato più che potevano l’effetto Cannes – e le relative polemiche che ne sono seguite – per strappare il quinto posto: la provocatoria attrice italiana potrebbe fare meglio di una coppia di superstar come Tina Fey e Steve Carell, che hanno stentato con Notte folle a Manhattan e si sono visti rifilare l’ennesima bocciatura da una platea che proprio non riesce a metabolizzare i tempi e i ritmi della commedia d’oltreoceano.

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          gwyneth paltrow e robert downey jr. in iron man 2
          Il nostro è l'unico paese in cui il successo di Iron Man 2 non ha assunto delle proporzioni trionfali. Il film di Jon Favreau ha conservato la vetta, ma non ha piegato la pigrizia di fine primavera. Con questo passo raggiungerà i dieci milioni di euro, ma non si ritaglierà un posto tra i migliori della stagione, per cui serve un biglietto da visita vicino ai trenta: per quello che riguarda maggio, ha già centrato un ottimo risultato.

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          gwyneth paltrow e robert downey jr. in iron man 2In Italia, l’uscita di Iron Man 2 non è riuscita a risollevare e ad entusiasmare il box office come invece ha fatto in patria, dove è stato un indiscutibile trionfo. Le nuove avventure di Tony Stark hanno già migliorato il loro precedente traguardo e viaggiano decise verso i dieci milioni di euro, un risultato che in altri tempi sarebbe stato salutato come un successo: non in questo 2009-2010, in cui i primi posti sono stabilmente occupati da film che hanno avvicinato i trenta (L’era glaciale 3), quando non li hanno superati (Alice in Wonderland) o addirittura doppiati (Avatar). Invece, l’incasso di Iron Man 2 è appena superiore alla tradizionale media di maggio, una fatto che comunque è già una buona notizia (visto che l’anno scorso il mese vide il sacrificio di Star Trek di J. J. Abrams e di Wolverine con Hugh Jackman). Il film di Jon Favreau adesso è vicino ai sei milioni e mezzo, una cifra che va considerata nel contesto specifico di una pigrizia tardo-primaverile che sembra dura da sconfiggere: Iron Man 2 è l’unico titolo che ha un rendimento da piena stagione, mentre il resto della classifica sonnecchia su bottini annacquati. Notte folle a Manhattan non è riuscito a sfatare il classico ostracismo degli italiani verso la commedia americana, un’impresa che riesce solo a Ben Stiller (e sempre più raramente). Shawn Levy partiva dai tre milioni e mezzo di Una notte al museo e dal milione e mezzo del suo seguito allo Smithsonian di Washington, ma la coppia formata da Steve Carell e Tina Fey non è stata all’altezza delle aspettative: solo cinquecento mila euro all’esordio per le loro avventure notturne a New York, e un risicato terzo posto. Se non altro, i due hanno evitato il disastro capitato a Puzzole alla riscossa, con un Brendan Fraser quanto meno confuso, e il malinconico Dear John di Lasse Hallstrom, che aveva brillato durante le feste natalizie con Hachiko, e che a febbraio si era preso il lusso di scalzare Avatar dal primo posto della classifica americana.

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            iron man 2 jon favreau
            La pigrizia di fine primavera era il peggiore nemico che Tony Stark potesse incontrare. Iron Man 2 ce l'ha messa tutta, e ha portato a casa tre milioni e mezzo di euro: l'impressione è che non potesse fare di più. Tuttavia, nonostante abbia migliorato il risultato del primo episodio, il film di Jon Favreau non dovrebbe riuscire ad entrare tra i migliori successi della stagione: sarebbe la prima vittima illustre dell'estate.

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            iron man 2 jon favreauTony Stark si migliora, ma forse poteva puntare a qualcosa di più. Dopo il primo week-end sui nostri schermi, sembra essere questo il verdetto su Iron Man 2, il primo blockbuster mandato da Hollywood a tentare di vincere la tradizionale pigrizia estiva, e a cercare di cambiare le radicate abitudini dello spettatore italiano. Il secondo capitolo delle avventure dell’eroe della Marvel si è presentato con tre milioni e mezzo di euro, ha conquistato la vetta di prepotenza e ha sensibilmente ritoccato verso l’alto il bottino del primo episodio, che due anni fa aveva iniziato con due milioni e si era fermato a meno di sette complessivi. Quello del film di Jon Favreau è stato uno dei migliori risultati di sempre, per quanto riguarda il primo maggio, e Robert Downey Jr. ha vinto nettamente il duello con Hugh Jackman e il suo Wolverine, che l’anno scorso tentò la fortuna nello stesso periodo e ottenne solo due milioni di euro. Tuttavia, è difficile prevedere che Iron Man 2 riesca a superare la soglia dei dieci milioni e a piazzarsi tra i dieci migliori successi dell’anno, traguardo che non dovrebbe essergli difficile negli Stati Uniti: in questo caso, sarebbe la prima vittima eccellente di quest’estate tricolore. Con le dovute eccezioni degli episodi di Spider-Man, l’Italia si è dimostrata ancora una volta scettica verso i film basati sui comics, e non si è lasciata incantare dall’innegabile fascino di Tony Stark, che si è presentato con una scintillante armatura, ma senza il trainante appeal del 3D. Il successo di un titolo come Oceani dimostra che la visione stereoscopica è capace di convogliare molti spettatori: il documentario – che in Italia ha assunto la vocazione comica delle voci di Aldo, Giovanni e Giacomo – si è piazzato al secondo posto e ha sfiorato il milione di euro, scalzando una commedia in ottima salute come Matrimoni e altri disastri. Il film di Nina di Majo è arrivato vicino ai due milioni e mezzo, e si è confermato come una delle sorprese del mese: va a fare coppia fissa con Basilicata Coast to Coast di Rocco Papaleo, che si è imposto a sorpresa – specie se si valuta il difficile impatto del bellissimo Cosa voglio di più di Silvio Soldini, fermo a seicentomila euro – nel panorama delle produzioni nazionali.

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              sam worthington in clash of the titans di louis leterrier
              Come negli Stati Uniti, anche in Italia aprile si è dimostrato appesantito dalla lunga corsa dell'inizio del 2010. Da noi, sembra quasi un antipasto dell'estate, tradizionalmente segnata da una pigrizia dura da sconfiggere. Ci proverà già da venerdì Iron Man 2, ma il meglio che il mese è riuscito a tirare fuori sono i cinque milioni complessivi di Scontro tra Titani. Tony Stark avrà una nuova armatura, ma ancora a due dimensioni…

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              sam worthington in clash of the titans di louis leterrierSul mercato italiano incombe l’estate, che è tradizionalmente segnata da una pigrizia dura da battere. L’ultimo week-end di aprile ha anticipato il clima che di solito contraddistingue l’ultima fase della stagione, e che ha influenzato il pubblico sin da quando Alice in Wonderland ha esaurito la sua spinta propulsiva. A conti fatti, anche Scontro tra Titani si è rivelato più debole del previsto, e non ha tenuto fede al suo promettente esordio: il film di Louis Leterrier si era presentato con più di tre milioni di euro, e adesso ne ha persi per strada più della metà. Quindi, il suo non sarà certo un incasso da 3D, e avrà grandi difficoltà sia ad entrare nella classifica dei migliori successi dell’anno, sia ad agguantare il bottino simbolico dei dieci milioni. Da noi, Dragon Trainer non sta conoscendo quella seconda giovinezza che negli Stati Uniti lo ha spinto di nuovo in vetta, e ormai da Hollywood si aspettano i grandi colpi che verranno aperti da Iron Man 2. L’attesa è tanta, ma è anche grande la paura che l’estate vanifichi una massiccia invasione di blockbuster, specie adesso che sono in programma i mondiali di calcio. Alla fine, l’unico film ad essere uscito dall’anonimato è stato Matrimoni ed altri disastri di Nina di Majo, che ha difeso bene i colori nazionali ed ha superato il milione di euro. In attesa di Silvio Soldini e del suo ultimo Cosa voglio di più, i titoli italiani cercano di ritagliarsi uno spazio, e almeno in questo momento si dimostrano delle scommesse vincenti: Basilicata Coast to Coast di Rocco Papaleo ha tenuto ancora la posizione e può permettersi di guardare da vicino una produzione ambiziosa come Green Zone di Paul Greengrass, che ha convinto la critica ma ha deluso il pubblico. Gli spettatori hanno rimandato a casa sia Agorà di Alejandro Amenabar, che ha ripiegato sul terzo posto, sia La città verrà distrutta all’alba, il remake dell’omonimo film di George A. Romero che ha anticipato la solita abitudine di riempire il calendario con fondi di magazzino. Tutte le speranze sono riposte in Robert Downey Jr., pronto a piombare sugli schermi con un’armatura fantastica ma ancora a due dimensioni…

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                sam worthington in scontro tra titani di louis leterrier
                Scontro tra Titani
                è arrivato in Italia e ha conquistato tranquillamente il primo posto della classifica. Il film mitologico di Louis Leterrier ha ridato fiducia al 3D dopo l'inatteso scivolone pasquale di Dragon Trainer. Le avventure di Perseo non hanno tradito le attese, hanno fatto da apripista alla kermesse di blockbuster che durerà fino all'estate, e arriveranno alla soglia finale dei dieci milioni di euro senza particolari affanni.

