Bridge-s, la performance di Solange Knowles al Getty Center

Bridge–s è una serie di spettacoli, proiezioni e talks, ideati e diretti dalla musicista e visual artist Solange Knowles e incentrati sul tema delle “transizioni attraverso il tempo”.

Il progetto è partito lo scorso novembre con una performance artistica diretta da Solange insieme ai coreografi Gerard & Kelly. Durante le giornate del 16 e del 17 novembre, nel cortile del Getty Center di Los Angeles, un gruppo di ballerini vestiti di nero e arancione, oro e porpora, si intrecciavano e ballavano per mostrare il potere dell’unità.

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La scelta del luogo dell’esibizione è frutto di una ricerca mirata. Il Getty, famoso per la sua architettura simile ad una fortezza, ha resistito agli incendi della California e alle inondazioni. Durante la danza, i ballerini lanciavano un avvertimento e recitavano: “La casa che abbiamo costruito potrebbe sgretolarsi in qualsiasi momento”. La struttura tenace del museo avrebbe appoggiato e reso potente l’esibizione, così il Getty è diventato parte fondamentale della narrazione.

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La luce al tramonto, le linee del Getty, sono anche loro protagoniste della performance che, attraverso i corpi dei ballerini, riflette sul concetto di transizione.

Il modo in cui sono state invitate le persone a prendere parte allo spettacolo e a sperimentare la performance gratuitamente, riassume ciò che è alla base dell’intero lavoro di Solange e degli altri artisti coinvolti. La loro idea sarebbe stata nulla senza una comunità e senza comunicazione.

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Con il suo progetto, Solange ha cercato di rappresentare attraverso l’arte, i momenti di solitudine, di riflessione, dolore, rabbia, grazia, che inducono ad una presa di coscienza e quindi all’inevitabile cambiamento.
Attraverso il linguaggio sonoro, del movimento, grazie alle narrazioni dei visuals, gli argomenti che prendevano vita invitavano il pubblico a riflettere sulle proprie “transizioni”.

In sostanza, il lavoro di Solange ricerca una fonte di comunità e di connessione attraverso diversi mezzi, che trattano il tema della metamorfosi. E allo stesso tempo riflette su questa condizione inevitabile, che può essere controllata e accelerata dalle nostre idee, pensieri e movimenti.

Dunque tutte le opere del progetto Bridge–s, compresi i film proiettati, riguardano lo stesso argomento affrontato in diverse forme. Come nel film Diary of an African Nun, di Julie Dash, in cui la protagonista deve affrontare un cambiamento condizionato dalla scelta di dedicare la sua vita a Cristo. Anche in Black to Techno di Jenn Nkiru, si parla di transizione. In questo caso riguarda l’origine della musica Techno, dalla comunità black di Detroit, fino alla sua esplosione globale in Germania.  Durante la lezione di Kodwo Eshun sull’afrofuturismo invece, si è riflettuto su se stessi, sfruttando la conversazione e il dibattito.
Un film potrebbe innescare una reazione e una risposta diversa da quelle che possono emergere durante un dialogo. Per questo, l’intento di Bridge-s è quello di attivare la stessa domanda in diversi e molteplici modi, sfruttando sempre l’energia della comunità.

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