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Claudio Bisio in Benvenuti al Sud di Luca MinieroPer trovare un film italiano in vetta alla classifica era necessario tornare indietro fino all’inizio di aprile, quando il primo posto era stato occupato dai Vanzina e dal loro La vita è una cosa meravigliosa. La storia è sempre la stessa: per essere protagonista a casa propria, il nostro cinema deve ricorrrere ad una commedia. Sono passati sei mesi ed ora è Benvenuti al Sud di Luca Miniero a guardare tutti dall’alto ed a riuscire dove i reduci del Festival di Venezia avevano fallito. Il film con Claudio Bisio non si è accontentato solo del successo, ma si è presentato in sala con un bottino entusiasmante che ha sfiorato i quattro milioni di euro. La speranza è quella che possa ripetere l’exploit di Cado dalle nubi, che l’anno scorso raccolse a sorpresa ben quattordici milioni complessivi. Tuttavia, il debutto offre la possibilità di osare altri traguardi: una cifra simile è all’altezza di un Giovanni Veronesi o di un Carlo Verdone in grande forma. Per di più, il trionfo del comico milanese arriva in un momento in cui la scena doveva essere dominata da un pezzo grosso come Inception, che arrivava dagli Stati Uniti con l’intenzione di fare quello che aveva fatto ovunque: dominare il mercato. Da noi, le oniriche avventure di Leonardo DiCaprio hanno zoppicato sin dal primo giorno, e alla seconda settimana hanno già ceduto la vetta con un bottino inferiore ai sei milioni: i suoi obbiettivi devono necessariamente essere adeguati al ribasso. Le cause di una simile debacle possono essere rintracciate nel tradizionale ostracismo del pubblico verso la fantascienza, o nell’amore mai sbocciato tra Christopher Nolan e gli spettatori italiani, che nel luglio del 2008 non avevano premiato nemmeno una macchina da record come Il cavaliere oscuro. Per quanto riguarda le difficoltà di assimilazione dei generi hollywoodiani, un’altra conferma è arrivata da Un week-end da bamboccioni: se il successo di Mordimi aveva stupito tutti, viste le storiche difficoltà di adattamento della commedia americana, la disastrosa avventura commerciale del nuovo film con Adam Sandler ha fatto ritornare al rispetto delle abitudini. Negli Stati Uniti, il titolo aveva dominato il genere per tutta l'estate, mentre da noi è rapidamente naufragato come è sempre capitato anche ai film di Judd Apatow…

 

 

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Shrek è di nuovo in testa alla classifica italianaQuesta volta il pubblico italiano ha sfatato una tradizione ed ha in qualche modo abbandonato uno dei suoi idoli. Di solito, i film di Sylvester Stallone trovano sempre un loro mercato italiano, in virtù di una terra d’origine che è sempre stata fedele ai suoi film: era successo con Rocky Balboa e il miracolo si era ripetuto con John Rambo, che nel 2008 fu addirittura capace di conquistare la vetta della classifica. Dopo il sorprendente trionfo americano, il suo nuovo I mercenari sembrava persino in grado di poter realizzare l’impresa di battere Shrek e vissero felici e contenti, che all’esordio aveva mostrato dei segnali di incertezza. Invece, per Sly è arrivata un’amara scoperta: l’orco verde si è fatto beffe di lui e dei suoi compagni e li ha lasciati in seconda posizione. L’impegno era proibitivo, ma l’Italia ha negato il primo posto ad uno dei suoi eroi preferiti, un onore che invece gli è stato concesso da Germania, Francia e Gran Bretagna. Con un bottino di poco più di un milione, il nuovamente divo ha scoperto a sue spese che non bisogna mai sottovalutare la platea dei bambini: il quarto episodio della saga di Shrek ha perso pochissimo rispetto al primo week-end, si è rialzato rapidamente in piedi ed ha già superato i dieci milioni di euro complessivi. A questo punto, per il kolossal d’animazione della Dreamworks i quindici milioni diventano un obbiettivo minimo: il passo falso pasquale di Dragon Trainer è comunque un lontano ricordo, sebbene i venti milioni di Shrek Terzo e di Shrek 2 siano ancora un miraggio, e un segnale di calo per l’appeal commerciale del franchise. A questo punto, la sorpresa di fine estate è Giustizia privata, che è ormai vicina a toccare i tre milioni ed ha battuto un titolo dalle grandi promesse come il remake di The Karate Kid, che è arrivato da noi con le promesse di centosettanta milioni di dollari americani. E’ inutile dire che i settecentomila euro d’apertura sono una delusione cocente per la produzione di Will Smith. Le uscite veneziane non sono riuscite ad emergere: Somewhere di Sofia Coppola si è fermato al sesto posto, mentre Miral di Julian Schnabel non ha superato il decimo.

 

 

 

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jake gyllenhaal in prince of persia di mike newellIl tentativo del mercato italiano di allungarsi fino all’estate ha incassato un’altra sonora sconfitta. Dopo il debole impatto di Iron Man 2 – che si è fermato proprio alle porte degli otto milioni di euro – l’apatia di fine primavera sembrava essere stata intaccata dall’esordio di Robin Hood, che in pochi giorni ne aveva raccolti cinque. Le speranze di uno storico successo sulla tradizionale pigrizia pre-balneare della platea sono state travolte dall’ultimo week-end, che ha visto precipitare le presenze in sala in modo inarrestabile. A farne le spese non è stato solo l’eroe di Notthingham, che ha visto tramontare le proprie entrate fino al punto da dover abbandonare il possibile sogno di un ingresso tra i migliori dieci della stagione; il crollo ha coinvolto soprattutto Prince of Persia, che non è andato oltre un deludente milione e mezzo. La debacle diventa ancora più dolorosa se si considera come l’Italia fosse stata agevolata da una distribuzione anticipata rispetto agli Stati Uniti: nonostante le attenzioni della Walt Disney, anche questo blockbuster è stato sacrificato sull’altare della contemporanea mondiale, che cerca da anni di combattere la pirateria via internet. Per l’industria italiana, le differenti abitudini dei nostri spettatori e di quelli americani rappresentano un bel problema: considerato il fitto calendario di uscite oltreoceano, la lista delle vittime illustri rischia di diventare lunghissima, specie in un’estate che prevede la kermesse dei mondiali di calcio. In più, c’è da considerare che gli incassi autunnali rischiano di essere bucati per la mancanza di titoli capaci di attirare l’attenzione. Questa volta, nemmeno il 3D ha fatto colpo sul pubblico: The Final Destination in versione stereoscopica è andato sotto al milione e senza la maggiorazione dei biglietti sarebbe andato sotto a La nostra vita di Daniele Luchetti. Il titolo italiano reduce da Cannes si è comportato egregiamente, in un contesto in cui anche i kolossal fanno fatica ad imporsi: con questi ritmi – in cui è facile sparire in incassi da cineclub – anche superare il milione e mezzo sarebbe quasi un miracolo. Non riuscirà a pareggiare il successo de Il divo e di Gomorra (nell’estate del 2008, avvicinarono i dieci milioni…), ma andrà sopra a commedie americane come Piacere, sono un po’ incinta e Notte folle a Manhattan.

 

 

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russel crowe in robin hood di ridley scottNel consistente incasso internazionale di Robin Hood, il nostro paese ha fatto sicuramente la sua parte. Il beniamino della foresta di Sherwood l’ha ripagato facendo tornare il sereno su un mercato che ha rischiato molto su questo finale di stagione. L’Italia ha portato ben cinque milioni di euro nel forziere del fuorilegge di Nottingham, che oltre ai cinquanta americani ne ha raccolti altri settanta in pochi giorni. Negli Stati Uniti, il film di Ridley Scott ha guardato Iron Man 2 da lontano, ma da noi la musica è stata diversa. Le nuove avventure di Tony Stark sono già scese sotto al milione, e arriveranno a malapena a toccare i dieci complessivi. L’eroe della Marvel ha migliorato il risultato del precedente episodio, ma non è sfuggito al suo destino: un altro superhero movie che è andato indigesto al pubblico nazionale. Robin Hood ha invece dato la scossa che le sale aspettavano da tempo: fino a questo momento, è il migliore esordio normale dall’inizio dell’anno, visto che Alice in Wonderland di Tim Burton ha ottenuto i suoi otto milioni con la grossa spinta del 3D. Con un inizio così, per Russell Crowe sarà decisivo il passaparola: l’obbiettivo di entrare nella lista dei migliori dieci dell’anno è ancora aperto, e Robin Hood dovrà fare i conti con la possibile concorrenza di un franchise inedito come Prince of Persia, che sbarcherà in Italia nella speranza di ripetere i trionfi di Pirati dei Caraibi. Il loro duello sarà importante per capire se quest’ennesima battaglia all’apatia estiva potrà andare a buon fine. Alle spalle di Robin Hood c’è stato il vuoto: al terzo posto ci sono arrivati Jennifer Lopez e il suo Piacere, sono un po’ incinta, il titolo con cui è ritornata ad Hollywood dopo tre anni di assenza. Sabina Guzzanti e il suo Draquila hanno sfruttato più che potevano l’effetto Cannes – e le relative polemiche che ne sono seguite – per strappare il quinto posto: la provocatoria attrice italiana potrebbe fare meglio di una coppia di superstar come Tina Fey e Steve Carell, che hanno stentato con Notte folle a Manhattan e si sono visti rifilare l’ennesima bocciatura da una platea che proprio non riesce a metabolizzare i tempi e i ritmi della commedia d’oltreoceano.

 

 

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gwyneth paltrow e robert downey jr. in iron man 2In Italia, l’uscita di Iron Man 2 non è riuscita a risollevare e ad entusiasmare il box office come invece ha fatto in patria, dove è stato un indiscutibile trionfo. Le nuove avventure di Tony Stark hanno già migliorato il loro precedente traguardo e viaggiano decise verso i dieci milioni di euro, un risultato che in altri tempi sarebbe stato salutato come un successo: non in questo 2009-2010, in cui i primi posti sono stabilmente occupati da film che hanno avvicinato i trenta (L’era glaciale 3), quando non li hanno superati (Alice in Wonderland) o addirittura doppiati (Avatar). Invece, l’incasso di Iron Man 2 è appena superiore alla tradizionale media di maggio, una fatto che comunque è già una buona notizia (visto che l’anno scorso il mese vide il sacrificio di Star Trek di J. J. Abrams e di Wolverine con Hugh Jackman). Il film di Jon Favreau adesso è vicino ai sei milioni e mezzo, una cifra che va considerata nel contesto specifico di una pigrizia tardo-primaverile che sembra dura da sconfiggere: Iron Man 2 è l’unico titolo che ha un rendimento da piena stagione, mentre il resto della classifica sonnecchia su bottini annacquati. Notte folle a Manhattan non è riuscito a sfatare il classico ostracismo degli italiani verso la commedia americana, un’impresa che riesce solo a Ben Stiller (e sempre più raramente). Shawn Levy partiva dai tre milioni e mezzo di Una notte al museo e dal milione e mezzo del suo seguito allo Smithsonian di Washington, ma la coppia formata da Steve Carell e Tina Fey non è stata all’altezza delle aspettative: solo cinquecento mila euro all’esordio per le loro avventure notturne a New York, e un risicato terzo posto. Se non altro, i due hanno evitato il disastro capitato a Puzzole alla riscossa, con un Brendan Fraser quanto meno confuso, e il malinconico Dear John di Lasse Hallstrom, che aveva brillato durante le feste natalizie con Hachiko, e che a febbraio si era preso il lusso di scalzare Avatar dal primo posto della classifica americana.

 

 

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iron man 2 jon favreauTony Stark si migliora, ma forse poteva puntare a qualcosa di più. Dopo il primo week-end sui nostri schermi, sembra essere questo il verdetto su Iron Man 2, il primo blockbuster mandato da Hollywood a tentare di vincere la tradizionale pigrizia estiva, e a cercare di cambiare le radicate abitudini dello spettatore italiano. Il secondo capitolo delle avventure dell’eroe della Marvel si è presentato con tre milioni e mezzo di euro, ha conquistato la vetta di prepotenza e ha sensibilmente ritoccato verso l’alto il bottino del primo episodio, che due anni fa aveva iniziato con due milioni e si era fermato a meno di sette complessivi. Quello del film di Jon Favreau è stato uno dei migliori risultati di sempre, per quanto riguarda il primo maggio, e Robert Downey Jr. ha vinto nettamente il duello con Hugh Jackman e il suo Wolverine, che l’anno scorso tentò la fortuna nello stesso periodo e ottenne solo due milioni di euro. Tuttavia, è difficile prevedere che Iron Man 2 riesca a superare la soglia dei dieci milioni e a piazzarsi tra i dieci migliori successi dell’anno, traguardo che non dovrebbe essergli difficile negli Stati Uniti: in questo caso, sarebbe la prima vittima eccellente di quest’estate tricolore. Con le dovute eccezioni degli episodi di Spider-Man, l’Italia si è dimostrata ancora una volta scettica verso i film basati sui comics, e non si è lasciata incantare dall’innegabile fascino di Tony Stark, che si è presentato con una scintillante armatura, ma senza il trainante appeal del 3D. Il successo di un titolo come Oceani dimostra che la visione stereoscopica è capace di convogliare molti spettatori: il documentario – che in Italia ha assunto la vocazione comica delle voci di Aldo, Giovanni e Giacomo – si è piazzato al secondo posto e ha sfiorato il milione di euro, scalzando una commedia in ottima salute come Matrimoni e altri disastri. Il film di Nina di Majo è arrivato vicino ai due milioni e mezzo, e si è confermato come una delle sorprese del mese: va a fare coppia fissa con Basilicata Coast to Coast di Rocco Papaleo, che si è imposto a sorpresa – specie se si valuta il difficile impatto del bellissimo Cosa voglio di più di Silvio Soldini, fermo a seicentomila euro – nel panorama delle produzioni nazionali.

 

 

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sam worthington in clash of the titans di louis leterrierSul mercato italiano incombe l’estate, che è tradizionalmente segnata da una pigrizia dura da battere. L’ultimo week-end di aprile ha anticipato il clima che di solito contraddistingue l’ultima fase della stagione, e che ha influenzato il pubblico sin da quando Alice in Wonderland ha esaurito la sua spinta propulsiva. A conti fatti, anche Scontro tra Titani si è rivelato più debole del previsto, e non ha tenuto fede al suo promettente esordio: il film di Louis Leterrier si era presentato con più di tre milioni di euro, e adesso ne ha persi per strada più della metà. Quindi, il suo non sarà certo un incasso da 3D, e avrà grandi difficoltà sia ad entrare nella classifica dei migliori successi dell’anno, sia ad agguantare il bottino simbolico dei dieci milioni. Da noi, Dragon Trainer non sta conoscendo quella seconda giovinezza che negli Stati Uniti lo ha spinto di nuovo in vetta, e ormai da Hollywood si aspettano i grandi colpi che verranno aperti da Iron Man 2. L’attesa è tanta, ma è anche grande la paura che l’estate vanifichi una massiccia invasione di blockbuster, specie adesso che sono in programma i mondiali di calcio. Alla fine, l’unico film ad essere uscito dall’anonimato è stato Matrimoni ed altri disastri di Nina di Majo, che ha difeso bene i colori nazionali ed ha superato il milione di euro. In attesa di Silvio Soldini e del suo ultimo Cosa voglio di più, i titoli italiani cercano di ritagliarsi uno spazio, e almeno in questo momento si dimostrano delle scommesse vincenti: Basilicata Coast to Coast di Rocco Papaleo ha tenuto ancora la posizione e può permettersi di guardare da vicino una produzione ambiziosa come Green Zone di Paul Greengrass, che ha convinto la critica ma ha deluso il pubblico. Gli spettatori hanno rimandato a casa sia Agorà di Alejandro Amenabar, che ha ripiegato sul terzo posto, sia La città verrà distrutta all’alba, il remake dell’omonimo film di George A. Romero che ha anticipato la solita abitudine di riempire il calendario con fondi di magazzino. Tutte le speranze sono riposte in Robert Downey Jr., pronto a piombare sugli schermi con un’armatura fantastica ma ancora a due dimensioni…

 