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                sam worthington in sconto tra titani di louis leterrierDopo il fallimento di Dragon Trainer, la corsa del 3D è ripresa in modo convincente. Il week-end italiano è stato dominato da Scontro tra Titani, che è arrivato sui nostri schermi dopo una vita americana che ormai ha toccato i centoquaranta milioni di dollari. Le avventure di Perseo sono chiamate a confermarsi (negli Stati Uniti i suoi incassi sono rapidamente scesi dopo un promettente esordio), ma hanno già aperto con più di tre milioni di euro: con questi presupposti, i dieci milioni finali non dovrebbero essere un traguardo proibitivo. Il film mitologico di Louis Leterrier ha rispettato in pieno le attese e ha risollevato le sorti della stereoscopia, che era incappata in un inatteso scivolone pasquale proprio con il film della Dreamworks, ancora fermo sui cinque milioni. Tuttavia, sembra difficile che possa entrare nella lista dei primi dieci titoli dell’anno: la cifra minima per entrare si è alzata ai quattordici milioni del sorprendente Cado dalle nubi di Checco Zalone… In attesa di Iron Man 2, l’arrivo di Scontro tra titani ha dato alla scena italiana la scossa che aspettava da tempo, dopo che gli ultimi week-end si erano decisi sulla linea del milione o poco più: L’uomo nell’ombra di Roman Polanski ha ceduto il primo posto, ma ha confermato il vantaggio su Green Zone di Paul Greengrass, che ha convinto la critica ma non ha entusiasmato il pubblico. Poco più indietro, il derby tra Happy Family e La vita è una cosa meravigliosa cerca un vincitore al fotofinish: il film di Gabriele Salvatores ha ancora uno scarto minimo, ma la sua ultima scommessa si è rivelata vincente e ha surclassato i precedenti di Come Dio comanda e di Quo vadis, Baby? Non disperano i fratelli Vanzina: con il loro film hanno cambiato rotta dopo che il format del cine-ombrellone si era prematuramente sgonfiato. Anche l’esordio alla regia di Rocco Papaleo è degno di segnalazione: il suo Basilicata Coast to Coast potrebbe arrivare ai due milioni di euro. Nel frattempo, Alice in Wonderland è uscito dalla classifica, ma ha anche varcato la soglia dei trenta milioni…

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                  ewan mcgregor ne l'uomo nell'ombra di roman polanski
                  La buona stella dei Vanzina è durata appena una settimana: nel torpore primaverile, L'uomo nell'ombra di Roman Polanski ha battuto sul filo di lana Green Zone di Paul Greengrass, che dopo gli stenti americani è franato anche in Italia. I volumi del mercato sono rallentati (per balzare al primo posto basta appena un milione di euro), ma sin da venerdì prossimo Hollywood inizierà a giocarsi tutte le sue carte migliori.

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                  ewan mcgreogr in l'uomo nell'ombra di roman polanskiIl verdetto del week-end italiano è stato sorprendente fino ad un certo punto: chi aveva seguito le sue vicende americane, sapeva già delle enormi difficoltà che Green Zone aveva incontrato in patria. Ad un certo punto, si è giocato il titolo di peggiore delusione invernale contro Jede Law e il suo ultimo Repo Men. L’Italia non gli ha consegnato quella rivincita in cui sperava soprattutto Matt Damon, e gli ha riservato l’onta di vedersi superato persino da un film come L’uomo nell'ombra, prodotto con un budget sensibilmente minore. Reduce dal festival di Berlino e da una distribuzione limitata negli Stati Uniti, il nuovo film di Roman Polanski ha conquistato per inerzia il primo posto della classifica, con un bottino in linea con le sue ambizioni, che si è fermato appena sopra al milione di euro: tuttavia, è stato sufficiente a battere sul filo di lana il film di Paul Greengrass, che è andato ben al di sotto delle aspettative. E’ il secondo tonfo – questa volta annunciato – dopo quello di Dragon Trainer, che a Pasqua si era arenato senza una spiegazione apparente: ancora oggi, il kolossal in 3D della Dreamworks annaspa in quarta posizione e fatica addirittura a raggiungere i cinque milioni. Alice in Wonderland è ormai vicinissimo ai trenta complessivi, e sta per lasciare i primi dieci senza aver trovato un degno erede: sicuramente, l’inizio della primavera non è stato all’altezza delle promesse invernali. Il calendario dovrebbe ripartire già la settimana prossima, quando Scontro tra Titani si presterà a fare da antipasto tridimensionale alla grande kermesse di blockbuster prevista fino almeno fino a luglio. Se Hollywood piange, l’Italia non ride: dopo aver conquistato il primato sette giorni fa, anche La vita è una cosa meravigliosa si è incamminato sul sentiero di un lento declino, che porterà comunque i Vanzina a sfiorare i cinque milioni di euro totali. Il loro nuovo esperimento primaverile ha già superato Un’estate ai Cairaibi, e con tutta probabilità ha sancito la fine del cineombrellone, che ha mostrato una stanchezza commerciale già al secondo tentativo.

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                    I Vanzina sanno sempre quando è ora di cambiare aria: esaurite le potenzialità commerciali del cineombrellone, si sono buttati su La vita è una cosa meravigliosa. L'esordio è stato superiore al milione e mezzo di euro: un'ennesima lezione su come ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo. Così, si tolgono la soddisfazione di guardare dall'alto in basso il costosissimo Dragon Trainer della Dreamworks.

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                    gigi proietti in la vita è una cosa meravigliosa di carlo vanzinaQuale che sia il giudizio sul loro lavoro, ai fratelli Vanzina va riconosciuto almeno un merito: sanno perfettamente quando è ora di cambiare le loro carte, e il modo in cui si muovono con assoluta disinvoltura tra i diversi format conferma in modo evidente la loro familiarità con le regole del nostro mercato. Dopo il fallimento di Un’estate ai Caraibi – che aveva fatto seguito al sorprendente successo di Un’estate al mare – hanno deciso di non insistere sulla strada del cine-ombrellone, e si sono orientati su quella del film corale. Il fiuto invece è rimasto sempre lo stesso: il week-end gli ha portato un milione e mezzo di euro e gli ha consegnato il primo posto in classifica. Il loro ultimo film non farà sfracelli (si prevedono cinque milioni complessivi), ma resta in ogni caso una semplice lezione su come ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo. Il risultato della coppia romana assume ancora più rilevanza, nel momento in cui il costosissimo Dragon Trainer è rimasto ad agonizzare al secondo posto: il film in 3D della Dreamworks non ha sfondato in patria, e in Italia – paese che di solito riserva un’ottima accoglienza ai prodotti d’animazione – viaggia con lo stesso passo di Happy Family di Gabriele Salvatores, che sulla carta avrebbe dovuto recitare la parte della vittima sacrificale. Il successo de La vita è una cosa meravigliosa ha regalato una grossa soddisfazione a Gigi Proietti, che si è permesso di ridicolizzare persino una superstar come Jim Carrey, tornato sulla scena con Colpo di fulmine. La commedia gay – nel cast c’è anche Ewan McGregor – è rimasta ferma al quinto posto, e ha confermato come l’appeal del divo comico sia in calo, dopo il passo falso commerciale di Yes Man. Mentre Alice in Wonderland è ormai vicinissimo ai trenta milioni di euro, un bottino che lo renderebbe sicuro del podio finale (saldamente dominato da Avatar di James Cameron, uscito dai primi dieci con sessantacinque milioni totali), ha fallito anche Gamer con Gerard Butler, che ha raccolto la miseria di cinquecentomila euro. Rispetto agli entusiasmi di inizio stagione, il ritmo dei biglietti staccati è sensibilmente diminuito, come è tradizione nella primavera italiana: è difficile che Green Zone di Paul Greengrass (disastroso negli Stati Uniti) possa riuscire ad invertire la tendenza. Bisognerà aspettare Scontro tra Titani, un altro attesissimo titolo in 3D…

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                      dragon trainer
                      Dragon Trainer
                      è stato una grande delusione, per tutti quelli che si aspettavano potesse essere un equivalente primaverile de L'era glaciale 3 e di A Christmas Carol. Lontanissimo dal farsi notare, il suo esordio è stato appena sufficiente a scalzare Alice in Wonderland: anzi, visto il suo modesto bottino iniziale, la conquista della vetta era alla portata persino di Happy Family, che ha mancato di poco l'impresa.

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                      dragon trainer della dreamworksDi solito, verso i film d’animazione l’Italia si dimostra molto più generosa degli americani. Il caso più eclatante che si può ricordare è quello de L’era glaciale 3: negli Stati Uniti aveva conquistato quasi duecento milioni di dollari, mentre da noi era stato premiato con la cifra – allora considerata miracolosa – di trenta milioni di euro. A Natale, anche A Christmas Carol di Robert Zemeckis era riuscito a migliorare i suoi modesti numeri d’oltreoceano con un bottino superiore ai sedici milioni, frutto della tradizionale simpatia del pubblico tricolore verso i film per i più piccoli. Stranamente, stavolta l’impresa non è riuscita a Dragon Trainer, che non ha risollevato il fiacco esordio americano. Da una parte, va considerato come ormai il tempo e le giornate stiano portando il pubblico a considerare il cinema come una seconda scelta; dall’altra, non si può tralasciare il fatto che il nuovo nato di casa Dreamworks ha fatto meno di Mostri contro alieni, che l’anno scorso aveva presentato un biglietto da visita – ottenuto sempre a ridosso della Pasqua – ben più sostanzioso. Si potrebbero anche chiamare in causa le recenti polemiche sul 3D e sulle sue condizioni di utilizzo, ma il confronto tra i due film ha dimostrato un calo di quasi un milione di euro, che per poco non ha permesso ad Alice in Wonderland di conservare il primo posto per la quarta volta consecutiva. Dragon Trainer non ha rispettato le attese e la previsione di continuità con i due assi che finora avevano dominato l’inverno, ed ha sofferto persino contro Happy Family di Gabriele Salvatores, che in questo week-end avrebbe dovuto recitare la parte della vittima sacrificale. Con un po’ di fortuna, l’industria nazionale si sarebbe potuta persino rendere protagonista di una clamorosa sorpresa, prendendosi la vetta contro uno dei suoi più accreditati avversari primaverili. Il dato certo è che – dopo un inizio di 2010 segnato dagli entusiasmi di Avatar e del film di Tim Burton – il 3D è incappato in un mezzo passo falso, che ha raffreddato la corsa trionfale degli incassi, e ne ha ridotto il volume complessivo. Bisognerà aspettare maggio – e la lunga serie di blockbuster in arrivo in quel periodo, da Scontro tra Titani a Iron Man 2 da Prince of Persia a Robin Hood di Ridley Scott – per capire se davvero questa stagione resterà memorabile o se invece si arenerà sul più bello.

