Everything Everywhere All at Once, di The Daniels

Potrebbe essere un’esagerata infatuazione momentanea o uno dei film di cui si ragionerà in futuro come una delle tappe fondamentali del multiverso. E Michelle Yeoh ne è insieme il motore e il cuore.

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Tutto può accadere dentro un cerchio: lo specchio di un’immagine familiare felice con madre, padre e figlia che cantano; i panni in lavatrice; il ripetuto dettaglio dove è evidenziata con la penna una fattura irregolare; la forma del bagel. Proprio attraverso gli oggetti di quella forma geometrica regolare ci possono essere il continuo passaggo verso altri mondi, trasformazioni e passaggi nello spazio e nel tempo, mutazioni e/o reincarnazioni. Everything Everywhere All at Once è un’altra sorprendente e originalissima visione del multiverso. Un altra visione, non contrastante ma neanche parallela, dei MCU Doctor Strange e Doctor Strange nel multiverso della follia, Spider-Man. Un nuovo universo e Spider-Man: No Way Home.

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Finisce, ricomincia, termina, riparte di nuovo e potrebbe non finire più dopo i titoli di coda dove i viaggi spazio-temporali potrebbero riprendere. Suddiviso in tre parti (Everything, Everywhere, All at Once), segue i movimenti impazziti di Michelle Yeoh che nel film è Evelyn proprietaria di una lavanderia a gettone. La sua vita è nel caos; deve infatti gestire un matrimonio che sembra arrivato al capolinea, il rapporto con la figlia Joy (Stephanie Hsu) di cui non accetta la relazione che ha con un’altra ragazza e la figura sempre presente del padre Gong Gong interpretato da James Hong, che con Carpenter ha lasciato il segno con il personaggio del perfido Lo Pan in Grosso guaio a Chinatown. In più è tampinata da una spietata impiegata del fisco (Jamie Lee Curtis) che vuole vederci chiaro sulla contabilità della sua impresa. Proprio mentre si trova nell’ufficio delle tasse, si trova catapultata nel multiverso e deve ricorrere a tutte le sue variazioni di identità da altri mondi e quelle che ci sono state nel passato e nel futuro per sconfiggere un nemico inarrestabile e invisibile. L’obiiettivo è quello di riportare l’armonia nel mondo e nella sua famiglia.

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Everything Everywhere All at Once mescola tutti le vite e i cinema possibili: kung-fu, wuxia, mélò, fantasy, commedia. È un film di spettri che compaiono e si dissolvono. Si potrebbe vedere quello di Jackie Chan; il film infatti era inizialmente pensato per lui. Oppure ricompare e ritorna in carne ed ossa quello di Ke Huy Quan (che interpreta Waymond, il marito di Evelyn), che è stato il primo attore bambino di origine asiatica ad avere successo nel cinema statunitense con i personaggi di Shorty in Indiana Jones e il tempio maledetto e dell’inventore del gruppo Data in I Goonies ma poi non ha più recitato per anni fino al film precedente di questo, Alla scoperta di ‘Ohana.

È incontrollato, ridondante, magnetico, è un film sul cinema (Evelyn attrice alla prima del suo film), ma come Everything Everywhere All at Once può cambiare e prendere tutte le direzioni possibili. Con il pulsante verde e il respiro, tutto può succedere. I combattimenti, grazie allo stunt coordinator Timothy Eulich hanno la fisicità ma anche la leggerezza di un musical o le linee grafiche di un film di animazione. Uno dei motivi di ispirazione, forse anche il punto di partenza, sembra essere il disegno History of Rise and Fall di Manabu Ikeda dove si vedono rami di ciliegio intrecciati, un turbine di pagode e binari del treno. Negli stacchi veloci di montaggio entrano in campo le citazioni più evidenti, da Ratatouille (titolo ripetuto e deformato più volte nel corso del film) e 2001: Odissea nello spazio (la scena con le scimmie nere). Anche se poi i riferimenti più immediati per i The Daniels possono rintracciarsi nell’anarchia formale dei manga giapponesi, gli sketches della serie Tim and Eric Awesome Show, Great Job! o anche i migliaia di video su Youtube di cui Everything Everywhere All at Once cattura le migliaia di storie e le espande come in un tableaux vivant infinito. Il multiverso assume dimensioni più ampie ma i The Daniels avevano già fatto le prove con il loro corto Possibilia del 2014. In più c’è anche l’estetica dei videoclip musicali che i due cineasti hanno già diretto in passato. Infine ritorna la contagiosa follia narrativa del riuscito esordio dei registi nel lungometraggio, Swiss Army Man, che ha come protagonisti Paul Dano e Daniel Radcliffe, dove un aspirante suicida intrappolato in un isola deserta scopre un cadavere con cui si imbarca in un viaggio e vuole convincerlo che la vita vale la pena di essere vissuta.

Everything Everywhere All at Once sfugge al controllo per le migliaia di direzioni che prende. Lo spaccato familiare, il rapporto tra Evelyn e la figlia Joy propone tutte le prospettive per i loro contrasti ma sottolinea anche il forte legame che le tiene unite. In tutte le vite possibili. Certo, forse il film non poteva esistere senza Michelle Yeoh. Ma grazie ai The Daniels diventa ora fantasma, ora marionetta, ora Dio, ora un cyborg, ora una donna comune tartassata dalle cambiali. Jamie Lee Curtis, che è anche una della fan più sfegatate di questa operazione e sta pubblicizzando il film dappertutto, costruisce una vilain d’altri tempi. Quando le due attrici interagiscono insieme, è spettacolo puro.

Forse una visione non basta. Everything Everywhere All at Once potrebbe essere un’esagerata infatuazione momentanea o uno dei film di cui si ragionerà tra qualche anno come una delle tappe fondamentali del multiverso. Immaginiamo di vederlo come una serie di immagini sovrapposte: ci sono insieme King Hu, Wong Kar-wai, Stanley Kwan e Wachowski di Sense8. Intanto la A24, che l’ha prodotto, fa i salti di gioia. Uscite negli Stati Uniti lo scorso 25 marzo nelle sale statunitensi, ha già incassato quasi 100 milioni di dollari su un budget di 25; al momento è il suo più grosso successo commerciale.

 

Titolo originale: id.
Regia: The Daniels (Daniel Scheinert, Daniel Kwan)
Interpreti: Michelle Yeoh, Stephanie Hsu, Jonathan Ke Quan, James Hong, Jamie Lee Curtis, Tallie Medel, Jenny Slate, Harry Shum jr.
Distribuzione: I Wonder Pictures
Durata: 139′
Origine: USA, 2022

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4.2
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Il voto dei lettori
3.45 (29 voti)
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