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sam worthington in sconto tra titani di louis leterrierDopo il fallimento di Dragon Trainer, la corsa del 3D è ripresa in modo convincente. Il week-end italiano è stato dominato da Scontro tra Titani, che è arrivato sui nostri schermi dopo una vita americana che ormai ha toccato i centoquaranta milioni di dollari. Le avventure di Perseo sono chiamate a confermarsi (negli Stati Uniti i suoi incassi sono rapidamente scesi dopo un promettente esordio), ma hanno già aperto con più di tre milioni di euro: con questi presupposti, i dieci milioni finali non dovrebbero essere un traguardo proibitivo. Il film mitologico di Louis Leterrier ha rispettato in pieno le attese e ha risollevato le sorti della stereoscopia, che era incappata in un inatteso scivolone pasquale proprio con il film della Dreamworks, ancora fermo sui cinque milioni. Tuttavia, sembra difficile che possa entrare nella lista dei primi dieci titoli dell’anno: la cifra minima per entrare si è alzata ai quattordici milioni del sorprendente Cado dalle nubi di Checco Zalone… In attesa di Iron Man 2, l’arrivo di Scontro tra titani ha dato alla scena italiana la scossa che aspettava da tempo, dopo che gli ultimi week-end si erano decisi sulla linea del milione o poco più: L’uomo nell’ombra di Roman Polanski ha ceduto il primo posto, ma ha confermato il vantaggio su Green Zone di Paul Greengrass, che ha convinto la critica ma non ha entusiasmato il pubblico. Poco più indietro, il derby tra Happy Family e La vita è una cosa meravigliosa cerca un vincitore al fotofinish: il film di Gabriele Salvatores ha ancora uno scarto minimo, ma la sua ultima scommessa si è rivelata vincente e ha surclassato i precedenti di Come Dio comanda e di Quo vadis, Baby? Non disperano i fratelli Vanzina: con il loro film hanno cambiato rotta dopo che il format del cine-ombrellone si era prematuramente sgonfiato. Anche l’esordio alla regia di Rocco Papaleo è degno di segnalazione: il suo Basilicata Coast to Coast potrebbe arrivare ai due milioni di euro. Nel frattempo, Alice in Wonderland è uscito dalla classifica, ma ha anche varcato la soglia dei trenta milioni…

 

 

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ewan mcgreogr in l'uomo nell'ombra di roman polanskiIl verdetto del week-end italiano è stato sorprendente fino ad un certo punto: chi aveva seguito le sue vicende americane, sapeva già delle enormi difficoltà che Green Zone aveva incontrato in patria. Ad un certo punto, si è giocato il titolo di peggiore delusione invernale contro Jede Law e il suo ultimo Repo Men. L’Italia non gli ha consegnato quella rivincita in cui sperava soprattutto Matt Damon, e gli ha riservato l’onta di vedersi superato persino da un film come L’uomo nell'ombra, prodotto con un budget sensibilmente minore. Reduce dal festival di Berlino e da una distribuzione limitata negli Stati Uniti, il nuovo film di Roman Polanski ha conquistato per inerzia il primo posto della classifica, con un bottino in linea con le sue ambizioni, che si è fermato appena sopra al milione di euro: tuttavia, è stato sufficiente a battere sul filo di lana il film di Paul Greengrass, che è andato ben al di sotto delle aspettative. E’ il secondo tonfo – questa volta annunciato – dopo quello di Dragon Trainer, che a Pasqua si era arenato senza una spiegazione apparente: ancora oggi, il kolossal in 3D della Dreamworks annaspa in quarta posizione e fatica addirittura a raggiungere i cinque milioni. Alice in Wonderland è ormai vicinissimo ai trenta complessivi, e sta per lasciare i primi dieci senza aver trovato un degno erede: sicuramente, l’inizio della primavera non è stato all’altezza delle promesse invernali. Il calendario dovrebbe ripartire già la settimana prossima, quando Scontro tra Titani si presterà a fare da antipasto tridimensionale alla grande kermesse di blockbuster prevista fino almeno fino a luglio. Se Hollywood piange, l’Italia non ride: dopo aver conquistato il primato sette giorni fa, anche La vita è una cosa meravigliosa si è incamminato sul sentiero di un lento declino, che porterà comunque i Vanzina a sfiorare i cinque milioni di euro totali. Il loro nuovo esperimento primaverile ha già superato Un’estate ai Cairaibi, e con tutta probabilità ha sancito la fine del cineombrellone, che ha mostrato una stanchezza commerciale già al secondo tentativo.

 

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gigi proietti in la vita è una cosa meravigliosa di carlo vanzinaQuale che sia il giudizio sul loro lavoro, ai fratelli Vanzina va riconosciuto almeno un merito: sanno perfettamente quando è ora di cambiare le loro carte, e il modo in cui si muovono con assoluta disinvoltura tra i diversi format conferma in modo evidente la loro familiarità con le regole del nostro mercato. Dopo il fallimento di Un’estate ai Caraibi – che aveva fatto seguito al sorprendente successo di Un’estate al mare – hanno deciso di non insistere sulla strada del cine-ombrellone, e si sono orientati su quella del film corale. Il fiuto invece è rimasto sempre lo stesso: il week-end gli ha portato un milione e mezzo di euro e gli ha consegnato il primo posto in classifica. Il loro ultimo film non farà sfracelli (si prevedono cinque milioni complessivi), ma resta in ogni caso una semplice lezione su come ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo. Il risultato della coppia romana assume ancora più rilevanza, nel momento in cui il costosissimo Dragon Trainer è rimasto ad agonizzare al secondo posto: il film in 3D della Dreamworks non ha sfondato in patria, e in Italia – paese che di solito riserva un’ottima accoglienza ai prodotti d’animazione – viaggia con lo stesso passo di Happy Family di Gabriele Salvatores, che sulla carta avrebbe dovuto recitare la parte della vittima sacrificale. Il successo de La vita è una cosa meravigliosa ha regalato una grossa soddisfazione a Gigi Proietti, che si è permesso di ridicolizzare persino una superstar come Jim Carrey, tornato sulla scena con Colpo di fulmine. La commedia gay – nel cast c’è anche Ewan McGregor – è rimasta ferma al quinto posto, e ha confermato come l’appeal del divo comico sia in calo, dopo il passo falso commerciale di Yes Man. Mentre Alice in Wonderland è ormai vicinissimo ai trenta milioni di euro, un bottino che lo renderebbe sicuro del podio finale (saldamente dominato da Avatar di James Cameron, uscito dai primi dieci con sessantacinque milioni totali), ha fallito anche Gamer con Gerard Butler, che ha raccolto la miseria di cinquecentomila euro. Rispetto agli entusiasmi di inizio stagione, il ritmo dei biglietti staccati è sensibilmente diminuito, come è tradizione nella primavera italiana: è difficile che Green Zone di Paul Greengrass (disastroso negli Stati Uniti) possa riuscire ad invertire la tendenza. Bisognerà aspettare Scontro tra Titani, un altro attesissimo titolo in 3D…

 

 

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dragon trainer della dreamworksDi solito, verso i film d’animazione l’Italia si dimostra molto più generosa degli americani. Il caso più eclatante che si può ricordare è quello de L’era glaciale 3: negli Stati Uniti aveva conquistato quasi duecento milioni di dollari, mentre da noi era stato premiato con la cifra – allora considerata miracolosa – di trenta milioni di euro. A Natale, anche A Christmas Carol di Robert Zemeckis era riuscito a migliorare i suoi modesti numeri d’oltreoceano con un bottino superiore ai sedici milioni, frutto della tradizionale simpatia del pubblico tricolore verso i film per i più piccoli. Stranamente, stavolta l’impresa non è riuscita a Dragon Trainer, che non ha risollevato il fiacco esordio americano. Da una parte, va considerato come ormai il tempo e le giornate stiano portando il pubblico a considerare il cinema come una seconda scelta; dall’altra, non si può tralasciare il fatto che il nuovo nato di casa Dreamworks ha fatto meno di Mostri contro alieni, che l’anno scorso aveva presentato un biglietto da visita – ottenuto sempre a ridosso della Pasqua – ben più sostanzioso. Si potrebbero anche chiamare in causa le recenti polemiche sul 3D e sulle sue condizioni di utilizzo, ma il confronto tra i due film ha dimostrato un calo di quasi un milione di euro, che per poco non ha permesso ad Alice in Wonderland di conservare il primo posto per la quarta volta consecutiva. Dragon Trainer non ha rispettato le attese e la previsione di continuità con i due assi che finora avevano dominato l’inverno, ed ha sofferto persino contro Happy Family di Gabriele Salvatores, che in questo week-end avrebbe dovuto recitare la parte della vittima sacrificale. Con un po’ di fortuna, l’industria nazionale si sarebbe potuta persino rendere protagonista di una clamorosa sorpresa, prendendosi la vetta contro uno dei suoi più accreditati avversari primaverili. Il dato certo è che – dopo un inizio di 2010 segnato dagli entusiasmi di Avatar e del film di Tim Burton – il 3D è incappato in un mezzo passo falso, che ha raffreddato la corsa trionfale degli incassi, e ne ha ridotto il volume complessivo. Bisognerà aspettare maggio – e la lunga serie di blockbuster in arrivo in quel periodo, da Scontro tra Titani a Iron Man 2 da Prince of Persia a Robin Hood di Ridley Scott – per capire se davvero questa stagione resterà memorabile o se invece si arenerà sul più bello.

 

 

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helena bonham carter in alice in wonderland di tim burtonIl pubblico italiano ha deciso di non cambiare il copione che ha segnato tutto il mese di marzo. Per la terza settimana, Alice in Wonderland ha guardato tutti dall’alto in basso: nonostante abbiano fisiologicamente iniziato a perdere qualche colpo, le nuove avventure del personaggio creato da Lewis Carroll iniziano ormai a vedere il loro obbiettivo a portata di mano. Alice in Wonderland ha raccolto altri tre milioni, che sono andati ad aggiungersi ai venticinque che rappresentano finora il suo bottino complessivo. La soglia dei trenta milioni gli garantirebbe di scavalcare L’era glaciale 3 e di prendersi un posto vicino ad Avatar nel podio finale, al sicuro da eventuali sorprese dell’ultimo momento. Di certo, il film di Tim Burton troverà pane per i suoi denti a Pasqua, nel momento in cui sulla sua strada arriverà un altro kolossal 3D come Dragon Trainer, il film primaverile della Dreamworks. Dietro ad Alice in Wonderland si sono confermati a sorpresa sia Ferzan Ozpetek sia il suo ultimo Mine Vaganti: il regista italo-turco ha praticamente ribadito il risultato dell’esordio, e ha compiuto un'impresa che di solito rispecchia un buzzing positivo intorno al film: per lui è arrivato un altro milione e mezzo, una cifra che lo ha agevolato nella sua rincorsa a quei sette-otto milioni totali che gli farebbero riscattare la delusione del precedente Un giorno perfetto. Nel fine settimana, Mine vaganti ha avuto la meglio su E’ complicato: il pubblico italiano non si è fatto convincere dal cast stellare, e ha accolto il film della specialista Nancy Meyers con lo stesso trattamento che di solito riserva alle commedie sentimentali americane:  una tiepida accoglienza che ha meritato appena un terzo posto. Come previsto, Shutter Island di Martin Scorsese e Invictus di Clint Eastwood hanno continuato ad andare a braccetto verso i sei milioni, numero che forse rappresenta la fetta di mercato composta dai cinefili nazionali. Genitori & figli di Giovanni Veronesi ha raggiunto a fatica gli otto milioni: è un risultato egregio – specie se confrontato con l’esordio di Tutto l’amore del mondo di Riccardo Grandi – anche se l’assenza di Carlo Verdone gli è costata almeno quattro milioni, quelli che mancano nel confronto con il precedente Italians (se paragonato a Manuale d’amore 2, diventano addirittura undici…) Mel Gibson ha pagato duramente la lunga assenza dagli schermi: il suo ritorno da attore con Fuori controllo non aveva incantato negli Stati Uniti. In Italia non è andata diversamente, e il titolo non è andato oltre un modesto sesto posto.

 

 

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mia wasikowska in alice in wonderland di tim burtonProprio mentre imperversano le polemiche sulle condizioni di utilizzo delle lenti polarizzate, il 3D lancia un altro titolo sopra i venti milioni di euro. Chissà come si adegueranno i proprietari delle sale, che hanno fatto un grande sforzo per attrezzare gli schermi italiani per la nuova tecnologia: la gran parte delle produzioni stereoscopiche sono rivolte proprio ad un pubblico di minori di sei anni, lo stesso a cui le normative vieterebbero la visione tridimensionale… Mentre la legge sta cercando di mettere i bastoni tra le ruote al traino di una stagione dagli incassi eccezionali, Alice in Wonderland ha pensato bene di fare un’altra volta bottino pieno, e ha conservato la vetta con più di sei milioni di euro. La sua cifra complessiva è salita a venti, e il previsto obbiettivo dei trenta è ormai dietro l’angolo. Sarebbe il terzo film ad avvicinarla, dopo che Avatar l’ha doppiata e L’era glaciale 3 l’ha sfiorata. La lotta per il primo posto non è mai cominciata, e a farne le spese è stato di nuovo il cinema italiano, che sta soffrendo oltremodo la rivincita hollywoodiana: dopo essere stata all’altezza della sfida nelle passate stagioni, l’industria nazionale fatica a tenere il passo di questa inedita generazione di blockbuster, e rischia di vedere persino il cinepanettone declassato a posizioni di ripiego. E’ un peccato che stavolta il ruolo di vittima sacrificale sia toccato a Mine vaganti di Ferzan Ozpetek, che dopo il passaggio a vuoto di Un giorno perfetto è finalmente tornato sui livelli commerciali di Saturno contro: il regista italo-turco si è presentato con un biglietto da visita da due milioni, un risultato che avrebbe meritato più risonanza. Se riuscirà a mantenere questa media, si attesterà a metà tra La prima cosa bella di Paolo Virzì (sette) e Baciami ancora di Gabriele Muccino (nove). Se non altro, può vantarsi di aver sconfitto sia Percy Jackson di Chris Columbus, che anche in Italia ha visto fallire il suo tentativo di lanciare un franchise in stile Harry Potter, sia Appuntamento con l’amore di Garry Marshall, che qui non ha saputo ripetere il successo ottenuto in patria, cosa che accade spesso alle commedie sentimentali americane (tra poco si giocheranno un altro asso nella manica con E’ complicato di Nancy Myers).

 

 

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mia wasikowska in alice in wonderlan di tim burtonGli esercenti italiani ringraziano di nuovo il 3D. Quelli che si sono convertiti alla nuova tecnologia stanno brindando ad una stagione esaltante, che da quando è iniziata ha regalato un consistente numero di straordinari expoit. Ad agosto, l’esordio de L’era glaciale 3 aveva stupito tutti, mentre adesso sembra già caduto nel dimenticatoio. Alice in Wonderland ha raccolto già otto milioni solo nel primo week-end, e addirittura dieci da quando è uscito: il film di Tim Burton ha mancato per poco l’impresa di superare persino l’incasso di presentazione di Avatar. Tutto sembra annunciare un nuovo titolo in grado di puntare dritto verso i trenta milioni: una cifra che fino a pochi mesi fa sembrava una chimera per tutti, e che adesso si è trasformata in un obbiettivo già raggiunto da due film (per non dire doppiato, come nel caso del film di James Cameron). Per quanto riguarda il contributo del 3D in questa ascesa, i numeri parlano chiaro: rispetto alla stagione precedente, i quindici film più ricchi hanno guadagnato sessanta milioni in più, e se prima bastavano dieci milioni per entrare tra i primi dieci successi della stagione, adesso ne servono quanto meno quindici. Difficilmente Alice riuscirà a tenere il passo di questo clamoroso inizio, ma ha confermato come finora i film in stereoscopia abbiano un altro passo rispetto agli altri. Dietro di lui, i film normali si contendono il secondo posto: Genitori & figli di Giovanni Veronesi ha battuto Shutter Island al fotofinish, ma ha dimostrato come l’impatto del regista sul pubblico sia leggermente in calo. Tuttavia, la previsione di otto milioni di euro è pur sempre un risultato soddisfacente, specie in un momento in cui la concorrenza di Hollywood invita ad una saggia ritirata. Il film di Martin Scorsese fa invece la corsa con Invictus di Clint Eastwood, che è già volato sopra i quattro milioni: l’Italia si è confermata generosa con l’epico regista/attore, per quanto difficilmente il biopic su Nelson Mandela riuscirà a superare il precedente Gran Torino. Nel frattempo, Avatar si sta lentamente ritirando, e per la prima volta da quando è arrivato in sala non ha superato il milione di euro: dopo averne portati a casa quasi sessantacinque, può anche pensare di godersi la sua pensione dorata.