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                        Il week-end non ha cambiato il copione che ha condizionato tutto il mese di marzo: ancora una volta, Alice in Wonderland ha guardato tutti dall'alto in basso, e si è avvicinato a quei trenta milioni di euro che dovrebbero garantirgli un posto vicino ad Avatar nel podio finale. Mine vaganti ha conservato il secondo posto e ha rilanciato le quotazioni di Ferzan Ozpetek: il regista italo-turco potrebbe arrivare a otto milioni complessivi…

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                        helena bonham carter in alice in wonderland di tim burtonIl pubblico italiano ha deciso di non cambiare il copione che ha segnato tutto il mese di marzo. Per la terza settimana, Alice in Wonderland ha guardato tutti dall’alto in basso: nonostante abbiano fisiologicamente iniziato a perdere qualche colpo, le nuove avventure del personaggio creato da Lewis Carroll iniziano ormai a vedere il loro obbiettivo a portata di mano. Alice in Wonderland ha raccolto altri tre milioni, che sono andati ad aggiungersi ai venticinque che rappresentano finora il suo bottino complessivo. La soglia dei trenta milioni gli garantirebbe di scavalcare L’era glaciale 3 e di prendersi un posto vicino ad Avatar nel podio finale, al sicuro da eventuali sorprese dell’ultimo momento. Di certo, il film di Tim Burton troverà pane per i suoi denti a Pasqua, nel momento in cui sulla sua strada arriverà un altro kolossal 3D come Dragon Trainer, il film primaverile della Dreamworks. Dietro ad Alice in Wonderland si sono confermati a sorpresa sia Ferzan Ozpetek sia il suo ultimo Mine Vaganti: il regista italo-turco ha praticamente ribadito il risultato dell’esordio, e ha compiuto un'impresa che di solito rispecchia un buzzing positivo intorno al film: per lui è arrivato un altro milione e mezzo, una cifra che lo ha agevolato nella sua rincorsa a quei sette-otto milioni totali che gli farebbero riscattare la delusione del precedente Un giorno perfetto. Nel fine settimana, Mine vaganti ha avuto la meglio su E’ complicato: il pubblico italiano non si è fatto convincere dal cast stellare, e ha accolto il film della specialista Nancy Meyers con lo stesso trattamento che di solito riserva alle commedie sentimentali americane:  una tiepida accoglienza che ha meritato appena un terzo posto. Come previsto, Shutter Island di Martin Scorsese e Invictus di Clint Eastwood hanno continuato ad andare a braccetto verso i sei milioni, numero che forse rappresenta la fetta di mercato composta dai cinefili nazionali. Genitori & figli di Giovanni Veronesi ha raggiunto a fatica gli otto milioni: è un risultato egregio – specie se confrontato con l’esordio di Tutto l’amore del mondo di Riccardo Grandi – anche se l’assenza di Carlo Verdone gli è costata almeno quattro milioni, quelli che mancano nel confronto con il precedente Italians (se paragonato a Manuale d’amore 2, diventano addirittura undici…) Mel Gibson ha pagato duramente la lunga assenza dagli schermi: il suo ritorno da attore con Fuori controllo non aveva incantato negli Stati Uniti. In Italia non è andata diversamente, e il titolo non è andato oltre un modesto sesto posto.

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                          mia wasikowska in alice in wonderland di tim burton
                          Mentre le leggi cercano di tarpare le ali all'unico traino di questa stagione eccezionale, il 3D lancia un altro titolo sopra i venti milioni di euro. Alice in Wonderland – rivolto anche a quel pubblico di minori di sei anni tagliato fuori dalle nuove normative – ha conservato il primato e ha battuto Mine Vaganti di Ferzan Ozpetek. Il regista italo-turco si è presentato con due milioni, un risultato che avrebbe meritato maggiore risonanza.

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                          mia wasikowska in alice in wonderland di tim burtonProprio mentre imperversano le polemiche sulle condizioni di utilizzo delle lenti polarizzate, il 3D lancia un altro titolo sopra i venti milioni di euro. Chissà come si adegueranno i proprietari delle sale, che hanno fatto un grande sforzo per attrezzare gli schermi italiani per la nuova tecnologia: la gran parte delle produzioni stereoscopiche sono rivolte proprio ad un pubblico di minori di sei anni, lo stesso a cui le normative vieterebbero la visione tridimensionale… Mentre la legge sta cercando di mettere i bastoni tra le ruote al traino di una stagione dagli incassi eccezionali, Alice in Wonderland ha pensato bene di fare un’altra volta bottino pieno, e ha conservato la vetta con più di sei milioni di euro. La sua cifra complessiva è salita a venti, e il previsto obbiettivo dei trenta è ormai dietro l’angolo. Sarebbe il terzo film ad avvicinarla, dopo che Avatar l’ha doppiata e L’era glaciale 3 l’ha sfiorata. La lotta per il primo posto non è mai cominciata, e a farne le spese è stato di nuovo il cinema italiano, che sta soffrendo oltremodo la rivincita hollywoodiana: dopo essere stata all’altezza della sfida nelle passate stagioni, l’industria nazionale fatica a tenere il passo di questa inedita generazione di blockbuster, e rischia di vedere persino il cinepanettone declassato a posizioni di ripiego. E’ un peccato che stavolta il ruolo di vittima sacrificale sia toccato a Mine vaganti di Ferzan Ozpetek, che dopo il passaggio a vuoto di Un giorno perfetto è finalmente tornato sui livelli commerciali di Saturno contro: il regista italo-turco si è presentato con un biglietto da visita da due milioni, un risultato che avrebbe meritato più risonanza. Se riuscirà a mantenere questa media, si attesterà a metà tra La prima cosa bella di Paolo Virzì (sette) e Baciami ancora di Gabriele Muccino (nove). Se non altro, può vantarsi di aver sconfitto sia Percy Jackson di Chris Columbus, che anche in Italia ha visto fallire il suo tentativo di lanciare un franchise in stile Harry Potter, sia Appuntamento con l’amore di Garry Marshall, che qui non ha saputo ripetere il successo ottenuto in patria, cosa che accade spesso alle commedie sentimentali americane (tra poco si giocheranno un altro asso nella manica con E’ complicato di Nancy Myers).

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                            mia wasikowska in alice in wonderland di tim burton

                            L'esordio di Alice in Wonderland ha messo in crisi addirittura Avatar: il film di Tim Burton ha raccolto 8 milioni e insidiato persino l'esordio da record di Cameron. Intanto l'effetto 3D sta facendo lievitare gli incassi: rispetto alla stagione precedente, i primi 15 film in classifica hanno guadagnato 60 milioni in più.

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                            mia wasikowska in alice in wonderlan di tim burtonGli esercenti italiani ringraziano di nuovo il 3D. Quelli che si sono convertiti alla nuova tecnologia stanno brindando ad una stagione esaltante, che da quando è iniziata ha regalato un consistente numero di straordinari expoit. Ad agosto, l’esordio de L’era glaciale 3 aveva stupito tutti, mentre adesso sembra già caduto nel dimenticatoio. Alice in Wonderland ha raccolto già otto milioni solo nel primo week-end, e addirittura dieci da quando è uscito: il film di Tim Burton ha mancato per poco l’impresa di superare persino l’incasso di presentazione di Avatar. Tutto sembra annunciare un nuovo titolo in grado di puntare dritto verso i trenta milioni: una cifra che fino a pochi mesi fa sembrava una chimera per tutti, e che adesso si è trasformata in un obbiettivo già raggiunto da due film (per non dire doppiato, come nel caso del film di James Cameron). Per quanto riguarda il contributo del 3D in questa ascesa, i numeri parlano chiaro: rispetto alla stagione precedente, i quindici film più ricchi hanno guadagnato sessanta milioni in più, e se prima bastavano dieci milioni per entrare tra i primi dieci successi della stagione, adesso ne servono quanto meno quindici. Difficilmente Alice riuscirà a tenere il passo di questo clamoroso inizio, ma ha confermato come finora i film in stereoscopia abbiano un altro passo rispetto agli altri. Dietro di lui, i film normali si contendono il secondo posto: Genitori & figli di Giovanni Veronesi ha battuto Shutter Island al fotofinish, ma ha dimostrato come l’impatto del regista sul pubblico sia leggermente in calo. Tuttavia, la previsione di otto milioni di euro è pur sempre un risultato soddisfacente, specie in un momento in cui la concorrenza di Hollywood invita ad una saggia ritirata. Il film di Martin Scorsese fa invece la corsa con Invictus di Clint Eastwood, che è già volato sopra i quattro milioni: l’Italia si è confermata generosa con l’epico regista/attore, per quanto difficilmente il biopic su Nelson Mandela riuscirà a superare il precedente Gran Torino. Nel frattempo, Avatar si sta lentamente ritirando, e per la prima volta da quando è arrivato in sala non ha superato il milione di euro: dopo averne portati a casa quasi sessantacinque, può anche pensare di godersi la sua pensione dorata.

