CANNES 66 – Incontro con Arnaud des Pallières e il cast di “Michael Kohlhaas”

Arnaud des Pallières porta sullo shermo il racconto di Henrich von Kleist, storia di un mercante di cavalli del XVI secolo che si oppone a un'ingiusta decisione del potere. Un film in costume, interpretato da Mads Mikkelsen e Denis Lavant, ma al cui centro ci sono i grandi spazi naturali e l'ossessione per i cavalli

arnaud des pallières

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Dalla letteratura allo schermo. Arnaud des Pallières (Adieu, Parc) porta a Cannes il racconto di Heinrich von Kleist, Michael Kohlhaas, storia di un mercante di cavalli del XVI secolo (ispirato al personaggio realmente esistito di Hans Kohlhase), che cerca in tutti i modi di opporsi a un’ingiusta decisione del potere. Film in costume, dunque, in cui gli ambienti naturali la fanno da padrone, insieme ai cavalli, veri e propri protagonisti. Alla confernza stampa di presentazione, des Pallières (anche sceneggiatore) è stato accompagnato da una folta schiera di membri del cast e della troupe, tra cui l'interprete principale, Mads Mikkelsen, e l’attore feticcio di Leos Carax, Denis Lavant.

 

Chi è, per lei, Michael Kohlhaas e come si è imbattuto in questo personaggio?

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Arnaud des Pallières. Credo che nel girare questo film, il mio obiettivo fosse proprio di rispondere a questa domanda. Ho letto il racconto di Kleist e mi sono reso conto di quanto fosse complesso, ai limiti dell’inafferabilità, questo personaggio. Credo che nell’interpretazione sottile ed elegante di Mads ci sia tutta questa complessità. E perciò sta a ogni spettatore capire chi sia, per lui, Michael Kohlhaas. Un terrorista, un giustiziere, un rivoluzionario. Dipende dalle posizioni.

 

È un’idea recente o un sogno che coltiva da anni?

Ho letto il racconto da giovane, più o meno nel periodo in cui iniziavo i miei studi di cinema. Ed è sicuramente un testo che mi ha segnato nel profondo, come pochi altri. Potrei dire che non hai smesso di pensare a questa storia e alla sua complessità. Ma a venticinque anni sentivo di non avere né la forza né la maturità necessarie ad affrontarla. Si trattava di trasformare il testo per renderlo interessante dal punto di vista cinematografico. E ho dovuto attendere il momento giusto.

 

Come ha lavorato alla trasposizione di un’opera tedesca in una storia francese?

Non avevo in mente questa diversità tra l’essenza tedesca del testo e la trasposizione francese. Ho cercato quei luogi e quegli interpreti che mi sembravano in sintonia con il racconto. Per il resto, non ho prestato molto attenzione ai riferimenti storici, c’è solo un’evocazione mimima. Mi sono concentrato, invece, su quello che per me era il senso profondo del testo, che va aldilà dei luoghi e dei tempi, è eterno eppur assolutamente attuale.

 

E qual è, per lei, lo spirito del racconto?

Il punto della questione è la scelta di un uomo che rinuncia al potere per onestà e rigore. È questo aspetto morale che mi ha sempre colpito di Michael Kohlhaas. Ed è quello che ho voluto sottolineare, tralasciando invece quella specie di follia che s’impossessa di lui nel testo di Kleist. Evoluzione che mi ha profondamente toccato, ma che non corrisponde alla mia immagine del personaggio.  

 

Come ha lavorato sul décor e come ha scelto gli ambienti?

Ho cercato tutto ciò che assomigliasse alla storia. Quello che volevo dagli ambienti naturali era la loro connessione con i sentimenti dei personaggi. E i paesaggi del Vercors e delle Cévennes mi hanno permesso di avvicinarmi allo spirito ribelle di Kleist.

 

Un domanda per Mads Mikkelsen. Come vi siete preparato a questo ruolo?

Mads Mikkelsen. Quando Arnaud mi ha presentato lo script ne sono rimasto affascinato e, quando ci siamo incontrati, mi sono reso conto di quanto fosse tutto chiaro e fermo nella sua mente. Ha risposto a tutte le mie domande. Ho poi lavorato a lungo sulla lingua e con gli altri attori. Questo lavoro di preparazione ha reso i personaggi profondamente nostri. Al punto che oggi ho voglia di difendere con tutte le mie forze Michael Kohlhaas. Un uomo radicale, che crede nella giustizia e cerca di recuperare i suoi cavalli, contro i soprusi del potere. Eppure un uomo che perde tutto.

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