 

 

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luciana litizzetto e silvio orlando in genitori & figli di giovanni veronesiAd Avatar stavolta è mancato solo il primato. Nello stesso week-end in cui ha superato Titanic ed è diventato il più ricco incasso della storia del cinema italiano, il film di James Cameron è stato anche costretto ad abbandonare il primato dopo sei settimane di dominio incontrastato. Ora che la missione è compiuta, la rinuncia al trono prende i connotati di un simbolico passaggio delle consegne. Secondo i dati della SIAE , nel lontano 1998 il dramma con Leonardo Di Caprio e Kate Winslet si era fermato a sessanta milioni di euro, mentre il kolossal 3D che ha condizionato l’inverno è arrivato a sessantadue proprio in questo fine settimana. Anche da noi – come fatto nel resto del mondo – James Cameron è riuscito a superare sé stesso, e da oggi in poi potrà solo continuare ad arrotondare il suo record. Il destino di Avatar era scritto sin dal primo giorno, in cui riuscì raccolse più due milioni in poche ore e non risentì minimamente di una distribuzione tardiva. Alla fine, Aurelio De Laurentiis può vantarsi di essere riuscito laddove sia Gabriele Muccino sia Federico Moccia avevano fallito: il suo Genitori & figli ha fatto cadere Hollywood, ma la vittoria tricolore ha qualche lato oscuro. Infatti, il film di Giovanni Veronesi ha ottenuto una somma inferiore alle aspettative, specie dopo il crescendo della saga di Manuale d’amore e di Italians: privo del carisma di Carlo Verdone (che ha trionfato a gennaio con Io, loro e Lara), il volume delle sue entrate è rapidamente sceso e il suo esordio è stato inferiore a quello di Baciami ancora. E’ necessario aspettare il secondo week-end per capire se De Laurentiis avrà il fiato per arrivare fino ai dieci milioni, e in ogni caso il risultato sarà lo stesso del cinepanettone: in calo, ma pur sempre soddisfacente. Se è permesso un pronostico, tra una settimana appare complicato prevedere un suo exploit nel duello tra Alice di Tim Burton e Shutter Island di Martin Scorsese. Dopo un arrivo al fotofinish, Avatar è stato sconfitto anche da Clint Eastwood, che ha visto rinnovarsi il saldo legame con il pubblico italiano: Invictus è andato persino meglio di Gran Torino, che l’anno scorso aveva convinto gli spettatori al punto da farlo salire fino ad un inatteso quattordicesimo posto nella classifica totale del 2009. E’ difficile che il vecchio leone riesca a prendersi il primato alla distanza – miracolo che gli era riuscito un anno fa – ma i due milioni sfiorati sono il segno di una simpatia affidabile.

 

 

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stephen lang in avatar di james cameronAvatar si gode la sesta settimana in vetta alla classifica, posizione dalla quale nessuno finora è riuscito a scalzarlo. Eppure, ci hanno provato in tanti: dopo Gabriele Muccino e Federico Moccia, si è dovuto arrendere anche Benicio Del Toro, a cui non è servito travestirsi da licantropo per fare colpo sul pubblico e riuscire nell’impresa. Da noi, l’atteso e costosissimo Wolfman di Joe Johnston – reduce da una disastrosa vita commerciale negli Stati Uniti – si è dovuto fermare poco sotto ai due milioni di euro e si è accontentato del secondo posto, ancora molto lontano da Avatar. Ora che ha sventato l’ennesimo attacco, il film di James Cameron è vicino ai sessanta milioni di euro, ad un passo dal record italiano di Titanic, che è uno dei pochi capace di resistere alla sua onda d’urto. Dopo aver passato San Valentino – la ricorrenza che avrebbe dovuto vederli protagonisti di un acceso duello – i due dioscuri di Ponte Milvio possono iniziare a farsi i conti in tasca: Il film di Federico Moccia ha tenuto il podio, ha esorcizzato il timore di un successo occasionale, e il suo Scusa ma ti voglio sposare è ormai ad un passo dai sei milioni complessivi; invece, il ritorno di Gabriele Muccino difficilmente riuscirà a raggiungere i dieci milioni, cifra che doveva essere l’obbiettivo minimo del suo Baciami ancora. In linea di massima, il derby potrebbe dirsi concluso in pareggio, anche se lo scrittore di Tre metri sopra il cielo – che non ha goduto dell’enorme battage pubblicitario – avrebbe tutto il diritto di considerarsi più in salute del collega. Il figlio più piccolo di Pupi Avati ha esordito con un milione: è un risultato incoraggiante, e resta da vedere se il regista bolognese riuscirà a varcare quella soglia (comunque considerevole) di tre milioni e mezzo sulla quale di solito si fermano le sue opere. Per il momento, è riuscito a superare una commedia come Che fine hanno fatto i Morgan?: per la coppia formata da Sarah Jessica Parker e Hugh Grant, l’Italia non ha avuto il sapore della rivincita, dopo che negli Stati Uniti Avatar gli aveva tolto tutto il tradizionale pubblico natalizio. Questa volta, le fan di Sex and the City hanno tradito Carrie Bradshaw. E per quanto riguarda James Cameron, il calendario ha messo sulla sua strada Invictus di Clint Eastwood…

 

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sam worthington in avatar di james cameronAvatar ha messo a segno la cinquina, e ha confermato il suo primato proprio alla fine di uno dei week-end più insidiosi. L’atteso derby di Ponte Milvio – programmato proprio per San Valentino  – si è però svolto nell’ombra, visto che il film di James Cameron non ha mostrato cedimenti nemmeno dopo un mese, e ha tenuto il primo posto con relativa facilità. Tuttavia, nonostante i cinquanta milioni di euro complessivi, potrebbe sfuggirgli l’impresa di superare il primato di Titanic. In questo caso, l’Italia sarebbe uno dei pochi paesi ad avergli negato un record assoluto (a meno di sorprese clamorose, nessuno potrà invece mettere in discussione il riconoscimento come migliore incasso dell’anno). Alle sue spalle, il feeling tra Federico Moccia e il pubblico italiano si è rivelato ancora solido, dopo il flop autunnale di Amore 14: i tre milioni conquistati da Scusa ma ti voglio sposare hanno dimostrato con evidenza come Raoul Bova faccia ancora centro nel cuore delle teen-ager, e sia il valore aggiunto del suo successo. La fortunata saga di Niki ed Alex ha sfruttato al meglio l’occasione offerta dal calendario, anche se probabilmente non avrà abbastanza fiato per arrivare sopra a Baciami ancora: dopo un confortante esordio – che non aveva calcolato l’onda troppo lunga del successo di Avatar – per Gabriele Muccino la soglia dei dieci milioni è ancora in forse, e dovrebbe arrivare solo al fotofinish. Quella sarà la linea del traguardo per capire quale dei due titoli potrà dirsi vincitore della sfida del melodramma pariolino. Chi ha fallito su tutta la linea – dopo una cocente delusione americana – è stato Peter Jackson, che non ha fatto breccia tra le simpatie della platea, ed è rimasto al palo con il suo ultimo Amabili resti. Il regista neozelandese non si è preso nessuna rivincita, e anche l'Italia lo ha pesantemente snobbato, lasciandolo al quinto posto. Dopo il grande esordio, Paranormal Activity ha finito la benzina del lancio pubblicitario, è sceso sul gradino più basso del podio ed è tornato a comportarsi come un normale horror americano: nel frattempo, Aurelio De Laurentiis ci ha fatto sei milioni, e dopo i venti garantiti dal cinepanettone può attendere Giovanni Veronesi con il sorriso sulle labbra.

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avatarDopo quattro settimane, Avatar è ancora in cima alla classifica italiana, e si avvicina ormai a superare i cinquanta milioni di euro complessivi: resterà sicuramente il miglior incasso dell’anno, mentre non è scontato che possa riuscire a diventare il miglior bottino di tutti i tempi. L’Italia è uno degli ultimi tasselli che manca al suo mosaico di primati, e da noi il record di Titanic è ancora lontano: tuttavia, il film di James Cameron ci ha confermato di essere pronto a qualsiasi impresa, e annotare anche questo traguardo non desterebbe stupore. La buona notizia del week-end è un’altra: finalmente ha trovato un degno avversario con cui incrociare i guantoni. Anzi, senza il piccolo vantaggio della maggiorazione dei biglietti causata dal 3D, questa volta Avatar sarebbe uscito sconfitto dal duello con il suo inatteso sfidante. Paranormal Activity è entrato in classifica con un biglietto da visita superiore ai tre milioni e mezzo, e ha ottenuto una media per sala più alta: la cifra è sorprendente perché di solito gli horror americani arrivano da noi con un effetto smorzato, e non ripetono quasi mai il clamore suscitato in patria. E invece, dopo aver conquistato gli Stati Uniti con la favola dell’outsider (il titolo sconosciuto costato meno di ventimila dollari, che incanta Steven Spielberg e incassa cento milioni), il film del giovane Oren Peli ha sbancato anche qui, con la complicità di un’astuta campagna promozionale condotta da Aurelio De Laurentiis. Il presidente del Napoli si è già consolato di aver perso il treno di Io, loro e Lara, e la sua scommessa è stata un’altra vittoria, in attesa di un asso come Giovanni Veronesi. Il primo film italiano si trova al terzo posto: Gabriele Muccino ha pagato la concorrenza di Avatar, che non gli ha lasciato tutto lo spazio che il calendario aveva previsto. Baciami ancora ha un passo brillante, ma avrebbe potuto andare sopra i dieci milioni: San Valentino è alle porte, e tutto dipenderà dall’esito finale del suo derby con Scusa ma ti voglio sposare di Federico Moccia. Con l’agenda affollata da tanti appuntamenti in rampa di lancio, la fine dell’inverno – Avatar che fa corsa a sé – potrebbe colorarsi di tricolore. Il primo vero vincitore del 2010 è comunque Carlo Verdone, che è arrivato a quindici milioni e mezzo, mentre La prima cosa bella ha conquistato un pubblico fedele lungo la strada: dopo un inizio meno promettente, il film di Paolo Virzì ha passato la soglia dei cinque milioni.

 

 

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jake sully in avatar di james cameronLa previsione è stata corretta: Avatar ha travolto anche Baciami ancora di Gabriele Muccino, che in teoria avrebbe dovuto raccoglierne il testimone. Dopotutto, l’atteso sequel de L’ultimo bacio avrebbe potuto fare ben poco contro il film di James Cameron, che è riuscito a mettere in secondo piano il suo ritorno in patria e il suo positivo impatto con il pubblico italiano. Alla terza settimana, Avatar è riuscito a superare i sette milioni di euro, e ormai la sua è una corsa solitaria contro i record, che non prende nemmeno in considerazione il resto dei partecipanti. Dopo venti giorni, il kolossal in 3D può già rivendicare quasi quaranta milioni, ha superato di slancio La vita è bella di Roberto Benigni e ormai bracca Titanic. Per superare se stesso e migliorare il miglior incasso della storia del cinema italiano, a Cameron bastano solo quattro milioni. Visti i suoi numeri, l’impresa dovrebbe essere cosa fatta in appena un paio di giorni, e con questi presupposti è impossibile per tutti togliergli la ribalta. Tuttavia, all’ombra del gigante americano il nostro cinema si muove in modo interessante: Baciami ancora non è riuscito a mettere in difficoltà Avatar, ma ha comunque messo delle solide basi per raggiungere i dieci milioni complessivi, e sarà divertente vederlo contendersi il pubblico di San Valentino con Scusa ma ti voglio sposare di Federico Moccia, in cerca di riscatto dopo il flop autunnale di Amore 14. Per marzo, il prode Aurelio De Laurentiis ha già pronto Genitori & Figli di Giovanni Veronesi, e la nostra industria sembra avere le carte giuste almeno fino a primavera. Dopo un esordio difficile, che ha sofferto la latitanza dei film usciti nei festival di Venezia e di Roma, da Natale in poi i titoli italiani hanno varcato sistematicamente la soglia dei dieci milioni: oltre ai cinepanettoni, anche Io, loro e Lara ha confermato l’affidabilità di Carlo Verdone. Finora, è stato però il 3D a rivelarsi decisivo, e il suo contributo è stato fondamentale per far lievitare gli incassi: rispetto allo scorsa stagione, i primi due film in testa viaggiano sui trenta milioni (appena dodici mesi fa, superare i venti milioni appariva un miracolo…) La somma dei primi dieci incassi mostra un divario che ammonta già a quaranta milioni, mentre il volume complessivo è leggermente inferiore, sebbene il calendario di programmazione sia ancora a metà, e ci siano ancora le uscite primaverili da mettere in conto. Il dato più rilevante è che tra i dieci migliori incassi, ben quattro titoli sono stati distribuiti in versione stereoscopica: sono stati loro i protagonisti di una seconda parte del 2009 davvero dorata.

 

 

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avatar james cameron zoe saldanaAnche l’Italia si arrende ad Avatar. Alla seconda settimana, il film di James Cameron ha confermato i numeri del suo eccezionale esordio, e ha superato largamente gli otto milioni di euro. Mentre circolano voci leggendarie su sale prenotate ed esaurite per settimane, la guerra sul pianeta Pandora ha raggiunto i venticinque milioni complessivi in meno di venti giorni, ed è sul punto di polverizzare L’era glaciale 3. Alla fine dell’estate, i trenta milioni raccolti dal film d’animazione della Fox avevano fatto gridare al miracolo, e in pochi mesi sembrano già sul punto di vacillare. Così come vacilla il record di Titanic, che ormai sta per cedere il passo anche nei nostri annali, dopo essersi rassegnato a lasciare il primato nella classifica internazionale di tutti i tempi. L’ultimo ostacolo rimasto ad Avatar è quello dell’inflazione, baluardo di quelli che ancora restano riluttanti nell’assegnargli il ruolo epocale su cui ormai quasi tutti concordano. Di certo, i suoi margini di miglioramento sono ancora enormi (potrebbe raggiungere benissimo i quarantacinque milioni), e non si può trascurare come il suo arrivo – insieme ad altri fortunati blockbuster come il natalizio Sherlock Holmes – sia stata la ciliegina sulla torta per gli esercenti italiani, che soprattutto grazie al 3D stanno vivendo una stagione dorata. Sullo sfondo, il derby italiano tra Carlo Verdone e Paolo Virzì ha dato un verdetto più che eloquente: l’attore romano ha avuto la meglio sul regista livornese, e Io, loro e Lara ha dimostrato come il suo feeling con il pubblico sia ancora solido e duro a morire. La prima cosa bella ha mancato il salto di qualità, e Virzì ha confermato i numeri di Tutta la vita davanti: il suo nome vale sui quattro milioni di euro, mentre quello di Verdone va quasi sempre in doppia cifra. L’industria italiana cova il timore di non aver calcolato bene i tempi: l’onda lunga di Avatar rischia infatti di affossare Baciami ancora, che avrebbe dovuto spiccare il volo proprio all’inizio di febbraio, e vanificare in questo modo l’asso nella manica del ritorno di Gabriele Muccino. Alla fine sarà proprio lui a sfidare James Cameron: per il momento, l'impresa disperata non è stata tentata nè da Tra le nuvole – che ha comunque fatto segnare un esordio discreto – nè dal musical Nine, che invece è miseramente crollato poco sopra al mezzo milione.

 

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zoe saldana avatar james cameronNemmeno la maledizione della fantascienza ha frenato l’invasione di Avatar. La triste sorte che il pubblico italiano spesso ha riservato ai film di questo genere (in cui incappò ad esempio Star Trek, la primavera passata: un successo internazionale completamente snobbato dalla nostra platea), non ha nemmeno sfiorato il kolossal di James Cameron, che anche da noi ha perseverato nella sua estenuante opera di demolizione di ogni record. Il primo week-end ha parlato chiaro: Avatar ha incassato quasi dieci milioni di euro, che sono andati a riempire un bottino internazionale ormai superiore al miliardo di dollari (altri cinquecento milioni sono arrivati solo dagli Stati Uniti…), e ha già tre milioni di vantaggio su L’era glaciale 3, che quest’estate si era fermato all’astronomica cifra finale di trenta, e aveva fatto segnare un primato che a questo punto comincia già a vacillare. I fantastici numeri di questa stagione sono trainati dal 3D (che comporta un biglietto maggiorato) e continuano a lievitare nonostante la diffusione ancora carente di schermi e proiettori adeguatamente attrezzati. Il problema non ha danneggiato la guerra su Pandora: pur di non perdersi il film che è sulla bocca di tutti, gli spettatori si sono accontentati persino della visione tradizionale, e le sale hanno fatto registrare un glorioso tutto esaurito. Il primo obbiettivo è infatti già caduto: al primo giorno di distribuzione, Avatar aveva già raccolto più di due milioni di euro… Come previsto, La prima cosa bella di Paolo Virzì si è prestato come vittima sacrificale e ha pagato più del dovuto gli effetti dell’inarrestabile ciclone: il regista livornese si è dovuto accontentare del terzo posto, e ha perso lo scontro diretto con Carlo Verdone, che si è confermato in modo brillante e ha di nuovo superato i due milioni, in un derby che è stato il sotto-clou del fine settimana, e ha in ogni caso prolungato la scia dei cinepanettoni. E’ comunque un peccato che La prima cosa bella si sia trovato stritolato da un calendario serrato, che non poteva più posticipare l’uscita – già ritardata di un mese, per non pestare i piedi a Natale a Beverly Hills – di Avatar, e che per febbraio ha già prenotato Baciami ancora di Gabriele Muccino. Per James Cameron – che ha già trionfato ai Golden Globes e a questo punto parte da favorito per gli Oscar – la strada italiana è già spianata e lastricata di successi.