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                              luciana litizzetto e silvio orlando in genitori & figli di giovanni veronesi
                              Nello stesso week-end in cui è diventato l'incasso italiano più ricco di tutti i tempi, Avatar ha abbandonato la vetta dopo sei settimane. Ha abdicato con sessantadue milioni di euro in tasca, e Genitori & figli ne ha approfittato. Il film di Giovanni Veronesi non ha confermato i trionfi di Italians e della saga di Manuale d'amore. Per Aurelio De Laurentiis è una vittoria a metà, condizionata forse dall'assenza di Carlo Verdone.

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                              luciana litizzetto e silvio orlando in genitori & figli di giovanni veronesiAd Avatar stavolta è mancato solo il primato. Nello stesso week-end in cui ha superato Titanic ed è diventato il più ricco incasso della storia del cinema italiano, il film di James Cameron è stato anche costretto ad abbandonare il primato dopo sei settimane di dominio incontrastato. Ora che la missione è compiuta, la rinuncia al trono prende i connotati di un simbolico passaggio delle consegne. Secondo i dati della SIAE , nel lontano 1998 il dramma con Leonardo Di Caprio e Kate Winslet si era fermato a sessanta milioni di euro, mentre il kolossal 3D che ha condizionato l’inverno è arrivato a sessantadue proprio in questo fine settimana. Anche da noi – come fatto nel resto del mondo – James Cameron è riuscito a superare sé stesso, e da oggi in poi potrà solo continuare ad arrotondare il suo record. Il destino di Avatar era scritto sin dal primo giorno, in cui riuscì raccolse più due milioni in poche ore e non risentì minimamente di una distribuzione tardiva. Alla fine, Aurelio De Laurentiis può vantarsi di essere riuscito laddove sia Gabriele Muccino sia Federico Moccia avevano fallito: il suo Genitori & figli ha fatto cadere Hollywood, ma la vittoria tricolore ha qualche lato oscuro. Infatti, il film di Giovanni Veronesi ha ottenuto una somma inferiore alle aspettative, specie dopo il crescendo della saga di Manuale d’amore e di Italians: privo del carisma di Carlo Verdone (che ha trionfato a gennaio con Io, loro e Lara), il volume delle sue entrate è rapidamente sceso e il suo esordio è stato inferiore a quello di Baciami ancora. E’ necessario aspettare il secondo week-end per capire se De Laurentiis avrà il fiato per arrivare fino ai dieci milioni, e in ogni caso il risultato sarà lo stesso del cinepanettone: in calo, ma pur sempre soddisfacente. Se è permesso un pronostico, tra una settimana appare complicato prevedere un suo exploit nel duello tra Alice di Tim Burton e Shutter Island di Martin Scorsese. Dopo un arrivo al fotofinish, Avatar è stato sconfitto anche da Clint Eastwood, che ha visto rinnovarsi il saldo legame con il pubblico italiano: Invictus è andato persino meglio di Gran Torino, che l’anno scorso aveva convinto gli spettatori al punto da farlo salire fino ad un inatteso quattordicesimo posto nella classifica totale del 2009. E’ difficile che il vecchio leone riesca a prendersi il primato alla distanza – miracolo che gli era riuscito un anno fa – ma i due milioni sfiorati sono il segno di una simpatia affidabile.

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                                stephen lang in avatar di james cameron
                                Nemmeno Wolfman – deludente anche in patria – è riuscito a fermare Avatar. Il film di James Cameron ha tenuto la vetta della classifica per la sesta settimana consecutiva, e si avvicina ormai ai sessanta milioni di euro complessivi. Il licantropo di Benicio Del Toro non è stato all'altezza della situazione, e si è fermato sotto i due milioni. Ormai, sulla strada di Avatar c'è solo Invictus di Clint Eastwood

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                                stephen lang in avatar di james cameronAvatar si gode la sesta settimana in vetta alla classifica, posizione dalla quale nessuno finora è riuscito a scalzarlo. Eppure, ci hanno provato in tanti: dopo Gabriele Muccino e Federico Moccia, si è dovuto arrendere anche Benicio Del Toro, a cui non è servito travestirsi da licantropo per fare colpo sul pubblico e riuscire nell’impresa. Da noi, l’atteso e costosissimo Wolfman di Joe Johnston – reduce da una disastrosa vita commerciale negli Stati Uniti – si è dovuto fermare poco sotto ai due milioni di euro e si è accontentato del secondo posto, ancora molto lontano da Avatar. Ora che ha sventato l’ennesimo attacco, il film di James Cameron è vicino ai sessanta milioni di euro, ad un passo dal record italiano di Titanic, che è uno dei pochi capace di resistere alla sua onda d’urto. Dopo aver passato San Valentino – la ricorrenza che avrebbe dovuto vederli protagonisti di un acceso duello – i due dioscuri di Ponte Milvio possono iniziare a farsi i conti in tasca: Il film di Federico Moccia ha tenuto il podio, ha esorcizzato il timore di un successo occasionale, e il suo Scusa ma ti voglio sposare è ormai ad un passo dai sei milioni complessivi; invece, il ritorno di Gabriele Muccino difficilmente riuscirà a raggiungere i dieci milioni, cifra che doveva essere l’obbiettivo minimo del suo Baciami ancora. In linea di massima, il derby potrebbe dirsi concluso in pareggio, anche se lo scrittore di Tre metri sopra il cielo – che non ha goduto dell’enorme battage pubblicitario – avrebbe tutto il diritto di considerarsi più in salute del collega. Il figlio più piccolo di Pupi Avati ha esordito con un milione: è un risultato incoraggiante, e resta da vedere se il regista bolognese riuscirà a varcare quella soglia (comunque considerevole) di tre milioni e mezzo sulla quale di solito si fermano le sue opere. Per il momento, è riuscito a superare una commedia come Che fine hanno fatto i Morgan?: per la coppia formata da Sarah Jessica Parker e Hugh Grant, l’Italia non ha avuto il sapore della rivincita, dopo che negli Stati Uniti Avatar gli aveva tolto tutto il tradizionale pubblico natalizio. Questa volta, le fan di Sex and the City hanno tradito Carrie Bradshaw. E per quanto riguarda James Cameron, il calendario ha messo sulla sua strada Invictus di Clint Eastwood…

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                                  sam worthington in avatar di james cameron
                                  Avatar
                                  ha confinato nell'ombra anche il derby di Ponte Milvio tra Gabriele Muccino e Federico Moccia. Ancora in testa dopo cinque settimane, James Cameron ha superato i cinquanta milioni complessivi e ha costretto nelle retrovie sia Baciami ancora che Scusa ma ti voglio sposare, baluardi del melodramma pariolino. Il vincitore tra i due verrà decretato sul traguardo dei dieci milioni.

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                                  sam worthington in avatar di james cameronAvatar ha messo a segno la cinquina, e ha confermato il suo primato proprio alla fine di uno dei week-end più insidiosi. L’atteso derby di Ponte Milvio – programmato proprio per San Valentino  – si è però svolto nell’ombra, visto che il film di James Cameron non ha mostrato cedimenti nemmeno dopo un mese, e ha tenuto il primo posto con relativa facilità. Tuttavia, nonostante i cinquanta milioni di euro complessivi, potrebbe sfuggirgli l’impresa di superare il primato di Titanic. In questo caso, l’Italia sarebbe uno dei pochi paesi ad avergli negato un record assoluto (a meno di sorprese clamorose, nessuno potrà invece mettere in discussione il riconoscimento come migliore incasso dell’anno). Alle sue spalle, il feeling tra Federico Moccia e il pubblico italiano si è rivelato ancora solido, dopo il flop autunnale di Amore 14: i tre milioni conquistati da Scusa ma ti voglio sposare hanno dimostrato con evidenza come Raoul Bova faccia ancora centro nel cuore delle teen-ager, e sia il valore aggiunto del suo successo. La fortunata saga di Niki ed Alex ha sfruttato al meglio l’occasione offerta dal calendario, anche se probabilmente non avrà abbastanza fiato per arrivare sopra a Baciami ancora: dopo un confortante esordio – che non aveva calcolato l’onda troppo lunga del successo di Avatar – per Gabriele Muccino la soglia dei dieci milioni è ancora in forse, e dovrebbe arrivare solo al fotofinish. Quella sarà la linea del traguardo per capire quale dei due titoli potrà dirsi vincitore della sfida del melodramma pariolino. Chi ha fallito su tutta la linea – dopo una cocente delusione americana – è stato Peter Jackson, che non ha fatto breccia tra le simpatie della platea, ed è rimasto al palo con il suo ultimo Amabili resti. Il regista neozelandese non si è preso nessuna rivincita, e anche l'Italia lo ha pesantemente snobbato, lasciandolo al quinto posto. Dopo il grande esordio, Paranormal Activity ha finito la benzina del lancio pubblicitario, è sceso sul gradino più basso del podio ed è tornato a comportarsi come un normale horror americano: nel frattempo, Aurelio De Laurentiis ci ha fatto sei milioni, e dopo i venti garantiti dal cinepanettone può attendere Giovanni Veronesi con il sorriso sulle labbra.

