#CinemaRitrovato2020 – Comizi vecchi e nuovi. Incontro con Alice Rohrwacher e Francesco Munzi

I registi presentano in anteprima il progetto che stanno portando avanti con Pietro Marcello di raccontare i ragazzi di oggi in rapporto al futuro, un dialogo a più voci ispirato ai Comizi d’amore

La versione restaurata di Comizi d’amore presentata al Cinema Ritrovato è stata l’occasione non solo per far parlare ancora un documento-inchiesta-affresco di un’Italia in spiaggia, a spasso, di uscita da lavoro su un argomento a volte evitato, altre trasformato in animale, essere vegetale o soprannaturale – quasi come in una metamorfosi d’Ovidio; il film di Pasolini, insieme ad altre opere e autori, sta attraversando necessariamente il progetto di Alice Rohrwacher, Pietro Marcello e Francesco Munzi di raccontare i ragazzi di oggi in rapporto al futuro, come cioè le generazioni di giovani si immaginano il loro domani: un dialogo a più voci, un nuovo comizio appunto, parola meravigliosa dall’etimo conviviale che già raccoglie il senso di comunità e condivisione.

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Munzi: A dicembre Pietro e Alice mi hanno proposto di entrare a far parte di questo progetto, che è ancora in corso, sui ragazzi di adesso e un tema enorme come il futuro. Mi sembrava bello sia perché finalmente si rompevano un po’ gli argini del film scritto e sia per l’idea di fare una cosa che oggi non si fa quasi mai, cioè un film insieme ad altri registi. Abbiamo quindi iniziato a febbraio questo viaggio in Italia che purtroppo si è interrotto e che abbiamo ripreso in maniera più lenta a luglio; speriamo che il film sia pronto per la primavera prossima. Pasolini ovviamente rientrava spesso nelle nostre chiacchiere anche se non stiamo facendo la stessa cosa – il tema è diverso, siamo più persone; in comune c’è però un metodo di lavoro che vorremmo ereditare, l’idea cioè di mettersi dentro, in discussione, di scoprire l’oggetto pian piano e di modificarlo in divenire: a settembre inizieremo a montare, e sulla base di questo primo montaggio capiremo come continuare. Quello che mi ha sorpreso è che le idee pregiudiziali che avevo nel catalogare alcune tematiche rispetto alla gioventù cominciavano a saltare. Siamo noi quindi a dover cambiare strada spostando il nostro sguardo e le nostre intenzioni. La nostra utopia poi è di sparire il più possibile, di dare la possibilità alla gioventù di autorappresentarsi in modo non mediato, non violento. Una voce senza filtri.

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Rohrwacher: Quello che stiamo provando a fare è di costruire tutti insieme un archivio e di usarlo a sua volta come archivio; quindi non è importante chi ha fatto o trovato cosa, si cerca e si lavora tutti insieme. Entreranno anche altri registi che accetteranno di spogliarsi dal proprio compito ed ego, e di partecipare a un archivio collettivo con i giovani. Pietro, che abbiamo sentito questa mattina, ci tiene a dire questa frase: “Siamo degli esecutori”. In questo senso c’è non solo un’evocazione di Comizi d’amore ma anche di Joris Ivens e del mondo del reportage. Posso aggiungere che stiamo eseguendo un affresco. La difficoltà è che non c’è la possibilità di scavare nella psicologia, non dobbiamo fare un ritratto; è un film che vuole essere superficiale nel senso bello della parola: qualcosa che copre una superficie e che rappresenta tante voci. Abbiamo deciso che un aiuto – e al tempo stesso è un limite che non capiamo – è di girare tutto in 16 mm perché abbiamo una quantità di pellicola che possiamo usare. E questo è difficilissimo: la prima intervista che ho fatto ero disperata – era finito il rullo e non avevamo detto niente. All’inizio è stata una frustrazione, poi ci siamo dati un limite di rulli a testa. Non è tanto una scelta vintage o estetica, quanto uno scegliere un tipo di colore per fare un affresco e avere un certo risultato.

Munzi: Quando si batte il ciak per noi parte il conto alla rovescia, sperando che in quei minuti i ragazzi dicano qualcosa di bellissimo. Poi personalmente non avevo mai girato da operatore e ho capito, come diceva Pietro, che questo lavoro lo potevo fare solo essendo anche operatore: io che facevo le domande dovevo coincidere con la macchina da presa.

Gian Luca Farinelli: Chi sono precisamente i giovani che raccontate, come li scegliete e quali sono i confini dell’età?

Rohrwacher: La fascia d’età su cui stiamo lavorando è su chi non è più e chi non è ancora. Quindi chi ha abbandonato l’infanzia ma non ha ancora un ruolo adulto: siamo in una fascia larga, dai 13-14 fino ai 21 anni. Naturalmente non è più possibile andare in giro per strada a pedinare i ragazzi come faceva Comencini in Ragazzi di ieri, di oggi, del mondo. Tutte le riprese devono essere mediate, servono il permesso e la liberatoria dei genitori. C’è una fase di ricerca che facciamo insieme a tre persone che ci aiutano nella preselezione. L’idea è cercare di raccontare questo divenire che sembra tanto sfruttato dal punto di vista commerciale. C’è una grande difficoltà a rompere una specie di muro che sentiamo, una consapevolezza fortissima che i ragazzi hanno della rappresentazione di sé stessi dovuta al fatto che tutti conoscono la propria immagine, su cosa di loro si posa lo sguardo degli altri; tolto questo muro si rivelano delle grandi forze, persone libere da condizionamenti.

Munzi: Sì, con i giovani o i gruppi che intervistiamo cerchiamo di trovare un ingresso, un’entrata; e a quel punto, quando questi gruppi si conoscono a volte succede qualcosa di magico, perché cominciano a discutere tra di loro e si apre qualche squarcio di autenticità e sorpresa vera.

Rohrwacher: Naturalmente rispetto a Comizi d’amore, dove la domanda che sbaragliava era parlare del sesso e di argomenti che il costume ancora tagliava fuori dalla conversazione ordinaria, forse con i ragazzi di oggi parlare del matrimonio è molto più sconvolgente che parlare del sesso. C’è una situazione completamente invertita. Per loro le forme di discriminazione sono roba da vecchi ed è questa la cosa più emozionante e spero che questo sia il rapporto del futuro con le discriminazioni.

E alla domanda di Farinelli su quale sia il punto d’arrivo di questo film Rohrwacher risponde tra il divertito e la citazione: Speriamo che questo film si concluda con “un rapido, casto bacio, il bacio finale dei buoni vecchi film”.

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