 

 

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carlo verdone in io loro e laraIl copione è sempre lo stesso: commedia che va, commedia che viene. Il Natale è ormai passato, ma evidentemente il pubblico italiano non si è ancora stancato di ridere. Aurelio De Laurentiis, con il suo Napoli che ha raggiunto il quarto posto in campionato, avrà rimpianto di non aver rinnovato la sua fiducia ad un partner abituale come Carlo Verdone, che in meno di una settimana ha superato la soglia degli otto milioni di euro e ha fatto sua la vetta. Per il cinepanettone, è tempo di conti: Natale a Beverly Hills ha incassato tre milioni in meno del precedente Natale a Rio,ma ha comunque dominato le feste, e ha vinto nettamente il derby contro Leonardo Pieraccioni e il suo Io & Marilyn, finito sconfitto persino dal sorprendente cabarettista televisivo Checco Zalone, che ha esordito sul grande schermo con Cado dalle nubi. Il marchio di Christian De Sica si è dimostrato ancora affidabile, e il film che lo ha visto protagonista è stato di nuovo il titolo italiano più ricco della stagione. Si è confermata anche la firma di suo cognato Carlo Verdone, che è piombato nelle sale con Io, loro e Lara: abilmente, ha rifiutato lo scontro frontale con Avatar, e ha dominato il week-end. De Laurentiis dal canto suo attende che Paranormal Activity – di cui si è accaparrato la distribuzione – ripeta anche da noi il suo miracolo americano, magari beffando Gabriele Muccino e il suo Baciami ancora. La stessa sorte del comico romano non potrà essere perseguita da Paolo Virzì: al regista livornese non è stato consentito di evitare il duello impari con James Cameron e La prima cosa bella finirà probabilmente cannibalizzato dalla guerra in 3D sul pianeta Pandora, che fino a questo momento ha raccolto un miliardo e mezzo di dollari sulla scena internazionale e conta di fare altrettanto sulla nostra. E’ invece curioso il destino di Sherlock Holmes di Guy Ritchie: finora ha fatto suo un bottino di sedici milioni di euro, degno di entrare tra i migliori dell’anno. La nuova versione dell’investigatore, incarnata da un rilanciato Robert Downey Jr., ha spesso dovuto rinunciare alla prima posizione, cosa che lo renderà uno degli eterni secondi più ricchi di sempre: se in Italia ha dovuto cedere al cinepanettone, negli Stati Uniti è stata la vittima illustre di Avatar. Per il momento, il cinema italiano non ha ancora trovato qualcuno in grado di sostituire il suo storico piatto forte: la risata.

 

 

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sherlock holmes guy ritchie robert downey jr jude law Le vacanze stanno per finire, e il cinepanettone inizia a togliere lentamente le tende: al terzo week-end, Natale a Beverly Hills ha collezionato altri tre milioni di euro, ed ha avvicinato la soglia simbolica dei venti. La nuova commedia di Christian De Sica e soci ha così confermato le aspettative, ed ha difeso al meglio i colori nazionali nel momento più caldo del mercato: le sue entrate totali sono leggermente calate rispetto al precedente Natale a Rio, ma la formula di Neri Parenti e di Aurelio De Laurentiis si è dimostrata ancora una volta la più affidabile del nostro panorama. Questa volta, ha dovuto cedere il passo a Sherlock Holmes, che in Italia sta andando a gonfie vele e sta approfittando dell’assenza di un avversario impossibile come Avatar. La versione del personaggio di Arthur Conan Doyle – firmata da Guy Ritchie ed incarnata da Robert Downey Jr. – ha incontrato i favori del pubblico e dopo un esordio da comprimario si è lanciato in vetta con un bottino complessivo di undici milioni, degno di un blockbuster dalle grandi ambizioni. Chi non può festeggiare, è certamente Leonardo Pieraccioni: dopo il trionfo di Una moglie bellissima, c’era grande attesa per Io & Marilyn e le sue chance di sfidare Natale a Beverly Hills. Il comico toscano è invece diventato il grande sconfitto di queste feste: i volumi dei suoi incassi si sono dimezzati rispetto al film precedente, e sono ancora dietro rispetto a Checco Zalone e al suo sorprendente Cado dalle nubi. Non hanno brillato nemmeno i film per bambini, che dodici mesi fa avevano dominato con Madagascar 2: né La principessa e il ranocchio – l’operazione revival della Disney è fallita ovunque – né Piovono polpette sono riusciti a raccoglierne il pesante testimone. In extremis, c’è stato il recupero di Richard Gere: Hachiko non ha incantato, ma è riuscito ad uscire dall’anonimato in cui era finito Amelia. Dopo quello tra Natale a Beverly Hills e Sherlock Holmes, il calendario delle uscite italiane ha in programma un altro acceso duello tra Hollywood e la nostra industria: nel tentativo disperato di sfidare Avatar – un miliardo di dollari in tutto il mondo, fino a questo momento – l’Italia è pronta a calare due assi nella manica come Carlo Verdone e Paolo Virzì.

 

 

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Dopo Baaria di Giuseppe Tornatore, il cinema italiano non aveva partecipato in alcun modo alla grande abbuffata di un autunno memorabile. Come spesso accade alla nostra industria, il primo segnale di vita prima dei consueti cinepanettoni (quest’anno il programma vede sia Christian De Sica che Leonardo Pieraccioni, pronti a darsele all’ultimo biglietto, per la gioia degli esercenti) lo ha dato un film comico, che è riuscito laddove avevano fallito gli autori e i festival già consumati a Venezia, a Roma e a Torino, e soprattutto dove non aveva sfondato una carta sicura come Federico Moccia, naufragato con il suo ultimo Amore 14. Partorito dall’accademia comica di Telenorba, Checco Zalone si è presentato sul grande schermo con Cado dalle nubi, e ha battuto addirittura New Moon, in una sfida che aveva i contorni di quella tra Davide e Golia. Le avventure dello showman pugliese – salito alla ribalta grazie a Zelig e ad altre comparsate televisive e musicali – hanno incassato più di due milioni e mezzo di euro in pochissimi giorni, e hanno consacrato una notorietà che non era nemmeno nelle più rosee previsioni. La sua parodia del cantante melodico meridionale ha spodestato il secondo capitolo di Twilight, che sembrava imbattibile dopo lo strepitoso exploit dell’esordio, arrivato a minacciare persino quello de L’alba dei dinosauri: invece – come del resto è capitato anche negli Stati Uniti – le romantiche avventure dei giovani vampiri hanno esaurito in fretta il bacino dei loro fan, che hanno comunque riempito le sue casse di quasi quindici milioni (è improbabile che New Moon raggiunga i venti), cifra complessiva che gli ha fatto vincere la sfida con 2012 di Roland Emmerich, altro blockbuster capace di superare la soglia simbolica dei dieci: di sicuro, questo sontuoso autunno ha alzato di molto il bottino minimo per presentarsi nella lista dei migliori successi della stagione. Anche perché è ormai pronta la grande volata del Natale: il 4 dicembre si inizia con A Christmas Carol di Robert Zemeckis, che chiede al pubblico italiano una rivincita dopo una stentata fortuna americana.

 

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Finalmente, anche in Italia è sbarcato Nemico pubblico. I nostri cinema erano tra i pochi rimasti a non aver ancora offerto l’ultimo film di Michael Mann ai propri spettatori, e per fortuna la lunga attesa (negli Stati Uniti e nel resto dell’Europa, le gesta di John Dillinger erano uscite già a luglio) non sembra aver compromesso le sue possibilità commerciali. Johnny Depp non ha perso il suo fascino, Nemico pubblico ha esordito con due milioni di euro e si è preso il primo posto dopo tre settimane in cui era stato Up a dominare la scena. Non è stato però il record di Mann, come ci si aspettava: nell’autunno del 2004, Collateral si era infatti presentato con una cifra superiore. Tuttavia, i deludenti risultati di Miami Vice sono dimenticati: il pronostico per il suo totale potrebbe aggirarsi intorno ai dieci milioni. La notizia è che il mercato continua a mostrarsi vivo e arzillo, e ha trovato ancora quattro titoli capaci di scavalcare la soglia del milione di euro. Up della Disney/Pixar – dopo aver regnato in vetta per tutto il mese di ottobre – si è ormai avvicinato ai quindici milioni complessivi e Parnassus ha continuato a stupire, per dopo aver perso il podio: potrebbe arrivare ad un bottino di otto milioni, evento che sarebbe stato davvero difficile prevedere, anche per i più ottimisti seguaci di Terry Gilliam. E’ interessante anche il dato de L’uomo che fissa le capre, anche se l’impressione è che la maggior parte dei biglietti sia stata comprata dai fan di George Clooney. Nelle posizioni meno nobili della classifica, è proseguito l’avvincente derby tra Oggi sposi e Amore 14: il film di Federico Moccia non ha ripetuto il boom di Scusa ma ti chiamo amore e Ho voglia di te, e si assesterà su i quattro milioni scarsi, più o meno quello che ha reso Questo piccolo grande amore. Dopo i fasti che lo hanno lanciato, il romance liceale italiano ha iniziato a dimostrare quello che può valere a lungo termine: considerata la bassa spesa di budget, potrebbe essere una base affidabile.

 

 

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upUp ha chiuso in testa per la terza settimana consecutiva, ma questa volta la lotta per il vertice è stata molto più serrata rispetto a sette giorni fa: ben quattro film sono stati capaci di andare oltre il milione di euro, e non sono di certo mancate le sorprese del caso. Il film della Pixar ha imboccato la sua parabola discendente, e forse non riuscirà a raggiungere i quindici milioni di euro complessivi che gli erano stati pronosticati: tuttavia, finirà comunque per essere ricordato come uno dei gioielli di John Lasseter più amati dal pubblico italiano, assieme a Alla ricerca di Nemo e a Gli incredibili. La prima delusione del week-end è stata Amore 14 di Federico Moccia, che non è riuscito a ripetere gli exploit di Ho voglia di te e di Scusa ma ti chiamo amore, e quindi a tenere testa ai suoi avversari d’oltreoceano. E’ troppo presto per decretare la fine del romance liceale italiano, ma forse è il caso di ridimensionarne la portata dopo i successi targati soprattutto da Fausto Brizzi e Marco Martani. Amore 14 ha in ogni caso incassato di più di molte produzioni nazionali ospitate nei festival: la stima di entrate per titoli analoghi può essere quindi circoscritta a cifre d’esordio intorno al milione e mezzo, come l’anno scorso è capitato a Questo piccolo grande amore. Considerata la spesa minima per girarli, è comunque un traguardo ragguardevole, anche se non competitivo con i blockbuster americani. Al posto di Moccia, sul podio ci sono arrivati i fan di Michael Jackson, che hanno trainato This Is It fino al terzo posto della classifica, e la vittima illustre portata in sacrificio ai capricci della platea è stato invece Spike Jonze: il suo Nel paese delle creature selvagge ha arrancato da noi allo stesso modo in cui ha stentato in patria, ed è diventato uno dei più rumorosi flop della stagione. Chi può sorridere è invece Terry Gilliam: il suo Parnassus ha conservato con onore la seconda posizione, ed ha varcato ancora una volta la soglia del milione di euro. In più, è andato bene anche durante la settimana: il suo totale è ora superiore ai quattro, e forma un tesoro a cui l’ex Monty Python non è certo abituato.

 

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I nazisti lo sapevano già: quella di Aldo Raine è una squadra che non si arrende facilmente. Da oggi lo sa anche Giuseppe Tornatore, che pensava di avere sconfitto Brad Pitt appena sette giorni fa: il suo Baaria aveva conquistato in volata il primo posto, nel primo appassionante duello della ripresa autunnale, altrimenti dominata da L’era glaciale 3 (nel frattempo, ormai vicinissimo ai trenta milioni di euro). Invece, Bastardi senza gloria ha deciso di prendersi la sua rivincita e – sempre sul filo di lana – l’ha ottenuta: il film di Quentin Tarantino ha incassato un altro milione e mezzo, ed ha raggiunto la meritata vetta. Il pubblico italiano ha confermato in scala il responso di quello americano: questo è il più grande successo del regista del Tennessee, che ormai è arrivato a quasi trecento milioni di dollari in tutto il mondo (il precedente Kill Bill non riuscì ad arrivare nemmeno a duecento). Baaria non è riuscito a realizzare un inaudito tris, ma per il film di Tornatore le notizie sono sempre positive: con una buona spinta finale potrebbe arrivare persino a dieci milioni in totale, cifra che lo potrebbe mettere tra i primi dieci della stagione. Il risultato assume contorni ancora più importanti se viene confrontato con altri titoli usciti da Venezia: dopo aver vinto la sfida con Il grande sogno, l’avventura della famiglia Torrenuova ha smantellato anche La doppia ora, che è uscito penalizzato da una distribuzione da selected theatres. Tuttavia, la coppia formata da Filippo Timi e Ksenia Rappoport (pure premiata al Festival) ha raggranellato meno del bistrattato Barbarossa di Renzo Martinelli: la sensazione – confermata anche in questo caso – è che la rassegna del Lido sia sempre più un handicap, piuttosto che un trampolino di lancio. In ogni caso, ha rimediato una magra figura anche Fame, il musical della MGM che per l’occasione aveva resuscitato il cult omonimo di Alan Parker: le prove di talento dell’High School Performing Acts non hanno funzionato nemmeno da noi, nella terra di Maria De Filippi, di Saranno famosi e di X-Factor.

 

 

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Il week-end italiano ha fornito un dato inconfutabile: agli spettatori, Baaria è piaciuto. Infatti, il film di Giuseppe Tornatore ha mantenuto le sue entrate su livelli praticamente uguali a quelli di sette giorni fa, ed ha realizzato quelle che erano le più ottimistiche aspettative Medusa: il passaparola sul titolo è stato positivo, e chi lo è andato a vedere ha spinto i suoi conoscenti a fare altrettanto. Così, le avventure della famiglia Torrenuova hanno superato la maledizione di Venezia, che negli ultimi anni si è dimostrata più un ostacolo che un trampolino di lancio. Dopo aver fatto capitolare L'alba dei dinosauri, questa volta Baaria si è portato via un altro scalpo importante, quello di veri e propri professionisti dell’antica usanza apache: a sorpresa, si è tenuto il primo posto a spese di Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino, e per riuscire nell’impresa ha dovuto di nuovo superare la soglia dei due milioni di euro. Le previsioni per Tornatore potrebbero essere intorno agli otto milioni, specie ora che ha indubbiamente il vento dalla sua parte. Dopo essere stato battuto in volata, per il regista del Tennesse è tempo di consolarsi con un po’ di cifre: nel mondo, il suo ultimo film è stato il miglior successo della sua carriera (quasi trecento milioni di dollari), e anche da noi le cose non gli sono andate male: le avventure della brigata di Aldo Raine/Brad Pitt hanno fatto molto meglio di A prova di morte e soprattutto di entrambi i capitoli di Kill Bill. Tuttavia, due milioni non gli sono bastati per conquistare l’Italia. L’Era glaciale 3 è sceso al quinto posto, dopo aver dominato tutto il mese di settembre con una marcia trionfale che ha entusiasmato il mercato dopo il letargo estivo: ora gli manca solo un milione per arrivare a trenta, cifra che sembrava già appartenere ad un'altra epoca (nessun film la raggiunge ormai dal 1998, quando ce la fece La vita è bella di Roberto Benigni, che sembra irraggiungibile). Appena prima del kolossal d’animazione della Fox, è arrivato Basta che funzioni di Woody Allen: il celebre cineasta di New York trova qui un porto sicuro, e anche stavolta la penisola non gli ha fatto mancare tre milioni e una invidiabile vita commerciale.

 

 

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Doveva capitare, e alla fine è successo: il regno de L’era glaciale 3 è finito, dopo un mese in cui il mercato si era completamente affidato alle sue travolgenti fortune. Ora che ha lasciato la vetta, il film d’animazione della Pixar ha superato i ventotto milioni, e ha quindi scavalcato Il codice Da Vinci: con simili credenziali, ha finalmente raggiunto il terzo posto tra gli incassi più alti di tutti i tempi. Il fiato a sua disposizione non sembra permettergli di allungare la corsa fino ad una quota di trenta milioni, cifra che lo farebbe avvicinare a La vita è bella di Roberto Benigni, e tuttavia un titolo dai volumi così alti è un evento talmente raro da aprire la stagione nel migliore dei modi. Chi ancora crede nel patriottismo avrà sicuramente sorriso nell’apprendere la notizia che le avventure di Scrat sono state superate da un film italiano, che si è ripreso la vetta a distanza di tre mesi da Un’estate ai Caraibi, l’ultima produzione che era riuscita nell’impresa. Baaria ha superato i due milioni di euro, e il suo esordio ha fatto tirare un sospiro di sollievo ai distributori, che temevano seguisse la stessa sorte negativa degli altri reduci da Venezia. Il bottino però è appena sufficiente: a meno di eventi eclatanti, il film di Giuseppe Tornatore realizzerà un totale sui sette milioni, numero che è comunque un miraggio per un diretto rivale come Il grande sogno, ancora lontano dai tre. Al secondo posto, G-Force – Superspie in missione della Disney, che ha cercato di accodarsi all’improvvisa esplosione del 3D, che inizia a proliferare anche nelle sale italiane: tuttavia, non tutti possono ripetersi al livello de L’alba dei dinosauri, e le avventure dei criceti addestrati hanno varcato a fatica il milione, che in questo momento rappresenta una quota minima. Ad esempio, è stato un ostacolo insormontabile per District 9, che si presentava da noi con i cento milioni di dollari raccolti a sorpresa negli Stati Uniti: ci sono cose che non cambiano mai, e in Italia la fantascienza avrà sempre vita difficile.