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                                    Paranormal Activity
                                    ha compiuto un altro miracolo: è riuscito ad insidiare il primato di Avatar di James Cameron. Non ha potuto toglierglielo, ma solo perchè i biglietti 3D hanno un costo superiore rispetto a quelli normali. Altrimenti, il film di Oren Peli lo avrebbe scavalcato in testa alla classifica. Per Aurelio De Laurentiis, portare in Italia l'horror a basso budget è stata un'altra scommessa vinta.

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                                    avatarDopo quattro settimane, Avatar è ancora in cima alla classifica italiana, e si avvicina ormai a superare i cinquanta milioni di euro complessivi: resterà sicuramente il miglior incasso dell’anno, mentre non è scontato che possa riuscire a diventare il miglior bottino di tutti i tempi. L’Italia è uno degli ultimi tasselli che manca al suo mosaico di primati, e da noi il record di Titanic è ancora lontano: tuttavia, il film di James Cameron ci ha confermato di essere pronto a qualsiasi impresa, e annotare anche questo traguardo non desterebbe stupore. La buona notizia del week-end è un’altra: finalmente ha trovato un degno avversario con cui incrociare i guantoni. Anzi, senza il piccolo vantaggio della maggiorazione dei biglietti causata dal 3D, questa volta Avatar sarebbe uscito sconfitto dal duello con il suo inatteso sfidante. Paranormal Activity è entrato in classifica con un biglietto da visita superiore ai tre milioni e mezzo, e ha ottenuto una media per sala più alta: la cifra è sorprendente perché di solito gli horror americani arrivano da noi con un effetto smorzato, e non ripetono quasi mai il clamore suscitato in patria. E invece, dopo aver conquistato gli Stati Uniti con la favola dell’outsider (il titolo sconosciuto costato meno di ventimila dollari, che incanta Steven Spielberg e incassa cento milioni), il film del giovane Oren Peli ha sbancato anche qui, con la complicità di un’astuta campagna promozionale condotta da Aurelio De Laurentiis. Il presidente del Napoli si è già consolato di aver perso il treno di Io, loro e Lara, e la sua scommessa è stata un’altra vittoria, in attesa di un asso come Giovanni Veronesi. Il primo film italiano si trova al terzo posto: Gabriele Muccino ha pagato la concorrenza di Avatar, che non gli ha lasciato tutto lo spazio che il calendario aveva previsto. Baciami ancora ha un passo brillante, ma avrebbe potuto andare sopra i dieci milioni: San Valentino è alle porte, e tutto dipenderà dall’esito finale del suo derby con Scusa ma ti voglio sposare di Federico Moccia. Con l’agenda affollata da tanti appuntamenti in rampa di lancio, la fine dell’inverno – Avatar che fa corsa a sé – potrebbe colorarsi di tricolore. Il primo vero vincitore del 2010 è comunque Carlo Verdone, che è arrivato a quindici milioni e mezzo, mentre La prima cosa bella ha conquistato un pubblico fedele lungo la strada: dopo un inizio meno promettente, il film di Paolo Virzì ha passato la soglia dei cinque milioni.

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                                      jake sully in avatar di james cameron
                                      Anche in Italia, il più che decennale primato di Titanic sta per cedere al passo di Avatar. Con un incasso complessivo vicino ai quaranta milioni di euro, a James Cameron ormai ne mancano solo quattro per superare se stesso. Il discreto esordio di Baciami ancora di Gabriele Muccino non è riuscito a rubargli la scena, ma ha confermato una netta ripresa del cinema italiano dopo le difficoltà autunnali.

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                                      jake sully in avatar di james cameronLa previsione è stata corretta: Avatar ha travolto anche Baciami ancora di Gabriele Muccino, che in teoria avrebbe dovuto raccoglierne il testimone. Dopotutto, l’atteso sequel de L’ultimo bacio avrebbe potuto fare ben poco contro il film di James Cameron, che è riuscito a mettere in secondo piano il suo ritorno in patria e il suo positivo impatto con il pubblico italiano. Alla terza settimana, Avatar è riuscito a superare i sette milioni di euro, e ormai la sua è una corsa solitaria contro i record, che non prende nemmeno in considerazione il resto dei partecipanti. Dopo venti giorni, il kolossal in 3D può già rivendicare quasi quaranta milioni, ha superato di slancio La vita è bella di Roberto Benigni e ormai bracca Titanic. Per superare se stesso e migliorare il miglior incasso della storia del cinema italiano, a Cameron bastano solo quattro milioni. Visti i suoi numeri, l’impresa dovrebbe essere cosa fatta in appena un paio di giorni, e con questi presupposti è impossibile per tutti togliergli la ribalta. Tuttavia, all’ombra del gigante americano il nostro cinema si muove in modo interessante: Baciami ancora non è riuscito a mettere in difficoltà Avatar, ma ha comunque messo delle solide basi per raggiungere i dieci milioni complessivi, e sarà divertente vederlo contendersi il pubblico di San Valentino con Scusa ma ti voglio sposare di Federico Moccia, in cerca di riscatto dopo il flop autunnale di Amore 14. Per marzo, il prode Aurelio De Laurentiis ha già pronto Genitori & Figli di Giovanni Veronesi, e la nostra industria sembra avere le carte giuste almeno fino a primavera. Dopo un esordio difficile, che ha sofferto la latitanza dei film usciti nei festival di Venezia e di Roma, da Natale in poi i titoli italiani hanno varcato sistematicamente la soglia dei dieci milioni: oltre ai cinepanettoni, anche Io, loro e Lara ha confermato l’affidabilità di Carlo Verdone. Finora, è stato però il 3D a rivelarsi decisivo, e il suo contributo è stato fondamentale per far lievitare gli incassi: rispetto allo scorsa stagione, i primi due film in testa viaggiano sui trenta milioni (appena dodici mesi fa, superare i venti milioni appariva un miracolo…) La somma dei primi dieci incassi mostra un divario che ammonta già a quaranta milioni, mentre il volume complessivo è leggermente inferiore, sebbene il calendario di programmazione sia ancora a metà, e ci siano ancora le uscite primaverili da mettere in conto. Il dato più rilevante è che tra i dieci migliori incassi, ben quattro titoli sono stati distribuiti in versione stereoscopica: sono stati loro i protagonisti di una seconda parte del 2009 davvero dorata.

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                                        avatar james cameron zoe saldana
                                        Anche in Italia, Avatar è sceso in campo per abbattere i record: dopo appena due settimane, ha varcato la soglia dei venticinque milioni e si appresta a travolgere L'era glaciale 3, che solo quest'estate aveva fatto gridare al miracolo. Anche da noi, il primato di Titanic ormai vacilla in modo preoccupante: alla fine, il film di James Cameron potrebbe persino arrivare a superare i quaranta milioni complessivi.

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                                        avatar james cameron zoe saldanaAnche l’Italia si arrende ad Avatar. Alla seconda settimana, il film di James Cameron ha confermato i numeri del suo eccezionale esordio, e ha superato largamente gli otto milioni di euro. Mentre circolano voci leggendarie su sale prenotate ed esaurite per settimane, la guerra sul pianeta Pandora ha raggiunto i venticinque milioni complessivi in meno di venti giorni, ed è sul punto di polverizzare L’era glaciale 3. Alla fine dell’estate, i trenta milioni raccolti dal film d’animazione della Fox avevano fatto gridare al miracolo, e in pochi mesi sembrano già sul punto di vacillare. Così come vacilla il record di Titanic, che ormai sta per cedere il passo anche nei nostri annali, dopo essersi rassegnato a lasciare il primato nella classifica internazionale di tutti i tempi. L’ultimo ostacolo rimasto ad Avatar è quello dell’inflazione, baluardo di quelli che ancora restano riluttanti nell’assegnargli il ruolo epocale su cui ormai quasi tutti concordano. Di certo, i suoi margini di miglioramento sono ancora enormi (potrebbe raggiungere benissimo i quarantacinque milioni), e non si può trascurare come il suo arrivo – insieme ad altri fortunati blockbuster come il natalizio Sherlock Holmes – sia stata la ciliegina sulla torta per gli esercenti italiani, che soprattutto grazie al 3D stanno vivendo una stagione dorata. Sullo sfondo, il derby italiano tra Carlo Verdone e Paolo Virzì ha dato un verdetto più che eloquente: l’attore romano ha avuto la meglio sul regista livornese, e Io, loro e Lara ha dimostrato come il suo feeling con il pubblico sia ancora solido e duro a morire. La prima cosa bella ha mancato il salto di qualità, e Virzì ha confermato i numeri di Tutta la vita davanti: il suo nome vale sui quattro milioni di euro, mentre quello di Verdone va quasi sempre in doppia cifra. L’industria italiana cova il timore di non aver calcolato bene i tempi: l’onda lunga di Avatar rischia infatti di affossare Baciami ancora, che avrebbe dovuto spiccare il volo proprio all’inizio di febbraio, e vanificare in questo modo l’asso nella manica del ritorno di Gabriele Muccino. Alla fine sarà proprio lui a sfidare James Cameron: per il momento, l'impresa disperata non è stata tentata nè da Tra le nuvole – che ha comunque fatto segnare un esordio discreto – nè dal musical Nine, che invece è miseramente crollato poco sopra al mezzo milione.

