Deset u pola, di Danis Tanovic

Una scrittura brillante e divertente per una commedia che riesce ad ironizzare con intelligenza sul periodo della pandemia. Al Bergamo Film Meeting 40 si è tenuta la retrospettiva Danis Tanovic

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Deset  u pola, Una storia di vicinato non proprio amichevole, l’ultimo lavoro di Danis Tanovic, conclude la retrospettiva a lui dedicata in questo quarantesimo Bergamo Film Meeting. Una commedia nata durante il periodo di pandemia, e girata non appena le restrizioni lo hanno permesso. I film di Tanovic, molto spesso, nascono da un proprio bisogno personale, dalla necessità di raccontare il contemporaneo. Se No Man’s Land nasceva dalla necessità di girare un film contro la guerra, questo nasce dalla necessità di sdrammatizzare sulla pandemia, d’altronde come ricorda scherzosamente il regista «In Bosnia non prendiamo niente sul serio, né la guerra né la pandemia».

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Enes e Izo sono da amici e vicini da sempre. Gestiscono due ristoranti che propongono il piatto tipico di Sarajevo, il cevapcici, dei tipici spiedini di carne. La recensione di una food blogger, che nomina i “migliori cevapcici di Sarajevo”, scatena tra i due un’inusuale rivalità. Ben presto questa si espande, andando a coinvolgere tutti i vicini, gli amici e anche i rispettivi figli Lana e Orhan, giovani e innamorati.

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Se c’è un elemento che caratterizza i film del regista bosniaco è il loro essere estremamente immersi nella realtà contemporanea, anche con la pandemia non poteva che essere altrimenti. Deset u pola è ambientato ad un anno dall’inizio della pandemia e al suo interno, con grande ironia e capacità di far ridere, riesce ad intercettare tutte le contraddizioni, i timori e le speranze del periodo. Dai no-vax a chi aspettava con impazienza i vaccini, chi non indossava la mascherina e chi disinfettava tutto quanto, la scrittura brillante trasforma quegli elementi che il pubblico ha (purtroppo) imparato a conoscere in qualcosa di divertente, qualcosa su cui poter scherzare per esorcizzarne i timori.

La caratterizzazione dei personaggi è utile a comprendere il rapporto di controllo e libertà che Tanovic instaura con i suoi collaboratori, e di cui ha avuto modo di parlare nell’incontro dedicato durante il BFM. Prima di iniziare a girare ha lasciato gli attori che liberi di fare quello che volevano riguardo al tema della mascherina protettiva, non sarebbero stati obbligati ad indossarla. Un elemento di libertà che viene concesso agli attori, ma che questi riescono a trasformare in un arricchimento dei loro personaggi: la sempre precisa Lana indossa sempre la protezione fuori di casa, il disordinato Orhan la porta sotto il mento, Enes non la indossa mai, scatenando l’ira del suo cuoco che al contrario la indossa sempre e considera quella del datore una mancanza di rispetto nei suoi confronti. Improvvisazione e preparazione che nascono da un’ambiente di cooperazione sereno e riflette, usando le parole del regista «la bella energia con cui abbiamo fatto questo film»

Deset u pola è un film interessante e divertente, utile ad esorcizzare i fantasmi del trauma appena passato. Un film che «mostra Sarajevo da un punto di vista che trovo molto interessante e mette in luce quanto sia importante collaborare e non rinunciare ai valori veri – l’amicizia, l’amore, i rapporti di buon vicinato».

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5
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Il voto dei lettori
2.33 (3 voti)
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