 

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Una cosa è certa: erano anni che nessuno scuoteva il mercato nel modo in cui lo sta facendo – ormai da un mese – un film come L’era glaciale 3. Parlare della sua vita commerciale equivale a fare un continuo aggiornamento di primati. A questo punto, i due milioni di euro dell’ultimo week-end hanno fatto salire il suo incasso complessivo a ventisei milioni: il diretto rivale Madagascar 2 è stato finalmente superato, e L’alba dei dinosauri è ora il film d’animazione più visto nella storia del cinema italiano. Non è però l’unico traguardo che sta per essere tagliato dalla sua marcia trionfale: la cifra da raggiungere per occupare il terzo posto nella classifica di titoli più redditizi di tutti i tempi è ad un passo, a ventisette milioni. Con questi presupposti, Il codice Da Vinci sta per essere travolto dal ciclone della Fox. E non è detto che non possa raggiungere quota trenta: a quel punto, anche Roberto Benigni e il suo La vita è bella comincerebbero a vacillare. Degli ottocento milioni di dollari che finora rappresentano il suo bottino internazionale, quasi l’ottanta per centro non proviene dagli Stati Uniti, che a dire la verità lo hanno accolto con misurato entusiasmo: un motivo in più per considerare L’era glaciale 3 come la prima perentoria affermazione mondiale del 3D, tecnologia con la quale gli americani hanno già acquistato confidenza. Non è un caso che il suo cammino in Italia sia stato agevolato da un cospicuo aumento delle sale predisposte al revival di un vecchio trucco hollywoodiano. Con il primato che non è mai stato messo in discussione, questa volta è stato Woody Allen a fare da sparring partner: sembra che qualsiasi film faccia, il cineasta americano riesca sempre a chiamare a raccolta un cospicuo numero di affezionati, che accorrono al classico appuntamento annuale. Di solito, l’esordio dei suoi film vale minimo un milione, e anche Basta che funzioni non ha tradito le aspettative, in un vittorioso arrivo in extremis con Pelham 123 di Tony Scott, le cui quotazioni hanno subito con questo thriller un brusco ridimensionamento. Il grande sogno di Michele Placido continua ad essere il migliore dei film reduci da Venezia: due milioni totali non sono molti, e un verdetto più completo potrà essere emesso solo dopo l’uscita di Baaria di Giuseppe Tornatore, con cui si misurerà in una specie di derby. Per il momento, ha battuto un blockbuster come G. I. Joe, che qui da noi ha davvero deluso.

 

 

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era glacialeL’era glaciale 3 ha tenuto la vetta per la terza volta consecutiva, e la sua marcia ha stracciato un altro potenziale avversario. G. I. Joe – La nascita dei Cobra ha tentato di fare il possibile per cercare di arginare la sua corsa trionfale: ha superato il milione di euro – cifra comunque non adeguata alle aspettative di un blockbuster dal budget faraonico, che ha deluso anche in patria – e si è ritrovato lo stesso a fare da comprimario, come era capitato sette giorni fa a Segnali dal futuro. Infatti, il film d’animazione della Fox ha fatto capire molto chiaramente di non avere alcuna intenzione di cedere, e ha continuato a tenere un passo fuori dalla portata di film normali come quello di Stephen Sommers. Questa volta, L’alba dei dinosauri ha superato la soglia dei tre milioni, e ha raggiunto la mostruosa cifra di ventitre milioni complessivi. A questo punto, è impossibile prevedere fino a dove riuscirà a spingersi: il titolo dimostra di avere ancora fiato da spendere, e davanti a numeri simili la palma di film più visto della stagione – a meno di clamorose sorprese natalizie – non dovrebbe sfuggirgli (in quella passata, Madagascar 2 lo aveva ottenuto dopo essersi fermato a venticinque milioni…) A questo punto, il suo obbiettivo è un altro: il film che in Italia detiene il miglior incasso è ancora Titanic, che nel 1998 prese un bottino di quarantadue milioni, e sembra ancora irraggiungibile. Non lo è invece l’ingesso nel podio: l’ultimo posto è infatti occupato da Il codice Da Vinci, con ventotto milioni. L’impresa sembra tutt’altro che impossibile: a L’era glaciale sarà sufficiente mantenere la sua media attuale per migliorare anche questo record. Il successo era previsto, ma la sua portata colossale ha continuato a stupire: negli Stati Uniti, L’alba dei dinosauri aveva semplicemente fatto il suo dovere, e non era riuscito ad insidiare nè Transformers nè l’ultimo Harry Potter. Dopo G. I. Joe, ha guadagnato terreno Il grande sogno di Michele Placido, il migliore dei film reduci da Venezia: tuttavia, nonostante una distribuzione importante, il suo affresco storico ha danzato sulla soglia del milione e non ha ripetuto l’exploit di Romanzo criminale.

 

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Dopo il torpore estivo, a cui nessuno ha provato ad opporre resistenza, il mercato italiano è definitivamente rifiorito. Ancora una volta, è stato L’era glaciale 3 a ricoprire il ruolo di mattatore della scena, da una posizione che gli ha permesso di ribadire il boom di sette giorni fa. Al secondo week-end, il film d’animazione della Fox ha continuato a raccogliere cifre da capogiro, che ormai lo indicano come fenomeno del momento: per lui sono arrivati altri cinque milioni di euro, incasso che da solo avrebbe garantito un esordio trionfale a qualunque altra uscita. Così, le avventure del mammut Manny e della sua compagnia – che sono andate benissimo anche in settimane – sono già arrivate a quasi diciassette milioni in appena due settimane, e hanno raggiunto Kung Fu Panda, che l’anno scorso aprì con successo la stagione e che fino ad ora era il suo riferimento diretto. Con ogni probabilità, L’alba dei dinosauri raggiungerà i venti milioni con facilità, e con questo bottino potrà presentarsi con ottime credenziali alla corsa per il film più visto, considerando che fino ad ora la sua fortuna è a tutti gli effetti quella di un cinepanettone. I suoi numeri hanno messo in ombra le nuove uscite, che si sono comunque presentate egregiamente al pubblico italiano, e hanno dato il segnale che gli spettatori sono finalmente tornati a riempire di nuovo le sale: sia Segnali dal futuro che Ricatto d’amore hanno superato il milione, in attesa di un’offerta più ricca. La variabile potrebbe essere rappresentata dall’arrivo dei film italiani reduci da Venezia: aspettando Baaria di Giuseppe Tornatore, l’unico ad essersi affacciato tra i primi dieci è stato Videocracy di Erik Gandini, che ha raccolto duecentomila euro a dispetto di una distribuzione limitata. Gli sguardi sono però tutti rivolti alla sfida che inizierà venerdì, quando il cammino de L’era glaciale 3 verrà ostacolato da G. I. Joe, il blockbuster di Stephen Sommers che arriverà in Italia con l’intenzione di riscattare la scialba figura rimediata negli Stati Uniti.

 

 

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La vera novità dell'agosto italiano è stata la scelta dei distributori, che quest'anno hanno deciso di arrendersi senza condizioni alla tradizionale apatia che avvolge gli spettatori durante le vacanze. I titoli che potevano tentare l'impresa sono stati saggiamente tenuti in naftalina – in attesa del periodo ben più propizio dell'autunno – e molte sale della penisola hanno rispoverato la quasi dimenticata scritta "chiusura estiva". Harry Potter e il principe mezzosangue è rimasto a tenere vive quelle che hanno resistito, ed è così riuscito a superare stancamente Kung Fu Panda, prendendosi il terzo posto nella classifica dei film più visti della stagione appena passata. Alla fine del mese, il calendario è puntualmente ricominciato: come al solito, il compito di inaugurare la nuova agenda è stata affidato ad un film d'animazione. Forse anche per merito di un pubblico particolarmente affamato, o per una diffusione più capillare di schermi attrezzati per il 3D, il risultato de L'era glaciale 3 è andato ben oltre le attese, e il film della 20th Century Fox è arrivato a sfiorare i sette milioni di euro in pochi giorni. L'incasso de L'alba dei dinosauri è tanto roboante da dover scomodare alcuni inevitabili paragoni: i numeri sono infatti notevolmente superiori a quelli di avversari diretti come Kung Fu Panda, Shrek Terzo, Cars e Madagascar, che negli anni passati erano stati schierati per dare il via alla ripresa. Il boom de L'era glaciale 3 è piuttosto quello di un cinepanettone, e sicuramente le nuove avventure del mammuth Manny e del suo gruppo arriveranno a contendersi la palma di film più visto della prossima stagione. Certo, era l'unico titolo su cui poteva concentrarsi l'attenzione e la scelta della platea: al secondo posto, il pur discreto Il messaggero – The Haunting in Connecticut non è riuscito a raggranellare nemmeno un milione in due settimane, e il flop di Chèri ha dimostrato che il fascino di Michelle Pfeiffer è decisamente sfiorito. Il mercato andrà a pieno regime solo da venerdì: l'antipasto sembra però annunciare grandi cose per il futuro.

 


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Senza paura di essere smentiti, ormai si può affermare che il mercato si è completamente arreso ad Harry Potter. Unico fuoco d’artificio riuscito davvero nella pigra estate italiana, Il principe mezzosangue si avvia a dominare la classifica almeno fino al 28 agosto, il giorno previsto per la ripresa. Il nuovo calendario sarà infatti inaugurato dal terzo episodio de L’era glaciale, che cercherà di consolidare il 3-D dopo un anno di alti e bassi. Fino ad allora, l’agenda non prevede però alcuna uscita di rilievo, e il mago di Hogwarts potrà cercare di raggranellare qualche altro milione, nel tentativo di consolidare la propria posizione tra i migliori successi della stagione. Se anche riuscisse a mantenere la sua media in questo mese, è comunque difficile pronosticare il suo sorpasso su Madagascar 2 e Natale a Rio, che godono ancora di un rassicurante distacco. L’obbiettivo che sembra alla sua portata è quello del terzo posto, visto che il film di David Yates dovrebbe superare Kung Fu Panda già nei prossimi giorni. Nonostante sfoggi numeri da indiscutibile trionfo, Harry Potter ha imposto il suo comando su un panorama del tutto atrofizzato, con punte di entrate talmente basse che alcuni film usciti parecchie settimane fa sono rientrati nella classifica per inerzia: al secondo posto, Una notte da leoni rimbalza da giugno con cifre di poco superiori ai cento milioni di euro, mentre all’ultimo, viene riesumato addirittura Viaggio al centro della Terra, uscito in inverno, che ha raggiunto la decima piazza con ventimila euro, incasso da cineclub. Le vacanze hanno infatti bruciato un titolo come La vendetta del caduto: fermo ad otto milioni, il film di Michael Bay al massimo può prendersi la soddisfazione di aver superato Ficarra & Picone, che con La matassa ancora riuscivano a contendergli l’ingresso nei primi venti dell’anno.

 

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Harry Potter continua ad essere l’eroe incontrastato dell’estate. Il principe mezzosangue ha tenuto senza alcuna difficoltà la vetta della classifica, sfiorando il milione e mezzo di entrate. Il suo risultato globale si è attestato sopra i quattordici milioni di euro, cifra che sembra però non poter impensierire il titolo di migliore successo della stagione, che finora è saldamente nelle mani di Madagascar 2. Il sesto capitolo delle avventure del mago di Hogwarts ha ripetuto l’andamento de L’ordine della Fenice: un esordio trionfale, trainato dai numerosi fan della serie, e una rapida discesa appena il serbatoio degli appassionati si è esaurito: un modo come un altro per dire che il titolo non ha l’appeal necessario a convogliare dei neofiti. Il film di David Yates non ha comunque tadito le attese, e finirà la sua corsa intorno ai diciotto milioni, gruzzolo che non deluderà chi aveva riposto in lui le sue speranze. L’estate, infatti, può riservare sempre brutte sorprese, come dimostra La vendetta del caduto, che da noi langue al secondo posto con meno di otto milioni, ben al di sotto di quello che ci si attendeva da un blockbuster che nel resto del mondo ha fatto il bello e il cattivo tempo, e si è guadagnato un posto tra i dieci migliori incassi di tutti i tempi. Dietro ad Harry Potter, del resto, c’è l’abituale nulla estivo. Al terzo posto, Una notte da leoni (duecentocinquanta milioni di dollari negli Stati Uniti, appena tre milioni di euro da noi) tiene per inerzia il podio con poco più di centomila euro, bottino che in periodi più fortunati di questo non gli sarebbe valso nemmeno una poltrona in ultima fila. I primi ad aver capito che la possibilità di una stagione senza pause è un miraggio dei distributori sono gli stessi esercenti: piuttosto che tenere aperto per pochi intimi o irriducibili affezionati, quest’anno numerose sale hanno preferito chiudere per ferie e tagliare il numero degli spettacoli. Così, è facile prevedere che Il principe mezzosangue continuerà a conservare il primato fino alla metà di agosto: davanti a lui, ha solo fondi di magazzino.

 

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Se Harry Potter aveva bisogno di un test difficile, quello del suo esordio italiano si presentava come quasi impossibile. Il nostro mercato era infatti nel suo momento peggiore, e aveva toccato il suo picco peggiore appena sette giorni fa: neanche il suo arrivo sembrava essere in grado di dargli la sterzata decisiva. Invece, il sesto capitolo delle sue gesta è riuscito anche in questa impresa: è sbarcato nelle sale ormai esauste e in pochi giorni ha macinato nove milioni di euro, facendo tornare il sorriso ad un ambiente che era già sull’orlo dello psicodramma. Dopo il fallimento de La vendetta del caduto – che dopo un mese stenta ancora a superare gli otto milioni – l’ultima impresa del mago di Hogwarts aveva assunto i toni di ultima spiaggia per gli esercenti italiani: se anche la certezza di Harry Potter fosse caduta, l’estate si sarebbe trasformata rapidamente in notte fonda. Con l’esempio de Il cavaliere oscuro ancora impresso nella memoria, i cinema italiani avevano tutti i motivi per temere il peggio anche per quest’anno. Come nel più riuscito dei last minute rescue, il pubblico si è ricordato di loro, ed è tornato a sedersi in poltrona. L’Italia si è rivelata ancora una volta una piazza imprevedibile: è difficile capire i suoi gusti, specie nel periodo della bella stagione. Sicuramente, resta più che fedele ad alcuni marchi storici, come appunto quello di Harry Potter, che con Il principe mezzosangue è venuto a reclamare un posto di tutto rispetto nella classifica dei migliori successi del 2009, dove è arrivato con la prepotenza dei vincitori. Tanto per fare un esempio, Angeli & Demoni non ha avuto la stessa partenza… Finora, non ha altro da fare che regnare in un panorama sconsolante: relativamente ad un volume di incassi che – se si toglie di mezzo il fenomeno creato da J. K. Rowling – è ad uno dei punti più bassi della stagione, i film che possono vantare una modesta vittoria sono solo Coraline e Una notte da leoni, che si è dovuto confrontare anche con il tradizionale ostracismo per le commedie d’olteoceano. Certo, si potrà consolare centrando l’obbiettivo dei quattrocento milioni di dollari in patria, ma qui da noi La vendetta del caduto non ha trovato terreno fertile per le sue conquiste.

 

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Questa volta non ci sono state sorprese. Il problema è che per gli esercenti italiani le conferme sono arrivate solo in negativo: era atteso da tempo, al punto che anche i distributori avevano previsto di non sfidarlo, e avevano perciò lasciato vuoto il calendario dei nuovi titoli, senza nemmeno sperare nella possibilità di un outsider. Così, il peggiore week-end dell’anno è finalmente piombato sulla scena, ed ha trionfato indisturbato sulla soporifera platea italiana, che continua a mortificare la sala cinematografica con un’indifferenza balneare ogni anno peggiore. L’unica buona notizia che ha portato con sé è quella che i nostri cinema difficilmente potranno fare peggio di così. Dopo la stanchezza delle ultime settimane – appena scalfita da La vendetta del caduto – il mercato italiano ha raggiunto il massimo livello di contrazione proprio negli ultimi giorni. L’agenda delle uscite si è praticamente paralizzata – l’unica new entry in classifica è stata St. Trinian’s, che ha fatto incassi da cineclub – e i film che da mesi approfittano dell’inerzia degli spettatori hanno raccolto solo le ultime briciole lasciate dal pubblico. I trasformabili di Michael Bay hanno mantenuto la vetta per mancanza di avversari, con meno di mezzo milione di euro. Di questi tempi, anche un magro bottino come questo vale la vittoria, visto che La rivincita delle ex – che dopo due settimane deve ancora superare il milione – non ha fatto meglio che portarsene a casa duecento mila. Come previsto, La vendetta del caduto dovrebbe toccare a stento gli otto milioni: una cifra davvero esigua, per quello che nel mondo è già diventato il miglior successo del 2009. Ora la paura è che il torpore sia irreversibile, e debba durare fino a settembre. Di certo, il prossimo venerdì darà un verdetto definitivo su questa estate: se anche Harry Potter e il principe mezzosangue non riuscirà a sfondare, per la piazza italiana il mese di agosto sarà molto amaro. Si parte inevitabilmente da quattro milioni e mezzo, l’esordio del più recente Harry Potter e l’Ordine della Fenice.