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                                          Per niente indebolito da un mese di ritardo, il ciclone Avatar si è abbattuto inesorabilmente anche sull'Italia. Il tradizionale ostracismo del nostro pubblico verso la fantascienza non ha nemmeno sfiorato il film di James Cameron, che in un giorno aveva già raccolto due milioni di euro, e in tutto il week-end ne ha incassati quasi dieci. Il record stagionale de L'era glaciale 3 già vacilla…

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                                          zoe saldana avatar james cameronNemmeno la maledizione della fantascienza ha frenato l’invasione di Avatar. La triste sorte che il pubblico italiano spesso ha riservato ai film di questo genere (in cui incappò ad esempio Star Trek, la primavera passata: un successo internazionale completamente snobbato dalla nostra platea), non ha nemmeno sfiorato il kolossal di James Cameron, che anche da noi ha perseverato nella sua estenuante opera di demolizione di ogni record. Il primo week-end ha parlato chiaro: Avatar ha incassato quasi dieci milioni di euro, che sono andati a riempire un bottino internazionale ormai superiore al miliardo di dollari (altri cinquecento milioni sono arrivati solo dagli Stati Uniti…), e ha già tre milioni di vantaggio su L’era glaciale 3, che quest’estate si era fermato all’astronomica cifra finale di trenta, e aveva fatto segnare un primato che a questo punto comincia già a vacillare. I fantastici numeri di questa stagione sono trainati dal 3D (che comporta un biglietto maggiorato) e continuano a lievitare nonostante la diffusione ancora carente di schermi e proiettori adeguatamente attrezzati. Il problema non ha danneggiato la guerra su Pandora: pur di non perdersi il film che è sulla bocca di tutti, gli spettatori si sono accontentati persino della visione tradizionale, e le sale hanno fatto registrare un glorioso tutto esaurito. Il primo obbiettivo è infatti già caduto: al primo giorno di distribuzione, Avatar aveva già raccolto più di due milioni di euro… Come previsto, La prima cosa bella di Paolo Virzì si è prestato come vittima sacrificale e ha pagato più del dovuto gli effetti dell’inarrestabile ciclone: il regista livornese si è dovuto accontentare del terzo posto, e ha perso lo scontro diretto con Carlo Verdone, che si è confermato in modo brillante e ha di nuovo superato i due milioni, in un derby che è stato il sotto-clou del fine settimana, e ha in ogni caso prolungato la scia dei cinepanettoni. E’ comunque un peccato che La prima cosa bella si sia trovato stritolato da un calendario serrato, che non poteva più posticipare l’uscita – già ritardata di un mese, per non pestare i piedi a Natale a Beverly Hills – di Avatar, e che per febbraio ha già prenotato Baciami ancora di Gabriele Muccino. Per James Cameron – che ha già trionfato ai Golden Globes e a questo punto parte da favorito per gli Oscar – la strada italiana è già spianata e lastricata di successi.

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                                            Come era prevedibile, Carlo Verdone ha raccolto il testimone del cinepanettone e ne ha proseguito le gesta: Io, loro e Lara ha conquistato la vetta e ha raccolto finora più di otto milioni di dollari. Il pubblico non ha perso il gusto della risata, che fino a questo punto è stata l'unica arma vincente del cinema italiano. E sarà l'unica a disposizione di Paolo Virzì contro il ciclone Avatar.

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                                            carlo verdone in io loro e laraIl copione è sempre lo stesso: commedia che va, commedia che viene. Il Natale è ormai passato, ma evidentemente il pubblico italiano non si è ancora stancato di ridere. Aurelio De Laurentiis, con il suo Napoli che ha raggiunto il quarto posto in campionato, avrà rimpianto di non aver rinnovato la sua fiducia ad un partner abituale come Carlo Verdone, che in meno di una settimana ha superato la soglia degli otto milioni di euro e ha fatto sua la vetta. Per il cinepanettone, è tempo di conti: Natale a Beverly Hills ha incassato tre milioni in meno del precedente Natale a Rio,ma ha comunque dominato le feste, e ha vinto nettamente il derby contro Leonardo Pieraccioni e il suo Io & Marilyn, finito sconfitto persino dal sorprendente cabarettista televisivo Checco Zalone, che ha esordito sul grande schermo con Cado dalle nubi. Il marchio di Christian De Sica si è dimostrato ancora affidabile, e il film che lo ha visto protagonista è stato di nuovo il titolo italiano più ricco della stagione. Si è confermata anche la firma di suo cognato Carlo Verdone, che è piombato nelle sale con Io, loro e Lara: abilmente, ha rifiutato lo scontro frontale con Avatar, e ha dominato il week-end. De Laurentiis dal canto suo attende che Paranormal Activity – di cui si è accaparrato la distribuzione – ripeta anche da noi il suo miracolo americano, magari beffando Gabriele Muccino e il suo Baciami ancora. La stessa sorte del comico romano non potrà essere perseguita da Paolo Virzì: al regista livornese non è stato consentito di evitare il duello impari con James Cameron e La prima cosa bella finirà probabilmente cannibalizzato dalla guerra in 3D sul pianeta Pandora, che fino a questo momento ha raccolto un miliardo e mezzo di dollari sulla scena internazionale e conta di fare altrettanto sulla nostra. E’ invece curioso il destino di Sherlock Holmes di Guy Ritchie: finora ha fatto suo un bottino di sedici milioni di euro, degno di entrare tra i migliori dell’anno. La nuova versione dell’investigatore, incarnata da un rilanciato Robert Downey Jr., ha spesso dovuto rinunciare alla prima posizione, cosa che lo renderà uno degli eterni secondi più ricchi di sempre: se in Italia ha dovuto cedere al cinepanettone, negli Stati Uniti è stata la vittima illustre di Avatar. Per il momento, il cinema italiano non ha ancora trovato qualcuno in grado di sostituire il suo storico piatto forte: la risata.

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                                              sherlock holmes guy ritchie robert downey jr jude law
                                              Il cinepanettone ha esaurito il suo compito, e Natale a Beverly Hills può iniziare la sua ritirata, dopo un dorato soggiorno in classifica che gli è valso ben venti milioni di euro e una netta vittoria contro Leonardo Pieraccioni. In attesa di Carlo Verdone, il week-end ha dato il primo posto a Sherlock Holmes, che in Italia non ha ancora trovato un avversario impossibile come Avatar.

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                                              sherlock holmes guy ritchie robert downey jr jude law Le vacanze stanno per finire, e il cinepanettone inizia a togliere lentamente le tende: al terzo week-end, Natale a Beverly Hills ha collezionato altri tre milioni di euro, ed ha avvicinato la soglia simbolica dei venti. La nuova commedia di Christian De Sica e soci ha così confermato le aspettative, ed ha difeso al meglio i colori nazionali nel momento più caldo del mercato: le sue entrate totali sono leggermente calate rispetto al precedente Natale a Rio, ma la formula di Neri Parenti e di Aurelio De Laurentiis si è dimostrata ancora una volta la più affidabile del nostro panorama. Questa volta, ha dovuto cedere il passo a Sherlock Holmes, che in Italia sta andando a gonfie vele e sta approfittando dell’assenza di un avversario impossibile come Avatar. La versione del personaggio di Arthur Conan Doyle – firmata da Guy Ritchie ed incarnata da Robert Downey Jr. – ha incontrato i favori del pubblico e dopo un esordio da comprimario si è lanciato in vetta con un bottino complessivo di undici milioni, degno di un blockbuster dalle grandi ambizioni. Chi non può festeggiare, è certamente Leonardo Pieraccioni: dopo il trionfo di Una moglie bellissima, c’era grande attesa per Io & Marilyn e le sue chance di sfidare Natale a Beverly Hills. Il comico toscano è invece diventato il grande sconfitto di queste feste: i volumi dei suoi incassi si sono dimezzati rispetto al film precedente, e sono ancora dietro rispetto a Checco Zalone e al suo sorprendente Cado dalle nubi. Non hanno brillato nemmeno i film per bambini, che dodici mesi fa avevano dominato con Madagascar 2: né La principessa e il ranocchio – l’operazione revival della Disney è fallita ovunque – né Piovono polpette sono riusciti a raccoglierne il pesante testimone. In extremis, c’è stato il recupero di Richard Gere: Hachiko non ha incantato, ma è riuscito ad uscire dall’anonimato in cui era finito Amelia. Dopo quello tra Natale a Beverly Hills e Sherlock Holmes, il calendario delle uscite italiane ha in programma un altro acceso duello tra Hollywood e la nostra industria: nel tentativo disperato di sfidare Avatar – un miliardo di dollari in tutto il mondo, fino a questo momento – l’Italia è pronta a calare due assi nella manica come Carlo Verdone e Paolo Virzì.

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                                                Il week-end ha regalato un successo imprevedibile a Checco Zalone e al suo Cado dalle nubi, che ha sfidato New Moon e lo ha incredibilmente battuto, con un incasso di più di due milioni e mezzo di euro. Grazie al comico pugliese – prodotto del vivaio di Telenorba e diventato noto grazie a Zelig – il cinema italiano è tornato a dare segnali di vita, in attesa dei consueti cinepanettoni.

