CANNES 61 – La Palma d'Oro ritorna in Francia dopo 21 anni

Entre les mursForse era troppo facile, forse troppo prevedibile. Così prevedibile che è rimasto a mani vuote. The Exchange di Clint Eastwood, un altro immenso film del cineasta statunitense, non ha vinto nulla. Nei giorni scorsi si era parlato di un “fuori quota”, di un’opera ad un altezza troppo superiore rispetto agli altri. Proprio per questo lascia piuttosto sconcertati il verdetto finale. A questo punto non era meglio mettere The Exchange fuori concorso? Eastwood avrebbe accettato lo stesso di essere fuori competizione o essere in concorso era l’unica condizione per essere presente a Cannes? Mistero. Altra decisione discutibile è stata quella di non premiare, dopo Eastwood, il film più bello del festival, ovvero Two Lovers di James Gray, altro grandioso spaccato familiare di uno dei registi maggiormente necessari del cinema statunitense di oggi. Così il massimo riconoscimento alla fine è andato al terzo film migliore della competizione, l’ottimo Entre les murs di Laurent Cantet, film girato prevalentemente dentro una classe che ha un’immediatezza fisica e una potenza cinematografica, nella sua fissità/stabilità, simile al grandioso Malle di Vanya sulla 42° strada. Erano 21 anni che la Palma d’Oro mancava dalla Francia. L’ultimo a vincerla è stato Maurice Pialat con Sotto il sole di Satana. Togliendo Eastwood e Gray, è forse l’unico riconoscimento con cui ci si trova pienamente d’accordo. Rispetto alla previsioni della vigilia, sono rimasti senza premi anche Un conte de Noël di Arnaud Desplechin. I fratelli Dardenne, dati anche loro tra i favoriti alla vigilia malgrado 2 Palme d’Oro vinte nel giro di sei anni (Rosetta nel 1999 e L’enfant del 2005) si sono dovuti accontentare del premio per la miglior sceneggiatura per Le silence de Lorna.

L’Italia se ne torna con un en-plein visti i generosi riconoscimenti per Gomorra di Matteo Garrone (Gran Premio della giuria) e ll divo (premio della giuria). Così come si tratta di un premioal cinema d’autore che si rispecchia in se stesso quello attribuito al turco Nuri Bilge Ceylan per Three Monkeys. Tra gli altri riconoscimenti, Benicio Del Toro e Sandra Corveloni vincono il premio degli attori rispettivamente per Che di Steven Soderbergh e Linha de passe di Walter Salles e Daniela Thomas, mentre la Camera d’Or (premio riservato alla migliore opera prima) è andato all’inglese Hunger di Steve McQueen passato nella sezione “Un certain  regard”.

C’è da dire che, in generale, non è stato un gran concorso. Oltre al vincitore Cantet e ai già citati  Eastwood e Gray, sono pochi i film che hanno pienamente convinto. Jia Zhangke conferma la rigorosità e la coerenza del suo cinema con 24 City. Palermo Shooting di Wim Wenders è incontrollato, quasi respingente ma alla fine ha una sua forza ipnotica che già deposita nella memoria tutte le sue parti migliori. Lucrecia Martel ha confermato con La mujer sin cabeza di essere una cineasta invadente ma che possiede, nella sua discontinuità anche all’interno dello stesso film, uno degli squardi più veri e interessanti. Pablo Trapero con Leonera ha realizzato un robusto dramma carcerario intenso e coinvolgente. Infine resta nella testa e nel cuore la forza politica in forma cartoon di Waltz With Bashir di Ari Folman. Ecco, anche qui forse un riconoscimento da parte della giuria presieduta da Sean Penn sarebbe stato giusto.

 

IL PALMARES

Palma d’Oro: Entre les murs (Francia) di Laurent Cantet

Gran premio della Giuria: Gomorra (Italia) di Matteo Garrone

Premio della giuria: Il divo (Italia) di Paolo Sorrentino

Miglior regia: Uc maymun/Three Monkeys (Turchia/Francia/Italia) di Nuri Bilge Ceylan

Miglior attore: Benicio Del Toro per Che di Steven Soderbergh

Miglior attrice: Sandra Corveloni per Linha de passe (Brasile) di Walter Salles, Daniela Thomas

Miglior sceneggiatura: Luc e Jean-Pierre Dardenne per Le silence de Lorna (Belgio/Francia/Italia)

Palma d’oro miglior cortometraggio: Megatron (Romania) di Marian Crisan

Camera d’Or: Hunger (UK) di Steve McQueen