 

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transformers - la vendetta del cadutoNello sconfortante panorama italiano, Transformers – La vendetta del caduto ha mantenuto il favore dei pochi spettatori rimasti, quelli che ancora non si sono lasciati sedurre dal fascino della spiaggia. Il film di Michael Bay ha guadagnato quasi un milione di euro nella sua seconda settimana, e ha confermato l'impressione lasciata sette giorni fa: un ottimo incasso per gli standard estivi, ma una grande occasione sprecata per le potenzialità del titolo, che negli Stati Uniti sta continuando a mietere milioni di dollari. Da noi, Transformers finora ha raccolto un bottino di poco superiore ai cinque milioni totali: resterà lontano dalla classifica dei dieci migliori successi dell'anno, e probabilmente subirà lo smacco di vedersi battuto da Harry Potter e il principe mezzosangue, visto che le avventure del mago in erba di solito riescono a sconfiggere persino l'abituale apatia estiva (potere persuasivo dei bambini?). Per i pupazzi della Hasbro, il destino sembra essere lo stesso che toccò l'anno scorso a Il cavaliere oscuro, profezia già anticipata al momento del suo esordio: successo senza precedenti nel mondo, sonoro fiasco balneare in Italia. L'idea di una stagione cinematografica senza pause resta un sogno dei distributori, e un miraggio a solo beneficio dei cinefili, che non vorrebbero trovarsi orfani della sala nemmeno durante la bella stagione: i numeri evidenziano però come siano troppo pochi per garantire ai blockbuster di Hollywood il ritorno economico che si aspettano. Le restanti posizioni non fanno altro che confermare lo stato di calma piatta del mercato: La rivolta delle ex si è presentato con 300mila euro, e non è riuscito a diventare né un outsider né una sorpresa: è rimasto piuttosto quello che era all'inizio, cioè un tappabuchi che ha cercato invano di ribellarsi al suo destino. Ancora peggio è andata ad Outlander, il fantasy di Howard McCain: il genere è in declino, e la distribuzione di questo fondo di magazzino, più che tardiva, sembra essere andata fuori tempo massimo. Se la primavera è stata di Angeli e Demoni, l'estate cerca ancora il suo mattatore: le speranze sono tutte concentrate dalle parti di Hogwarts.

 

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Già due anni fa l'Italia si era dimostrata indifferente al successo internazionale del primo Transformers. Del resto, la nostra penisola – a parte una nutrita schiera di affezionati collezionisti, che come ha dimostrato Star Trek hanno poca incidenza sugli incassi – non ha mai conosciuto una vera e propria mania per la saga dei robot provenienti dal pianeta Cybertron. La prima sfida tra Optimus Prime e Megatron fece il suo esordio nel 2007 con poco più di due milioni di euro, e finì poi con il chiudere la classifica stagionale con un fallimentare diciannovesimo posto e uno stentato bottino complessivo sotto ai dieci milioni. La vendetta del caduto ha confermato come la fandom dei pupazzi della Hasbro sia da noi abbastanza esigua, e non abbia un numero di adepti sufficiente a far emergere il film dalle sabbie mobili di un'estate tra le più pigre di sempre. Il nuovo film di Michael Bay ha superato i tre milioni di euro, un risultato all'apparenza brillante – specie in una fase così avara di emozioni – ma assolutamente inadeguato a quello ottenuto in patria, dove la produzione di Steven Spielberg sta macinando milioni di dollari e ha costretto gli storici a riscrivere qualche record. Non si ancora può dire se negli Stati Uniti riuscirà a raggiungere le cifre de Il cavaliere oscuro, ma è chiaro che la sua sorte italiana sarà più o meno la stessa delle ultime avventure di Batman: quella di un'ennesima occasione persa, sacrificata all'altare della contemporanea mondiale. Se riuscirà a tenere le sue entrate alte almeno fino all'arrivo di Harry Potter e il principe mezzosangue (che tenterà l'impresa impossibile di portare gli spettatori in sala in pieno luglio, cosa che solo al mago di Hogwarts potrebbe riuscire), la sua prospettiva è quella di avvicinarsi agli otto-nove milioni, che in ogni caso non gli saranno sufficienti per entrare tra i primi dieci dell'anno. Certo, né la Dreamworks né la Paramount sentiranno l'assenza del mercato italiano nella torta degli incassi, ma sicuramente una distribuzione autunnale avrebbe garantito almeno un paio di milioni in più. Anche perchè quest'anno l'estate si sta rivelando ancora più ingrata di quelle passate: la scarsa recettività della platea ha colpito persino i fratelli Vanzina, che hanno visto il loro Un'estate ai Caraibi – tentativo di vedere confermata la novità del cineombrellone – ormai arenato sotto i tre milioni, assai lontano dal successo a sorpresa di Un'estate al mare.

 


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Continua la lenta agonia del mercato estivo italiano. C’è da dire che almeno una sorpresa c’è stata, e si è portata dietro l'annuncio che il 3D sta iniziando ad imporsi anche da noi, nonostante il numero delle sale attrezzate sia ancora insufficiente. Coraline e la porta magica ha infatti guadagnato il primo posto, e ha ripetuto l’attenzione sulla nuova tecnologia che qualche mese fa aveva fatto la fortuna di San Valentino di sangue. Il film in stop-motion si è comunque tenuto al di sotto del milione di euro, confermando come gli spettatori restino ancora pigri e poco propensi ad affollare i cinema. Per di più, Coraline – diretto da Henry Selick, lo stesso di Nightmare Before Christmas – ha superato Un’estate ai Caraibi di Carlo Vanzina, e lo ha quindi costretto ad accettare il declino prematuro del cine-ombrellone, che quest’anno non è riuscito ad imporsi come invece aveva fatto Un’estate al mare: per i due fratelli romani l’incasso complessivo è di poco superiore ai due milioni, cifra troppo bassa e inferiore alle attese per poterli considerare i salvatori della patria. Questa volta, l'impresa non gli è riuscita. Il pubblico non è stato benevolo nemmeno con Una notte da leoni, che in Italia non ha avuto lo straordinario successo che lo sta accogliendo in patria: è vero, la commedia americana da noi ha spesso avuto problemi di adattamento, ma meno di settecentomila euro sembrano una miseria, rispetto ai centocinquanta milioni di dollari portati a casa negli Stati Uniti. E il dato è confermato da La ragazza del mio migliore amico, che ha aperto al quarto posto con un bottino ridicolo. La situazione tende tanto al ribasso che è difficile prevedere l’impatto sulla platea che avrà Transformers 2: il punto di partenza per capire quale sarà il suo destino è ovviamente il primo episodio, che nel 2007 non andò oltre i due milioni di euro. Se la nuova fatica di Michael Bay e Steven Spielberg riuscisse a confermare quel risultato – comunque non all’altezza di un ambiente che aspetta ben altri scossoni – sarebbe già un mezzo miracolo.

 

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Le attenzioni del mercato italiano erano tutte concentrate su Un’estate ai Caraibi, il nuovo cine-ombrellone dei fratelli Vanzina. Infatti, il duo romano non si è lasciato sfuggire l’occasione di poter ribadire con la stessa formula il successo di Un’estate al mare, che l’anno scorso premiò il bizzarro esperimento di sfruttare l’uscita nella bella stagione piuttosto che in quella sotto l’albero. Il finale però non è stato lo stesso. Dopo l’atteso esordio, si potrebbe dire che il bis non è riuscito: il risultato del primo week-end sembra annunciare che la conferma non è arrivata del tutto, e la nuova commedia è stata accolta dal pubblico con insolita freddezza. L’incasso di Un’estate ai Caraibi è stato infatti inferiore al milione di euro, il minimo indispensabile in questo periodo di magra: la giustificazione dei bassi volumi delle entrate – abituali in questa fase – regge fino ad un certo punto, se viene considerato che Un’estate al mare riuscì ad incassare quasi mezzo milione in più, pur uscendo all’inizio di luglio. Piuttosto che migliorarlo, il secondo tentativo ha mancato persino l’obbiettivo di consolidare l’abitudine e il rito della farsa sotto il sole. Certamente, ai Vanzina non è riuscita l’impresa di rivitalizzare la platea, e di dare un’inversione di tendenza alla moria di spettatori nelle sale. Dopo produzione italiana, la classifica sembra paralizzata e implosa su cifre quasi ridicole: una new entry come I Love Radio Rock di Richard Curtis si è piazzata settima con poco più di centomila euro. L’unico verdetto che si può ottenere da tanta depressione è che non sarà il cine-ombrellone a salvarci. Forse, ci riusciranno Transformers 2 ed Harry Potter: ma l’impressione è che sarà dura anche per loro. Anche i distributori hanno capito che l’estate italiana è un caso anomalo e disperato: dopo alcuni anni in cui hanno cercato di vincere i tabù e la concorrenza della spiaggia, questa volta hanno saggiamente deciso di ridurre all’osso i loro listini.

 

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christian bale in terminator salvationSi potrebbe dire che arrivata alla fine, la stagione italiana è ormai talmente debole da non riuscire a sopportare più di un’emozione per volta.  Per un mese, gli spettatori si sono rifugiati nella scelta sicura di Angeli e Demoni, che ha cannibalizzato il mercato al punto da annientare Star Trek di J. J. Abrams (per la fortuna dell’Enterprise, negli Stati Uniti le cose sono andate in  modo radicalemente diverso), ed ha finito con il raccogliere una cifra ormai vicina ai diciassette milioni di euro. Il film di Ron Howard è stato sicuramente uno dei più visti del 2009 – ha superato Kung Fu Panda e lo ha scalzato dal gradino più basso del podio – ma non ha ripetuto l’exploit de Il Codice Da Vinci, che aveva sfiorato i trenta. Ora, le avventure di Robert Langdon sono alla ricerca di un sostituto: non sarà il custode notturno Ben Stiller, che con Una notte al museo 2 ha risalito la corrente di un esordio difficile, ma che finora non è andato oltre i cinque milioni, cifra simile ad una sorpresa come San Valentino di sangue 3D, che si presentava con ben altre speranze: il remake horror si aspettava di fare il degno sparring partner di Star Trek, e invece è riuscito a mandarlo al tappeto, tra lo stupore generale. Non ci riuscirà probabilmente Christian Bale, visto che il suo John Connor si è presentato al pubblico italiano con appena un milione e mezzo di bottino, cifra che gli è valsa il primato in classifica, contro un avversario ormai stanco e alla ricerca di un erede che finora non si è fatto vedere. Anche l’Italia ha quindi manifestato l’intenzione di essere molto fredda con Terminator Salvation, così come hanno fatto gli Stati Uniti: il faraonico budget di duecento milioni di dollari è stato comunque recuperato in qualche modo sul mercato internazionale. A questo punto, gli indiziati a prendere il posto lasciato vuoto da Angeli e Demoni sono solo due, visto che Un’estate ai Caraibi – il nuovo cineombrellone dei Vanzina – sembra più che altro destinato a dare una lezione ai film d’autore italiani, in una contesa tutta interna che difficilmente supererà i dieci milioni: Tranformers: La vendetta del caduto o il nuovo Harry Potter. Si accettano scommesse.

 

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tom hanks in angeli e demoniNon c'è due senza tre, e così Angeli e Demoni ha di nuovo conservato il primato nella classifica italiana degli incassi, impresa che gli è riuscita per la terza volta consecutiva. La penisola ha così continuato a dare segnali bizzarri e confortanti conferme alle major americane: se da una parte Star Trek si è rivelato un clamoroso flop proprio quando in patria è diventato il titolo più visto dell'anno, da un'altra l'Italia ha onorato il privilegio di una presentazione in anteprima, e si è trasformato in una fetta importante della consistente torta internazionale che è il bottino di Angeli e Demoni. Infatti, negli Stati Uniti il film tratto dal popolare romanzo di Dan Brown è tra le poche note dolenti di una fine di primavera altrimenti entusiasmante, mentre da noi – come un po' ovunque in Europa – è l'unico successo in un panorama desolante e in evidente disarmo. Le nuove avventure di Robert Langdon hanno raggiunto un risultato complessivo vicino ai quindici milioni di euro, e sono ormai pronte a contendere a Kung-Fu Panda l'ultimo posto sul podio, nel gotha dei migliori successi della stagione. Sembrano infatti essergli inarrivabili i ventiquattro milioni raggiunti da Madagascar 2 all'inizio del 2009. Dietro il film di Ron Howard – pur sempre lontano dal trionfo de Il Codice Da Vinci – i dati di incasso sono deprimenti: Una notte al museo 2 ha raccolto a malapena tre milioni, e al terzo posto è riuscito a finirci Uomini che odiano le donne, thriller scandinavo basato sul ciclo di Stieg Larsson, di modesto impatto nelle librerie italiane: meno di un milione raccolto nelle sale, bottino comunque sufficiente a superare Vincere di Marco Bellocchio, lontanissimo al quarto posto. Filippo Timi e Giovanna Mezzogiorno possono consolarsi con la consapevolezza di aver vinto nettamente la sfida con l'altro reduce di Cannes: infatti, Antichrist di Lars von Trier è di nuovo fermo all'ottavo posto e difficilmente riuscirà a raggranellare un milione. Quest'anno i distributori sembrano aver capito la lezione de Il cavaliere oscuro, e hanno saggiamente limitato la lista dei blockbuster da mandare al massacro dell'uscita estiva: se il nuovo Harry Potter sembra avere le carte in regola per sfidare la calura e Un'estate ai Caraibi dei Vanzina, la lista dei film che verranno sacrificati all'ombrellone comprende solo Terminator Salvation e Transformers 2.

 

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angeli_e_demoniIn Italia, il week-end ha visto ancora una volta dominare Angeli e Demoni. La sua corsa, seppure rallentata rispetto all’esordio record di sette giorni fa, lo ha visto superare di nuovo i due milioni di euro, con un incasso complessivo che ha ormai superato i dieci. Il nostro pubblico è senza dubbio una parte importante delle fortune del film di Ron Howard: infatti, in patria le nuove avventure di Robert Langdon stanno conoscendo un vistoso appannamento, riscattato solo in parte dalle entrate internazionali, di molto superiori a quelle americane. In ogni caso, è impossibile pensare che Tom Hanks riesca a ripetere la cifra record de Il Codice Da Vinci, che nel 2006 si fermò solo dopo essersi portato a casa quasi ventotto milioni: dopo un’apertura che poteva lasciare spazio a illusioni in questo senso, Angeli e Demoni si è drasticamente ridimensionato. Tuttavia, la scelta della Sony/Colmbia di privilegiare l'uscita nella penisola si è rivelata vincente. Chi invece non corre il rischio di montarsi la testa, perchè è partito già male, è Una notte al museo 2, che ha esordito con poco più di un milione. L’impressione è che il pubblico italiano già inizi ad andare al cinema controvoglia, attirato più dal mare che non dalla sala, e che le scelte di quei pochi spettatori rimasti si orientino subito sull’adattamento di Dan Brown. Per Ben Stiller, vale il discorso contrario ad Angeli e Demoni: il popolare attore si starà sicuramente consolando con i lusinghieri dati d'oltreoceano. In un panorama in cui la vera sorpresa è San Valentino di sangue, lo slasher tridimensionale che ha raggiunto ancora il podio e si avvia a superare i cinque milioni, l’unico alfiere del cinema italiano è rimasto Vincere di Marco Bellocchio, che reduce da Cannes si è affacciato sugli schermi timidamente: solo mezzo milione, e un quarto posto che gli è valso una vittoria schiacciante su Antichrist di Lars Von Trier.

 

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Ancora una volta, il mercato italiano da segnali contrastanti rispetto a quello americano. Sette giorni fa, il celebratissimo Star Trek aveva vissuto un esordio molto difficile, superato da uno slasher come San Valentino di sangue, che in patria non era riuscito a farsi notare. In quest’ultimo week-end, Angeli e demoni ha esordito da noi con una cifra che fa gridare al miracolo: più di sette milioni di euro, lo stesso incasso di presentazione de Il Codice Da Vinci. Chi ha dimostrato lungimiranza è stata soprattutto la Sony/Columbia, che ancora una volta ha puntato forte sull’uscita italiana, come in passato aveva fatto con Spider-Man 3, privilegiando l’Italia con un’uscita in anticipo rispetto al resto del mondo. Se il film di Sam Raimi si era rivelato poi un successo planetario, quello di Ron Howard ha invece fatto fuoco e fiamme solo da noi, visto che negli Stati Uniti si è affacciato con un bottino inferiore alle attese. Per le nuove avventure di Robert Langdon c’è persino la possibilità di arrivare al mostruoso risultato fatto registrare nel 2006 dall’altro film tratto da Dan Brown, che si fermò solo dopo aver sfiorato i ventotto milioni complessivi. Evidentemente, le polemiche con la Santa Sede – a volte persino pretestuose – hanno stimolato ancora la curiosità del pubblico nazionale, decisamente legato alle tradizioni cattoliche. Il film di J. J. Abrams ha invece continuato a rimbalzare nelle simpatie del pubblico – dato in netta controtendenza rispetto agli altri paesi – ed è precipitato al quarto posto, senza nemmeno aver superato i due milioni: Star Trek in Italia è andato più o meno come Hannah Montana: The Movie. Chi non ha smesso di sorprendere è stato San Valentino di sangue, nonostante il 3D non sia ancora così diffuso nelle nostre sale: ha superato di nuovo il milione, e ha battuto Zac Efron, che con 17 Again non si è ripetuto sugli stessi livelli del trionfale High School Musical 3. Certo, non ha scelto il momento migliore per tentare la sorte, ma la sua esperienza da solista si può considerare un mezzo fallimento.