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                                                Dopo Baaria di Giuseppe Tornatore, il cinema italiano non aveva partecipato in alcun modo alla grande abbuffata di un autunno memorabile. Come spesso accade alla nostra industria, il primo segnale di vita prima dei consueti cinepanettoni (quest’anno il programma vede sia Christian De Sica che Leonardo Pieraccioni, pronti a darsele all’ultimo biglietto, per la gioia degli esercenti) lo ha dato un film comico, che è riuscito laddove avevano fallito gli autori e i festival già consumati a Venezia, a Roma e a Torino, e soprattutto dove non aveva sfondato una carta sicura come Federico Moccia, naufragato con il suo ultimo Amore 14. Partorito dall’accademia comica di Telenorba, Checco Zalone si è presentato sul grande schermo con Cado dalle nubi, e ha battuto addirittura New Moon, in una sfida che aveva i contorni di quella tra Davide e Golia. Le avventure dello showman pugliese – salito alla ribalta grazie a Zelig e ad altre comparsate televisive e musicali – hanno incassato più di due milioni e mezzo di euro in pochissimi giorni, e hanno consacrato una notorietà che non era nemmeno nelle più rosee previsioni. La sua parodia del cantante melodico meridionale ha spodestato il secondo capitolo di Twilight, che sembrava imbattibile dopo lo strepitoso exploit dell’esordio, arrivato a minacciare persino quello de L’alba dei dinosauri: invece – come del resto è capitato anche negli Stati Uniti – le romantiche avventure dei giovani vampiri hanno esaurito in fretta il bacino dei loro fan, che hanno comunque riempito le sue casse di quasi quindici milioni (è improbabile che New Moon raggiunga i venti), cifra complessiva che gli ha fatto vincere la sfida con 2012 di Roland Emmerich, altro blockbuster capace di superare la soglia simbolica dei dieci: di sicuro, questo sontuoso autunno ha alzato di molto il bottino minimo per presentarsi nella lista dei migliori successi della stagione. Anche perché è ormai pronta la grande volata del Natale: il 4 dicembre si inizia con A Christmas Carol di Robert Zemeckis, che chiede al pubblico italiano una rivincita dopo una stentata fortuna americana.

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                                                  Finalmente, anche da noi è arrivato Nemico pubblico. E' stata un'attesa singolare, visto che in tutto il mondo il film è uscito in estate, ma la scelta dei distributori di attendere fino ad autunno inoltrato non ha scalfito le possibilità commerciali dell'ultimo capolavoro di Michael Mann. L'esordio di Johnny Depp/John Dillinger ha fruttato due milioni di euro, che alla fine potrebbero valerne dieci totali.

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                                                    Up continua a volare alto nei gusti del pubblico, e conquista così la vetta per la terza settimana consecutiva. Questa volta ha battuto sia Amore 14 di Federico Moccia sia i fan di Michael Jackson, in sala con This Is It. La vera sorpresa è quella di trovare Parnassus ancora al secondo posto: per Terry Gilliam il totale è sopra ai quattro milioni di euro, tesoro davvero insolito per lui.

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                                                    upUp ha chiuso in testa per la terza settimana consecutiva, ma questa volta la lotta per il vertice è stata molto più serrata rispetto a sette giorni fa: ben quattro film sono stati capaci di andare oltre il milione di euro, e non sono di certo mancate le sorprese del caso. Il film della Pixar ha imboccato la sua parabola discendente, e forse non riuscirà a raggiungere i quindici milioni di euro complessivi che gli erano stati pronosticati: tuttavia, finirà comunque per essere ricordato come uno dei gioielli di John Lasseter più amati dal pubblico italiano, assieme a Alla ricerca di Nemo e a Gli incredibili. La prima delusione del week-end è stata Amore 14 di Federico Moccia, che non è riuscito a ripetere gli exploit di Ho voglia di te e di Scusa ma ti chiamo amore, e quindi a tenere testa ai suoi avversari d’oltreoceano. E’ troppo presto per decretare la fine del romance liceale italiano, ma forse è il caso di ridimensionarne la portata dopo i successi targati soprattutto da Fausto Brizzi e Marco Martani. Amore 14 ha in ogni caso incassato di più di molte produzioni nazionali ospitate nei festival: la stima di entrate per titoli analoghi può essere quindi circoscritta a cifre d’esordio intorno al milione e mezzo, come l’anno scorso è capitato a Questo piccolo grande amore. Considerata la spesa minima per girarli, è comunque un traguardo ragguardevole, anche se non competitivo con i blockbuster americani. Al posto di Moccia, sul podio ci sono arrivati i fan di Michael Jackson, che hanno trainato This Is It fino al terzo posto della classifica, e la vittima illustre portata in sacrificio ai capricci della platea è stato invece Spike Jonze: il suo Nel paese delle creature selvagge ha arrancato da noi allo stesso modo in cui ha stentato in patria, ed è diventato uno dei più rumorosi flop della stagione. Chi può sorridere è invece Terry Gilliam: il suo Parnassus ha conservato con onore la seconda posizione, ed ha varcato ancora una volta la soglia del milione di euro. In più, è andato bene anche durante la settimana: il suo totale è ora superiore ai quattro, e forma un tesoro a cui l’ex Monty Python non è certo abituato.

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                                                      Aldo Raine voleva la sua rivincita, e il pubblico italiano gliel'ha data: dopo aver perso al fotofinish sette giorni fa, Bastardi senza gloria ha battuto in extremis Baaria e gli ha negato la possibilità di una clamoroso tris in vetta alla classifica. Il film di Tarantino ha conquistato un altro milione e mezzo, e ha confermato come questo sia il film più redditizio del regista. Giuseppe Tornatore si consola puntando ai dieci miioni di euro.

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                                                      I nazisti lo sapevano già: quella di Aldo Raine è una squadra che non si arrende facilmente. Da oggi lo sa anche Giuseppe Tornatore, che pensava di avere sconfitto Brad Pitt appena sette giorni fa: il suo Baaria aveva conquistato in volata il primo posto, nel primo appassionante duello della ripresa autunnale, altrimenti dominata da L’era glaciale 3 (nel frattempo, ormai vicinissimo ai trenta milioni di euro). Invece, Bastardi senza gloria ha deciso di prendersi la sua rivincita e – sempre sul filo di lana – l’ha ottenuta: il film di Quentin Tarantino ha incassato un altro milione e mezzo, ed ha raggiunto la meritata vetta. Il pubblico italiano ha confermato in scala il responso di quello americano: questo è il più grande successo del regista del Tennessee, che ormai è arrivato a quasi trecento milioni di dollari in tutto il mondo (il precedente Kill Bill non riuscì ad arrivare nemmeno a duecento). Baaria non è riuscito a realizzare un inaudito tris, ma per il film di Tornatore le notizie sono sempre positive: con una buona spinta finale potrebbe arrivare persino a dieci milioni in totale, cifra che lo potrebbe mettere tra i primi dieci della stagione. Il risultato assume contorni ancora più importanti se viene confrontato con altri titoli usciti da Venezia: dopo aver vinto la sfida con Il grande sogno, l’avventura della famiglia Torrenuova ha smantellato anche La doppia ora, che è uscito penalizzato da una distribuzione da selected theatres. Tuttavia, la coppia formata da Filippo Timi e Ksenia Rappoport (pure premiata al Festival) ha raggranellato meno del bistrattato Barbarossa di Renzo Martinelli: la sensazione – confermata anche in questo caso – è che la rassegna del Lido sia sempre più un handicap, piuttosto che un trampolino di lancio. In ogni caso, ha rimediato una magra figura anche Fame, il musical della MGM che per l’occasione aveva resuscitato il cult omonimo di Alan Parker: le prove di talento dell’High School Performing Acts non hanno funzionato nemmeno da noi, nella terra di Maria De Filippi, di Saranno famosi e di X-Factor.

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                                                        Le più ottimistiche previsioni si sono avverate: Baaria è stato trascinato da un passaparola più che positivo, e si è confermato in vetta alla classifica, dopo aver mantenuto tutto il bottino accumulato sette giorni fa. Per il film di Giuseppe Tornatore sono arrivati altri due milioni e un successo in volata su Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino: nemmeno il suo miglior incasso italiano gli è bastato per conquistare la vetta.

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                                                          Il regno de L'era glaciale 3 è finito, dopo un mese in cui il mercato si era completamente affidato alle sue travolgenti fortune. L'alba dei dinosauri ha portato a casa il suo ultimo milione, e ora il suo bottino si avvicina ai trenta. Il codice Da Vinci è superato, e La vita è bella sembra irraggiungibile. Il primato questa volta è andato a Baaria, finora il migliore dei reduci veneziani.

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                                                          Doveva capitare, e alla fine è successo: il regno de L’era glaciale 3 è finito, dopo un mese in cui il mercato si era completamente affidato alle sue travolgenti fortune. Ora che ha lasciato la vetta, il film d’animazione della Pixar ha superato i ventotto milioni, e ha quindi scavalcato Il codice Da Vinci: con simili credenziali, ha finalmente raggiunto il terzo posto tra gli incassi più alti di tutti i tempi. Il fiato a sua disposizione non sembra permettergli di allungare la corsa fino ad una quota di trenta milioni, cifra che lo farebbe avvicinare a La vita è bella di Roberto Benigni, e tuttavia un titolo dai volumi così alti è un evento talmente raro da aprire la stagione nel migliore dei modi. Chi ancora crede nel patriottismo avrà sicuramente sorriso nell’apprendere la notizia che le avventure di Scrat sono state superate da un film italiano, che si è ripreso la vetta a distanza di tre mesi da Un’estate ai Caraibi, l’ultima produzione che era riuscita nell’impresa. Baaria ha superato i due milioni di euro, e il suo esordio ha fatto tirare un sospiro di sollievo ai distributori, che temevano seguisse la stessa sorte negativa degli altri reduci da Venezia. Il bottino però è appena sufficiente: a meno di eventi eclatanti, il film di Giuseppe Tornatore realizzerà un totale sui sette milioni, numero che è comunque un miraggio per un diretto rivale come Il grande sogno, ancora lontano dai tre. Al secondo posto, G-Force – Superspie in missione della Disney, che ha cercato di accodarsi all’improvvisa esplosione del 3D, che inizia a proliferare anche nelle sale italiane: tuttavia, non tutti possono ripetersi al livello de L’alba dei dinosauri, e le avventure dei criceti addestrati hanno varcato a fatica il milione, che in questo momento rappresenta una quota minima. Ad esempio, è stato un ostacolo insormontabile per District 9, che si presentava da noi con i cento milioni di dollari raccolti a sorpresa negli Stati Uniti: ci sono cose che non cambiano mai, e in Italia la fantascienza avrà sempre vita difficile.