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san valentino di sangue in testa agli incassiNel week-end in cui Star Trek ha conquistato i box office di tutto il mondo, e ha valicato in pochi giorni la soglia dei cento milioni di dollari in giro per il pianeta, il mercato italiano ha invece regalato una sorpresa inaspettata. Il film di J. J. Abrams – atteso ovunque dai trekker e non solo – da noi ha lasciato il primo posto sul campo, battuto nettamente da San Valentino di sangue, horror in 3D che in patria aveva lasciato poche tracce di sè. Le cifre delle nuove avventure dell’Enterprise si sono incredibilmente appiattite al ribasso, e la seconda posizione è stata raggiunta con molto meno di un milione di euro. Il remake dello slasher anni ottanta, per nulla penalizzato dalla cronica assenza di sale attrezzate al tridimensionale, ha invece sfiorato i due milioni, e ha staccato tutti. Per i blockbuster americani sembra profilarsi lo scenario che si era verificato l’anno scorso, quando in Italia riuscì a fare fiasco persino Il cavaliere oscuro, dando un duro colpo alle speranze di vedere le sale piene in estate: anche Wolverine è sceso rapidamente sul gradino più basso del podio, con entrate ridotte ben oltre la normalità del secondo appuntamento con il conto dei biglietti strappati. Ad oggi, i quattro milioni rappresentano quasi una miseria, e rendono ormai impossibile l’ingresso tra i migliori dieci successi della stagione. Per Hollywood, la speranza è che un titolo tanto atteso come Angeli e demoni riesca ad invertire la tendenza. E vista la popolarità che il romanzo di Dan Brown ha riscosso anche da noi, il pericolo di un ennesimo colpo di scena negativo sembra essere allontanata. Certo è che il pubblico italiano si è dimostrato ancora una volta come un campione molto poco prevedibile, ma i 27 milioni di euro che si portò a casa Il codice Da Vinci sembrano essere una buona garanzia. Di certo, le produzioni nazionali non sono andate meglio: Feisbum non è riuscito a cavalcare l’onda del social network a cui si è ispirato, e gli spettatori gli hanno consegnato poco più di centomila euro. Evidentemente, hanno preferito restare davanti al proprio computer, ad aggiornare la loro bacheca piuttosto che a cercare le duecento sale in cui il film è stato proiettato.

 

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hugh jackman in wolverineCome gran parte dei mercati internazionali, anche quello italiano ha ceduto all’urto del ciclone Wolverine. Il popolare personaggio della Marvel ha invaso le nostre sale e ha avuto a disposizione tutto il lungo ponte del primo maggio per fare cassa praticamente indisturbato. I risultati sono stati convincenti, e hanno pareggiato quelli di Iron Man, altro film-fumetto uscito lo scorso anno nello stesso periodo. Con due milioni di euro all’esordio – che gli sono valsi un comodo primato – Wolverine potrebbe arrivare a sfondare il muro dei dieci complessivi, anche se la fine della primavera si è dimostrata ancora una volta come un momento poco adatto per convincere gli spettatori ad affollare i cinema. La speranza è che non si ripeta l’esodo di dodici mesi fa, quando una lunga lista di grandi titoli (prevista anche questa volta) venne mandata a bruciarsi nell’abituale indifferenza estiva. Dietro a Hugh Jackman si è posizionato Hannah Montana The Movie, che ha visto l’eroina di Disney Channel sbarcare al cinema con un film tutto suo: sono lontane le cifre che hanno portato la pop-star adolescente in testa al box office americano, ma il personaggio inizia a far sentire la propria presa sul pubblico anche da noi. Un'estate fa, il film tratto dal suo concerto – un pioneristico tentativo di 3D – venne snobbato dalle ragazzine, mentre adesso lo spin-off della serie televisiva ha sfondato il milione ed ha superato State of Play, il thriller con Russell Crowe che ha convinto più la critica che non gli appassionati, che lo hanno lasciato in terza posizione. Dopo il primo episodio – dalle entrate poco soddisfacenti – Guerriglia si è presentato stancamente sulla piazza, abbandonato anche dal pubblico dei fedelissimi, che non sono riusciti a portare la fatica di Steven Soderbergh oltre l’ottavo posto. A metà classifica, Fast and Furious ha continuato a dimostrare ottima salute, ha superato negli incassi complessivi Mostri contro alieni e si avvia ad abbattere il tetto degli otto milioni. Se nessuno riuscirà a sfondare nei prossimi mesi – improbabile ma non impossibile – potrebbe finire tra i primi dieci della stagione. Già con Star Trek si riuscirà a capire quali potranno essere gli umori del pubblico riguardo ai blockbuster ai nastri di partenza, pronti a sfidare la tentazione dell’ombrellone e delle gite in campagna.

 

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vin diesel in fast and furiousLa strada era spianata, e Vin Diesel non ha rinunciato alla tentazione di farsi un’altra corsa. Fast and Furious ha continuato a dominare il box-office italiano, grazie ad un week-end di attesa prima della volata pre-estiva. Il film di Justin Lin ha sfruttato al meglio la lentezza degli avversari ed ha conquistato un altro milione e mezzo di euro, che ha confermato gli ottimi incassi di sette giorni fa. Il suo incasso complessivo è ormai vicino ai sette milioni di euro, e ha un buona possibilità di superare i dieci, visto che la platea si è dimostrata entusiasta davanti alle sue nuove gesta. Dietro di lui, si è piazzato Mostri contro alieni, che ha evidenziato un’invidiabile longevità: certo, non ha nemmeno avvicinato i record di Kung Fu Panda e di Madagascar 2, ma il nuovo film d’animazione della Dreamworks è in classifica da quasi un mese, e da allora non ha mai lasciato il podio. Il periodo non è esaltante dal punto di vista delle entrate, di certo il 3D non ha contribuito a smuoverlo, ma di certo al titolo non si può rimproverare nulla: pure con un incasso non entusiasmante, è stato sicuramente tra i protagonisti di inizio primavera. Non hanno lasciato il segno le new entries: Houdini – L’ultimo mago ha raggiunto a stento il mezzo milione, e non è riuscito a superare Questione di cuore di Francesca Archibugi, che ha conservato il posto tra i primi tre e un incasso in linea – niente di eccezionale – con analoghi esempi di autorialità italiana, che in questa stagione hanno sofferto molto nel rapporto con il pubblico. Il film di Gillian Anderson ha dovuto battersi fino all’ultimo con Generazione 1000 euro, che ha sfiorato l’impresa di battere il ben più quotato rivale: Carolina Crescentini potrà così dire di aver duellato all’ultimo sangue con Catherine Zeta-Jones. Sarà probabilmente anche l’ultima occasione di vedere scontri così improbabili: con Wolverine, la classifica si ritroverà rivoluzionata. Per quanto veloce, Vin Diesel dovrà cedere il passo.

 

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vin diesel in fast & furiousCome ogni uomo d’azione, Vin Diesel non ha fatto sconti. Il divo dell’action è arrivato nel mercato italiano esattamente come era entrato in quello americano poche settimane fa: a piedi uniti, reclamando di prepotenza un ruolo da protagonista. Fast & Furious ha sfiorato i quattro milioni di euro all’esordio, e il risultato è stato eccellente anche in considerazione del fatto che qui da noi il franchise – per altro in crisi dopo Tokyo Drift – non ha mai goduto di eccessiva popolarità. La dimensione del rilancio dell’attore – tornato al personaggio di Dominic Toretto dopo essere stato assente nei due sequel precedenti – ha assunto ormai proporzioni internazionali, dopo il boom da settanta milioni di dollari fatto segnare negli Stati Uniti. Il film di Justin Lin ha fatto il vuoto intorno a sè, e ha lasciato pochi dubbi sulle scelte del pubblico italiano, che ha comunque premiato con il terzo posto Questione di cuore di Francesca Archibugi – in linea con i risultati di Gli amici del Bar Margherita di Pupi Avati e altri film italiani da cui ci si attendeva di più – e ha clamorosamente snobbato Disastro ad Hollywood di Barry Levinson, arrivato in quinta posizione pure se pieno di nomi del calibro di Robert DeNiro, Sean Penn, Bruce Willis e John Turturro. Così, Mostri contro alieni non ha fatto altro che guardarsi intorno per conservare il podio, e per inerzia ha messo da parte un altro milione, che però difficilmente gli sarà utile nella corsa per i primi dieci successi della stagione. Nella parte bassa della classifica, hanno raggiunto il traguardo del milione sia Che – L’argentino di Steven Soderbergh sia Sbirri di Roberto Burchielli. Fast & Furious ha davanti la possibilità di un'altra settimana a tutta velocità: se riuscirà a confermare la simpatia del pubblico, la prima uscita in grado di impensierirlo e Wolverine, programmato per il 29 aprile.

 

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Qualunque cosa abbiano scelto di fare, sicuramente gli italiani hanno deciso di non passare la Pasqua al cinema. Infatti, i volumi di incasso del week-end festivo non sono stati all’altezza delle aspettative, e nessuno dei titoli offerti dal mercato è riuscito ad entrare nel cuore degli spettatori. Alla fine, Mostri contro alieni ha vinto un confronto scialbo, con il pallido traguardo di un milione di euro. Il nuovo film della Dreamworks non riuscirà a ripetere i trionfi di Kung Fu Panda e di Madagascar 2, e difficilmente potrà ritagliarsi un posto nell’olimpo dei migliori incassi dell’anno: al momento è lontano anni luce da Ex e dai dieci milioni che valgono l’ingresso nel gotha dei successi stagionali. Forse anche a causa delle poche sale attrezzate allo scopo, l’esperimento del 3D è andato meglio negli Stati Uniti che da noi, e dovrà attendere ancora del tempo prima di imporsi. Lo stesso discorso vale per Io & Marley: da blockbuster che ha vinto la gara natalizia in patria, qui si è dovuto accontentare di un ruolo da sparring-partner, e di un bottino complessivo poco sotto i tre milioni. D’altra parte, nessuna delle new entry è riuscita a smuovere i già deboli entusiasmi della platea: Dragonball Evolution non ha fatto presa sul pubblico più giovane, e ha portato nelle sale solo gli appassionati, che non hanno contato più di un modesto terzo posto; la coppia di star formata da Julia Roberts e Clive Owen ha deluso con Duplicity, ripetendo il flop d’oltreoceano, e ancora peggio è andata al primo capitolo di Che di Steven Soderbergh, che dopo un anno di attesa si è conquistato una modesta sesta posizione; non è andato bene nemmeno Sbirri con Raoul Bova, che ha comunque stravinto la sfida con Tutta colpa di Giuda di Davide Ferrario, fuori dalla classifica con un incasso sotto ai centomila euro. In coda, Gran Torino ha superato alla distanza La matassa: dopo aver battagliato per tutto il mese di marzo per la prima posizione, Clint Eastwood ha superato Ficarra & Picone e si avvia verso gli otto milioni totali.

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A marzo, l’alfiere del cinema americano sui nostri schermi era stato Clint Eastwood. Il suo Gran Torino aveva battagliato a lungo per conquistare un primo posto, e lo aveva ottenuto solo dopo tre settimane di lotta serrata con La matassa di Ficarra & Picone, che aveva da parte sua contribuito a rilanciare le quotazioni dell’Italia nelle sale nazionali. Il primo week-end di aprile – che prepara la volata di Pasqua – ha invece fatto trovare la strada spianata a due pezzi grossi provenienti da oltreoceano, che sulla loro strada hanno incontrato solo Gli amici del Bar Margherita, timido baluardo tricolore. Mostri contro alieni ha esordito bene, con un bottino che ha superato i due milioni di euro: sono certo lontane le cifre di inizio stagione di Kung Fu Panda, e quelle natalizie di Madagscar 2, ma per la Dreamworks la strada del 3D può già essere definita come un episodio da ritentare al più presto: la sua nuova produzione è tra l’altro lanciata a fare ulteriore cassa proprio in occasione delle feste, e può quindi puntare alla soglia dei dieci milioni finali, traguardo che vale l’ingresso tra i migliori successi della stagione. I distributori hanno riciclato per l’uovo quello che gli americani avevano visto in massa sotto l’albero: Io & Marley è infatti uscito in prossimità della colomba, quando negli Stati Uniti aveva dominato il periodo natalizio. Il nuovo film di David Frankel – con la coppia di divi formata da Owen Wilson e Jennifer Aniston – si è accomodato in seconda posizione, con un andamento abbastanza in linea con le aspettative di partenza. Il film di Pupi Avati ha cercato di fare la sua corsa, senza badare ai due colossi che si contendevano il primato davanti a lui: Gli amici del Bar Margherita non ha retto al meglio le difficoltà di partenza, non ha superato il milione di euro, e al debutto ha fatto segnare meno del precedente Il papà di Giovanna, uscito in autunno: in relazione ad un volume di incassi generale che si è notevolmente contratto in questi mesi, il suo terzo posto può anche assomigliare ad una ritirata in buon ordine. Provato dallo sforzo di aver conquistato la vetta sette giorni fa, Clint Eastwood è caduto al quarto posto, anche se il suo film ha ormai in vista il traguardo dei sette milioni totali, e ha avuto la meglio su Ballare per un sogno. Chi invece ha deluso completamente è stato I mostri oggi di Enrico Oldoini, precipitato in sesta posizione: supererà a fatica i due milioni complessivi.

 

 

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clint eastwood in gran torinoSi sa come la costanza e la tenacia siano doti che Clint Eastwood conserva gelosamente come alcuni dei suoi tratti distintivi. Dopo aver agguantato il primo posto in patria ed essersi goduto il suo più grande incasso di sempre, qui in Italia non deve essergli andato giù di essere rimasto a guardare per due volte il suo avversario mentre gli soffiava la vetta. Così, il suo Gran Torino è rimasto per molti giorni al secondo posto, sconfitto ripetutamente – e per pochi biglietti – da La matassa di Ficarra & Picone, e alla fine è riuscito a sconfiggerli con l’arma della pazienza. Il dato sorprendente è che il film ha mantenuto praticamente intatte le sue entrate, pur arrivato ormai a quasi un mese di permanenza nelle sale del nostro paese: il fatto indica che il pubblico ha gradito, e ha invitato alla visione tutti quelli che se ne erano astenuti al suo esordio. Dopo aver superato per tre volte consecutive il milione di euro, Gran Torino si è quindi gustato la sua vittoria, ha mandato i suoi avversari ad occupare il gradino più basso del podio (per il duo comico sfornato da Zelig c’è comunque la consolazione di aver avvicinato ormai i sette milioni complessivi) e ha rintuzzato Enrico Oldoini e il suo I mostri oggi, che hanno invano cercato di impensierirlo. Per il regista italiano è una nuova delusione, dopo che La fidanzata di papà non aveva confermato le cifre di Matrimonio alle Bahamas, precedente successo da solista di Massimo Boldi. Non è riuscito a riscattarsi nemmeno Il caso dell’infedele Klara: dopo una sofferta anteprima, il film di Roberto Faenza è stato snobbato anche dal pubblico e si è fatto superare da Push, nuovo action diretto dall’adrenalinico Paul McGuigan. Non ha raccolto quanto meritava nemmeno Two Lovers, il film di James Gray ammirato a Cannes lo scorso anno, giunto alle spalle persino ad un annunciato flop come Racconti incantati, raro caso di fallimento commerciale della Disney, con un Adam Sandler ancora alla ricerca di sè stesso, e abbandonato dalla distribuzione limitata.

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Nemmeno l’arrivo sulla scena di titoli attesi da tempo è riuscito a cambiare le posizioni di testa della classifica italiana, rimaste invariate rispetto a sette giorni fa. Il duello – acceso sin dalle prime battute – tra La matassa e Gran Torino è stato ancora più serrato rispetto al primo round, anche se alla fine il vincitore è stato sempre lo stesso: infatti, il duo comico di Ficarra & Picone si è visto ribadire il favore del pubblico ed ha superato l’incasso complessivo di cinque milioni di euro. Arrivati al terzo film dopo un esordio poco confortante, i due talenti sfornati dalla palestra di Zelig hanno finalmente sfondato, e hanno vinto nettamente il confronto diretto con Diverso da chi? dell’esordiente Umberto Carteni. Il cinema italiano ha dominato il podio e ha stretto Clint Eastwood in una morsa da cui è uscito a testa alta, da vecchio leone qual’è. All’ottuagenario attore e regista non è però bastato conservare intatto il suo bottino: ancora vicino al milione e mezzo, il suo Gran Torino si è visto sfilare il primato per pochi biglietti, e ha ricevuto la sola consolazione di essersi confermato come il suo migliore successo: in patria come da noi. La commedia con Claudia Gerini e Luca Argentero non è riuscita ad insediare La matassa, ma ha pur sempre battuto un quotato rivale come La verità è che non gli piaci abbastanza, che si presentava sui nostri schermi con la baldanza di un cast folto di grandi divi americani. La sua affermazione ha assunto quindi un valore particolare, e ha dato rassicurazioni sul momento di salute del cinema italiano, che dopo un brillante inizio del 2009 aveva passato un febbraio con poche luci e molte ombre. Per Ben Affleck e Jennifer Connelly – che con il romance brillante cercavano una ritrovata popolarità – il tentativo può definirsi poco riuscito. L’Italia non è stata clemente nemmeno con The International, l’action con Clive Owen che vedeva la partecipazione di Luca Barbareschi: l’attore non ha fatto da richiamo – nessuno è profeta in patria! – e il film si è fermato al quinto posto. Non fosse stato per Watchmen – franato all'ottavo posto con entrate inferiori ai tre milioni – il titolo di flop di primavera sarebbe stato certamente suo.