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                                                            La vita commerciale de L’era glaciale 3 è un continuo aggiornamento di primati. Arrivato per la quarta volta in cima alla classifica, adesso ha raggiunto i ventisette milioni complessivi. Ora è il film d’animazione più redditizio della storia del cinema italiano, ed è pronto a scavalcare anche Il codice Da Vinci al terzo posto nell'Olimpo dei maggiori successi di tutti i tempi.

                                                             

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                                                            Una cosa è certa: erano anni che nessuno scuoteva il mercato nel modo in cui lo sta facendo – ormai da un mese – un film come L’era glaciale 3. Parlare della sua vita commerciale equivale a fare un continuo aggiornamento di primati. A questo punto, i due milioni di euro dell’ultimo week-end hanno fatto salire il suo incasso complessivo a ventisei milioni: il diretto rivale Madagascar 2 è stato finalmente superato, e L’alba dei dinosauri è ora il film d’animazione più visto nella storia del cinema italiano. Non è però l’unico traguardo che sta per essere tagliato dalla sua marcia trionfale: la cifra da raggiungere per occupare il terzo posto nella classifica di titoli più redditizi di tutti i tempi è ad un passo, a ventisette milioni. Con questi presupposti, Il codice Da Vinci sta per essere travolto dal ciclone della Fox. E non è detto che non possa raggiungere quota trenta: a quel punto, anche Roberto Benigni e il suo La vita è bella comincerebbero a vacillare. Degli ottocento milioni di dollari che finora rappresentano il suo bottino internazionale, quasi l’ottanta per centro non proviene dagli Stati Uniti, che a dire la verità lo hanno accolto con misurato entusiasmo: un motivo in più per considerare L’era glaciale 3 come la prima perentoria affermazione mondiale del 3D, tecnologia con la quale gli americani hanno già acquistato confidenza. Non è un caso che il suo cammino in Italia sia stato agevolato da un cospicuo aumento delle sale predisposte al revival di un vecchio trucco hollywoodiano. Con il primato che non è mai stato messo in discussione, questa volta è stato Woody Allen a fare da sparring partner: sembra che qualsiasi film faccia, il cineasta americano riesca sempre a chiamare a raccolta un cospicuo numero di affezionati, che accorrono al classico appuntamento annuale. Di solito, l’esordio dei suoi film vale minimo un milione, e anche Basta che funzioni non ha tradito le aspettative, in un vittorioso arrivo in extremis con Pelham 123 di Tony Scott, le cui quotazioni hanno subito con questo thriller un brusco ridimensionamento. Il grande sogno di Michele Placido continua ad essere il migliore dei film reduci da Venezia: due milioni totali non sono molti, e un verdetto più completo potrà essere emesso solo dopo l’uscita di Baaria di Giuseppe Tornatore, con cui si misurerà in una specie di derby. Per il momento, ha battuto un blockbuster come G. I. Joe, che qui da noi ha davvero deluso.

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                                                              L'era glaciale 3
                                                              continua a dominare la scena e a macinare avversari: questa volta, è stato G. I. Joe a cedere il passo alla sua marcia trionfale. Per L'alba dei dinosauri, che ha superato i ventitrè milioni complessivi, è tempo di rispolverare la classifica di incassi di tutti i tempi: il primo posto – occupato da Titanic – sembra irraggiungibile, ma il terzo – tenuto da Il codice Da Vinci con ventotto – è alla sua portata.

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                                                              SCUOLA DI CINEMA SENTIERI SELVAGGI: APERTE LE ISCRIZIONI ANNO 2022-23


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                                                              era glacialeL’era glaciale 3 ha tenuto la vetta per la terza volta consecutiva, e la sua marcia ha stracciato un altro potenziale avversario. G. I. Joe – La nascita dei Cobra ha tentato di fare il possibile per cercare di arginare la sua corsa trionfale: ha superato il milione di euro – cifra comunque non adeguata alle aspettative di un blockbuster dal budget faraonico, che ha deluso anche in patria – e si è ritrovato lo stesso a fare da comprimario, come era capitato sette giorni fa a Segnali dal futuro. Infatti, il film d’animazione della Fox ha fatto capire molto chiaramente di non avere alcuna intenzione di cedere, e ha continuato a tenere un passo fuori dalla portata di film normali come quello di Stephen Sommers. Questa volta, L’alba dei dinosauri ha superato la soglia dei tre milioni, e ha raggiunto la mostruosa cifra di ventitre milioni complessivi. A questo punto, è impossibile prevedere fino a dove riuscirà a spingersi: il titolo dimostra di avere ancora fiato da spendere, e davanti a numeri simili la palma di film più visto della stagione – a meno di clamorose sorprese natalizie – non dovrebbe sfuggirgli (in quella passata, Madagascar 2 lo aveva ottenuto dopo essersi fermato a venticinque milioni…) A questo punto, il suo obbiettivo è un altro: il film che in Italia detiene il miglior incasso è ancora Titanic, che nel 1998 prese un bottino di quarantadue milioni, e sembra ancora irraggiungibile. Non lo è invece l’ingesso nel podio: l’ultimo posto è infatti occupato da Il codice Da Vinci, con ventotto milioni. L’impresa sembra tutt’altro che impossibile: a L’era glaciale sarà sufficiente mantenere la sua media attuale per migliorare anche questo record. Il successo era previsto, ma la sua portata colossale ha continuato a stupire: negli Stati Uniti, L’alba dei dinosauri aveva semplicemente fatto il suo dovere, e non era riuscito ad insidiare nè Transformers nè l’ultimo Harry Potter. Dopo G. I. Joe, ha guadagnato terreno Il grande sogno di Michele Placido, il migliore dei film reduci da Venezia: tuttavia, nonostante una distribuzione importante, il suo affresco storico ha danzato sulla soglia del milione e non ha ripetuto l’exploit di Romanzo criminale.

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                                                                La cavalcata tionfale de L'era glaciale 3 non conosce ostacoli, e il secondo week-end ha fatto registrare un altro incasso da capogiro, vicino a cinque milioni. L'alba dei dinosauri non dovrebbe faticare a toccare i venti, cifra che lo presenterà con ottime credenziali alla corsa di film più visto dell'anno. L'attesa è tutta per la sfida che inizierà venerdì, quando sulla sua strada ci sarà G. I. Joe.

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                                                                  I distributori quest'anno hanno deciso di non rischiare nessun blockbuster contro la tradizionale apatia estiva del pubblico. L'era glaciale 3 ha potuto approfittare di una platea affamata, ed è sbarcata sul mercato italiano con l'incasso record di quasi sette milioni. Il bottino va oltre il tradizionale successo dei film d'animazione che aprono la stagione. I numeri sono quelli di un cinepanettone.

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                                                                  -----------------------------------------------------------

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                                                                    -----------------------------------------------------------

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                                                                      -----------------------------------------------------------

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                                                                        -----------------------------------------------------------

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                                                                          -----------------------------------------------------------

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                                                                            -----------------------------------------------------------

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                                                                              La vendetta del caduto ha esordito con poco più di tre milioni di euro, una cifra brillante per i tempi estivi, ma inadeguata al trionfo americano che sta vivendo il film di Michael Bay. Ancora una volta, rischia di ripetersi il caso de Il cavaliere oscuro: quello di un'occasione persa e sacrificata all'altare della contemporanea mondiale. L'impresa di risvegliare il pubblico può essere affidata solo al piccolo mago di Hogwarts.

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                                                                              -----------------------------------------------------------

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                                                                              --------------------------------------------------------------

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                                                                                Il mercato italiano vive la sua flessione irreversibile, tipica dell'estate. Questo week-end ha visto Coraline emergere in vetta con meno di un milione di euro, che è comunque il segnale che il 3D sta iniziando a diffondersi anche da noi, nonostante la penuria di sale attrezzate. Il successo del film in stop-motion segna il declino dei Vanzina, che con Un'estate ai Caraibi non hanno ripetuto il miracolo del cineombrellone.

                                                                                -----------------------------------------------------------
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                                                                                -----------------------------------------------------------

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                                                                                ----------------------------

                                                                                 

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                                                                                --------------------------------------------------------------

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                                                                                  Questa volta, i Vanzina non ce l'hanno fatta. Chiamato alla disperata impresa di risvegliare il pubblico italiano, il duo romano non ha fatto breccia con Un'estate ai Caraibi, che non ha superato nemmeno il milione di euro. Rispetto al precedente Un'estate al mare, che premiò il bizzarro esperimento del cine-ombrellone, questo nuovo tentativo è un evidente passo indietro commerciale.

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                                                                                  -----------------------------------------------------------

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                                                                                    Adesso che ha finito la sua corsa, il mercato italiano si trova nella posizione di dover trovare in fretta un erede ad Angeli e Demoni, che ha abdicato con quasi diciassette milioni di euro. Dopo Una notte al museo 2, questo week-end ha visto il pubblico bocciare anche Terminator Salvation, che si è presentato con appena un milione e mezzo di bottino. I favoriti sono ormai solo Transformers 2 e il nuovo Harry Potter.

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                                                                                    -----------------------------------------------------------

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