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Torna il sereno, dalle parti del cinema italiano. L'inizio del 2009 era stato esaltante, ma i primi venti di primavera non sembravano aver giovato alle nostre produzioni. Invece, non hanno fatto in tempo ad andare di nuovo in difficoltà – dopo i fallimenti di Iago di Volfango De Biasi e di Due Partite di Enzo Monteleone – che subito sono riuscite a risollevarsi, e a sfruttare il vuoto determinato dal mancato trionfo di Watchmen. Ancora una volta, è stata comunque la commedia a tirare fuori da guai i nostri film, che rischiavano di impantanarsi: al terzo tentativo, il duo comico composto da Ficarra & Picone ha sfondato ed è riuscito a portarsi a casa un bottino di più di due milioni e mezzo di euro. Un risultato davvero sorprendente per La matassa – il loro precedente Il 7 e l’8 non aveva brillato in modo significativo – che è arrivato al cospetto di un avversario come Clint Eastwood, sbarcato in Italia con la sua ultima prova di attore e con il suo miglior successo di sempre. Gran Torino non ha deluso le attese, e ha largamente superato il milione e mezzo (molto più di quanto abbia collezionato il film di Zack Snyder tratto dal graphic novel di Alan Moore), e se l’exploit è servito a mantenere immutato l’appeal dell’attore/regista, non è stato sufficiente a garantirgli la vetta. Nelle restanti posizioni, il buon andamento di The Wrestler ha continuato ad alimentare qualche rimpianto, così come la tenuta di I Love Shopping ha potuto dare vita a qualche stupore: il film tratto dalla popolare serie letteraria di Sophie Kinsella in patria aveva pagato la recessione, mentre qui in Italia ha largamente superato i quattro milioni, pure se presentato senza troppo pretese. I nostri schermi sono l’unico posto in cui Il curioso caso di Benjamin Button ha potuto prendersi una rivincita contro The Millionaire: la sfida ha visto il film di Danny Boyle sconfitto, almeno per una volta.

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billy crudrup in watchmenIn proporzione all’attesa che l’aveva circondato negli scorsi mesi, Watchmen non è andato come previsto. Sui nostri schermi, il film di Zack Snyder da una parte ha conquistato la vetta della classifica, ma dall’altra è arrivato in cima senza sfondare, evitando a fatica persino il fallimento di arrivare dietro una produzione di poche ambizioni come I Love Shopping, che si è invece visto sfuggire una clamorosa conferma per poche migliaia di euro. Certo, ha l'attenuante di un divieto ai minori che ha limitato l'affluenza, ma i supereroi anomali ideati dal celebre graphic novel di Alan Moore sono andati poco sopra il milione, una cifra che ha rivelato come gli entusiasmi della platea si siano rapidamente sgonfiati, e siano andati molto lontani dall’exploit di 300. Il mancato trionfo di Watchmen ha quindi reso il fine settimana tutt’altro che memorabile: il solo titolo che si è salvato è stato The Wrestler, che non ha affatto pagato la mancata consacrazione di Mickey Rourke nella notte al Kodak Theatre. Il film di Darren Aronofski si è piazzato terzo nonostante una distribuzione che aveva puntato tutto sugli Oscar, e che si è vista quindi sfilare la più redditizia possibilità di sfruttare l’onda lunga del successo veneziano: una decisione che a posteriori non può che essere vista con rimpianto. Se il flop più grande è stato comunque quello de La pantera rosa 2, che da noi è andato in modo disastroso esattamente come è andato in patria, un altro risultato mancante è stato quello dei film italiani, incapaci di darsi continuità dopo uno spumeggiante inizio di 2009 segnato dalla stella di Aurelio De Laurentiis. Sette giorni fa a franare era stato Iago di Volfango De Biasi, con Nicolas Vaporidis che non ha regalato il bis dopo Come tu mi vuoi, mentre ora è stato Due partite a deludere, nonostante un cast femminile pieno di nomi di richiamo: per il film di Enzo Monteleone c’è stato solo il quinto posto.

 

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Negli Stati Uniti, la recessione aveva portato gli spettatori a bocciare sonoramente I Love Shopping, il film di P. J. Hogan tratto dalla popolare serie di romanzi di Sophie Kinsella, e il prolifico ed esperto produttore Jerry Bruckheimer si era dovuto rassegnare alla prospettiva di un flop. In Italia, le avventure dell’impenitente consumatrice compulsiva hanno avuto un sorprendente favore tra il pubblico, e hanno vinto un’appassionante sfida contro Il curioso caso di Benjamin Button, che ha pagato il tonfo agli Oscar e ha perso la vetta per pochi biglietti, dopo due settimane di incontrastato dominio. Le spese folli di Isla Fisher hanno conquistato più di un milione e mezzo di euro, un dato quindi in aperto contrasto con le indicazioni provenienti dal resto del mercato. La storia d’amore tra Brad Pitt e Cate Blanchett ha comunque continuato a prendersi da noi le sue rivincite, nonostante sia stata costretta a cedere il primo posto: si avvia ormai ad un incasso complessivo di dieci milioni di euro, quasi il doppio di quanto ha conquistato The Millionaire, che non ha sfondato nemmeno con l’onda lunga della trionfale serata al Kodak Theatre e si è fermato in quinta posizione. Le note dolenti del box-office questa volta arrivano dalle produzioni nazionali, che si sono arrestate dopo aver iniziato il 2009 in modo entusiasmante: questa volta Volfango De Biasi non è riuscito a ripetere l’exploit di Come tu mi vuoi, e nemmeno Nicolas Vaporidis è riuscito ad attirare le teen-ager: il suo nuovo Iago si è dovuto accontentare del gradino più basso del podio, poco sopra una delusione come Il mai nato, che si è accoppiato al fallimento di Venerdì 13 e ha confermato una certa stanchezza dalle parti dell’horror. E’ andata ancora peggio a Giulia non esce la sera di Giuseppe Piccioni, entrato nei primi dieci solo per poco: per il nostro cinema autoriale è una stagione stregata, che nemmeno il traino di commedie più invitanti riesce a risollevare dall’indifferenza della platea.

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brad pitt ne il curioso caso di benjamin buttonLa Notte degli Oscar ha consegnato alla storia del cinema uno sconfitto eccellente: Il curioso caso di Benjamin Button ha infatti vinto solo tre premi (tutti tecnici) su tredici candidature, e si è fatto travolgere senza resistenze dal fenomeno The Millionaire. Per quanto limitata, il pubblico italiano ha comunque cercato di dare una consolazione al film di David Fincher, che sette giorni fa era stato il brillante mattatore di un San Valentino molto combattuto: gli ha così regalato altri due milioni di euro, e l’ha lasciato per la seconda volta consecutiva in vetta alla classifica degli incassi. La love story antioraria tra Brad Pitt e Cate Blanchett si avvia ormai verso i sette milioni complessivi, e ha dimostrato di essere gradita dal nostro pubblico, che ha affollato i cinema molto più di quanto non abbia fatto la platea americana. In attesa che l’effetto Oscar lo riporti di prepotenza tra i primi dieci, il film di Danny Boyle se ne è rimasto tranquillo al quindicesimo posto, con poco più di tre milioni, che sono il suo bottino accumulato da dicembre: cifra che sicuramente vedrà consistenti miglioramenti nei prossimi giorni. La conferma de Il curioso caso di Benjamin Button è stata sicuramente determinata dal fallimento delle nuove uscite, incapaci di imporsi all’attenzione degli spettatori: Inkheart e Bride Wars si sono contesi il terzo posto molto sotto l’obbiettivo del milione, e il nuovo capitolo della saga fantasy Underworld è rimasto bloccato al settimo, battuto persino da The Reader, che non aveva altre ambizioni se non quella di conquistare il pubblico fedele dei cinema selezionati. L'Italia non ha riservato sorprese a questi titoli, che avevano un curriculum zoppicante già in patria. Gli stenti delle new entries hanno agevolato anche Ex di Fausto Brizzi, che si è goduto un’altra volta il podio e un altro milione, che lo ha avvicinato alla meta ormai non più impossibile dei dieci: si può prevedere che non riuscirà a raggiungere Italians di Giovanni Veronesi, che finora è il miglior successo del 2009, ma quella del successo delle sue commedie è la piacevole conferma italiana dell’inverno.

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brad pitt e cate blanchett ne il curioso caso di benjamin buttonIl mercato ha trovato nuovo slancio nel week-end di San Valentino, e le coppie italiane hanno dimostrato di aver gradito l’offerta proposta dall'agenda delle uscite, riempiendo le sale. Il curioso caso di Benjamin Button ha vinto un’appassionante battaglia, e gli innamorati nazionali hanno tributato alla coppia formata da Brad Pitt e Cate Blanchett un bottino superiore ai tre milioni di euro. Una cifra sufficiente a spodestare Ex dalla vetta, che ha comunque confermato i numeri del brillante esordio della settimana scorsa. Il film di David Fincher – candidato a ben tredici Oscar – è riuscito a riportare Hollywood in testa alla classifica, dopo che il 2009 era stato dominato dalla produzioni casalinghe di Aurelio De Laurentiis. Tra i film in lizza per la statuetta, è sicuramente quello che ha goduto di maggiore popolarità tra il pubblico. Per il cinema italiano non è proprio il caso di fare drammi: la commedia sentimentale di Fausto Brizzi procede infatti a grandi passi verso i dieci milioni complessivi, vicina ormai ad Italians di Giovanni Veronesi, che finora è il più grande successo dell’anno. In più, il podio è stato chiuso da Questo piccolo grande amore, che ha sfruttato al meglio l’occasione fornita dal calendario, il traino degli evergreen di Claudio Baglioni e ha chiuso il podio con un brillante incasso sopra i due milioni, che ha decretato la fortuna dell'operazione. Chi non può sorridere è invece Venerdì 13: l’ennesimo remake horror è stato stritolato da un pubblico alla ricerca di sentimenti, più che di brividi. L’uscita in contemporanea mondiale ha pagato solo negli Stati Uniti, dove il film è stato un innegabile trionfo da quasi cinquanta milioni di dollari, mentre qui in Italia si è arreso presto al quarto posto, con poco più di mezzo milione, stritolato da avversari che hanno goduto di una distribuzione più adeguata all’appuntamento.

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La paura per l’andamento incerto dei film italiani – che aveva fatto temere persino per le sorti dell'inossidabile cinepanettone – è ormai lontana. Il pubblico ha infatti consegnato un altro week-end memorabile al cinema nazionale, che ha iniziato il 2009 in modo sorprendente e sontuoso: rilanciate dopo un inizio di stagione disastroso dal clamoroso successo di Natale a Rio, confermate dal grande risultato di Italians, che ha dimostrato ancora una volta l’abilità di Aurelio De Laurentiis nell’intercettare i gusti della platea, le nostre produzioni in questi giorni hanno continuato a macinare milioni di euro con la premiata coppia formata da Fausto Brizzi e Marco Martani. I due hanno abbandonato la strada del film di genere intrapresa lo scorso autunno con Cemento armato e si sono presentati nelle sale con il nuovo Ex, più simile alle atmosfere che li hanno resi famosi con il fortunato ciclo di Notte prima degli esami. Gli spettatori hanno tributato alla commedia un bottino sonante di tre milioni e mezzo di euro, e hanno permesso al duo dorato di scalzare Italians, che si è comunque consolato con la notizia di aver largamente scavalcato la soglia dei dieci milioni complessivi (superando Sette anime di Gabriele Muccino). I due titoli si sono avvicendati pacificamente in vetta alla classifica, e hanno lasciato solo le briciole a Tom Cruise e al suo ambizioso Operazione Valchiria, che ha chiuso il podio senza riuscire a sfondare nemmeno in questa occasione. Per Hollywood, che aveva dominato le sale italiane fino a Madagascar 2, è stato un altro fine settimana da dimenticare: l’effetto Oscar non ha giovato al brillante Frost/Nixon di Ron Howard, che è stato tagliato fuori dai primi dieci persino da Space Chimps, e solo Revolutionary Road e Il dubbio hanno retto bene la seconda settimana, sostenuti da un pubblico fedele ma troppo selezionato per poter essere significativo.

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carlo verdone in italiansIl week-end ha confermato ancora una volta l’inossidabile feeling tra Aurelio De Laurentiis e il pubblico italiano, e ha regalato un altro fine settimana di soddisfazioni al cinema tricolore. Il suo Italians ha di nuovo conquistato agevolmente il primo posto, e ha sfiorato il considerevole bottino di tre milioni di euro: la cifra complessiva raccolta dalla consueta commedia post-natalizia di Giovanni Veronesi, che vede Carlo Verdone come abituale protagonista, è ormai vicina alla soglia dei dieci milioni, e in pochissimo tempo ha già prenotato un posto di riguardo nella lista dei migliori dieci successi della stagione, vincendo il duello di gennaio con Sette anime di Gabriele Muccino, arrivato alla fine delle sue risorse dopo un’onorevole rimonta rispetto agli allarmanti dati delle entrate d’oltreoceano (nel mondo, il dramma con Will Smith ha raggiunto i centocinquanta milioni di dollari, numero accettabile per gli standard della star afroamericana). La produzione nazionale si è così presa una bella rivincita sui film americani, che avevano dominato l’autunno, e ha surclassato Operazione Valchiria, atteso e discusso ritorno sullo schermo di Tom Cruise: la storia del vero tentativo di uccidere Hitler non aveva brillato negli Stati Uniti, e anche in Italia si è fermata al secondo posto, molto lontana dalla possibilità di insidiare il primato. Anzi, il film di Bryan Singer si è dovuto guardare persino le spalle dall'attacco di Revolutionary Road, con la coppia ritrovata formata da Leonardo Di Caprio e Kate Winslet: i tempi di Titanic sono lontani, così come i trionfi al botteghino e le candidature all’Oscar, ma l’ultimo film di Sam Mendes ha si è meritato un podio alla vigilia difficilmente prevedibile, in considerazione della scarsa attenzione che gli è stata riservata in patria. L’adattamento del romanzo di Peter Yates ha battuto nettamente il diretto concorrente Il dubbio, che sarà pure tra i protagonisti della serata al Kodak Theatre, ma non lo è stato nelle sale della Penisola.

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carlo verdone in italiansNon fosse stato per la sconfitta del suo Napoli, Aurelio De Laurentiis avrebbe ricordato questo week-end come un trionfo su tutta la linea. Infatti, dopo la clamorosa conferma di Natale a Rio come inossidabile cinepanettone, capace di competere e di battere persino un blockbuster come Madagascar 2, anche Italians ha sbancato i cinema della penisola, ed è arrivato quasi a toccare la straordinaria cifra di cinque milioni di euro in pochi giorni. La sua strategia commerciale si è rivelata più che vincente, e non ha tradito attese più che legittime, dopo esempi precedenti come Il mio miglior nemico, Manuale d’amore 2 e Grande, grosso e Verdone. Così ancora una volta la scelta di sfruttare l’onda lunga del Natale con un altro titolo da distribuire in rapida successione è stata premiata dal pubblico, e l’ultimo film del suo pupillo Giovanni Veronesi ha fatto piazza pulita di ogni avversario. Soprattutto, le sorti delle produzioni nazionali, che sembravano spacciate ad inizio della stagione, si sono ritrovate di nuovo a dominare il mercato per merito esclusivo della commedia. Le new entry della classifica hanno pagato l’invasione di Carlo Verdone e di Riccardo Scamarcio, e non hanno nemmeno avvicinato il podio: Milk di Gus Van Sant si è ben comportato e si è piazzato al sesto posto, dopo aver superato gli ostacoli di una distribuzione limitata, mentre l’ambizioso Defiance gli è andato subito sotto, dimostrando che il nome di Daniel Craig al momento funziona solo se ha addosso gli abiti di James Bond. Il fine settimana è stato dolce anche per Gabriele Muccino: il suo Sette anime ha superato il milione di euro per la terza volta consecutiva, e ha raggiunto l'obbiettivo dei dieci milioni di euro complessivi. Se il regista romano è riuscito a trovare in patria la propria rivincita in termini di incassi, l'impresa non è riuscita ad Australia, che ancora una volta è rimasto a guardare.